{"id":4644,"date":"2023-03-22T16:16:40","date_gmt":"2023-03-22T16:16:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.monseliceantica.it\/?p=4644"},"modified":"2026-03-23T06:42:53","modified_gmt":"2026-03-23T06:42:53","slug":"storia-del-comune-di-monselice-nelle-carte-darchivio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.monseliceantica.it\/archivio\/storia-del-comune-di-monselice-nelle-carte-darchivio\/","title":{"rendered":"Storia cronologica di Monselice nelle carte d\u2019archivio"},"content":{"rendered":"<h4 style=\"text-align: center;\">\u00a0Storia cronologica di Monselice dai documenti d&#8217;archivio<\/h4>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">La conquista longobarda<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo documento che cita la citt\u00e0 di Monselice risale al 568\u00a0 \u00e8 riporta la conquista Longobarda della citt\u00e0. Secondo Paolo Diacono \u201cigitur Alboin Vicentiam Veronam et reliquas Venetiae civitates, exceptis Patavium et Montemsilicis et Mantuam, cepit<em>\u201d<\/em>. Recenti scavi condotti sul monte della Rocca dal prof. Brogiolo sembrano confortare questa affermazione e datazione. Il periodo bizantino fu di breve durata: nel 602 i Longobardi di Agilulfo occuparono, dopo Padova, anche Monselice, che diviene una importante postazione di confine contro\u00a0 l&#8217;Esarcato\u00a0 (Ferrara,\u00a0 Samoggia e Argenta). Altra significativa menzione di Monselice \u00e8 nella <em>Promissio Carisiaca<\/em> (754): secondo il <em>Liber Pontificalis<\/em> a Quierzy il re dei Franchi Pipino avrebbe promesso di donare al papa Adriano IV le citt\u00e0 e i terreni compresi <em>per designatum confinium<\/em> tra Luni e Monselice, cio\u00e8 i territori bizantini non ancora in mano longobarda nel 601. Monselice, capoluogo di circoscrizione dopo la conquista di Padova, governata da un &#8220;gastaldo&#8221; in et\u2026 longobarda, poi\u00a0 <em>comitatus<\/em>\u00a0 in et\u00e0 carolingia, \u00e8 ricordata nei &#8220;pacta&#8221; dell&#8217; 840 di Lotario, con Vicenza, Gavello e Comacchio, mentre Padova non \u00e8 neppure citata. Nel 970 Padova diviene sede comitale: la <em>iudiciaria<\/em> di Monselice mantiene la sua autonomia e la sua dipendenza dal fisco regio. Si formano quindi sul suo territorio grandi patrimoni monastici (914 donazione al monastero veneziano di S. Zaccaria della corte di Petriolo con la chiesa di S. Tommaso, 970 donazione del vescovo di Padova all&#8217;abbazia di S. Giustina della chiesa di S. Martino con i beni ad essa pertinenti, etc.).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Nascita del Comune di Monselice tra Federico Barbarossa e Padova<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche se il <em>populus<\/em> di Monselice appare citato fin dal 1157 come soggetto in grado di determinare i confini con la vicina Pernumia, la prima lista di consoli \u00e8 attestata nel 1162 (altre nel 1165, nel 1174, etc.). Alla guida della citt\u00e0 si alternano con i consoli i podest\u00e0: il primo \u00e8 attestato nel 1179, un altro nel 1198. Accanto a loro troviamo i legati imperiali come Pagano (1160-61) mentre i passaggi di Federico Barbarossa nel 1161 e 1184, indicano l\u2019appartenenza di Monselice al partito imperiale nel difficile periodo dello scontro culminante nella battaglia di Legnano (1176) e nella pace di Costanza (1183) che sancirono l\u2019entrata di Monselice nell&#8217;orbita di Padova. L&#8217;escavo del canale di Battaglia (Bisatto), iniziato nel 1189 e durato 12 anni, \u00e8 il segno pi\u00f9 vistoso sul territorio