Lapidario medioevale di Monselice

Il comune di Monselice possiede un consistente lapidario con elementi di epoca medievale e moderna. La raccolta rappresenta solo una parte delle testimonianze su pietra ancora conservate nell’ambito territoriale del comune. Nel lapidario troviamo pezzi pervenuti per vie di difficile ricostruzione. In genere, sulla base di ipotesi fondate, possiamo infatti soltanto supporre l’itinerario che ha portato all’accumulo casuale dei reperti lapidei. L’elemento unificante che sta all’origine di questa disparata raccolta è dato essenzialmente dalla appartenenza dei pezzi alla Comunità monselicense ed all’ente locale ad essa succeduto, ma non si può escludere che taluni siano pervenuti per accessioni casuali o per deposito non documentato.

Nella raccolta troviamo sostanzialmente due grandi categorie di reperti. Da una parte frammenti di elementi architettonici, quali pilastrini, colonnine, fregi, di varia epoca (dall’alto medioevo al sec. XV). I pezzi più antichi rivestono un alto interesse, storico e stilistico, anche se la provenienza erratica impedisce la corretta valutazione, dal momento che manca completamente la conoscenza del contesto in cui essi erano inseriti: si può presumere genericamente che essi provengano da qualche edificio ben anteriore all’anno 1000. Gli elementi di età rinascimentale e posteriore risultano, allo stato delle conoscenze, in origine presenti soprattutto nella ex chiesa di S. Stefano dei domenicani. Si tratta di testimonianze frammentarie dello scomparso arredo liturgico che si era andato stratificando all’interno dell’ampio involucro murario, tuttora esistente: ad esempio pezzi di altari demoliti, persino gli elementi di un arco che reca iscritto il nome del committente. Nel secondo gruppo vanno collocate le testimonianze epigrafiche e figurative legate alla dimensione civile-politica e religiosa della vita di Monselice nell’arco secolare dell’epoca veneziana (dagli inizi del Quattrocento alla fine del Settecento). Grazie alle numerose iscrizioni su pietra, abbiamo un campionario molto significativo delle forme epigrafiche dalla scrittura gotica tarda alla epigrafia rinascimentale restaurata sui modelli dell’antichità romana.

Proprio perché spettanti a secoli in cui l’ampiezza e talora la sovrabbondanza delle fonti storiche permette di ricostruire con precisione le linee degli eventi storici ed anche la dimensione quotidiana dell’esistenza, le testimonianze di natura epigrafica corrono il rischio di essere considerate alla stregue di curiosità antiquarie; spesso sono identificate genericamente con la categoria delle iscrizioni funebri, alla quale, in effetti, spettano vari reperti del lapidario provenienti da edifici sacri. Ma non meno significativi sono gli esempi di iscrizioni pubbliche, che per la loro natura di scritture esposte vanno considerate come veicoli di messaggi e di richiami, comprensibili da coloro cui si rivolgevano in passato, ma decifrabili anche dallo studio di oggi. Si tratta delle epigrafi civiche, tra cui il primo posto spetta senza dubbio al notevole esempio di iscrizione veneziana quattrocentesca, risalente al periodo in cui Monselice entra a far parte del “dominio ducale”; in origine essa era abbinata alla formella col leone alato, pure esistente anche se vanamente scalpellato, e con questo spiccava sulla facciata del demolito palazzo pretorio, già accanto alla chiesa di S. Paolo. Testimoniano il periodo veneziano anche alcune formelle scolpite, talvolta provviste di iscrizioni e date recanti gli stemmi di vari patrizi che la Serenissima inviava in sede locale a ricoprire la magistratura podestarile Non meno significative per comprendere la dimensione della coscienza civica nella Monselice del secolo XVI sono le epigrafi provenienti da distrutti ponti. Nello stesso temo, la dimensione materiale dei pezzi ci ricorda nell’uso della trachite lavorata in modo piuttosto rozzo, il riferimento molto evidente alla secolare tradizione locale nel campo della estrazione e del lavoro della pietra Euganea A differenza di quanto avvenne per i reperti di età romana, possiamo affermare che i materiali di età medievale e moderna non hanno attratto l’attenzione degli studiosi, se non episodicamente o in data remota. La loro valorizzazione, a fini di conservazione e di conoscenza rappresenta può costituire un notevole passo avanti per la conoscenza del nostro passato I frammenti architettonici erratici sono tutti di provenienza incerta e di datazione controversa. Per due dementi il riferimento all’alto medioevo è probabile pulvino figurato n. 1 e pilastrino con decorazione a palma n. 2), mentre in altri casi si tratta di frammenti di età rinascimentale o postrinascimentale (nn. 3, 4, 5,. Tali materiali abbisognano di un accurato supplemento d’indagine.

