Giostra della Rocca, quando Monselice torna città medievale

bty

Giostra della Rocca, quando Monselice torna città medievale

La Giostra della Rocca, giunta nel 2019 alla trentaquattresima edizione, è la manifestazione più caratteristica di Monselice: una rievocazione storica molto importante che fa calare la città in un’atmosfera medievale. Gli appuntamenti proposti attirano l’interesse di numerosi visitatori e appassionati, che hanno così l’opportunità di compiere un affascinante viaggio nel tempo. Ma la kermesse è vissuta con grande trasporto anche dagli abitanti delle contrade locali, che si spendono con generosità per presentarsi al meglio alle sfide proposte. Il programma della Giostra, infatti, prevede diverse competizioni: il torneo di scacchi, la gara di tiro con l’arco e quella delle macine, la staffetta, la tenzone, il mercatino medievale, il corteo storico e la Quintana.

Tra queste due in particolare portano all’ombra della Rocca un vasto pubblico. Una è la tenzone, una spettacolare esibizione coreografica e musicale che vede protagonisti i gruppi di tamburini. L’evento coinvolge tanti giovani della città, che dopo duri mesi di allenamento si prendono la scena nella suggestiva cornice di Piazza Mazzini, guadagnando incitamenti e meritati applausi. La seconda è il corteo storico: oltre duemila figuranti con animali, abiti, attrezzi, armi e macchine da guerra del Medioevo passano per le vie del centro, fornendo una significativa rappresentazione di momenti e personaggi dell’epoca. Si tratta di un autentico tuffo nel passato: nel corso della sfilata è possibile cogliere persino gli odori e i suoni che dovevano caratterizzare le città e i villaggi del Due-Trecento. Il mercatino, invece, offre l’opportunità di osservare da vicino come erano realizzate quotidianamente le attività artigianali tipiche dell’epoca, dalla produzione degli utensili a quella dei tessuti. Affascinante, molto sentita e dall’esito mai scontato la Quintana, la prova di destrezza e abilità a cavallo che conclude la manifestazione. A preannunciarla sono il torneo di scacchi, nel quale si affrontano giocatori che arrivano da tutta Italia, la gara degli arcieri, delle macine e la staffetta.

La Giostra della Rocca si ispira in modo particolare a un avvenimento ben preciso: la visita di Federico II a Monselice nel 1239. L’imperatore, giunto da Vicenza, venne accolto trionfalmente a Padova, dove per alcuni mesi fu ospite del monastero di Santa Giustina. In questo periodo passò a Monselice e, colpito dalla posizione strategica del colle della Rocca, ne ordinò la fortificazione con mura, torri e bastioni, affidando i lavori all’alleato Ezzelino III da Romano. Proprio Ezzelino è un altro dei personaggi chiave: il tiranno, con un astuto stratagemma, nel 1249 si insediò in città con i suoi uomini, assumendo il controllo della fortezza. Infine tra i protagonisti del passato rievocati dalla Giostra citiamo il cardinale monselicense Simone Paltanieri. Anche lui vissuto nel Duecento, svolse l’incarico di legato papale in Umbria, Toscana, Lombardia e Veneto. Prese parte inoltre al conclave del 1268-1271, famoso per essere stato il più lungo di sempre.

Le origini della Giostra

La nascita della manifestazione, che si svolge ogni anno a settembre, risale alla primavera del 1986, quando Virio Gemignani e Filippo Menarini cominciarono a elaborare l’idea di organizzare una gara equestre e un corteo in costume. Presero il via una serie di riunioni con le contrade, che aderirono al progetto. In breve, vinte perplessità e titubanze, i vari gruppi iniziarono a lavorare con passione in vista dell’esordio della Giostra, predisponendo gli abiti e i materiali. Alla sfilata della prima edizione parteciparono più di trecento figurantie migliaia di spettatori raggiunsero Campo della Fiera per applaudire il cavaliere vincitore, Giuseppe Luise da Ponso (Carmine). Debuttarono in città gli arcieri de Il Sagittario e l’evento fu allietato dalla musica della banda.

In particolare nella mattinata di domenica 21 settembre 1986 i contraddaioli, partendo da nove punti diversi, si ritrovarono in piazza San Marco. Il corteo si diresse poi verso piazza Mazzini, dove la contrada Torre ricevette dal sindaco Learco Vettorello la chiave della città e i doni delle altre frazioni: pannocchie e uva (Ca’ Oddo), un’incisione su rame raffigurante un drago (Marendole), castagne, melagrane giuggiole e mandorle (Carmine), una riproduzione del capitello a vela (Monticelli), un pane di Santa Lucia (San Martino), una capasanta (San Bortolo), due mani appoggiate sulla croce (San Giacomo), ancora uva (San Cosma). Fui poi svelato il drappo rosso del Palio. Il pomeriggio, invece, fu la volta dell’emozionante Quintana, con i cavalieri impegnati a infilare con una lancia tre anelli sempre più piccoli.

Nel complesso il bilancio della Giostra fu positivo e si decise di riproporla anche negli anni seguenti, apportando alcuni aggiustamenti per migliorarla e renderla più aderente al periodo storico del Due-Trecento. Il programma venne progressivamente arricchito con la partita degli scacchi viventi e le altre competizioni che abbiamo oggi: la gara delle macine, la staffetta, la tenzone, il mercatino medievale. La kermesse prese piede, ottenendo il sostegno sempre più convinto delle amministrazioni comunali. Sostegno che prosegue tuttora, mentre l’organizzazione vera e propria è curata dall’associazione Giostra della Rocca, presieduta da Virio Gemignani.

