{"id":4526,"date":"2023-04-11T19:14:12","date_gmt":"2023-04-11T19:14:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.monseliceantica.it\/?p=4526"},"modified":"2023-04-11T19:14:12","modified_gmt":"2023-04-11T19:14:12","slug":"la-rivoluzione-del-1797-a-monselice-e-nella-bassa-padovana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.monseliceantica.it\/archivio\/la-rivoluzione-del-1797-a-monselice-e-nella-bassa-padovana\/","title":{"rendered":"La &#8220;Rivoluzione&#8221; del 1797\u00a0a Monselice e nella Bassa Padovana"},"content":{"rendered":"<div align=\"center\">\n<p align=\"justify\">Il 26 ottobre 1997, nell&#8217;ambito dei premi Brunacci, nel castello di Monselice si \u00e8 svolto un convegno presieduto dal prof. Paolo Preto. Le relazioni sono state raccolte e pubblicate in questo sito.<\/p>\n<\/div>\n<div align=\"center\"><center>\u00a0<\/center><\/div>\n<div align=\"center\"><i><\/i><center><i><\/i><i><span style=\"color: #ff0000; font-family: Times New Roman; font-size: x-large;\">La &#8220;Rivoluzione&#8221; del 179<\/span><\/i><span style=\"color: #ff0000; font-family: Times New Roman; font-size: x-large;\"><i>7<\/i>\u00a0<\/span><i><span style=\"color: #ff0000; font-family: Times New Roman; font-size: x-large;\">a Monselice e nella Bassa Padovana<\/span><\/i><i><\/i><\/center><i><\/i><\/div>\n<div align=\"center\"><center>\u00a0<\/center><\/div>\n<div align=\"center\"><center><span style=\"font-family: Verdana;\">INTERVENTI<\/span><\/center><\/div>\n<div align=\"center\"><center>\u00a0<\/center><\/div>\n<div align=\"center\"><center><b><span style=\"font-family: Verdana; font-size: medium;\">PAOLO PRETO<\/span><\/b><\/center><\/div>\n<div align=\"center\"><center><span style=\"font-family: Verdana; font-size: medium;\">I giacobini veneti del secondo Settecento<\/span><\/center><\/div>\n<div align=\"center\"><center>\u00a0<\/center><\/div>\n<div align=\"center\"><center>\u00a0<b style=\"font-family: Verdana; font-size: medium;\">FILIBERTO AGOSTINI<\/b><\/center><\/div>\n<div align=\"center\"><center><i><span style=\"font-family: Verdana; font-size: medium;\">Le municipalit\u00e0 democratiche nel Padovano (1797)<\/span><\/i><i><\/i><\/center><\/div>\n<div align=\"center\"><center>\u00a0<\/center><\/div>\n<div align=\"center\"><center><span style=\"font-family: Verdana; font-size: medium;\"><b>GIOVANNI SILVANO<\/b><\/span><\/center><\/div>\n<div align=\"center\"><center><i><span style=\"font-family: Verdana; font-size: medium;\">La rivoluzione fiscale nel Padovano (1797)<\/span><\/i><i><\/i><\/center><\/div>\n<div align=\"center\"><center>\u00a0<\/center><\/div>\n<div align=\"center\"><center><span style=\"font-family: Verdana; font-size: medium;\"><b>FRANCO FASULO<\/b><\/span><\/center><\/div>\n<div align=\"center\"><center><i><span style=\"font-family: Verdana; font-size: medium;\">La demografia a Monselice nel Settecento<\/span><\/i><i><\/i><\/center><\/div>\n<div align=\"center\"><center>\u00a0<\/center><\/div>\n<div align=\"center\"><i><\/i><center><i><\/i><i><\/i><span style=\"font-family: Verdana; font-size: medium;\"><b>LUISA MENEGHINI<\/b><\/span><\/center><\/div>\n<div align=\"center\"><center><i><span style=\"font-family: Verdana; font-size: medium;\">L&#8217;assetto sanitario pubblico nella Bassa Padovana (1797-1815)<\/span><\/i><\/center><\/div>\n<div align=\"center\"><center>\u00a0<\/center><\/div>\n<div align=\"center\"><center>\u00a0<\/center><\/div>\n<hr size=\"1\" width=\"80%\" \/>\n<div align=\"justify\">\n<div align=\"center\"><center>\u00a0<\/center><\/div>\n<div align=\"center\"><center><span style=\"color: #ff0000; font-size: x-large;\">I giacobini veneti del secondo Settecento<\/span><\/center><\/div>\n<div align=\"center\"><center><span style=\"color: #ff0000;\"><b>Paolo \u00a0 PRETO<\/b><\/span><\/center><\/div>\n<p><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Questa tavola rotonda ha per argomento, come avete visto dal programma, La <\/span><i style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">&#8220;Rivoluzione&#8221; del 1797 a Monselice e nella Bassa Padovana.\u00a0<\/i><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Abbiamo pensato di articolarla su due piani: il primo prevede l&#8217;analisi dei contesto pi\u00f9 ampio della cosiddetta &#8220;Rivoluzione giacobina&#8221; nel Veneto e, quindi, la caduta della Repubblica di Venezia e i suoi effetti &#8211; non solo a Venezia, ma anche nelle principali citt\u00e0 della Terraferma dove, tra l&#8217;altro, la caduta anticipa quella di Venezia stessa &#8211; mentre nel secondo piano, sceglieremo temi specifici della zona di Monselice o, in generale, della Bassa Padovana, per vedere come questi avvenimenti, che hanno coinvolto tutta la Repubblica di Venezia, si siano anche presentati in questa realt\u00e0 locale, e con quale specificit\u00e0.<\/span><\/p>\n<\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">A me \u00e8 stato affidato il compito di dire qualcosa in generale sui giacobini veneti del secondo Settecento. In realt\u00e0, come vedrete dalla mia esposizione, forse gi\u00e0 il titolo stesso meriterebbe una piccola riflessione storiografica sul perch\u00e9 il termine &#8220;giacobini&#8221;, che viene comunemente usato -e debbo dire, da moltissimi anni &#8211; nella storiografia italiana \u00e8, probabilmente, errato, o meglio, non sufficiente ad esprimere con precisione chi erano, che cosa erano e come volevano essere definiti questi uomini che, nel 1797, sulla scia delle idee della Rivoluzione francese, hanno tentato di costruire una societ\u00e0 nuova abbattendo quella vecchia. Credo di poter dimostrare abbastanza agevolmente che, in realt\u00e0, questo termine forse \u00e8 improprio. Ma tant&#8217;\u00e8, siccome ormai \u00e8 usato da tutti, anche dagli stessi storici che ne contestano la legittimit\u00e0 storica, tanto vale continuare ad usarlo, anche se io spero di mostrare con precisione come, invece, forse pi\u00f9 propriamente, fosse e sia il caso di chiamare coloro che hanno &#8220;rivoluzionato&#8221; &#8211; come si soleva dire allora &#8211; il Veneto anzich\u00e9 giacobini, &#8220;patrioti&#8221; o &#8220;democratici&#8221; o &#8220;repubblicani&#8221;; questi sono i tre nomi coi quali loro stessi si autodefinivano.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">La ricerca e la riflessione storica sul triennio giacobino in Italia sono state intense e vivaci in questi ultimi anni, pur scontando, com&#8217;era naturale, il peso di una lacerazione e di una contrapposizione politica che iniziano nei giorni stessi della Campagna d&#8217;Italia di Bonaparte, si sviluppano poi per tutto il periodo risorgimentale e post-unitario, e si riaccendono anche in questi giorni. Faccio solo alcuni nomi, alcuni di ovvia notoriet\u00e0, altri forse pi\u00f9 noti solo a chi pratica ricerche storiche: possiamo partire da Cuoco, Croce, Gramsci, Cantimori, Romeo, De Felice, Saitta, fino ad arrivare agli storici pi\u00f9 recenti, Capra, Diez, Zaghi che, nelle loro indagini, spesso divergenti in modo dialettico, hanno prospettato un triennio giacobino che assume un profilo netto ed originale nella storia d&#8217;Italia. E le pi\u00f9 recenti ricerche sono state spesso stimolate dai due successivi bicentenari: non dimentichiamo che noi celebriamo questo centenario della caduta della Repubblica che, in realt\u00e0, \u00e8 immediatamente seguente al centenario della Rivoluzione francese, l&#8217;evento che \u00e8 poi stato causa prima, per la Francia prima e per l&#8217;Italia poi, di tutti quegli avvenimenti che hanno portato poi, in specifico, anche alla caduta della Repubblica di Venezia.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Breve, molto pi\u00f9 breve di quasi tutte le altre consorelle italiane, \u00e8 l&#8217;esperienza delle municipalit\u00e0 democratiche venete, che non hanno mai goduto di una buona fortuna storiografica; gli ex aristocratici e i reazionari, nel Settecento e nei primi dell&#8217;Ottocento, con l&#8217;appoggio ora tacito ora pubblico delle masse popolari -soprattutto delle masse contadine &#8211; le hanno avversate ed attaccate spesso senza piet\u00e0. I patrioti liberali dei Risorgimento, poi, e con loro molti storici post-unitari ne hanno preso sdegnosamente le distanze, anche a prezzo di ripudiare le loro pur evidenti idealit\u00e0 unitarie per inseguire presunte radici settecentesche sabaude dei moto indipendentistico.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Quanto ai nostri giorni, ideologi e politici di varia estrazione hanno per un verso inneggiato ad un acceso nazionalismo, per un altro esaltato alle insorgenze anti-giacobine, anti-francesi, ma in realt\u00e0 anche ferocemente anti-unitarie e anti-nazionali. Credo che questa sia l&#8217;occasione propizia per un ripensamento sereno e obiettivo di questi avvenimenti storici. Troppo forte, talvolta, \u00e8 l&#8217;urgenza celebrativa e talvolta anche politicamente strumentale per una rivisitazione di uomini e vicende cos\u00ec cariche di implicazioni ancora vive nell&#8217;attualit\u00e0 della nostra vicenda politica; eppure, anche le municipalit\u00e0 democratiche attendono una nuova occasione di studio, non sottratta certo alle passioni dei nostri tempi &#8211; a conferma davvero bruciante che tutta la storia \u00e8 storia contemporanea &#8211; ma almeno sottoposta ad un vaglio paziente e rigoroso di fonti e di analisi. Questa \u00e8 l&#8217;occasione, io credo, non solo per celebrazioni ma anche per una rivisitazione storica. A Venezia, capitale dell&#8217;ex Stato marciano, la storiografia del passato ha riservato un&#8217;ampia e stringente attenzione, mentre molto minore \u00e8 stata, per moltissimi anni, l&#8217;attenzione alle municipalit\u00e0 di Terraferma. Queste ultime, dove pure l&#8217;esperienza democratica del &#8217;97 \u00e8 stata lunga nel tempo, anzi pi\u00f9 lunga di quella veneziana, e talvolta anche pi\u00f9 intense le trasformazioni politiche, economiche e sociali, hanno rivestito un interesse molto pi\u00f9 episodico.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Nel corso di pochi mesi, i giacobini veneti &#8211; e vedremo tra poco se \u00e8 poi ancora giusto chiamarli cos\u00ec &#8211; hanno sognato, ideato e progettato e, in minor misura, realizzato, radicali mutamenti nelle strutture politiche, economiche e religiose delle societ\u00e0. Alcune riforme sono state davvero realizzate, molte, molte altre, molte di pi\u00f9, sono rimaste allo stadio di progetto, per la loro troppo radicale utopia o per la brevit\u00e0 dell&#8217;esperienza democratica. Ma chiediamoci: sognare e progettare, forse pi\u00f9 sognare che progettare, una societ\u00e0 fondata sui valori di libert\u00e0, di eguaglianza, di fraternit\u00e0, di democrazia, \u00e8 stata una colpa? Essere utopisti, anticipare i tempi di una trasformazione democratica della societ\u00e0, pu\u00f2 essere stata certo una ingenuit\u00e0 storicamente, non una colpa.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Andiamo a vedere, uno per uno, i valori in cui hanno creduto i giacobini veneti, con tutti gli eccessi, le ingenuit\u00e0, le debolezze e le contraddizioni, e chiediamoci sinceramente quanti, oggi, in buona fede, negherebbero cittadinanza, nella nostra societ\u00e0, ai valori e agli istituti rappresentativi allora immaginati. Se poi davvero qualcuno auspica un ritorno ad una societ\u00e0 fondata sul privilegio della nascita e del foro, sull&#8217;inquisizione laica ed ecclesiastica, sulla discriminazione e segregazione degli Ebrei, credo che si possa benissimo accomodare: la libert\u00e0 di opinione che i democratici pi\u00f9 coerenti propugnavano gi\u00e0 allora, vale anche per loro.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Prima di ricordare concretamente l&#8217;opera delle municipalit\u00e0 democratiche venete, \u00e8 opportuno un chiarimento linguistico, proprio su quel termine &#8220;giacobino&#8221; su cui vi ho intrattenuti all&#8217;inizio. Sono giacobini o no questi democratici, o meglio patrioti, che compaiono come nuova classe dirigente nel Veneto nel 1797? Il termine &#8220;giacobino&#8221;, e qui faccio riferimento ad una splendida ricerca storico-linguistica di qualche anno fa, di un collega di Padova, Erasmo Leso (che ha scritto un bellissimo libro sul\u00a0<\/span><i><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Vocabolario democratico nel triennio giacobino italiano):<\/span><\/i><i><\/i><\/div>\n<div align=\"justify\"><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: small;\">&#8230; il termine &#8220;giacobino&#8221; &#8211;\u00a0<i>dicevo\u00a0<\/i>&#8211; largamente impiegato in riferimento sia alla Francia sia all&#8217;Italia ha raramente un mero valore descrittivo molto pi\u00f9 spesso ha un&#8217;intenzione decisamente peggiorativa, non solo da parte dei controrivoluzionari, anzi, \u00e8 sgradito, con poche eccezioni, agli stessi patrioti, che lo ritengono un termine infamante, utilizzato ad arte dai loro avversari.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">E, dunque, se io continuer\u00f2 ad usare il termine &#8220;giacobini&#8221; riferito ai democratici o patrioti \u00e8 perch\u00e9 esso, pur evidentemente anacronistico dal punto di vista storico &#8211; i veri giacobini erano gi\u00e0 stati rovesciati in Francia dal colpo di stato dei 9 Termidoro, e Bonaparte, in Italia, non \u00e8 l&#8217;espressione dei giacobini, ma \u00e8 l&#8217;espressione del nuovo indirizzo moderato e anti-giacobino del Direttorio-, ciononostante, quindi, il termine continua ad essere usato nel Veneto pre-rivoluzionario dai governanti veneziani, dai polemisti, dalle spie, per indicare, genericamente, i filo-rivoluzionari, anzi, come li chiamavano, i Geniai della Francia e delle loro idee rivoluzionarie; pi\u00f9 tardi, il termine viene ripreso, sempre in senso spregiativo, negativo, dalla storiografia conservatrice e controrivoluzionaria della Restaurazione.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Come si chiamavano allora questi rivoluzionari? Si chiamavano, loro stessi, &#8220;cittadino&#8221; o democratico&#8221; o &#8220;patriota&#8221;: cos\u00ec era colui che era nemico degli aristocratici- &#8220;patriota&#8221; , dunque, \u00e8 colui che sia i conservatori che gli aristocratici chiamano invece &#8220;giacobino&#8221;. Un esempio per tutti &#8211; ma potrei citarne a decine -: in un opuscolo intitolato\u00a0<i>La vera nozione del Giacobinismo e il castigo conforme alle leggi,\u00a0<\/i>pubblicato nel 1799 sia a Verona che a Venezia &#8211; osservate la data, siamo gi\u00e0 in et\u00e0 austriaca -, e di cui non conosciamo l&#8217;autore &#8211; ma un sottotitolo ci informa che egli \u00e8 &#8221; un<b>\u00a0<\/b>ignoto giureconsulto al servizio di Sua Maest\u00e0 Imperiale Regia Apostolica&#8221;, e quindi \u00e8 un austriacante -, in quest&#8217;opuscolo appunto si legge:<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">.<\/span><span style=\"font-family: Arial; font-size: small;\">.. i Giacobini, insieme alla parola &#8220;Clubista&#8221; e &#8220;Sanculotto&#8221; sono voci barbare e casualmente formatesi nella Francia, e poscia artificiosamente ora poste per sprezzo e ora anche per stolto orgoglio adottate &#8230;<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">e poi dice:<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: small;\">&#8230; questi Giacobini si distinguono in &#8220;fazionari&#8221;, in &#8220;filantropi&#8221;, &#8220;massonici&#8221; e gente che segue queste idee solo per pura opinione.