I pezzi d’interesse propriamente epigrafico comprendono iscrizioni commemorative e di apparato. alcuni stemmi (in vari casi anepigrafi ma araldicamente interessanti), provenienti in parte dalle rovine dell’antico Palazzo pretorio (sede del podestà cittadino in età veneziana poi distrutto, rifatto, indi nuovamente distrutto, dai pubblici ponti rifatti nel sec. XVI; inoltre. epigrafi funerarie e frammenti vari della ex-chiesa di S. Stefano, chiusa al culto attorno al 1810; in un caso, inoltre, la provenienza certa è da un altro edificio sacro scomparso. Dal Palazzo pretorio provengono senza alcun dubbio, in quanto ricordati dai raccoglitori di testi epigrafici del sec. XVII-XVIII, l’iscrizione quattrocentesca ( 1406 circa) che commemora il passaggio di Monselice alla Repubblica di Venezia (n. 6); in origine accompagnava lo stemma del leone marciano (n. 7); un gruppo significativo di stemmi familiari ricorda i vari podestà succedutisi nella carica podestarile durante i sec. XVI-XVII (nn. 8, 9, 10, 11. forse anche i nn. 12, 13).

Due lapidi in trachite locale provenienti dai distrutti ponti delle “Vacche” e della Grola arricchiscono il panorama dei pezzi destinati a segnalare le iniziative di ricostruzione (sec. XVI) di strutture destinate all’uso pubblico (nn. 29, 30). Le iscrizioni funerarie, scalate nell’arco di quattro secoli circa, documentano il passaggio dall’epigrafia del tardo medioevo (n. 14, dalla distrutta chiesa ospedale di S. Daniele) a quella umanistico-rinascimentale (nn. 15, 16, 17, tutte da S. Stefano). Accanto a questi pezzi vanno posti altri frammenti già pertinenti a S. Stefano (nn. 18, 4, 20, 19 quest’ultimo stemma, probabilmente cinquecentesco, dei frati domenicani della provincia veneta di SS. Giovanni e Paolo), i frammenti di un arco (nn. 25,  26) con iscrizioni del donatore (sec. XVII) con altri pezzi spettanti ad un paliotto d’altare (27, 28). Da una relazione di Donato Gallo

N. 1   Pulvino figurato altomedioevale.

XI secolo Basamento barbarico anepigrafo, coperto sui fianchi da una fitta decorazione simbolica. I decori, a bassorilievo rappresentano la trasformazione di uomini in animali (grifoni dalla testa d’uomo) Tre dei fianchi presentano una cornice superiore cordonata. Nella parte superiore del basamento si trova un foro circolare su cui doveva poggiare un oggetto

N. 2  Pilastrino con palmetta di epoca longobarda che doveva far parte dell’ambone di una chiesa

N. 3  Pilastrino sec. XVI.
N. 4   Frammento  di  colonnina sec. XVI (?)

Pilastrino circolare con decorazione a bassorilievo  che rappresentata una croce ai cui lati ci sono delle piante (fichi o viti) e strumenti di lavoro (una zappa e un’accetta) Sotto queste due racemi che rappresentano due foglie di quercia  che fiancheggiano una coda squamata spiraliforme che sparisce sotto terra. Sul lato sinistro superiore è rappresentato un nido con due colombini di cui uno curvo sul nido l’altro teso verso la madre che lo imbecca ad ali aperte. Non ci sono iscrizioni, ma forse rappresenta la sconfitta della tentazione per mezzo della laboriosità umana.

N. 6 Iscrizione veneziana 1406.

VIRIBUS INSIGNIS MARCUS LEO PANDITUR ALTIS / PACIS AMAnS PIETATIS A PEX TIMOR HOSTIBUS INGENS/ HIC VENETU [S]  FINES MIRIS SUCCESSIBUS AUXiT [traduzione] Il Leone marciano qui si mostra, insigne per la potenza, amante della pace, vertice della pietà assieme al timore. Questi ampliò i territori veneziani grazie a mirabili imprese

N. 7  Leone marciano sec. XV.

N. 8 Stemma gentilizio sec. XVI (forse fam. Dandolo) con cornice a dentelli.

All’interno della cornice appeso a un chiodo per una cinghia e poggiato alla base su foglie e frutti forse di limone, sta un bel scudo diviso in due campi orizzontali. Sulla parte interiore una croce greca poggia su un’asticciola  a goccia

N. 9 Stemma di Marco Antonio Giustiniano con l’aquila bicipite  coronata con scudo veneto al centro sormontante il corpo.