Le nove contrade di Monselice

Ca’ Oddo

Gonfalone: la “Povolata nera” su uno sfondo a scacchi bianchi e rosa. Si tratta dell’albero secolare che si trova nel cuore della frazione, all’interno del quale secondo la leggenda c’è l’anima di una strega che venne bruciata viva dagli abitanti.

Personaggi caratteristici del corteo storico: la strega, i nobili Araldo e Monte (che tentarono di assassinare il tiranno Ezzelino), il signore della contrada con il suo seguito.

Arma tipica: il trabucco, grande macchina da guerra medievale usata per scagliare sassi contro le mura nemiche.

Bottega artigiana: i fabbri e i ferraioli, che realizzavano a mano gli utensili della contrada.

Carmine

Gonfalone: il gigante Atlante che regge il mondo su uno sfondo formato da tre losanghe rosse in campo bianco. Questo drappo ricorda la crociata contro Ezzelino che tra 1255 e 1256 papa Alessandro IV affidò al vescovo di Ferrara Filippo Fontana. Nello specifico il campo bianco indica la Chiesa, mentre le losanghe rosse simboleggiano lo sbarco di Correzzola, la conquista di Piove di Sacco e la liberazione di Padova.

Personaggi caratteristici del corteo storico: Filippo Fontana, rappresentato mentre fa il suo trionfale ingresso a Padova, il nobile padovano Tiso da Camposampiero, il frate Salimbene da Parma.

Arma tipica: la torre, che in occasione dell’assalto di Padova fu incendiata e spinta contro porta Altinate.

Bottega artigiana: i bottai, maestri del legno.

Marendole

Gonfalone: un drago su sfondo a scacchi bianco e nero. Il mostro, secondo la leggenda, un tempo teneva sotto scacco la popolazione della contrada e che fu rinchiuso in una grotta del monte Fiorin grazie all’intervento di un prete esorcista.

Personaggi caratteristici del corteo storico: il cardinale Simone Paltanieri accompagnato da alcuni chierici, rappresentanti di nobili famiglie come i Malatesta da Verrucchio, i De Troctis e i Crescimbene, giullari e giocolieri.

Arma tipica: la catapulta d’attacco.

Bottega artigiana: gli scalpellini, dediti all’estrazione della trachite.

Monticelli

Gonfalone: un capitello su sfondo a bande rossonere. Si tratta di un luogo di devozione alla Madonna che è collocato nel cuore della contrada e che, specialmente nel mese di maggio, richiama l’attenzione della comunità.

Personaggi caratteristici del corteo storico: il poeta Francesco Petrarca, che sembra amasse scendere da Arquà Petrarca fino al laghetto della Costa di Monticelli per cercare l’ispirazione e la pace.

Arma tipica: la catapulta d’assalto.

Bottega artigiana: i mugnai, a testimonianza della vocazione agricola della frazione.

San Bortolo

Gonfalone: la capasanta, rappresentata su sfondo verde e rosa. La conchiglia era utilizzata dai frati domenicani, che nella frazione avevano aperto un ospizio destinato a poveri e viandanti. Inoltre la capasanta divenne il segno distintivo dei pellegrini.

Personaggi caratteristici del corteo storico: i frati domenicani, grandi difensori della cristianità che nel Medioevo si occupavano dell’Inquisizione, le eretiche condannate a morte, i pescatori di gamberi, i pellegrini diretti a Roma o in Terra Santa.

Arma tipica: l’ariete.

Bottega artigiana: i contadini-ortolani.

San Cosma

Gonfalone: un grappolo d’uva su sfondo bianco e verde. Il territorio della contrada, infatti, è noto per l’eccellente qualità del suo vino.

Personaggi caratteristici del corteo storico: la nobildonna Speronella dei Dalesmanini e il marito Olderico Fontana, Sant’Antonio da Padova, il beato Luca Belludi, la donna del miracolo di Monselice.

Arma tipica: la grande arcobalestra.

Bottega artigiana: i vignaioli, che ripropongono le varie fasi della produzione del vino.

San Giacomo

Gonfalone: le braccia incrociate di San Francesco e di Cristo su sfondo biancoazzurro.

Personaggi caratteristici del corteo storico: l’antica e prestigiosa famiglia dei Carraresi, signori di Padova, con le sue insegne e il suo seguito di nobili, l’eretica imprigionata all’interno di un carro e condotta al rogo, il frate inquisitore, i pellegrini, i popolani.

Arma tipica: la catapulta.

Bottega artigiana: i tessitori.

San Martino

Gonfalone: sei riquadri blu e gialli con al centro la rappresentazione stilizzata del pane di Santa Lucia a forma di occhio. E’ questa un’importante tradizione della contrada, che è tuttora molto devota alla sua patrona, protettrice della vista.

Personaggi caratteristici del corteo storico: l’imperatore Federico II, di cui viene messa in scena l’entrata a Monselice con l’accoglienza del podestà Pesce Paltanieri, i falconieri, il letterato Pier delle Vigne, il filosofo Michele Scoto.

Arma tipica: la grande balestra lancia-tronchi.

Bottega artigiana: i conciatori di pelle.

Torre

Gonfalone: la torre cittadina su sfondo biancorosso con banda dorata.

Personaggi caratteristici del corteo storico: il tiranno Ezzelino III da Romano, luogotenente di Federico II, di cui viene rappresentata una visita a Monselice, i castellani, il suo biografo personale padre Gerardo, il comandante Gorcia, il boia.

Arma tipica: la catapulta, impiegata a difesa del torrione di vedetta.

Bottega artigiana: i burocrati, funzionari pubblici che assicuravano la gestione del potere.