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Semmai, tra patrioti e democratici veneti \u00e8 pi\u00f9 agevole e pi\u00f9 facile, dal punto di vista storico, distinguere tra i &#8220;moderati&#8221; e gli &#8220;estremisti&#8221;; nettamente maggioritari i moderati&#8221;, molto attivi, per\u00f2, i cosiddetti &#8220;estremisti&#8221;; vi ricordo che i termini &#8220;moderato&#8221; ed &#8220;estremista&#8221;, come quelli di &#8220;destra&#8221;, &#8220;sinistra&#8221;, &#8220;centro&#8221; e &#8220;terrorista&#8221; nascono nel linguaggio politico proprio in questi anni: gli uni e gli altri sono presenti nelle municipalit\u00e0; i secondi, i cosiddetti l&#8217;estremisti&#8221; o &#8220;terroristi&#8221;, come li chiamavano, sono gli unici, i veri, i pochi giacobini, e sono quelli presenti, ad esempio, nelle Societ\u00e0 di Pubblica Istruzione di Vicenza e Venezia; in quest&#8217;ultima, oltre ai nomi di Dandolo e di Giubani, vi ricordo che spicca la figura dei Foscolo, che in una delle sedute si scaglia contro i preti, contro la Chiesa, contro i ricchi, e propugna quasi una sorta di comunismo\u00a0<i>ante litteram, e\u00a0<\/i>viene definito da Casanova, in una lettera di quegli anni,\u00a0<i>&#8220;terroriste et extremiste et jacobine&#8221;;\u00a0<\/i>come vedete, \u00e8 in senso puramente e fortemente negativo. Per\u00f2, in questo caso, Casanova vedeva giusto, perch\u00e9 la posizione di Foscolo \u00e8 davvero estremista, come quella dei giacobini francesi, ma era uno dei pochi ed era in nettissima minoranza nella municipalit\u00e0 di Venezia, come in nettissima minoranza lo erano a Vicenza e lo erano a Padova, dove solo l&#8217;abate Savonarola tuonava contro i ricchi e contro la Chiesa e tutti gli altri, invece, dichiaravano che la rivoluzione, a Padova, non era n\u00e9 contro i ricchi n\u00e9 contro la Chiesa; quindi, erano &#8220;moderati&#8221; e non &#8220;estremisti&#8221;. E&#8217; un termine, questo, che assume poi un particolare valore perch\u00e9 pi\u00f9 volte viene richiamato il &#8220;valore positivo della moderazione nell&#8217;ordine pubblico e nelle idee stesse di democrazia&#8221;. Un esempio padovano: Melchiorre Cesarotti, uno dei molti docenti universitari che ha aderito entusiasticamente alla municipalit\u00e0 democratica, pubblica &#8211; ma in realt\u00e0, come vedremo, mai come in questo caso il termine &#8220;giacobino&#8221; non \u00e8 esatto, perch\u00e9 le idee democratiche di Cesarotti non erano poi tanto salde, perch\u00e9, appena arrivati gli austriaci, si affretta a dimostrare zelo ed ossequio all&#8217;Imperial Regio Governo e a pentirsi dei suoi trascorsi cosiddetti &#8220;estremistici&#8221; &#8211; un libretto che ha una grandissima fortuna e non solo a Padova &#8211; viene tradotto anche in Piemonte, in Emilia e in altre zone d&#8217;Italia -: si intitola\u00a0<i>Istruzione di un cittadino ai suoi fratelli non istrutti o meno istrutti,\u00a0<\/i>in cui scrive:<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">&#8230;<\/span><span style=\"font-family: Arial; font-size: small;\">la democrazia \u00e8 il pi\u00f9 naturale, il pi\u00f9 giusto, il pi\u00f9 ragionevole, il pi\u00f9 avveduto, il pi\u00f9 prosperoso di ogni governo, il pi\u00f9 atto a produrre la pubblica e privata felicit\u00e0, ed \u00e8 fondato su un giusto equilibrio di doveri e diritti con l&#8217;assoluta esclusione dell&#8217;uguaglianza dei beni di fortuna, illusione funesta e fatale.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Come vedete, ci tiene a prendere le distanze da ogni idea di estremismo sociale di tipo sanculotto. &#8220;Estremisti e terroristi sono invece&#8221; &#8211; scrive un altro opuscolo di questi anni &#8211; uomini come Ugo Foscolo, che a Venezia fanno balenare lo spettro di una legge agraria che favorisce l&#8217;uguaglianza fra le fortune dei cittadini. &#8220;Estremisti&#8221;, &#8220;terroristi&#8221; e &#8220;giacobini&#8221; sono i democratici vicentini, che nella Societ\u00e0 Patriottica di Pubblica Istruzione tuonano contro la moderazione di Bonaparte e degli altri loro confratelli nella municipalit\u00e0, i quali con un linguaggio acceso e rivoluzionario, sognano di diffondere fra il popolo i lumi della ragione e di introdurre radicali innovazioni nella societ\u00e0, nell&#8217;economia e anche nella Chiesa. Addirittura, secondo un cronista reazionario, vogliono scannare freddamente, come nella Francia di Robespierre, tutti coloro che non sono repubblicani.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Estremista, anzi favorevole a drastici provvedimenti di tipo terroristico, \u00e8 a Padova quell&#8217;abate Savonarola che vi ho appena ricordato. In realt\u00e0, anche a Padova, dove pure si introduce una radicale riforma fiscale, si sottopongono a processo &#8211; per altro finito con l&#8217;assoluzione &#8211; un ex nobile e alcuni monaci e frati di Sant&#8217;Antonio e di Santa Giustina; la municipalit\u00e0 nel suo complesso \u00e8 ben lontana da radicalismo e repressioni anche lontanamente assimilabili al Terrore francese. Ci\u00f2 non impedisce all&#8217;abate Gennari di gridare, il 27 agosto, &#8220;siamo qui sotto il regno dei terrore&#8221;, e l&#8217;omonimo autore degli\u00a0<i>Annali di Padova\u00a0<\/i>afferma : &#8220;il terrorismo ha quivi pure incominciato a porvi il suo piede&#8221;. Mai come a Padova la municipalit\u00e0 nella sua concreta realt\u00e0 \u00e8 stata di una moderazione esemplare.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Come ha osservato il professar Agostini, che vi parler\u00e0 dopo di me, mentre a Bergamo, Crema e Brescia le municipalit\u00e0 traggono origine da un atto di rivolta dei patrioti locali, nella Terraferma veneta, invece, il distacco rivoluzionario da Venezia avviene dopo la dichiarazione di guerra della Francia contro Venezia e dopo la stipula dei &#8220;Preliminari di Leoben&#8221; (18 aprile); quindi non \u00e8 un frutto esclusivo della forza rivoluzionaria dei patrioti locali, ma deve essere ricondotto alla presenza delle truppe francesi. Questa, come ha detto Agostini, \u00e8 una vera e propria sovranit\u00e0 limitata, che pesa poi in modo decisivo non solo nella scelta dei cittadini che costituiranno quelle municipalit\u00e0 stesse, ma anche sulla loro forza autonoma di decidere nei mesi successivi.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Le municipalit\u00e0 si costituiscono seguendo i tempi dell&#8217;avanzata delle truppe francesi &#8211; \u00e8 inutile che io vi elenchi adesso citt\u00e0 per citt\u00e0 -; si insediano a mano a mano che i francesi avanzano da Bergamo fino a Mestre nelle varie citt\u00e0, a distanza di qualche giorno, talvolta precedendo addirittura l&#8217;arrivo dei francesi stessi. Chi sono gli uomini che si instaurano al governo di queste municipalit\u00e0? Abbiamo gli elenchi per tutte. Sono\u00a0<i>homines novi,\u00a0<\/i>cio\u00e8 &#8220;uomini nuovi&#8221;, come li definisce uno storico conservatore dell&#8217;Ottocento; uomini nuovi che salgono alla ribalta dei potere politico; ma, in realt\u00e0, non tutti sono poi cos\u00ec nuovi. Alcuni sono addirittura nobili, nobili di Terraferma, fatto non sorprendente ove si consideri il tradizionale risentimento della nobilt\u00e0 di Terraferma contro il patriarcato veneziano. Ma in gran parte sono esponenti di quella che noi oggi chiameremmo &#8220;la borghesia imprenditoriale e delle professioni&#8221;, e, in numero esiguo, ma pur sempre significativo dei tempi nuovi, sono alcuni popolani &#8211; di solito qualche commerciante, piccolo artigiano, contadino non bracciante, piccolo proprietario- molto rari, naturalmente<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Le municipalit\u00e0 si articolano allora in termini di\u00a0<i>comitati\u00a0<\/i>e si irraggiano poi, progressivamente, nel territorio. Pi\u00f9 tardi, il 16 giugno, Bonaparte suddivide tutto il territorio veneto in sette\u00a0<i>governi centrali,\u00a0<\/i>a loro volta ripartiti in\u00a0<i>cantoni,\u00a0<\/i>premessa di quella dipartimentalizzazione che sar\u00e0 definitivamente introdotta nel 1806, quando il Veneto sar\u00e0 ricompreso nel territorio pi\u00f9 ampio del Regno d&#8217;Italia. Dipartimentalizzazione che corrisponde poi, a grandissime linee, anche se non proprio esattamente, a quelle che sono poi le province successive dopo l&#8217;annessione dei Veneto al Regno d&#8217;Italia.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Tracciare in poche righe un bilancio dell&#8217;attivit\u00e0 riformistica delle municipalit\u00e0 venete non \u00e8 agevole, anche perch\u00e9 in molti casi, l&#8217;esperienza di governo \u00e8 breve &#8211; si tratta di fare un semplice conto: le prime sorgono ad aprile, le ultime a maggio; considerate che i &#8220;Preliminari di Leoben&#8221; risalgono al 1 8 aprile e gi\u00e0 si cominciava a vociferare che il Veneto potesse essere ceduto all&#8217;Austria -. La pace di Campoformio risale al 17 ottobre; quindi aprile, maggio, giugno e luglio: a luglio gi\u00e0 si comincia a sapere che a Passariano Napoleone sta per cedere il Veneto o, perlomeno, lo si paventa. Molte municipalit\u00e0, sapendo che il loro destino \u00e8 ormai segnato, si bloccano e non fanno pi\u00f9 niente, ma gestiscono quella che noi chiameremmo &#8220;l&#8217;ordinaria amministrazione&#8221;. Quindi si tratta di pochissimi mesi, nella maggior parte dei casi; pochi mesi, e talvolta \u00e8 difficile anche ricostruire l&#8217;attivit\u00e0 per la frammentazione della documentazione, frammentazione sopravvenuta a tanti traumatici mutamenti.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Quando cambia un governo con una rivoluzione, le prime vittime sono gli archivi, che spesso vengono bruciati dagli esponenti del governo che sta per cadere, nel timore che documenti soprattutto di polizia, documenti di politica possano servire alla nuova amministrazione, per rivalersi contro chi ha avuto incarichi di responsabilit\u00e0 &#8211; pensate ai danni tremendi che gli archivi veneti hanno avuto nel 1848, ad esempio, o ancora nella Seconda Guerra Mondiale, nei giorni che vanno dal 25 al 27 luglio o intorno all&#8217;8 settembre o, peggio ancora, nei giorni che vanno dal 20 al 30 aprile dei 1945, quando moltissimi archivi vengono eliminati per evidenti motivi. La stessa cosa succede in questi anni: i veneziani prima e i giacobini dopo, alla vigilia della caduta del loro governo, cercano di far sparire tutti i fondi dell&#8217;Inquisitore di Stato : la gente andava a ritirare pacchi dei documenti da utilizzare per accendere il fuoco delle stufe in casa; questi documenti contenevano il resoconto di tutti i processi che erano stati fatti mesi prima, per cui ci \u00e8 quasi impossibile sapere chi \u00e8 stato processato davvero e in quale modo -; e in Terraferma non succede molto di diverso.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Quali riforme hanno attuate &#8211; se le hanno attuate &#8211; queste municipalit\u00e0 ? Non c&#8217;\u00e8 dubbio che \u00e8 soprattutto nell&#8217;ambito economico e finanziario che queste municipalit\u00e0 cercano, e debbono anche, per motivi di impellente necessit\u00e0 collegata alla volont\u00e0 dei francesi di requisire le maggiori risorse possibili, di imporre drastiche ed immediate riforme nel campo fiscale ed economico. Negli altri campi, dove l&#8217;urgenza era minore, si fanno molti progetti &#8211; poi, per\u00f2, il tempo ridottissimo che hanno questi governi di fronte a se stessi non consente una concreta realizzazione (tuttalpi\u00f9, si sono conservati i progetti) -. Non dimentichiamo, poi, che parecchie riforme non costituiscono poi delle novit\u00e0: non sono altro che la traduzione completa dei progetti riformistici che erano gi\u00e0 comparsi neo anni &#8217;60-&#8217;70 del secolo, non solo a Venezia, ma anche in tutta Europa, nell&#8217;ambito dei cosiddetto &#8220;dispotismo illuminato&#8221; che, in alcuni stati europei, aveva dato degli esempi luminosi: basti pensare all&#8217;Austria di Giuseppe H e alla Prussia di Federico Il e, in Italia, alla Toscana e alla Lombardia austriache. E&#8217; il caso, faccio qualche esempio, dell&#8217;abolizione dei fedecommessi e delle manomorte ecclesiastiche, dell&#8217; introduzione del libero commercio dei grani.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Le municipalit\u00e0 furono pressate dalle richieste di denaro e di beni da parte delle truppe francesi &#8211; truppe francesi che, non dimentichiamolo, si dovevano mantenere in Italia; difatti l&#8217;armata di Napoleone arriva in Italia senza alcun contributo finanziario dei governo francese e deve vivere in Italia, ma vivere nel senso letterale della parola, cio\u00e8 mangiare, bere, requisire cavalli, coperte, camicie (a questo proposito, mi diceva il professar Silvano che una delle richieste pi\u00f9 frequenti alle municipalit\u00e0 era fornire camicie ai soldati francesi che ne erano proprio privi); tutto ci\u00f2 che serviva a 27-35 mila uomini doveva essere prelevato, per amore o per forza, nelle terre occupate e, quindi, la prima attivit\u00e0, sgradevole evidentemente, delle municipalit\u00e0 \u00e8 quella di rifornire i francesi di tutto ci\u00f2 che serve per il loro esercito -.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Nei primi tempi dell&#8217;occupazione ci sono alcune misure fiscali che sembrano di senso democratico &#8211; ad esempio vengono aboliti o ridotti alcuni dazi; poi ci si accorge che, diminuendo o abolendo i dazi vengono meno molte delle fonti finanziarie delle municipalit\u00e0, quindi non si riescono non solo a pagare le contribuzioni dei francesi, ma neppure a far funzionare la piccola macchina democratica -; poco dopo per\u00f2 le municipalit\u00e0, dovendo mantenere inalterato il gettito fiscale, anzi aumentarlo, sono costrette ad operare delle riforme. Introducono nuove imposte, basate, quasi sempre, sull&#8217;abolizione di qualsiasi privilegio; e cos\u00ec, per la prima volta, quasi tutti i cittadini, veneti e veneziani, laici ed ecclesiastici, sono costretti a pagare le tasse in modo uguale, come vi spiegher\u00e0 poi il professar Silvano, addirittura si introduce il criterio dell&#8217;imposta progressiva, che \u00e8 un principio estremamente democratico, teorizzato negli anni precedenti ma mai concretamente applicato in nessuna citt\u00e0 italiana, neanche in Francia &#8211; per lo meno nei primi tre o quattro anni dalla Rivoluzione, salvo nei mesi dei Terrore, che per\u00f2 poco durano anche in Francia.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Il rapporto con la Chiesa cattolica, in particolare con il clero locale, alto e basso: tema decisivo per la sopravvivenza delle municipalit\u00e0 democratiche. Contrariamente a quello che succede in Piemonte, in Toscana e in Emilia Romagna, il rapporto con la Chiesa cattolica in Veneto \u00e8 abbastanza buono e scorre in modo tutto sommato tranquillo, molto di pi\u00f9 che negli altri stati italiani. 