1565-7 Marcus Antonius / Iustiniano p (rae) tor /  optimus /MDLV – LVI – LVII   (L’iscrizione fa supporre che Marco Antonio sia stato pretore, ma le date non corrispondono)

N. 10  Stemma gentilizio 1621 (forse fam. Badoer).

Una testa di drago terminante alla base del collo con cordonatura decorativa, poggiante su scudo con cavallo centrale sormontato da elmo con celata con pennacchi svolazzanti ANNO D(o)NI MDCXXI M/// M  I  C  REST

N. 11 – Stemma gentilizio  che rappresenta una enorme cresta di gallo che sormonta una gigantesca zampa; forse è lo stemma della famiglia Malipiero.
N. 12 Stemma gentilizio ignoto. Un elmo cesellato con celata e cimiero posto di profilo e rivolto a sinistra, di tipo spagnolo
N. 13  Stemma  gentilizio al centro è uno scudo bucranio sul quale campeggia un lupo rampante volto a sinistra (forse famiglia Lovi o Lovato o  Orsato).
N. 14  Iscrizione funeraria dalla chiesa di S. Daniele, 1423.

M.CCC.XXIII, DIE MENSE […] /HIC IACET DOMPNUS BENED([CTUS] /MONACUS ET RETOR DICTE ECCLesiE [S]ANCTI DANIELIS ET HOC OPUS FE/CIT FIERI. aNIMA EIUS REQUIESCAT / In pace amen nell’anno 1400, il  giorno 24 nel mese (…), Qui giace don Benedetto monaco e rettore della detta chiesa di San Daniele, e fece fare quest’opera. La sua anima riposi in pace, amen!

N. 15  Iscrizione funeraria di Curzio Siro da Casteldurante (ora Urbania), 1589.

CURTIUS HIC SYRUS CASTRO DURANTE PROFECTUS/ MILITIE EUGANEE GLORIA MAGNA IACET/ BIS FUIT IN CRETA PREFECTUS ETINDE POTENTI PRESIDIO THINAS TEXIT AB HOSTE FERRO/ IS VENETO IMPERIO LUSTRIS TAN QURIQ  (sic) PERACTIS/ SERVIIT INSIGNIS CORDI FIDE ATQUE MANU VINCIT PRUDENTIA SORTEM/ MDLXXX VIIII

N. 16  Iscrizione funeraria di Barbara e Giacomo Cassetti, sec. XVII.

BARBARAE/ NON / BARBARAE MATRI / ET / SIBI FILIO // IACOBUS CASSETTI / EQUES/ V(ivus) P(osuit)/ saec(ulo) XVII/ AN(no) BIS(extili) VIII

N. 17 Iscrizione funeraria del 1644 rifatta nel 1803 a forma di ascia romana.  

Hierenyme d(emi)ne Martini De  Bugginis patric(ie) Patav(ine) / vita functe an (Millesime sescentesime quadragesime qu Petrus ex eadem gente nuperus haeres/ testatori beneficentissime // simulacru censtituit / grati animi monumentum / a (Millesime ectingentesime prime)

N. 18 Iscrizione commemorativa di Lazzaro Monti, 1571.

CONVENTUS S(anti) STEPHANI: /A MONTE SILICE/ BENEFICIOR (um) MEMOR/  ET GRATUS/HANC LAZARI MONTII/ SARCEDOTIS MEMORIAM 7PIO STUDIO / INSTAURAVIT/ ANN(o) D(omi)NI MDLXXI/

N. 19  Fregio ecclesiastico  in pietra, forse  dei Frati Domenicani della Provincia Veneta (?). il monogramma porta le parole DOMINUS XRISTUS
N. 20  Coperchio in pietra scolpita di buca per elemosine.
N. 25 Frammento di arco a sesto ribassato di portale formato da sei conci su cui corre una iscrizione.

L’arco doveva trovarsi sul portale di un edificio donato dal medico ai suoi concittadini   Hoc perpetuum studenti commodum concivibus suis Mathaeus Carbonus a Monte Silice medicis lucris instituit / Anno MDCXXXXIII

 N. 26  Frammento di base architettonica.
N. 27 Cartoccio scolpito
N. 29 Lapide commemorativa della ricostruzione  del ponte della Grola vecchio sec XVI.
N. 30 Iscrizione commemorativa di ponte distrutto ignoto, sec. XVI. Forse proviene dal ponte di Rivella
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