dell&#8217;espansione politica e commerciale di Padova verso l&#8217;Adige. Nel 1206 \u2013 ad esempio &#8211; le sentenze dei giudici di Monselice sono rese esecutive da funzionari del podest\u00e0 di Padova, nel 1215 <em>illi de Montesilice<\/em> militavano nell&#8217;esercito padovano nella battaglia delle Bebbe contro Venezia. L\u2019influenza di Padova nella vita civile di Monselice \u00e8 testimoniata anche nel 1222 quando troviamo a Monselice dei \u201cingrossatori\u201d padovani cio\u00e8 ufficiali incaricati di intervenire nel libero mercato degli immobili fondiari e addirittura nel 1226 \u00e8 citata una <em>domus<\/em> porticata del Comune di Padova destinata ad esigenze amministrative e giudiziarie.<\/p>\n<h1 style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12pt;\"><strong>Monselice in eta\u2019 Ezzeliniana<\/strong><\/span><\/h1>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo la pace di Costanza (1183) tra comuni ed impero, Monselice entra nell\u2019orbita di Padova, la quale gli presta particolari attenzioni, considerandola un insostituibile baluardo a protezione della pianura sud-orientale fino all\u2019Adige. Il duecento \u00e8 importante per Monselice poich\u00e9 viene a trovarsi coinvolta direttamente nelle lotte tra i comuni e il nuovo imperatore svevo Federico II. Il tedesco era deciso con fermezza a debellare definitivamente la presenza dei comuni in Italia. Nel 1232 giunge a chiedere aiuto a Venezia, la quale rifiuta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Trova l\u2019accordo invece con Ezzelino da Romano, con il quale otterr\u00e0 facili ed immediati successi. Nei primi mesi del 1237 Federico II scendeva in Italia e Monselice decise di offrirsigli, Ezzelino non chiedeva di meglio. Conquistati i territori circostanti, il 19 febbraio 1237 riusc\u00ec ad occupare Monselice senza colpo ferire, grazie all\u2019opera di Nicol\u00f2 da Lozzo, congiunto di Pisano (Pesce) Paltanieri. Pesce Paltanieri il maggiore dei\u00a0 castellani di Monselice, parlando nell&#8217;assemblea ghibellina, ribad\u00ec la fedelt\u00e0 dei monselicensi all\u2019impero. Lo stesso Federico II nel 1239 dimor\u00f2 (?) a Monselice, tenendo corte e tribunale\u00a0 e\u00a0 ordinando\u00a0 di fortificare il monte della Rocca con un largo giro di mura intorno ad essa, un vero e proprio &#8220;castello&#8221;.\u00a0 Un documento estremamente interessante dell\u2019epoca \u00e8 il cosiddetto &#8220;catastico di Ezzelino&#8221; (inventario delle terre sottoposte alla decima della Pieve di S. Giustina) redatto prima del 1256, dal quale si apprende che oltre 250 campi di terra appartengono alla &#8220;curia domini Ecelini&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Conquistata la citt\u00e0 della Rocca l\u2019obiettivo naturale per il genero dello svevo \u00e8 Padova. La citt\u00e0 capitola senza molte difficolt\u00e0 il 23 febbraio 1237. La sconfitta decisiva dei comuni italiani Federico II l\u2019ottiene a Cortenuova il 27 novembre del 1237.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo questa vittoria ristruttur\u00f2 il \u201cregnum italiae\u201d e lo divise in vicariati, il genero Ezzelino da Romano (aveva sposato la figlia Selvaggia) diventa vicario imperiale per la Marca Trevigiana. Nel 1239 Federico II visita, seppure frettolosamente, Monselice e si rende conto della sua importante posizione strategica e ordina la costruzione di nuove fortificazioni per difendere efficacemente il luogo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo comporta l\u2019abbattimento del Duomo Vecchio e il suo