1 sacerdoti si dividono grosso modo in tre gruppi: alcuni, non molti, una piccolissima minoranza, aderiscono apertamente al nuovo ordinamento rivoluzionario e democratico e addirittura, in qualche paese, benedicono gli alberi della libert\u00e0 e indossano le coccarde tricolori. A Padova abbiamo forse l&#8217;esempio pi\u00f9 clamoroso: il vicario della citt\u00e0, poi vescovo &#8211; fu nominato vescovo da Napoleone proprio in ringraziamento dei suo atteggiamento filo-rivoluzionario -, Scipione Dondi Dell&#8217;Orologio, si merita dai reazionari l&#8217;epiteto ingiurioso di &#8220;vescovo giacobino&#8221; per le sue inequivocabili simpatie per il nuovo ordine; egli arriva addirittura a scrivere delle lettere pastorali per ingiungere i parroci di dimostrare ossequio e di spingere i fedeli a collaborare coi nuovo governo democratico. Altri sacerdoti, anch&#8217;essi poco numerosi, sono esplicitamente ostili ma, a differenza di altre regioni d&#8217;Italia, non capeggiano mai qui nel Veneto &#8211; salvo un caso che non \u00e8 propriamente nel Veneto, ma nella Lombardia veneta, in provincia di Bergamo &#8211; insorgenze di tipo sanfedista, e neppure entrano in contatto palese ed aspro con la nuova autorit\u00e0 democratica. La maggioranza, diciamo pure il 90% degli ecclesiastici, in cuor suo non \u00e8 entusiasta dei nuovi governi, cos\u00ec visibilmente segnati da ascendenze massoniche, illuministiche e, a volte, anche ateistiche, sia di origine italiana che francese, ma vuoi per il tradizionale lealismo statale dei clero veneto, vuoi per la moderazione e la prudenza dei democratici veneti &#8211; che rassicurano in ogni modo popolazione e clero della loro volont\u00e0 di escludere la religione dalla generale trasformazione della societ\u00e0 &#8211; anche nella Terraferma non si registrano conflitti aperti e non esplodono lacerazioni tra autorit\u00e0 politiche e religiose. Eppure sul versante delle istituzioni ecclesiastiche, come ci dir\u00e0 tra poco il professar Agostini, non si pu\u00f2 certo dire che i giacobini veneti siano rimasti sul piano delle teorie. Pressanti esigenze di debito pubblico spingono quasi ovunque, salvo a Treviso, a secolarizzazioni massiccio dei beni ecclesiastici, in ogni caso sottoposti a regime fiscale uguale a quello di tutti gli altri cittadini- a Padova, addirittura, si arriva a sopprimere la mensa vescovile, anche se poi queste soppressioni sono quantitativamente molto inferiori sia a quelle che verranno fatte dopo, durante il Regno Italico, sia a quelle che Venezia aveva fatto molti anni prima dell&#8217;inizio della Rivoluzione francese.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Tutti i governi repubblicani italiani, e anche quelli veneti, dedicano largo interesse all&#8217;istruzione pubblica, anzi, come la chiamano, &#8220;all&#8217;educazione democratica dei popolo&#8221;; nel Veneto, per\u00f2, la brevit\u00e0 dei governi non consente articolate elaborazioni teoriche e tanto meno concrete ed importanti riforme &#8211; su questo credo che ci intratter\u00e0 ancora, fra poco, il professar Agostini -.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Come a Venezia, anche nella Terraferma, \u00e8 soprattutto nella sfera della giustizia che i nuovi governi giacobini operano una radicale cesura col passato. La volont\u00e0 di\u00a0<i>fare tabula rasa\u00a0<\/i>di un sistema connesso col monopolio nobiliare dell&#8217;esercizio della giustizia, soprattutto penale, induce la municipalit\u00e0 veneziana, e poi quelle della Terraferma, a chiudere immediatamente il foro, istituire tribunali straordinari e un sistema penale misto, parte inquisitorio e parte accusatorio, in cui spicca la :figura dell&#8217;accusatore pubblico &#8211; l&#8217;attuale nostro Procuratore della Repubblica, o Pubblico Ministero, che \u00e8 una figura istituita per la prima volta in questi anni; era gi\u00e0 stato previsto in Francia ed \u00e8 una grande novit\u00e0 dei governi giacobini veneti; novit\u00e0 che in realt\u00e0 dura pochi mesi, perch\u00e9 con l&#8217;arrivo degli austriaci verr\u00e0 soppressa; ricomparir\u00e0, per\u00f2, durante il successivo governo napoleonico -.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Da un settore dove tutto si rinnova ad uno in cui la continuit\u00e0 con le idee e la prassi dei vecchio stato veneziano \u00e8 quasi totale: la sanit\u00e0 e l&#8217;assistenza. Tutte le misure per la salute pubblica di uomini e di animali sono riprese, pari pari, dai governi veneziani &#8211; questo non \u00e8 un settore in cui si pu\u00f2 improvvisare in pochi giorni, e, tra l&#8217;altro, il settore dell&#8217;igiene e della sanit\u00e0 pubblica era quello dove Venezia aveva una consolidata tradizione di buon governo, di efficienza, e i governi giacobini non fanno altro che continuarla, mantenendo inalterate tutte le strutture, talvolta anche i nomi stessi degli uffici -.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Io vorrei ricordare alla fine di questa introduzione quelle che sono le novit\u00e0 sul piano teorico-ideologico di queste municipalit\u00e0; libert\u00e0, eguaglianza, democrazia: vi sottolineo il fatto che io non ho mai nominato la parola &#8220;fraternit\u00e0&#8221;; non \u00e8 una mia omissione: in tutti i proclami dei governi giacobini veneti non compare mai la terza parola della Rivoluzione e i primi proclami redatti in francese, con lo stemma dei berretto frigio e della Marianna recita\u00a0<i>libert\u00e9, egualit\u00e9, fraternit\u00e9.\u00a0<\/i>Debbo dire che \u00e8 un problema su cui abbiamo riflettuto io, il professar Agostini e gli altri, per capire se questa \u00e8 una semplice omissione o se vi \u00e8 sottesa una qualche ragione ideologica profonda; \u00e8 un problema ancora non chiaro.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">A Milano succede la stessa cosa: la\u00a0<i>fraternit\u00e9\u00a0<\/i>compare nei primi giorni, poi quando il potere viene preso man mano dai giacobini lombardi e non pi\u00f9 dalle forze di occupazione francese, essa viene eliminata. Le parole\u00a0<i>libert\u00e0, uguaglianza e democrazia\u00a0<\/i>rischiano, in realt\u00e0, di essere solo parole vuote di contenuto e spesso lo sono, in questi pochi convulsi mesi delle municipalit\u00e0 democratiche, quando molti cittadini, magari diventati tali per inerzia o, addirittura per forza, di questi valori sperimentano solo gli aspetti deteriori, quelli meno positivi, cio\u00e8 requisizioni, distruzioni di luoghi sacri, violenze, anarchia, requisizioni di Monti di Piet\u00e0.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Ci sono per\u00f2 almeno due casi in cui davvero le municipalit\u00e0 democratiche venete offrono ai cittadini concreti e positivi esempi di valori e di istituti democratici: la libert\u00e0 di stampa e la libert\u00e0 religiosa. Sulla libert\u00e0 di stampa, sui pericoli di abuso e anche sui suoi limiti si \u00e8 a lungo dibattuto nella Francia rivoluzionaria, e parimenti vivaci ed infuocati sono stati i dibattiti a Milano durante i primi giorni della Repubblica Cisalpina, e a Venezia, all&#8217;interno della neonata municipalit\u00e0. Le citt\u00e0 venete vivono la loro stagione democratica tra illusioni di libert\u00e0 senza limiti ed interventi censori delle municipalit\u00e0, soprattutto delle autorit\u00e0 militari francesi. In ogni caso, con tutti i limiti, in teoria e di fatto, esistenti nel quadro concreto della vita politica, in questi pochi mesi nel Veneto si gode di una sostanziale libert\u00e0 di stampa, concretamente evidenziata da un gran numero di opuscoli, libri, stampe, avvisi e volantini dati alle stampe, non solo dai giacobini ma anche dai controrivoluzionari- la libert\u00e0 di stampa \u00e8 tale se lo \u00e8 per tutti, e non solo per chi \u00e8 al governo. In questi tre mesi possono stampare opuscoli non solo i giacobini ma anche coloro che attaccano i giacobini; a Venezia, Vittorio Barzoni &#8211; un notissimo giornalista che passer\u00e0 poi a servizio degli inglesi ed avr\u00e0 una lunga vita fino agli anni del Risorgimento &#8211; scrive opuscoli di fuoco contro la municipalit\u00e0 democratica, gli abusi, gli errori, le vessazioni che questa municipalit\u00e0 compie con l&#8217;aiuto e con l&#8217;appoggio dei francesi. Che dire infine della libert\u00e0 religiosa? In un Veneto dove, salvo a Venezia, non esistono consistenti minoranze religiose &#8211; in molte citt\u00e0 dei Veneto gli Ebrei non c&#8217;erano, mentre in altre s\u00ec, ma altre minoranze di tipo protestante erano state quasi dei tutto eliminate nei secoli precedenti -, c&#8217;\u00e8 solo una grande, fondamentale riforma della democrazia: la fine della discriminazione degli Ebrei, ora giuridicamente equiparati agli altri cittadini. lo voglio ricordarvi due cose: a Venezia, se andate nel Ghetto e vi fate dare la <i>Cronaca della vita del Ghetto dal Seicento fino ai giorni nostri &#8211;\u00a0<\/i>ma la parte contemporanea non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9, perch\u00e9 ai tempi dell&#8217;occupazione tedesca il tutto \u00e8 stato eliminato -, il diario di questi anni recita: 13\u00a0<i>maggio 1 79 7, anno VII della Repubblica francese, anno Il della libert\u00e0 italiana, giorno 1 della libert\u00e0 ebraica, perch\u00e9\u00a0<\/i>\u00e8 il primo giorno dopo secoli in cui gli Ebrei sono cittadini come tutti gli altri, non sono pi\u00f9 discriminati. Un decreto della municipalit\u00e0 che esce qualche giorno dopo abbatte le mura del Ghetto di Venezia &#8211; e le abbatte proprio fisicamente, a picconate -, per dare un segno tangibile che gli Ebrei sono cittadini come tutti gli altri.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">lo, tante volte, quando si fa un bilancio di queste municipalit\u00e0, sento molto spesso discorsi nostalgici sul prima e sul dopo, soprattutto sul prima, e quindi vorrei ricordare che, quando gli austriaci arrivano a Venezia nel gennaio del 1798 &#8211; e questo non vale solo per Venezia, ma vale anche per tutta l&#8217;Italia &#8211; uno dei primi atti della Restaurazione , \u00e8 di ripristinare il Ghetto che, in molte citt\u00e0 italiane, sar\u00e0 tolto solo nel 1848; gli Ebrei piemontesi, ad esempio, ottengono la libert\u00e0 dallo Statuto di Carlo Alberto alla vigilia della Prima Guerra d&#8217;indipendenza. A Padova, uno dei decreti della municipalit\u00e0 padovana, \u00e8 quello di abbattere il ghetto, e dove oggi esso sorge, quella zona assume il nome di &#8220;Via Libera&#8221; &#8211; gli Ebrei di Padova erano pochi, ma la libert\u00e0 l&#8217;hanno avuta solo per quei pochi mesi; e non \u00e8 male ricordare che, di questi pochi, buona parte sono spariti fisicamente dopo l&#8217;8 settembre del 1943 -.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">La vita delle municipalit\u00e0 democratiche \u00e8 breve: gi\u00e0 dopo i &#8220;Preliminari di Leoben&#8221; del 18 aprile, cominciano a circolare insistenti le voci di una cessione dei Veneto all&#8217;Austria- in questo clima di ansia, di tensione, di incertezza prendono corpo e coerenza anche aspirazioni per l&#8217;Unit\u00e0 e l&#8217;indipendenza di tutta l&#8217;Italia da parte di alcuni dei patrioti pi\u00f9 radicali; le municipalit\u00e0 venete nascono in un clima di aspra e rancorosa polemica contro Venezia, l&#8217;ex capitale, accusata, anche dopo la sua democratizzazione, di voler perpetuare una secolare oppressione sulla Terraf\u00e8rma- ogni municipalit\u00e0 si erige a piccola repubblica autonoma e diffida di Venezia che con i francesi ha firmato un trattato di pace, rifiuta ogni prospettiva di unione &#8211; e ci sono furenti invettive anti-veneziane da parte dei giacobini padovani, bresciani e bergamaschi -. Ma ormai incalzati dalle voci sempre pi\u00f9 inquietanti sui negoziati di pace di Passariano, i giacobini veneti, dopo essersi riuniti nei brevi ed inconcludenti congressi unitari di Milano, Bassano e Venezia, si decidono a scegliere la via di un&#8217;unione con la Repubblica Cisalpina, prima tappa di un processo di unit\u00e0 e di indipendenza destinato a &#8211; e cito testualmente da un appello pubblicato a Padova, Vicenza, Treviso, Belluno e Rovigo &#8211; &#8220;unire tutti in una repubblica grande con tutti i popoli liberi d&#8217;Italia&#8221;. Tra questi patrioti veneti, autentici anticipatori del Risorgimento, spiccano le figure di Fantuzzi, di Dandolo, di Giuliani; tutti sforzi, per\u00f2, destinati ad essere vani, perch\u00e9, a Campoformio, Napoleone aveva gi\u00e0 ceduto il Veneto all&#8217;Austria. E poi respinger\u00e0 seccamente e brutalmente ogni sforzo di tutti i giacobini veneti di revocare le scelte politiche dei Direttorio e le migliaia di sottoscrizioni dei cittadini veneti per l&#8217;unione alla Cisalpina, sottoscrizioni parte spontanee e parte raccolte con insistenti pressioni, soprattutto nelle zone contadine, restano un pezzo di carta. Le municipalit\u00e0 democratiche, come ultimo atto hanno un gesto invero molto triste, che \u00e8 quello di fare la lista dei giacobini pi\u00f9 radicali e pi\u00f9 compromessi, ai quali, secondo una clausola aggiuntiva dei Trattato di Carmpoformio, \u00e8 concesso di emigrare a Milano per non sottostare alle prevedibili rappresaglie dei governo austriaco che, certo, non voleva avere niente a che fare rivoluzionari cos\u00ec accesi.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Un bilancio delle riforme delle municipalit\u00e0 democratiche venete: molte restano sul piano dei progetti, altre riforme sono impostate e in parte realizzate ma vengono poi prontamente soppresse dai nuovi governanti austriaci, e alcune di queste ricompaiono &#8211; sempre un po&#8217; pi\u00f9 moderate, per\u00f2 &#8211; nel successivo governo napoleonico dei Regno d&#8217;Italia, dopo la battaglia di Austerlitz e l&#8217;annessione del Veneto al Regno Italico. Altre ancora sono per\u00f2 riforme ormai irreversibili: a volte sono riforme semplici . come la numerazione civica, come l&#8217;introduzione dell&#8217;ora italiana ed ora francese &#8211; cio\u00e8 un sistema diverso di computare le ore -, come la leva militare &#8211; riforma forse non gradita a molti, ma che secondo alcuni storici ha in realt\u00e0 creato un sommovimento della societ\u00e0 veneta che andrebbe in larga misura riconsiderato nelle sue conseguenze -. A volte si tratta, come nel caso delle riforme fiscali, di catasti e simili, di riforme che mettono in moto un processo di modernizzazione della societ\u00e0 che \u00e8 pi\u00f9 forte della stessa Restaurazione, tant&#8217;\u00e8 vero che, in molti casi, gli austriaci, al momento dei ritorno &#8211; o meglio dell&#8217;arrivo prima, e dei secondo ritorno dopo il Congresso di Vienna &#8211; non le aboliranno. In ogni caso &#8211; e concludo &#8211; io credo che l&#8217;eredit\u00e0 ideale e politica dell&#8217;esperienza democratica veneta, come dei resto di tutto il triennio giacobino italiano, vada inserita, e quindi anche valutata, nel pi\u00f9 ampio processo di trasformazione della societ\u00e0 italiana, che dalle radici giacobine dei &#8217;96 e del &#8217;99 risale, pi\u00f9 avanti, negli anni della Restaurazione e dei Risorgimento. lo ho cercato di dare un breve panorama dei cosiddetto &#8220;giacobinismo veneto&#8221; ed adesso il professar Filiberto Agostini toccher\u00e0 nello specifico, le municipalit\u00e0 di Padova e dei Padovano perch\u00e9, come vedremo, una delle caratteristiche salienti di queste riforme \u00e8 la loro presenza non solo nel capoluogo ma anche nei centri minori, a volte anche in quelli molto minori rispetto a quelli che erano considerati, allora, i cosiddetti &#8220;capoluoghi&#8221; delle varie province o, meglio, &#8220;reggimenti&#8221;, come li chiamavano.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\">\n<p align=\"justify\">\n<\/div>\n<hr size=\"1\" width=\"80%\" \/>\n<div align=\"center\">\n<div align=\"center\"><center>\u00a0<\/center><\/div>\n<div align=\"center\"><center><span style=\"color: #ff0000; font-size: x-large;\">Le Municipalit\u00e0 democratiche nel Padovano<\/span><\/center><\/div>\n<p><span style=\"color: #ff0000; font-size: x-large;\">Filiberto\u00a0 AGOSTINI<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Affronter\u00f2 la questione dell&#8217;insediamento delle municipalit\u00e0 nella parte finale dei mio intervento. Per cominciare, vorrei soffermarmi su altri aspetti: il 1797 costituisce per il Veneto, Venezia e la Terraferma, un anno cruciale e complesso, difficile ed anche violento, un momento di svolta che condiziona in modo determinante la successiva evoluzione storica, e rappresenta un punto di riferimento obbligato per l&#8217;azione politica e anche per l&#8217;ispirazione ideale delle generazioni successive che si troveranno, a distanza di qualche anno, inserite nel flusso politico risorgimentale, impegnate in questo grande processo unitario; quindi poche stagioni della storia veneta possono vantare una mole cos\u00ec consistente di ricerche storiche sulla caduta di Venezia e, comunque, sugli eventi connessi.<\/span><\/p>\n<\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">D&#8217;altro canto, voi lo sapete, c&#8217;\u00e8 una legge regionale recente, la 37\/1996 che ha incentivato in modo specifico le ricerche su Venezia e sulla Terraferma. Pochi momenti del passato di un popolo sono riconosciuti cos\u00ec nettamente spartiacque tra epoche diverse, e pochi momenti hanno avuto anche interpretazioni diverse e controverse.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">E&#8217; opportuno, io credo, prima di inoltrarci nella nostra conversazione, evocare alcune vicende politiche e militari, nonch\u00e9 sottolineare alcuni segmenti temporali storicamente ben definiti, al fine di cogliere pi\u00f9 puntualmente gli aspetti di questo passaggio dell&#8217;antico regime dell&#8217;et\u00e0 veneziana a questa nuova et\u00e0, che noi abbiamo definito &#8220;giacobina&#8221; &#8211; con le puntualizzazioni che Preto ha dato un&#8217;et\u00e0, comunque, che ha connotati fortemente innovativi, sotto tutti i profili, da quello amministrativo a quello giudiziario, da quello forense a quello fiscale. lo desidero sottolineare innanzitutto le vicende belliche &#8211; e non pu\u00f2 che essere cos\u00ec -, perch\u00e9 tutte le trasformazioni economiche e politiche che sono state introdotte in Italia, e quindi anche nel Veneto, traggono la loro innelludibile origine dalle travolgenti vittorie militari delle annate del Bonaparte, a cominciare dal 1796. Nel 1797 il teatro di guerra si sposta nel Veneto: l&#8217;Armata d&#8217;Italia sfonda i confini occidentali della Serenissima &#8211; apro una piccola parentesi: questa Armata, che, come \u00e8 stato detto, conta circa 30-35 mila uomini, rastrella risorse dal territorio e ha bisogno di finanziamenti davvero gravosi. Ma quello che \u00e8 significativo, e ci si pu\u00f2 sorprendere, \u00e8 che quando l&#8217;Armata napoleonica giunge in Italia i generali gi\u00e0 conoscevano l&#8217;entit\u00e0 delle risorse: conoscevano cio\u00e8 nei dettagli quanto la regione poteva loro offrire. A Parigi, negli archivi militari, c&#8217;\u00e8 un&#8217;ampia documentazione che riguarda questo aspetto: per ogni paese, e quindi anche per Monselice e per le frazioni pi\u00f9 minute, sono indicati, ad esempio, i numeri dei buoi e delle capre, l&#8217;entit\u00e0 della produzione di fieno, il numero delle fonti d&#8217;acqua; c&#8217;\u00e8 una descrizione minuta anche del paesaggio. Questo \u00e8 importante perch\u00e9, quando le annate giungono, hanno la possibilit\u00e0 di andare, come si suol dire, &#8220;a colpo sicuro&#8221;, di rastrellare facilmente le risorse -.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">L&#8217;aspetto militare \u00e8 importante e decisivo: basti pensare alle battaglie di Castiglione e di Solferino dell&#8217;agosto 1796, alla battaglia di Bassano dell&#8217;8 settembre, a quella dei Brenta, attorno alle parti di Fontaniva, del 6 novembre e di Arcole &#8211; nella Bassa Veronese &#8211; dei 17 novembre. In questi mesi spicca la politica di neutralit\u00e0 nei rapporti internazionali; una politica a cui Venezia si \u00e8 attenuta sin dall&#8217;inizio del conflitto. Imparzialit\u00e0 o neutralit\u00e0 sentita come scelta obbligata, una scelta che risulta anche fortemente correlata con quella della conservazione, in politica interna, dei quadro istituzionale e sociale che \u00e8 ereditato da secoli.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">D&#8217;altro canto, dobbiamo ricordare che Venezia \u00e8 incapace, sotto molti profili, e quindi anche sotto il profilo militare, di competere con le altre potenze europee, con gli altri stati-nazione, come la Francia, cio\u00e8 con le altre monarchie amministrative consolidatesi da secoli.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Quindi, questo 1797, anno cruciale, \u00e8 scandito da dichiarazioni di guerra, da accordi preliminari, da trattati di pace: tutti appuntamenti fondamentali per il destino politico di Venezia e della Terraferma. lo desidero ricordate alcuni: il 9 aprile, ad esempio, c&#8217;\u00e8 la dichiarazione di guerra contro Venezia; il 18 aprile la stipula &#8211; come \u00e8 gi\u00e0 stato detto &#8211; dei Preliminari di pace franco-asburgici di Leoben: perch\u00e9 \u00e8 importante questa stipula? Perch\u00e9 in realt\u00e0 \u00e8 un anticipo delle condizioni che poi saranno confermate e perfezionate, otto mesi pi\u00f9 tardi, a Campoformio. Ma non dobbiamo dimenticare il 12 maggio, data dell&#8217;abdicazione, a Venezia, dei Maggior Consiglio, che fu l&#8217;organo sovrano dell&#8217;aristocrazia veneziana, a favore di un governo rappresentativo. A Venezia, dunque, il 12 maggio avviene il passaggio dall&#8217;ordine aristocratico al sistema repubblicano-democratico, tra l&#8217;esultanza di alcuni, il cordoglio di altri e il riserbo dei pi\u00f9: comunque, tra la preoccupazione di tutti per il mantenimento dell&#8217;ordine pubblico in citt\u00e0. Il 16 maggio, a distanza di pochi giorni, viene stipulato il trattato franco-veneto: qui Venezia perde anche il suo territorio di Terraferma, che \u00e8 ormai limitato al solo suolo urbano. La &#8220;Regina dell&#8217;Adriatico&#8221; \u00e8 spodestata e cade senza gloria- possiamo dire, per usare una locuzione di uno storico, che &#8221; &#8230; Venezia \u00e8 come uno specchio infranto, Venezia \u00e8 senza vita&#8221;. Ed, infine, il Trattato di Campoformio del 17 ottobre, che segna irrimediabilmente la fine della Repubblica di Venezia. Perch\u00e9? Perch\u00e9 la citt\u00e0 stessa, la Terraferma fino all&#8217;Adige, le isole adriatiche, l&#8217;Istria e la Dalmazia sono cedute, quale compenso, all&#8217;Austria di Francesco 11. Questo trattato &#8211; che \u00e8 considerato la seconda caduta di Venezia dopo quella del 12 maggio &#8211; suscita sentimenti molto forti nei patrioti, diffonde un senso di smarrimento e di tradimento; basti pensare al levantino Foscolo e ad una delle sue opere pi\u00f9 note,\u00a0<\/span><i><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Le ultime lettere di Jacopo Ortis.<\/span><\/i><i><\/i><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Ho indugiato dunque su questi aspetti militari, anche diplomatici, perch\u00e9 desidero possa emergere la complessit\u00e0 di questo anno che \u00e8 veramente fitto di eventi traumatici. A sottolineare l&#8217;importanza dei &#8217;97 concorrono anche le vibranti testimonianze, alle quali gi\u00e0 ho accennato, di Ugo Foscolo, di Giovanni Pindemonte &#8211; fratello dei pi\u00f9 noto Ippolito -, e, pi\u00f9 tardi, di Ippolito Nievo e soprattutto del suo personaggio, Carlino &#8211; cio\u00e8 Carlo Altoviti -. C&#8217;\u00e8 una produzione immensa e multiforme relativa alla caduta di Venezia fatta di inni, di canzonette, di ritornelli, di sonetti, di canti, di strofe satiriche e di reperti epistolari: una produzione di segno ideologico anche contrapposto, fiorita all&#8217;insegna dell&#8217;esaltazione o dell&#8217;esecrazione degli eventi storici, del sollievo per la caduta dei Leone marciano o dei dolore per la perdita dell&#8217;antica libert\u00e0 democratica. Questa produzione \u00e8 letterariamente mediocre, \u00e8 una specie di teatrino grottesco, \u00e8 un verseggiare senza acume politico; \u00e8 l&#8217;opera di letterati che possono tranquillamente rimanere nell&#8217;oblio. Tuttavia \u00e8 importante, e desidero sottolinearlo, perch\u00e9 direttamente o indirettamente, questa produzione esprime l&#8217;eccezionalit\u00e0 dei momento, lo straordinario impatto che \u00e8 anche emotivo; impatto determinato dalla caduta di uno stato plurisecolare, determinato dalla guerra, determinato da Campoformio. Una produzione che, per certi aspetti, pu\u00f2 essere solo paragonata, per quantit\u00e0 o qualit\u00e0, a quella fiorita a Venezia dopo la Battaglia di Lepanto. L\u2019eccezionalit\u00e0 di questo momento la si pu\u00f2 cogliere anche attraverso le pagine di numerosi\u00a0<i>phamplet,\u00a0<\/i>giornali, libri che escono dai torchi delle tipografie in questi mesi democratici; e ancora, dal profluvio dei diari, di memorie, di cronache &#8211; a volte queste cronache hanno un vigore speculativo, un acume politico e una vivacit\u00e0 stilistica; cronache che comunque e ovunque proliferano numerose nel &#8217;97: pensiamo alle cronache parrocchiali, conservate numerose negli archivi parrocchiali, non ancora sufficientemente analizzate ed evidenziate &#8211; li Padovano non sfugge a questa nuova consuetudine scrittoria, cio\u00e8 all&#8217;uso degli inchiostri per finalit\u00e0 politiche, per evocare eventi privati ed eventi pubblici. Nella primavera dei &#8217;97 si scioglie un vincolo tra la Terraferma e Venezia, un vincolo che \u00e8 vecchio di quattro secoli; le citt\u00e0 e le province che quattro secoli prima, per spontanea dedizione o per effetto di conquista si erano congiunte &#8211; siamo nel primo Quattrocento &#8211; alla Dominante, e che in progressione di tempo avevano sperimentato una condizione di crescente sudditanza nei confronti di Venezia, queste citt\u00e0 vengono spogliate della loro reale autorit\u00e0. Ora, nel &#8217;97, tra aprile e maggio, ripudiano ogni controllo centralistico ed autoritario che viene da Venezia; ripudiano, come si suol dire, la burocrazia&#8221; veneziana. La rottura di questo legarne, che \u00e8 molto difficile e anche delicato ma consolidato, \u00e8 politicamente rilevante &#8211; naturalmente d\u00e0 dei riflessi anche sul piano economico e anche su quello sociale \u00e8 una rottura che diventa segno e simbolo della :fine di un&#8217;epoca: d\u00e0 proprio il senso della rottura col passato. Perch\u00e9? Perch\u00e9 ora, nel fondare un nuovo ordinamento politico &#8211; e il nuovo ordinamento politico sar\u00e0 dato dalla municipalizzazione diffusa &#8211; , un nuovo stato, si guarda &#8211; ma evidentemente non da tutti &#8211; non pi\u00f9 a Venezia, ma con convinzione e con speranza si guarda oltre il Mincio, si guarda a Alano, si guarda alla Cisalpina: questo, nella storia italiana, fra Settecento e Ottocento, \u00e8 un fatto straordinario; \u00e8 qui, in realt\u00e0, che si avvia il Risorgimento italiano. Tra aprile ed ottobre l&#8217;idea nazionale e le istanze unitarie conoscono una stagione, che possiamo anche considerare felice, di proselitismo, e una prospettiva anche di realizzazione, quale non si era mai verificata in passato.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Gli ideali democratici e repubblicani animano i patrioti e si traducono in alcuni appuntamenti, in alcuni congressi che sono gi\u00e0 stati citati &#8211; a Alano il 12 giugno, a Bassano, che \u00e8 quello pi\u00f9 importante, il 15 luglio, a Vicenza il 28 agosto, a Venezia i primi di ottobre. In realt\u00e0, questo nuovo spirito, questa nuova volont\u00e0 unitaria \u00e8 priva di collegamenti organici, e quindi \u00e8 votata al fallimento, anche per la volont\u00e0 superiore di Napoleone.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Il Bonaparte non vede in realt\u00e0 di buon occhio la Cisalpina, e soprattutto non vede di buon occhio il consolidarsi di uno stato nella Terraferma veneta, uno stato capace comunque di interferire sulle sue operazioni, sui suoi piani militari in Italia.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Ho citato le<b>\u00a0<\/b>municipalit\u00e0: nello spazio di circa quattro settimane &#8211; e quindi molto rapidamente &#8211; e in connessione anche con l&#8217;avanzata degli eserciti francesi, dal 25 aprile al 22 maggio, in uno scenario geopolitico che \u00e8 certamente incerto e violento, vengono insidiate nella Terraferma le prime municipalit\u00e0 democratiche repubblicane, e queste vengono insidiate sulle ceneri, possiamo dire, delle antiche istituzioni territoriali dello Stato marciano, cio\u00e8 sulle ceneri delle podestarie, dei capitaniati, dei vicariati, cio\u00e8 di quell&#8217; ordinamento che ha un&#8217;origine antica, sulle ceneri di quelle giurisdizioni locali di origine feudale, di quelle oligarchie fondate anche sull&#8217;intreccio tra funzioni amministrative e funzioni giudiziarie. Per fare qualche esempio: Camposampiero, Castelbaldo, Cittadella, Este, Monselice, Montagnana e Piove di Sacco costituivano la sede di podestarie; invece Anguillara, Arqu\u00e0, Conselve, Mirano e Teolo erano sedi di vicariato.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Tutta questa realt\u00e0 quindi, che \u00e8 complessa ed intrecciata, viene repentinamente e brutalmente cancellata; la rivoluzione giacobina e democratica fa dunque piazza pulita di tutti questi ordinamenti, in pochissimi giorni. Quindi questa \u00e8 una stagione davvero rivoluzionaria: ma \u00e8 anche una stagione entusiasta, utopista, disordinata &#8211; se volete &#8211; ed ingenua nelle sue illusioni libertarie; esaltata da un lato e ferocemente detestata dall&#8217;altro; una stagione ricca di fermenti innovativi e di speranze, di tradizioni che sono discusse e, a volte, accantonate, di realizzazioni sui terreni pi\u00f9 diversi della convivenza sociale, dall&#8217;economia al diritto alla religione.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Il segno tangibile di questa attivit\u00e0, che \u00e8 un&#8217;attivit\u00e0 frenetica, un&#8217;attivit\u00e0 di riforme, \u00e8 la raccolta dei proclami, degli avvisi e dei decreti, che riempie addirittura sei volumi a Padova, quattro a Verona, tre a Vicenza. Ogni municipalit\u00e0, anche la pi\u00f9 piccola, pubblica il suo proclama, che \u00e8 sempre aperto da due di quelle parole che possiamo considerare magiche della grande Rivoluzione:\u00a0<i>libert\u00e0 ed eguaglianza<\/i>. I<i>\u00a0<\/i>proclami sono documenti importanti sia di natura ideologica che di natura organizzativa, se volete ingenui nell&#8217;enunciazione &#8211; che \u00e8 altisonante e pomposa &#8211;, proclami che sono dettati da persone che si sono trovate ad essere vincitrici; dettati da uomini convinti che solo sovvertendo le vecchie regole ed abbattendo le vecchie strutture sia possibile creare una societ\u00e0 democratica, una societ\u00e0 che tanto sognavano, una societ\u00e0 come antitesi del regime aristocratico vigente.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Proclami, decreti: questi nuovi governanti vogliono promuovere lo spirito patriottico, vogliono consolidare il sentimento di orgoglio nazionale e far crescere, fra la popolazione, un senso di lealt\u00e0 verso i nuovi organismi. Nelle citt\u00e0 , Padova, Vicenza, Rovigo, Treviso, Belluno e Udine, sono immediate le municipalit\u00e0 &#8220;centrali&#8221; &#8211; cos\u00ec sono definite -, che sono costituite da un numero variabile di &#8220;cittadini-ministri&#8221; eletti in assemblee appositamente convocate, composte da uomini di varia estrazione sociale, anche popolare, in ossequio ai principi della democrazia. Queste municipalit\u00e0 centrali costituiscono il cuore di un congegno che deve farsi carico di un moto che \u00e8 storicamente articolato: questi organismi municipali detengono, almeno sulla carta, il potere legislativo ed esecutivo e sono, come si diceva allora, &#8220;il centro di tutte le podest\u00e0&#8221;, agiscono poi come organo di ispezione, di impulso dell&#8217;intera attivit\u00e0 pubblica della citt\u00e0 e della provincia, fino ad assolvere, ed \u00e8 evidente, compiti propriamente politici.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Sotto il profilo organizzativo, ciascuna municipalit\u00e0 centrale e ciascuna municipalit\u00e0 urbana, sono ripartite in un certo numero di\u00a0<i>comitati,\u00a0<\/i>da sei a otto, che possiamo equiparare a piccoli ministeri, con uffici gerarchicamente coordinati e con personale impiegatizio che \u00e8 regolarmente retribuito; comitati le cui decisioni acquistano per\u00f2 legittimit\u00e0 solo in virt\u00f9 dei voto collegiale dei municipalisti. Questo nelle citt\u00e0 capoluogo; nelle cittadelle, nei borghi pi\u00f9 importanti della provincia, sono immediate invece le &#8220;municipalit\u00e0 cantonali&#8221;: a Monselice, a Teolo, a Bovolenta, a Camposampiero, ad Este, a Piove, a Montagnana, a Cittadella, a Carrara, a Pontelongo, a Battaglia, a Dolo: sono le dodici municipalit\u00e0 cantonali. Quali sono le funzioni? Innanzitutto non funzioni decisive e fondamentali \u2013 com\u2019\u00e8 ovvio -, dei tipo di quelle previste per le municipalit\u00e0 centrali: qui, localmente, le mansioni sono tecnico-esecutive, soprattutto nei settori importanti della polizia e dell&#8217;annona.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Io direi &#8211; e questa \u00e8 la mia impressione -che, pi\u00f9 che organi capaci di autonomia amministrativa e facolt\u00e0 decisionale, queste municipalit\u00e0 appaiono rami terminali di un sistema &#8211; dai connotati ancora provvisori &#8211; che trae linfa vitale dalla tutela militare francese. In questa cornice, la stessa elettivit\u00e0 alle cariche municipali appare molto aleatoria, perch\u00e9 \u00e8 degradata dalla subalternit\u00e0 ai generali francesi. Illuminante, in questo senso, \u00e8 il proclama pubblicato dal generale Guglielmo Brun a Padova il 16 giugno 1797 nel quale \u00e8 stabilito che possono sussistere solo le municipalit\u00e0 periferiche &#8211; cio\u00e8 quelle cantonali, quelle di distretto &#8211; approvate dall&#8217;autorit\u00e0 militare, sia nel numero, sia nella dislocazione ed organizzazione interna, senza interferenze dei patrioti locali. E&#8217; fatto obbligo a questi apparati amministrativi di &#8220;conformarsi&#8221; &#8211; e qui uso un termine dei tempo &#8211; ai bisogni della municipalit\u00e0 centrale &#8211; nel caso specifico la municipalit\u00e0 cantonale di Monselice doveva conformarsi alla municipalit\u00e0 centrale di Padova -; conformarsi nel campo della giustizia penale, dei dazi e degli appalti, delle esazioni e delle imposte: nessuna iniziativa estemporanea ed indipendente \u00e8 consentita ad esse.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Quindi, come voi capite, siamo di fronte ad una sovranit\u00e0 particolarmente limitata; a mio avviso, molto, moltissimo dipende da Napoleone e dalle volont\u00e0 dei generali che attraversarono questo territorio e rastrellarono le risorse.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Per concludere, io vorrei citare una descrizione che risale al 1798, cio\u00e8 all&#8217;anno dei ritorno degli austriaci. E testo da cui ho tratto questo passo \u00e8 una sorta di atlante che venne pubblicato a Lipsia nel 1798; \u00e8 in tedesco, ma io vi legger\u00f2 la traduzione. Questa descrizione \u00e8 relativa al territorio di Monselice:<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: small;\">L&#8217;aria \u00e8 ovunque molto pura, le stesse montagne euganee sono pi\u00f9 colline che montagne; vi crescono in grande quantit\u00e0 olive, uva squisita, arance ed altra frutta, oltre a cereali, frutta, canapa, riso, limoni, melangoli, fichi,<b>\u00a0<\/b>datteri, peschi, meloni, carciofi, asparagi, cavoli, erbe aromatiche; nell&#8217;intera zona pianeggiante sono eccellentemente coltivate viti che, alla maniera italiana, emergono serpeggiando tra i viali di olmi, salici e pioppi; sono tese, queste viti, come ghirlande da un albero all&#8217;altro, e in un certo qual modo, fanno da recinto ai campi di cereali. Inoltre, si incontra in queste zone, un&#8217;abbondanza di<b>\u00a0<\/b>pascoli per l&#8217;allevamento del bestiame e di gelsi per la sericoltura. In altre parole questa zona \u00e8, nel vero senso della parola, un paradiso, \u00e8 il giardino d\u2019Europa.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Poi, scendendo in dettaglio proprio per quanto riguarda\u00a0<i>Montselice o Moncelese,\u00a0<\/i>scrive<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: small;\">Si trova, questo paese, in una posizione molto piacevole, sulla riva di un canale ampio e navigabile, che da Este conduce a Padova. Monselice \u00e8 una bella citt\u00e0 circondata da mura, nelle quali si trovano ancora tracce di precedenti opere di fortificazioni ; ha 8900 abitanti, che vivono molto bene grazie alle frequenti fiere e<b>\u00a0<\/b>al fiorente commercio. C&#8217;\u00e8 anche una chiesa collegiata e diversi begli edifici e chiese.<\/span><\/div>\n<div align=\"center\">\n<div align=\"center\"><center>\u00a0<\/center><\/div>\n<div align=\"center\"><center>\u00a0<\/center><\/div>\n<div align=\"center\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr size=\"1\" width=\"80%\" \/>\n<p><span style=\"color: #ff0000; font-size: x-large;\">La rivoluzione fiscale nel Padovano (1797)<\/span><\/p>\n<\/div>\n<div align=\"center\"><center><span style=\"color: #ff0000; font-size: medium;\"><b>Giovanni SILVANO<\/b><\/span><\/center><\/div>\n<\/div>\n<div align=\"justify\"><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Affronteremo un argomento molto tecnico; c&#8217;\u00e8 forse necessit\u00e0 di qualche nota introduttiva che riesca a spiegare in che cosa \u00e8 realmente consistita questa riforma, se non, addirittura, rivoluzione. Come \u00e8 gi\u00e0 stato ricordato, l&#8217;esercito francese che \u00e8 qui, qui come in molti altri luoghi della Terraferma, \u00e8 a totale carico delle Amministrazioni locali. Esiste una documentazione gi\u00e0 dai primissimi mesi dell&#8217;Amministrazione democratica padovana che stabilisce, grosso modo in 10 milioni di Ere venete, il deficit dell&#8217;amministrazione del Padovano. Dieci milioni di lire venete contratte, per la stragrande maggioranza dei casi, con tutti coloro i quali, nei mesi precedenti, avevano fornito all&#8217;esercito francese generi di prima necessit\u00e0. Bisognava dunque arrivare a trovare un modo per onorare questi crediti che erano stati fatti all&#8217;Amministrazione; non \u00e8 cosa facile, non lo \u00e8 da un punto di vista teorico e non lo \u00e8 assolutamente da un punto di vista pratico e concreto, arrivare a riscuotere tanto denaro nel giro di pochissimi mesi.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">In realt\u00e0 &#8211; penso di poterlo dimostrare &#8211; a Padova, ma anche a Treviso e a Vicenza, si riusc\u00ec, proprio affrontando questo problema, non solo a risolvere &#8211; almeno in parte &#8211; la questione dei\u00a0<i>deficit &#8211;\u00a0<\/i>che \u00e8 una questione rilevante, ma non \u00e8 quella che a noi forse interessa di pi\u00f9 -, ma si arriv\u00f2 anche ad immaginare, e dopo a realizzare nei fatti, un estimo, un sistema fiscale, un sistema di esazione che, in una qualche maniera, per i democratici padovani, rappresentava la realizzazione della libert\u00e0 e dell&#8217;eguaglianza tra i cittadini dei nuovo stato.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">La sfida \u00e8 aperta: i primissimi provvedimenti in campo fiscale vanno naturalmente a toccare i consumi, cio\u00e8 i dazi. Intervenire su questa materia \u00e8 relativamente semplice: ogni municipalit\u00e0 ha emanato una serie di decreti con i quali abolisce i dazi ritenuti pi\u00f9 &#8220;odiosi&#8221; &#8211; era questa la parola usata -, cio\u00e8 quei dazi che colpiscono i consumi di farina, pane, olio e quindi di quei generi che entravano all&#8217;interno di ogni famiglia. A riguardo pu\u00f2 essere interessante sentire un po&#8217; con che tipo di argomentazione e con quale prosa viene proposta questa politica di abolizione dei dazi; a tal proposito c&#8217;\u00e8 un significativo proclama della municipalit\u00e0 di Lendinara del 18 maggio, in cui si dice:<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: small;\">Misero contadino, hai tu mai compreso che li pochi denarii da te guadagnati con il sudore di<b>\u00a0<\/b>tutto un giorno, ti venissero in parte rubati da chi ti comandava? E che se la tua polenta, il tuo pane non bastavano al nutrimento della tua innocente famiglia, era perch\u00e9 il tirannico passato governo era iniquo? Il pane, la farina gialla, tuo prediletto e caro cibo, erano aggravati dai dazi!<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Dopo questa impostazione della materia, naturalmente veniva emesso il decreto vero e proprio che aboliva il pagamento di questi dazi; provvedimenti di questo genere se ne trovano a decine, oserei dire a centinaia.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Ma il punto pi\u00f9 difficile da risolvere \u00e8 quello che riguarda altre imposte, cio\u00e8 quelle che venivano definite in epoca veneziana, le cosiddette\u00a0<i>graveze de mandato domani.\u00a0<\/i>Che cosa sono? Tutto il territorio dello Stato veneto era sottoposto al pagamento di queste imposte; esse vengono pagate per secoli nella storia della Repubblica veneta solamente dalle persone che abitano nel territorio, che possiedono beni nel territorio e nello stato e che quindi non sono n\u00e9 veneziani n\u00e9 ecclesiastici; in altre parole, il sistema fiscale veneto &#8211; detto sinteticamente &#8211; \u00e8 costituito in maniera tale che lo Stato, attraverso di esso, determina la condizione del contribuente, in maniera rigorosissima e precisissima, nonch\u00e9 le sue obbligazioni fiscali. Pertanto il possedere a Monselice, poniamo, o ad Este o a Belluno, un determinato fondo non comportava, nello Stato veneto, una obbligazione fiscale<b>\u00a0<\/b>uguale per tutti, ma l&#8217;obbligazione era fissata e il tipo di imposta pagata era diversa in relazione alla condizione dei proprietario; quindi, i veneziani pagavano, poniamo, soltanto la decima e il companatico, tutti gli altri avevano altri tipi di tasse che dovevano onorare. Qui, badate bene, non si tratta tanto di quantificare, se sia pi\u00f9 pesante la decima o il companatico, cio\u00e8 se sia pi\u00f9 pesante la tassa che paga il veneziano piuttosto che quella che paga l&#8217;abitante di Monselice o quello di Padova o quello di Treviso; la questione che a noi interessa sottolineare \u00e8 che esistono trattamenti fiscali diversi, in relazione a vivere o meno nella Dominante<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Questo sistema, che dura da secoli &#8211; dura quasi dal momento della\u00a0<i>Dedizione,\u00a0<\/i>cio\u00e8 dal 1404 per Padova, fino al<b>\u00a0<\/b>1797 -, nel 1797 viene cassato dall&#8217;ordinamento. Anche gli ecclesiastici verranno equiparati ai contribuenti laici; non esiste pi\u00f9 quindi, se non per motivi d&#8217;ordine, per motivi di organizzazione del nuovo estimo, la categoria degli ecclesiastici, che sono responsabili a loro volta di obbligazioni fiscali diverse sia da quelle che pagano i veneti veneziani, sia da quelle che pagano i distrettuali.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Io ho l&#8217;impressione che l&#8217;avere individuato questo meccanismo sia gi\u00e0 stato un passo avanti all&#8217;interno di una rivoluzione fiscale ancora pi\u00f9 ampia. Perch\u00e9 ancora pi\u00f9 ampia? Perch\u00e9 vi era un punto sul quale bisognava confrontarsi: se \u00e8 vero che per secoli era esistito questo sistema di obbligazioni fiscali diverse, queste apparivano anche nel momento precedente all&#8217;esazione, cio\u00e8 nel momento della rilevazione della ricchezza; cio\u00e8 tutti gli estinta della ricchezza imponibile nel territorio dello Stato della Repubblica rispecchiano queste differenze sociali di condizioni tra i contribuenti. E&#8217; quindi necessario, oserei dire vitale per queste nuove Amministrazioni democratiche, disporre &#8211; e disporre nel giro di qualche settimana, di qualche mese &#8211; di una rilevazione nuova della ricchezza, che possa dare una qualche sicurezza su cosa e su quanto fosse effettivamente da porre sotto la nuova imposizione. A questo punto, la municipalit\u00e0 di Padova &#8211; e quindi coinvolger\u00e0 anche il territorio di Monselice e altre municipalit\u00e0 della Terraferma, in particolar modo Treviso e Vicenza -, chiede a tutti i cittadini di presentare una nuova polizza d&#8217;estimo: nel Padovano vengono presentate poco meno di 6 mila denunce, 6 mila nuove polizze. li problema \u00e8 costringere i veneziani e gli enti ecclesiastici che possiedono beni nella provincia di Padova a presentare al Dipartimento Quarto del Governo Centrale dei Padovano una dichiarazione non tanto, poniamo, di tutti i beni dei Monastero della Celestia di Venezia, ma di quanto la Celestia di Venezia possedeva nel Padovano. Io non so bene se a riguardo siano state usate le baionette o altre forme di persuasione per indurre gli abitanti dei Veneto a presentare le denunce, ma soprattutto gli ecclesiastici &#8211; e questo lo si evince dalle date che sono riportate in ogni polizza &#8211; obbedirono quasi tutti: circa 770 enti ecclesiastici nel Padovano portano le loro denunce al Dipartimento. Pi\u00f9 lenti furono i veneziani, ma anche loro &#8211; e sono nell&#8217;ordine di qualche migliaio &#8211; portarono, tra il luglio, l&#8217;agosto e il settembre dei &#8217;97, a Padova, le denunce della loro ricchezza di quella che allora si chiamava la &#8220;rendita netta&#8221; posseduta nel Padovano. Pertanto, proprio da un punto di vista archivistico, possiamo dire che a Padova, senz&#8217;ombra di dubbio, e certamente anche a Vicenza e a Treviso, esiste la serie completa di questo estimo democratico, che per il 1797 ritrae la ricchezza imponibile dei contribuenti, ripeto, laici, ecclesiastici e veneziani. Si badi, peraltro, che all&#8217;interno di queste polizze non \u00e8 descritta solamente la ricchezza immobile &#8211; non ci sono solo i campi e le case -, ma ci sono anche i beni mobili, cio\u00e8 le rendite, che ad esempio i monasteri ritraevano dall&#8217;aver dato &#8220;a censo&#8221; il denaro. Nel sistema fiscale veneziano questo tipo di rendita non \u00e8 tassata, e noi sappiamo che esistono famiglie veneziane che , pur possedendo pochi beni immobili, avevano comunque una ricchezza mobile altissima.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Pertanto, a me pare che si sia fatto un passo significativo verso l&#8217;individuazione della rendita netta dei contribuente, in maniera pi\u00f9 equa di quanto non lo fosse mai stato prima.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Io credo che questa riforma sia stata pienamente realizzata, sia dal punto di vista teorico che dal punto di vista pratico. E i risultati si videro. Perch\u00e9? Su questo nuovo estimo furono &#8220;piantate&#8221;, se cos\u00ec si pu\u00f2 dire, due nuove imposte straordinarie, che si chiamano\u00a0<i>taglione e imprestito\u00a0<\/i>e, dalla riscossione di queste due nuove imposte si arriv\u00f2, per il Padovano, alla riscossione di oltre 5 milioni di lire venete. Altrettanto l&#8217;Amministrazione padovana ricav\u00f2 dalla vendita dei beni ecclesiastici- in questo modo, pertanto, si pu\u00f2 dire che nel giro di quattro mesi &#8211; da settembre a dicembre dei &#8217;97 &#8211; il deficit della finanza padovana fu coperto.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Forse pu\u00f2 essere utile, vista anche la sede in cui ci troviamo, dopo aver delineato il quadro teorico della rivoluzione fiscale operata dai giacobini, vedere come pu\u00f2 essere usato questo strumento; ed io ho individuato &#8211; soprattutto nell&#8217;estimo ecclesiastico, che \u00e8 quello che ho studiato pi\u00f9 a fondo &#8211; alcune denunce fatte da enti ecclesiastici di Monselice. Posso informarvi del fatto che le denunce portate qui a Monselice manifestano una ricchezza consistente degli enti ecclesiastici nel &#8217;97: addirittura uno solo dei benefici che sono all&#8217;interno della Chiesa Cattedrale della Collegiata di S. Giustina arriva a denunciare poco meno di 5 mila lire venete. Ora, 5 mila lire di denuncia come rendita netta corrisponde ad un patrimonio piuttosto elevato, un patrimonio senz&#8217;altro superiore alla media tra i contribuenti ecclesiastici dei padovano. Ma anche i benefici meno ricchi all&#8217;interno della Chiesa di S. Giustina, mi pare, non arrivino mai a meno di 838 lire: questo \u00e8 il meno dotato tra tutti i benefici, gli altri gli sono tutti superiori.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Si badi bene che la legge istitutiva del nuovo estimo e dei taglione stabiliva, come imponibile minimo per essere ammessi alla contribuzione, 620 lire venete. All&#8217;interno degli enti ecclesiastici di Monselice non ne viene escluso alcuno dal pagamento dei taglione: quindi le loro rendite sono tutte superiori alla soglia delle 620 lire. lo non ho fatto la somma della rendita ecclesiastica di Monselice; comunque n\u00fa sembra sia abbondantemente sopra le 15-16 mila lire venete. A detenere una certa ricchezza qui a Monselice \u00e8 anche la municipalit\u00e0: essa presenta la sua polizza d&#8217;estimo che viene fissata in 141 50 lire venete; quindi possiede beni fondiari in quantit\u00e0 notevole. Ho poi ritrovato la polizza di un cittadino di Monselice, o meglio di un gruppo di cittadini, i fratelli Bianchini, che denunciano 19800 lire venete: quindi una rendita davvero molto consistente ed elevata.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Monselice non contribu\u00ec solamente all\u2019imprestito e al taglione: Monselice fu anche piuttosto generosa per quello che veniva chiamato &#8220;l&#8217;imprestito patriottico&#8221;; io ho potuto stabilire che cento cittadini di Monselice hanno contribuito con una cifra di poco inferiore alle 65 mila lire venete, cos\u00ec distribuite: in 5 persone hanno offerto circa 18-20 mila lire, tutti gli altri tra le 500 e le 2 mila lire. L&#8217;imprestito patriottico non \u00e8 un&#8217;imposta, ma la municipalit\u00e0 chiama un certo numero di cittadini a contribuire.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Forse posso concludere ricollegandomi a ci\u00f2 che \u00e8 gi\u00e0 stato detto dai colleghi: il &#8217;97 segna, al di l\u00e0 di tanti dettagli, un cambiamento radicale tra la citt\u00e0 e la campagna: non esiste pi\u00f9 il rapporto tra Dominante e Dominata, e, a sua volta, tra citt\u00e0 del territorio dello Stato e un contado che \u00e8 solo da sfruttare; ora, soprattutto da parte dei membri del governo centrale, si tenta di dare una svolta netta a quelle che erano la vita sociale e politica dei vecchio regime, anche attraverso una maggior responsabilizzazione delle campagne. Certo non dobbiamo pensare ad una capillarit\u00e0 eccessiva; ma rimane il fatto che, nei governi centrali, ci sono rappresentanti della periferia. Esistono comunque organi amministrativi che riescono a diffondere l&#8217;ordine che viene dato da Padova di svolgere un estimo e di raccogliere le polizze anche nei territori pi\u00f9 lontani da Padova.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Io credo che in questo risieda veramente una rivoluzione epocale importante, che va proprio nella direzione opposta rispetto a quella che per quattro secoli aveva guidato l&#8217;evoluzione regionale, e questo in tutta la penisola. Tutti gli stati regionali italiani, dal Quattrocento al Cinquecento, sono fortemente centralizzati: il territorio conta assai meno. Dal &#8217;97, mi sembra invece che il territorio cominci a far sentire la propria voce.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\">\n<div align=\"center\"><center>\u00a0<\/center><\/div>\n<div align=\"center\"><center>\u00a0<\/center><\/div>\n<div align=\"center\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr size=\"1\" width=\"80%\" \/>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n<div align=\"center\"><center><span style=\"color: #ff0000; font-size: x-large;\">La\u00a0 demografia a Monselice nel Settecento<\/span><\/center><\/div>\n<div align=\"center\"><center><span style=\"color: #ff0000; font-size: medium;\"><b>Franco FASULO<\/b><\/span><\/center><\/div>\n<p><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Per quanto riguarda la demografia, il 1797 \u00e8 un anno come tutti gli altri; quindi, io cercher\u00f2 di arrivare alla caduta della Repubblica di Venezia partendo dall&#8217;inizio dei secolo.<\/span><\/p>\n<\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">La situazione demografica di Monselice nel corso dei Settecento \u00e8 abbastanza chiara: registri parrocchiali &#8211; ci sono cinque parrocchie: S. Giustina, S. Paolo, S. Martino, S. Tommaso, S. Niccol\u00f2 di Marendole -, le anagrafi venete &#8211; dal &#8217;66 al &#8217;90 -, i\u00a0<i>Daziomacina\u00a0<\/i>dei 1787 -che \u00e8 una lista nominativa di tutti i capifamiglia divisi in tre classi, sulla base dei consumo di pane di frumento (e allora sono benestanti: poco pi\u00f9 dei 5% della popolazione di Monselice), di pane misto (che \u00e8 frumento e cereali minorii, ed \u00e8 circa il 10% dei monselicensi), ed infine d\u00ec polenta ( ci sono allora gli &#8220;infimi&#8221; o &#8220;miserabili&#8221;, come li chiamavano, categoria che raggruppa circa l&#8217;85% della popolazione di Monselice); sono esclusi sia i questuanti che i bambini sotto i 5 anni di vita, che non pagano alcuna tassa. Quindi abbiamo, attraverso questa serie di documenti d&#8217;archivio, una situazione abbastanza chiara: Monselice \u00e8 abitata da una popolazione sostanzialmente molto povera &#8211; ci sono casi di morti d&#8217;inedia, morti di freddo, morti di fame -; la stragrande maggioranza della popolazione si limita a lavorare nei campi, le cui rendite vanno a finire nei forzieri dei signori, che sono per il 50% ed oltre dei nobili veneziani: quindi le rendite escono da Monselice e vanno a finire a Venezia, mentre qui restano solo le briciole: i salari agli agenti, ai contadini, ai gastaldi o fattori, a seconda delle dimensioni della propriet\u00e0; quindi, diciamo, qui si registra solo una fuga della ricchezza, e non certo un aumento dei capitali. Un altro 25% della popolazione &#8211; se si prendono per buoni i dati della\u00a0<i>Redecima\u00a0<\/i>dei 1740 &#8211; possono essere considerati i proprietari; sono solo una piccola parte dei monselicensi: ci sono solo 7-8 famiglie nobili, una ottantina di famiglie borghesi che posseggono qualche campo &#8211; mediamente una decina -, mentre gli altri 8 mila e rotti abitanti di Monselice non posseggono assolutamente nulla, e quindi vivono stentatamente la loro giornata di lavoro molto pesante e le conseguenze si vedono: gran parte della gente soffre e muore giovane &#8211; la speranza di vita alla nascita \u00e8 di circa 30-35 anni, e teniamo presente che soprattutto nella seconda met\u00e0 dei secolo le condizioni di vita sembrano peggiorare, tant&#8217;\u00e8 che la mortalit\u00e0 infantile passa dal 25% al 50% nel corso dei secolo -. Questi dati li ritroviamo anche in alcune tesi di laurea redatte dalle dottoresse Gialain, Quaglio e Sorze, che parlano di questo continuo peggioramento delle condizioni di vita dei bambini ed, evidentemente, delle loro madri, poich\u00e9 se un bambino muore prima di un anno di vita muore anche per le condizioni di miseria e di sottonutrizione della madre che lo allatta. Fornisco un altro dato: solo il 5% delle persone arriva a 60 anni; i sessantenni, secondo l&#8217;anagrafe &#8211; conosciamo i dati per i soli abitanti maschi, ma possiamo supporre che per le donne sia analogo &#8211; sono quindi veramente.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">La speranza di vita, come avete visto, \u00e8 molto bassa; abbiamo tutta una serie di indici del peggioramento progressivo delle condizioni di vita nel corso dei Settecento: aumenta il numero dei suicidi per annegamento, ma aumenta anche il numero delle morti violente dovute a coltellate, archibugiate, risse d&#8217;osteria, ma anche assassinii per rapina.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Manca quasi totalmente l&#8217;assistenza medica: nella visita pastorale dei 1762 si dice che ci sono quattro medici presenti nella citt\u00e0, ma quasi nessuno degli ammalati ha la fortuna di vederli prima di morire, tranne che non si tratti delle famiglie dei maggiorenti dei paese. Ci sono, \u00e8 vero, due ospedali: ma nel primo &#8211; sempre secondo la visita citata &#8211; ci sono\u00a0<i>plures mulieres pauperes,\u00a0<\/i>cio\u00e8 si tratta di un ospizio di povere donne, mentre nel secondo sono accolti i poveri pellegrini in due stanze, una per gli uomini e una per le donne, cio\u00e8 manca completamente un senso di ospedalizzazione dell&#8217;ammalato e di un medico che lo curi.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Ma, valutando pi\u00f9 da vicino i dati numerici, vediamo attraverso le cinque parrocchie come, nel corso dei Settecento, declini la popolazione di Monselice: dalle 9035 anime alle 1713. Alla fine del dominio veneziano &#8211; i dati sono dei 1790 &#8211; gli abitanti sono 8367, divisi in maniera diversa fra le parrocchie: la parrocchiale maggiore di S. Paolo, che oscilla tra i 3000-3400 abitanti, ed \u00e8 estremamente diffusa nel territorio &#8211; comprende infatti i quartieri di Pozzocatena, Capodimonte, Borgo Costa Calcinara, V\u00f2 de&#8217; Buffi, Schiavonia, Savelion de&#8217; Molini -; l&#8217;importante parrocchia di S. Giustina &#8211; considerata nella gi\u00e0 citata visita parrocchiale come suddivisa in cinque parrocchie, poich\u00e9 comprendeva un arciprete e quattro mansionari -, che, nonostante la ricchezza degli abitanti, \u00e8 la pi\u00f9 ridotta per quanto riguarda il numero di anime presenti: 2243 nel &#8217;66, 2300-2500 qualche anno pi\u00f9 tardi; poi c&#8217;\u00e8 S. Martino, che \u00e8 situata invece dall&#8217;altra parte della citt\u00e0 &#8211; comprende le zone della Stortola, Arzerdimezzo, Vetta, etc. &#8211; e registra nel suo territorio la presenza di circa 1700 abitanti, suddivisi in 398 famiglie; la parrocchia di S. Tommaso, che \u00e8 la pi\u00f9 piccola con 436 abitanti e, infine, S. Niccol\u00f2 di Marendole. Queste sono quindi le dimensioni delle parrocchie: c&#8217;\u00e8 stata una crescita progressiva dal Cinquecento al 1713, e poi si \u00e8 registrato un declino progressivo. Che significa tutto ci\u00f2? Che c&#8217;\u00e8 un peggioramento delle condizioni economico-sociali della popolazione; il Seicento \u00e8 riuscito a superare la crisi grazie all&#8217;introduzione del mais ma, nel Settecento, lo stesso mais \u00e8 la causa prima di malattie quali la pellagra, lo scorbuto e di tutte quelle morti dovute a &#8220;pazzia&#8221; &#8211; molti degli annegamenti stessi sono probabilmente dovuti agli effetti perversi di una sottoalimentazione.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Gli unici benestanti a Monselice sono una cinquantina di persone, che vivono di rendita: per lo pi\u00f9 si trovano nella parrocchia di S. Giustina, ma 19 sono a S. Paolo, 6 a S. Martino, 1 a S. Tommaso, nessuno a Marendole; la gran parte della popolazione \u00e8 costituita da persone povere.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Monselice \u00e8 una quasi citt\u00e0, perch\u00e9 pensate che Treviso ha 10 mila abitanti e Rovigo appena 5 mila, mentre la stessa Padova ha 30 mila abitanti. L&#8217;arrivo dei francesi giunge in un periodo di crisi demografica: c&#8217;\u00e8 una lunga stagnazione che si accentua nel corso del Settecento. Del resto, la situazione \u00e8 analoga anche nei centri vicini: Pozzonovo, che nel 1702 aveva raggiunto i 1400 abitanti, ne ha persi il 1 0% nel 1790; Tribano cala da 3295 a 3069; Solesino addirittura ne perde 500 e scende a 1960; Battaglia da 1526 scende a 1104; quindi , come vedete, la crisi \u00e8 generalizzata.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">E&#8217; molto difficile sopravvivere a Monselice se non si \u00e8 nobili o ecclesiastici: ci sono 25 preti con beneficio e 51 religiosi, 72 monache e 38 professori di arti liberali, che costituiscono gli strati pi\u00f9 alti della borghesia monselicense- ci sono alcuni bottegai e commercianti &#8211; un&#8217;ottantina in tutto, ma non sono tutti benestanti -e la gran parte della popolazione \u00e8 rappresentata da circa 300 artigiani e 2 mila lavoranti in campagna che sono, sostanzialmente, mezzadri in piccola parte, fittavoli e braccianti in gran parte. Questuanti e persone senza entrate o mestieri sono ai gradini pi\u00f9 bassi della scala gerarchica della societ\u00e0; secondo la lista dei\u00a0<i>Daziomacina\u00a0<\/i>sono molti pi\u00f9 di quanti siano censiti nelle anagrafi, sono cio\u00e8 circa 500 &#8211; e quindi in numero pi\u00f9 che doppio rispetto a quello delle anagrafi -. Ma questa fonte fiscale sembra abbastanza interessante perch\u00e9 la stima &#8211; si paga una tassa diversa se si mangia il pane bianco, il pane misto o la polenta &#8211; d\u00e0 una proporzione molto elevata di persone che vivono miseramente. Ci sono 4612 &#8220;infimi&#8221;, cio\u00e8 persone che vivono di polenta, e pi\u00f9 di 500 questuanti, contro 376 benestanti &#8211; cio\u00e8 che vivono di pane bianco &#8211; e 603 &#8220;mediocri&#8221; che sono probabilmente quei borghesi un po&#8217; pi\u00f9 benestanti o quei fittavoli che hanno in affitto pi\u00f9 campi della media: quindi possiamo calcolare che almeno l&#8217;80% della popolazione vive in condizioni estremamente misere. Ci sono delle riserve da fare sull&#8217;attendibilit\u00e0 di questa come di tutte le altre fonti fiscali. Da che cosa nasce questa povert\u00e0? Come dicevamo prima, la\u00a0<i>Redecima\u00a0<\/i>dei 1740 aveva testimoniato che oltre 5500 campi appartengono a &#8220;fuochi veneti&#8221;, cio\u00e8 hanno un altro sistema fiscale &#8211; ci sono due sistemi di rilevamento fiscale: a &#8220;fuochi veneti&#8221; per i veneziani &#8211; i nobili veneziani, soprattutto- i soli Duodo hanno qui a Monselice pi\u00f9 di mille campi, oltre ad una serie di case e di palazzi- i Marcello hanno, tra le altre cose, 250 campi &#8211; e a &#8220;fuochi foresti&#8221; per i monselicensi<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Oltre 5500 campi, pi\u00f9 della met\u00e0 della superficie censita, appartiene a 50 famiglie di nobili veneti che hanno anche 187 case, 60 casoni, 9 case domenicali &#8211; cio\u00e8 signorili -, 3 palazzi, 2 priare &#8211; cio\u00e8 le famose cave di pietra, che producono una vera e propria ricchezza ma anche 27 botteghe e 5 osterie; ci sono anche 14 non nobili veneziani pure proprietari: alcuni sono enti ecclesiastici &#8211; S. Zaccaria, S. Anna, S. Michele di Murano &#8211; e ci sono 194 campi che appartengono a enti civili &#8211; cio\u00e8 il Monte di Piet\u00e0, la Scuola della Carit\u00e0 e la Commissione Corego -. Tra i beni dei sudditi, s\u00ec e no la met\u00e0 di essi appartiene ad 8 famiglie nobili di Monselice e a 83 non nobili, 10 enti ecclesiastici, 3 enti civili &#8211; come risulta dalla\u00a0<i>Redecima\u00a0<\/i>del 1740 -. Ci sono poi anche 2961 campi che appartengono a nobili padovani e anche ad enti ecclesiastici ed enti civili padovani- quindi la grande propriet\u00e0 \u00e8 sostanzialmente veneziana: oltre ai Duodo, che possiedono mille campi, ci sono anche i Giustiniani, i Renier, i Bon, i Marcello. Originari di Monselice sono soltanto i conti Oddo, che possiedono 455 campi; poi ci sono i Bianchini, i Cortuso, i Girotto, i Gualtieri; la parrocchia di S. Paolo e quella di S. Giustina hanno parecchie propriet\u00e0- un centinaio di campi sono posseduti anche dai frati di S. Francesco e S. Domenico. Poi ci sono alcuni padovani, fra cui Buzzacarini, Borromei, Zuccato, Fflottori; inoltre, il Seminario di Padova, i monaci di S. Giustina, quelli di S. Agostino, l&#8217;ospedale di Padova, la Ca&#8217; di Dio e il Monte di Piet\u00e0.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Quindi la crisi demografica che colpisce Monselice nella seconda met\u00e0 dei Settecento nasce dalla difficile condizione di vita dei contadini poveri, che vivono facendo i braccianti in queste grandi propriet\u00e0 nobiliari; e quindi da questo nasce la miseria, la fame endemica, il fatto che un bambino su due muoia prima di compiere un anno, al violenza, le risse. Cresce persino il numero dei figli illegittimi; e voi sapete come il loro numero sia molto difficile da stimare, perch\u00e9 probabilmente molti degli illegittimi nati a Monselice venivano portati a Padova o altrove.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">In questa situazione di grave disagio economico e sociale il cambio di regime politico lascia dei tutto indifferente la maggior parte degli abitanti dei Veneto n\u00e9, d&#8217;altra parte, i cosiddetto &#8220;giacobini&#8221; padovani hanno programmi rivoluzionari &#8211; di rivoluzione sociale, come dicevano i miei predecessori -; i salotti delle contesse Papafava e Ferri, che erano i due centri dei giacobinismo padovano, non erano certo frequentati da innovatosi che avessero idee di rivoluzione sociale e, sostanzialmente, i loro interessi non coincidevano con quelli dei braccianti e dei fittavoli poveri che costituivano la gran parte degli abitanti di Monselice. Quindi l&#8217;arrivo degli austriaci, il ritorno dei francesi, la restaurazione asburgica dopo il 1814, non mutano la vita alla gente comune, che continua la triste vicenda di fame, di sottoconsumo e di aumento di mortalit\u00e0, di crisi per buona parte dell&#8217;Ottocento.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Le vicende politiche non mutano: cio\u00e8 non muta la vita della gente comune, occupata com&#8217;\u00e8 nell&#8217;affannosa ricerca di quel cibo quotidiano: la politica interessa i tiparoni&#8221;- sia nell&#8217;epoca veneziana, sia in quella asburgica che in quella risorgimentale c&#8217;\u00e8 questa sostanziale disattenzione delle masse contadine nei confronti dei problemi politici, proprio per le condizioni di vita talmente disperate che non rendono possibile il lusso di occuparsi di politica.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\">\n<p align=\"justify\">\n<\/div>\n<hr size=\"1\" width=\"80%\" \/>\n<div align=\"center\">\n<div align=\"center\"><center>\u00a0<\/center><\/div>\n<div align=\"center\"><center><i><span style=\"color: #ff0000; font-size: large;\">L&#8217;assetto sanitario pubblico nella Bassa Padovana (1797-1815)<\/span><\/i><\/center><\/div>\n<div align=\"center\"><center><b><span style=\"color: #ff0000; font-size: medium;\">Luisa MENEGHINI<\/span><\/b><\/center><\/div>\n<\/div>\n<div align=\"justify\"><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Io cercher\u00f2 di farvi una veloce panoramica su quella che \u00e8 l&#8217;evoluzione dei sistema sanitario pubblico nella Bassa Padovana tra il 1797 e il 1815 \u2013 sistema che \u00e8 stato sostanzialmente ereditato dalla Repubblica di Venezia, e poi come questo sistema abbia attraversato un periodo ricco di avvenimenti, qual \u00e8 stato quello che va dal 1797 al 1815.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Il passaggio dal XIV al XV secolo si pu\u00f2 dire rappresenti per la storia della sanit\u00e0 un momento di svolta e, allo stesso tempo, di inizio fondamentale perch\u00e9, se da un lato determin\u00f2 l&#8217;uscita di questo settore dal provvisorio nel quale era stato relegato per entrare a far parte stabilmente delle strategie politiche delle diverse istituzioni governanti, dall\u2019altro si pu\u00f2 ritenere il punto di partenza di una sanit\u00e0 intesa come pubblica. Gi\u00e0 nel secolo successivo, comunque, i maggiori stati dell&#8217;Italia settentrionale riuscirono ad elaborare una organizzazione sanitaria vera e propria, con strutture d&#8217;avanguardia, notevolmente in anticipo sul resto dell&#8217;Europa, che si svilupparono in una serie di istituzioni e regolamenti, per certi aspetti, modello.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Nello specifico della Serenissima Repubblica e dei territorio che in questo momento a noi interessa, riscontriamo un evolversi della situazione che ben si inquadra in questa panoramica generale; fin dal 1486, infatti, il governo veneziano aveva deciso l&#8217;istituzione di un Ufficio di Sanit\u00e0, al fine di arginare tutte quelle situazioni di emergenza che si creavano a seguito di epidemie &#8211; di peste\u00a0<i>in primis -,\u00a0<\/i>e per preservare la citt\u00e0 e il territorio da eventuali contagi. Venezia, come citt\u00e0 di mare dedita ai commerci e agli scambi, approdo di stranieri e merci provenienti da mercati lontani, era forse pi\u00f9 di altre esposta sotto il profilo sanitario, ed il mantenimento della salute pubblica era divenuto un punto di forza per la stabilit\u00e0 dello stesso governo ducale. I provveditori e i sopraprovveditori, quindi, vennero istituiti allo scopo e con le specifiche funzioni di salvaguardare e assicurare al meglio il pubblico benessere, controllando una serie di settori molto ampia ed eterogenea, che andava dallo stato dei lazzaretti alle verifiche dei generi alimentari, dalla pulizia dei canali a quella delle cisterne, dal controllo dei mendicanti a quello delle prostitute, dallo stato di salute di uomini e animali alle modalit\u00e0 di sepoltura dei cadaveri ed altro ancora.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Nell\u2019ambito di un piano generale che prevedeva la diffusione di strutture simili anche nella Terraferma, Padova nel 1531 venne dotata di un medesimo Ufficio, il quale assommava un insieme di funzioni analoghe a quelle dei suo omonimo veneziano, sebbene pi\u00f9 specifiche alle esigenze dell&#8217;entroterra.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Le persone addette a questo Ufficio erano normalmente cinque Provveditori con poteri decisionali, eletti ogni anno dal Consiglio della Citt\u00e0, pi\u00f9 sei soggetti con funzioni che definirei &#8220;tecnico-pratiche&#8221; che verificavano l&#8217;applicazione delle normative da parte della comunit\u00e0. Questi erano il cancelliere, il coadiutore, il capitanio, il comandador, il protomedico e l&#8217;avvocato. La sede di quest&#8217;Ufficio venne stabilita nelle adiacenze del Palazzo della Ragione, presso un grande arco &#8211; demolito alla fine del secolo scorso &#8211; che collegava l&#8217;edificio alle prigioni del Comune.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Tutti i processi, cui le infrazioni agli ordini in materia sanitaria davano luogo, erano di competenza dell&#8217;Ufficio stesso, che proprio per questo veniva detto anche Magistrato di Sanit\u00e0.<b>\u00a0<\/b>Non essendoci per\u00f2 una normativa codificata che regolamentasse in maniera generalizzata la materia dei frequenti editti e decreti, affrontavano di volta in volta le problematiche pi\u00f9 urgenti sia quando queste erano di pubblico interesse, sia quando riguardavano questioni private; esse venivano affisse e &#8220;strillate&#8221; nei punti maggiormente esposti della citt\u00e0 stessa.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">I proclami, oltre che per Padova, servivano anche per il territorio, sul quale per\u00f2 la giurisdizione non era esattamente la medesima. Dal punto di vista sanitario, per altro, lo stesso territorio ricadente sotto la giurisdizione dell&#8217;Ufficio di Padova nei secoli sub\u00ec diverse modificazioni. Nel 1600, ad esempio, esso comprendeva sette Podestarie: Montagnana, Castelbaldo, Este, Monselice, Piove di Sacco, Cittadella, Camposampiero; cinque Vicarie: Conselve, Teolo, Arqu\u00e0, Mirano, Oriago; tre Giurisdizioni: Pisano, Contea d&#8217;Onara, Pal\u00f9 Maggiore; quattro Podesterie delegate: Cittadella, Monselice, Montagnana, Este. Nell&#8217;Ottocento, infine, a seguito della riforma austriaca, il territorio fu modificato ulteriormente con una suddivisione in dodici distretti: Padova, Camposampiero, Piazzola, Teolo, Battaglia, Este, Montagnana, Monselice, Conselve, Piove di Sacco, Mirano e Noale, ripartizione durata fino a qualche decennio fa.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Di quanto avveniva nelle province l&#8217;Ufficio di Sanit\u00e0 di Venezia era sempre completamente informato; era il centro al quale facevano capo, per quanto si riferiva alla materia sanitaria, tutti i fili che partivano anche dai pi\u00f9 piccoli paesi. Di fatto, l\u2019Ufficio veneziano corrispondeva con quello di Padova, che a sua volta corrispondeva con le Vicarie e con le Podestarie. Le Podestarie delegate, invece, oltre che con Padova, corrispondevano anche direttamente con la citt\u00e0 lagunare.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Nei paesi i Deputati di sanit\u00e0 dipendevano, nelle Vicarie dai Vicari e nelle Podesterie da piccoli uffici locali di sanit\u00e0, i quali ricevevano gli ordini, analogamente per quanto succedeva per Padova, dai Rettori locali.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Ad una prima analisi dei documenti relativi alle competenze di queste strutture legate al territorio, esse sembrano mutare a seconda dei diversi periodi considerati; se si esaminano pi\u00f9 a fondo, per\u00f2, si nota che al di sotto di un&#8217;apparente autonomia gestionale delle problematiche sanitarie che andava allargandosi, rimase costante e forte la dipendenza dagli Uffici di Padova e di Venezia che invece mantennero, e progressivamente ampliarono, i loro poteri.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">La gestione di questo insieme di funzioni cos\u00ec ampio e vario fu sempre e comunque difficile, soprattutto quando riguardava il controllo di alcune fra le categorie professionali pi\u00f9 forti, come quelle dei medici e degli speziali, molto pi\u00f9 disposti a rispettare i dettami del collegio e della corporazione piuttosto che dell&#8217;Ufficio.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Ma \u00e8 forse proprio grazie a questa complessit\u00e0 di rapporti che sono giunte a noi un cos\u00ec gran numero di testimonianze scritte &#8211; verbali, relazioni di denuncie, richieste di licenze, processi ed altro ancora &#8211; per mezzo delle quali siamo in grado di ricostruire, in certi casi anche nei dettagli, come si articolasse e quanto fosse diramata nel territorio questa struttura sanitaria.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">1 farmacisti, ad esempio, fin dalla fine del Seicento, vennero sottoposti a delle visite di controllo frequenti &#8211; ogni due anni &#8211; e rigorose, che si svolgevano secondo una prassi stabilita e, per certi versi, estremamente moderna. Improvvise, generalmente coordinate da due o tre Provveditori unicamente al Notaio e al Protomedico, esse avevano lo scopo di coglierli alla sprovvista per verificare lo stato delle loro botteghe e la regolarit\u00e0 dei loro commerci. Solitamente iniziavano con un controllo sul personale operante all&#8217;interno di questi esercizi, sia in qualit\u00e0 di titolari che di &#8220;giovani&#8221;, cio\u00e8 di coloro i quali effettuavano l&#8217;apprendistato necessario per poter poi affrontare l&#8217;esame che, a loro volta, li avrebbe abilitati.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Un &#8216;accurata ispezione dei &#8220;semplici&#8221; e dei &#8220;composti&#8221; &#8211; i medicinali di allora &#8211; si accompagnava poi ad una verifica delle ricette mediche, che dovevano riportare una chiara sottoscrizione di chi le avrebbe compilate o altrimenti essere rifiutate dal farmacista.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Nella maggioranza dei casi i preparati &#8211; una sessantina in media per farmacia &#8211; venivano esaminati direttamente durante l&#8217;ispezione, pi\u00f9 di rado venivano prelevati al fine di sottoporli ad una analisi esterna, effettuata da alcuni speziali scelti dai Provveditori, che ne certificasse la qualit\u00e0, la quantit\u00e0 e il contenuto. Questi, se rinvenuti non conformi, potevano, sulla base di una normativa applicata dal Collegio veneziano, essere gettati negli scarichi cittadini e sostituiti nel giro di un limitato numero di giorni, mentre nei casi pi\u00f9 gravi era prevista una pena consistente nella chiusura della bottega per un periodo che variava a seconda dell&#8217;infrazione commessa, unita al pubblico rogo dei prodotti irregolari nelle maggiori piazze cittadine, con l&#8217;implicito scopo di raggiungere cos\u00ec alla sanzione il discredito pubblico.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Tra le farmacie della citt\u00e0 di Padova, tuttavia, gli abusi rilevanti non risultano essere stati molti e nemmeno gravi; riguardano per lo pi\u00f9 alcuni preparati mancanti o medicinali non proprio di qualit\u00e0, infrazioni che usualmente, secondo quanto attestano i verbali delle visite successive, nel periodo di dieci giorni venivano riparate.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">La uniformit\u00e0 e regolarit\u00e0 della distribuzione sul territorio della citt\u00e0 &#8211; calcolando che per un numero di 43 mila abitanti circa esistevano 27 farmacie, una ogni 1600 abitanti &#8211; unicamente al positivo giudizio espresso dai Provveditori sullo stato generale delle spezierie padovane, costituiscono delle indicazioni attestanti l&#8217;efficienza di questo servizio verso gli utenti, che potevano cos\u00ec agevolmente soddisfare le loro esigenze, anche in pi\u00f9 di una spezieria, senza percorrere lunghe distanze. Questa diramazione si mantenne pressoch\u00e9 tale per tutto il periodo intercorso tra il diciottesimo e il diciannovesimo secolo: dai periodici controlli dell&#8217;Ufficio di Sanit\u00e0 risulta infatti che il numero delle spezierie sub\u00ec delle variazioni minime.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Le problematiche riguardanti il territorio extraurbano sottoposto all&#8217;autorit\u00e0 della magistratura patavina si presentavano ovviamente diverse da quelle cittadine: l&#8217;area infatti era vasta e comprendeva zone disomogenee fra loro, alcune delle quali oggi appartenenti ad altre province.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">L&#8217;insieme delle spezierie dislocate in questo territorio costituiva un&#8217;altra notevole rete di distribuzione dei medicinali formata da un&#8217;ottantina di unit\u00e0 &#8211; cifra mantenuta, con lievi oscillazioni, durante tutto il periodo considerato -, poste, nella gran parte dei casi, nella misura di una o pi\u00f9 per paese a seconda dei numero di abitanti. Nell&#8217;ultimo decennio dei Settecento questi globalmente ammontavano a circa 278 mila: numero che, se suddiviso, per le ottanta spezierie mediamente operanti durante il diciottesimo secolo, mostra la proporzione di una spezieria ogni 3500 abitanti, cifra decisamente pi\u00f9 elevata di quella riscontrata a Padova, ma che ugualmente indica la presenza di un folto numero di farmacie sparse nel territorio.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Anche queste, come le botteghe di citt\u00e0, erano sottoposte a dei controlli biennali che ne accertavano il regolare funzionamento ed esaminavano la qualit\u00e0 dei medicinali venduti, che nel numero, nonostante le ridotte dimensioni di certe spezierie, si avvicinavano a quelle possedute dagli aromatari cittadini.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Nonostante il positivo andamento registrato e l&#8217;efficace apparato pubblico che garantiva il regolare esercizio farmaceutico nel Padovano dei Settecento, la vita degli speziali di quelle campagne non era delle pi\u00f9 facili: a volte sperduti in piccoli centri dove i mezzi di comunicazione erano scarsissimi, si trovavano spesso a dover combattere per la tutela dei loro diritti, contrastando i fenomeni pi\u00f9 spettacolari. Primo fra tutti quello dei &#8220;ciarlatani&#8221;, eccentrici personaggi che di paese in paese, specialmente durante le fiere, andavano a vendere i rimedi per ogni tipo di malanno, ed elisir che promettevano una lunga vita, danneggiando non solo professionalmente ma anche economicamente la categoria.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Anche sui medici e sui chirurghi l&#8217;Ufficio di Sanit\u00e0 esercitava una certa sorveglianza &#8211; i primi occupavano, in quella che si poteva considerare una non dichiarata ma effettiva scala gerarchica fra queste professioni, la posizione di maggior prestigio e considerazione: di fatto, diagnosticavano soltanto le malattie dei pazienti che, se bisognosi di un qualche intervento o di una terapia pratica, dovevano rivolgersi ai chirurghi o, nei casi meno gravi, ai cerusici-barbieri.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Verso la met\u00e0 del Settecento l&#8217;Ufficio effettu\u00f2 nei loro confronti una vera e propria catastificazione per cercare di impedire l&#8217;esercizio abusivo della professione. I diplomi rilasciati venivano controfirmati dagli Uffici di Padova o di Venezia e il nominativo dei nuovo medico o del nuovo chirurgo era, cos\u00ec come si faceva per gli speziali, inserito in un elenco nel quale si indicavano le generalit\u00e0, la data ed il luogo in cui aveva completato il suo corso di studi. Questi elenchi, una volta stampati, venivano affissi nelle spezierie in modo tale da poter essere facilmente consultati da tutti.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Anche nei confronti delle levatrici veniva esercitato lo stesso tipo di sorveglianza, soprattutto dopo che venne delineato con precisione il loro ruolo ed istituzionalizzata la loro figura con la nascita della scuola di ostetricia presso l&#8217;ospedale di San Francesco di Padova (1775).<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">La funzionalit\u00e0 e l&#8217;efficienza della struttura sanitaria finirono per\u00f2 inevitabilmente con il risentire dei lento ma inesorabile volgersi dei destino politico ed economico della Serenissima, tanto da giungere, alla fine del Settecento, fortemente indebolite.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Nel 1797, con l&#8217;arrivo dei francesi e l&#8217;insediarsi delle nuove municipalit\u00e0, queste magistrature addette alla salvaguardia della salute pubblica furono destituite, ed i loro poteri attribuiti ad un\u00a0<i>democratico comitato di sanit\u00e0\u00a0<\/i>(<i>\u00a0<\/i>15 fiorile-4 maggio).<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Ad appena otto giorni di distanza dal suo insediamento, troviamo due importanti ordinanze nelle quali il suddetto comitato disponeva come prima cosa la nomina dei &#8220;Colleggetti&#8221;, cio\u00e8 delle deputazioni di sanit\u00e0 anche nei paesi, e ne specificava minuziosamente i compiti &#8211; che, per altro, non si differenziavano molto da quelli di un Provveditore veneziano -. Con la seconda, invece, coinvolgeva direttamente la cittadinanza invitata ad osservare una serie di precise norme igieniche che servivano a regolare non soltanto le situazioni pi\u00f9 specifiche, quali potevano essere il trasporto di un animale morto o quello di un cadavere, ma anche i comportamenti quotidiani delle persone nel modo, ad esempio, di disfarsi dei rifiuti o delle acque sporche &#8211; a questo proposito era severamente vietato gettarli dalle finestre nelle strade &#8211; o, ancora, obbligando i proprietari delle case alla costruzione di un &#8220;deposito sotterraneo&#8221; per lo scolo dei &#8220;secchieri&#8221; &#8211; lavandini di cucina &#8211; entro un mese dal proclama.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Con la citata ordinanza del 28 pratile (16 giugno 1797), l&#8217;amministrazione sanitaria venne ufficialmente inserita in uno degli otto comitati che componevano l\u2019organizzazione sistematica provvisoria delle municipalit\u00e0 di Padova e di tutto il dipartimento dei Padovano&#8221;, centro amministrativo di tutti i poteri, con lo specifico scopo di vigilare sulla salute pubblica, sovraintendere gli ospedali e controllare gli animali &#8211; di fatto gli stessi poteri del vecchio Ufficio di Sanit\u00e0 -.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Le ordinanze volte a strutturare quello che doveva essere il nuovo modo di intendere la salute pubblica, se nella sostanza e nei contenuti non erano poi molto differenti dai proclami veneziani, si differenziavano notevolmente per i toni e la velocit\u00e0 con la quale si chiedeva di uniformarsi all&#8217;ordine dato &#8211; 19 messidoro: ordine ai parroci di effettuare un censimento delle anime affidate alla loro parrocchia; il 23 questo censimento era gi\u00e0 stato effettuato e stampato -.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Un ulteriore elemento di differenziazione si pu\u00f2 individuare nel fatto che all&#8217;interno dell&#8217;insieme delle ordinanze emanate in questi pochi mesi di dominio francese un numero rilevante riguarda il settore veterinario. Una questione che sembra aver preoccupato &#8211; e non poco &#8211; sia i municipalisti che i francesi, perch\u00e9 andava ad aggravare il problema della sussistenza delle truppe; era infatti il diffondersi delle epidemie bovine e ovine &#8211; vaiolo per le pecore, morbo epizootico per i buoi &#8211; provenienti dal Friuli, diffusesi nel distretto di Cittadella e poi anche fra i buoi francesi tenuti nei giardini dell&#8217;Arena ad allarmare le autorit\u00e0 in modo particolare.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Le altre ordinanze riguardavano poi problematiche pi\u00f9 o meno note, come il controllo delle professioni &#8220;sanitarie&#8221; per eccellenza: medici, chirurghi e farmacisti, e la severit\u00e0 nei confronti di chi abusivamente le esercitava. In questi mesi il Governo centrale decise l&#8217;istituzione di una Scuola di Sanit\u00e0, la prima della penisola &#8211; la seconda in Europa dopo Berlino -, diretta dal chirurgo Mouchet &#8211; la sede si trovava a Palazzo Contarini a San Massimo &#8211; per chi avesse voluto diventare ufficiale di sanit\u00e0 presso l&#8217;Armata d&#8217;Italia. Scelta che cadde su Padova probabilmente perch\u00e9 sede di una importante Universit\u00e0, gi\u00e0 possedeva il vasto ospedale militare &#8211; ex convento di Sant&#8217;Agostino &#8211; ed era imminente l&#8217;inaugurazione dei nuovo Ospedale giustinianeo.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Negli anni dell&#8217;occupazione austriaca, che seguirono al Trattato di Campoformio, la sanit\u00e0 non sub\u00ec mutamenti rilevanti; la polizia politica di Vienna infatti si caratterizz\u00f2 per il recupero di parti consistenti della precedente normativa veneziana, tanto che nel 1798 fu concesso il quasi completo ripristino della vecchia legislazione sanitaria.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Durante tutto quel periodo, quindi, nel settore medico farmaceutico non ci furono cambiamenti significativi, proprio perch\u00e9, pur essendo gli interventi dei legislatori per lo pi\u00f9 improntati al mantenimento delle\u00a0<i>status quo,\u00a0<\/i>i loro decreti ricalcavano direttive gi\u00e0 sperimentate.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Novit\u00e0 consistenti furono invece apportate dal governo francese negli anni del Regno d&#8217;Italia. Fin dal primo momento il problema dell&#8217;assistenza, dell&#8217;igiene e della sanit\u00e0 fu all&#8217;ordine dei giorno del regime napoleonico.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Ancora una volta si riteneva la salute un bene comune e non un fatto privato, concetto per altro che, come ho gi\u00e0 evidenziato, non era estraneo alle amministrazioni veneziane e nemmeno a quelle austriache; stavolta, per\u00f2, presentava un aspetto completamente nuovo, cio\u00e8 l&#8217;estensione di questo principio anche agli strati sociali che fino ad allora ne erano stati esclusi o trascurati.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Con un decreto datato 5 settembre 1806 venne riformato il sistema sanitario e trasformato in uno degli organismi pi\u00f9 avanzati ed organici in materia. Furono create delle innovativi direzioni di polizia medica presso le Universit\u00e0 di Pavia, di Bologna e di Padova, delle commissioni mediche nei dipartimenti, e nei centri minori delle deputazioni comunali.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Le direzioni erano composte da tutti professori della facolt\u00e0 medica delle rispettive universit\u00e0, da due medici pratici, da un chirurgo e da uno speziale. Il loro specifico compito era dare &#8220;parere motivato sugli interessanti la salute e qualunque richiesta delle autorit\u00e0 incaricate&#8221;, accordare l&#8217;abilitazione per il libero esercizio della medicina, della chirurgia e della farmacia, e sorvegliare affinch\u00e9 nel praticare queste professioni venissero rispettati i dettami prescritti dai vari decreti.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Per poter esercitare le professioni mediche era stata poi introdotta una prova di idoneit\u00e0 obbligatoria, da sostenere dopo aver ottenuto la laurea e il grado accademico, attestante la capacit\u00e0 dell&#8217;esaminato di saper svolgere il mestiere.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Le Commissioni di Sanit\u00e0, costituite per integrare le attivit\u00e0 delle direzioni, erano addette all&#8217;accertamento delle credenziali di medici, chirurghi e farmacisti al fine di predisporre gli elenchi generali delle varie giurisdizioni contenenti tutti i nomi dei soggetti abilitati. L&#8217;esercizio abusivo di queste professioni e l&#8217;eventuale danno alla salute che ne poteva derivare erano considerate infrazioni gravi, che non soltanto portavano a riconoscere come legittima ogni rivendicazione per ottenere il risarcimento dei danni subiti, ma venivano fatte rientrare nell&#8217;ambito dei diritto penale.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Nel suo svolgersi, il riordinamento dei settore sanitario rispecchiava fedelmente i caratteri della riforma dell&#8217;intero sistema amministrativo dei Regno, organizzato all&#8217;insegna dell&#8217;ordine, dell&#8217;obbedienza e della regolarit\u00e0.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Fra gli aspetti pi\u00f9 peculiari ed importanti di questa riforma ci fu il perseguimento di un&#8217;attiva politica di risanamento dell&#8217;ambiente e dell&#8217;igiene pubblica, nel campo soprattutto della prevenzione di quelle malattie infettive che nel passato avevano flagellato le popolazioni.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">In questa lotta per tutelare la salute dei cittadini ed applicare nonch\u00e9 favorire i progressi della medicina, il Regno combatt\u00e9 duramente, soprattutto nel tentativo di introdurre la pratica della profilassi dei vaiolo, la cui vaccinazione venne resa obbligatoria in tutti gli ospedali dal 5 novembre 1802. La mobilitazione fu tale da renderlo un momento memorabile nella storia della politica sanitaria dei regime napoleonico in Italia; la vaccinazione venne propagandata in varie maniere: dalla distribuzione di appositi opuscoli &#8211; fra questi il famoso\u00a0<i>Istruzioni al popolo sulla vaccina -,\u00a0<\/i>ai sermoni dei parroci durante le messe domenicali, che esortavano la popolazione alla fiducia nella scienza medica e nelle sue pratiche. Attraverso la lettura di alcune omelie dell&#8217;epoca, ci si pu\u00f2 rendere conto di come venissero interpretate e presentate le stesse Sacre Scritture per favorire la campagna di vaccinazione, e di come versetti e parti della Bibbia potessero essere utilizzati come promotori di questa politica sanitaria.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Negli anni che portarono alla fine del Regno d&#8217;Italia non vi furono altre riforme importanti del sistema sanitario; i decreti emanati in quel periodo furono per lo pi\u00f9 indirizzati a completare o a perfezionare parti di una normativa gi\u00e0 strutturata, senza indurvi ulteriori novit\u00e0 significative.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: medium;\">Il ritorno degli austriaci apr\u00ec invece un nuova stagione di cambiamenti importanti che segnarono in profondit\u00e0 il tessuto sociale, anche a ragione della maggiore durata di questa seconda occupazione che accompagn\u00f2 il Veneto fino al 1866.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><\/div>\n<div align=\"justify\">\n<hr \/>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #993366;\"><br \/>\n\u00a9 2023 a cura di Flaviano Rossetto \u00a0per\u00a0 <a style=\"color: #993366;\" href=\"https:\/\/www.ossicella.it\/\">https:\/\/www.ossicella.it\/<\/a><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #993366;\">Per storia di Monselice <a style=\"color: #993366;\" href=\"https:\/\/www.monseliceantica.it\/\">https:\/\/www.monseliceantica.it\/<\/a><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #993366;\">Contatti e info flaviano.rossetto@ossicella.it<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #993366;\"><a style=\"color: #993366;\" href=\"https:\/\/www.facebook.com\/flaviano.rossetto\">https:\/\/www.facebook.com\/flaviano.rossetto<\/a><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 26 ottobre 1997, nell&#8217;ambito dei premi Brunacci, nel castello di Monselice si \u00e8 svolto&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":4533,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[111],"tags":[72],"class_list":["post-4526","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-di-monselice","tag-monselice-1797"],"gutentor_comment":0,"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.3 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>La &quot;Rivoluzione&quot; 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