trasporto pi\u00f9 in basso nel colle, cosa determinata anche dal fatto che la popolazione aveva cominciato a ripopolare il piano. Il Duomo viene consacrato nel 1256 ed allora era arciprete Simone Paltanieri, il figlio del Pesce Paltanieri che aveva contribuito a rendere Monselice citt\u00e0 fedele all\u2019Impero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Appartenente ad una delle famiglie pi\u00f9 potenti della citt\u00e0, di Simone \u00e8 sconosciuta la data di nascita, di poco anteriore al 1200. Nel 1234 un documento ce lo segnala come arciprete di santa Giustina di Monselice; quattro anni pi\u00f9 tardi lo troviamo canonico presso la cattedrale di Padova. Dal 1254 diventa delegato apostolico della diocesi di Aversa e vescovo l\u2019anno successivo, carica a cui rinuncer\u00e0 nel 1256. In quell\u2019anno il Paltanieri \u00e8 a Padova e dopo la cacciata di Ezzelino si premura presso il vescovo per lo spostamento pi\u00f9 in basso nel colle della sede del Duomo. Nel 1261 il papa Urbano IV lo eleva alla porpora cardinalizia e avr\u00e0 funzioni di legato nella Marca d\u2019Ancona, nel Ducato di Spoleto e nella Massa Trabaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Presente al conclave in cui viene eletto nel 1271 Gregorio X, nel 1274 lo troviamo a Lione ad assistere il papa nel II concilio ecumenico. L\u2019anno successivo \u00e8 di nuovo a Padova, nel 1276 si reca a Viterbo con il nuovo papa Innocenzo V. Las data della morte \u00e8 approssimativa, ma l\u2019ultima notizia che se ne ha \u00e8 relativa al testamento redatto il 7 febbraio 1277 a Viterbo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ritornando alle vicende legate ad Ezzelino, nel 1239 Federico II \u00e8 scomunicato per la seconda volta e di questo ne approfittano i feudatari (tra cui gli Estensi) per sottrarsi al suo controllo. Ezzelino viene incaricato di attuare il bando nei loro confronti e utilizza Monselice come centro delle operazioni militari da condurre contro Este. Nel frattempo l\u2019imperatore cominciava a declinare e nel 1245 il papa Francesco IV lo solleva dall\u2019ufficio imperiale, scatenandogli contro tutte le forze ostili. Di questo approfitta Ezzelino, che cerca di instaurare un potere personale su quei luoghi fino ad allora controllati per conto dell\u2019imperatore. Fa sua Monselice nel 1249 e la terr\u00e0 fino al 1256. Al suo nome \u00e8 legato il castello, ma sembra che non avesse stabile dimora nella citt\u00e0, ma preferisse girovagare per le sue fortezze, onde non offrirsi quale facile bersaglio per i suoi nemici. Nel 1254 viene scomunicato e si indice contro di lui una crociata. Nell\u2019arco di due anni Padova viene liberata e nel gennaio 1256 anche Monselice \u00e8 posta sotto assedio e si arrender\u00e0 solo verso la fine dello stesso anno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Passata la bufera ezzeliniana Monselice pass\u00f2 sotto i marchesi d\u2019Este, ma nel 1259 Azzo VII, operato dai debiti, cedette la citt\u00e0 al Comune di Padova, impadronitasi gi\u00e0 di Vicenza e Bassano.\u00a0 Dal 1257 Monselice (dopo la caduta di Ezzelino) \u00e8 di fatto governata dal comune di Padova. In questo periodo Padova esercita una forte influenza sulla nostra citt\u00e0 e ogni sei mesi\u00a0 inviava a Monselice due podest\u00e0 ai quali veniva corrisposto\u00a0 un\u00a0 salario di 200 lire, il pi\u00f9 alto del territorio. Accanto a loro sedeva un <em>commune consilium<\/em> (liste di 60-80 \u201cconsiliarii\u201d\u00a0 per\u00a0 il 1268, 1284), in parte esponenti del ceto nobiliare,\u00a0 in\u00a0 parte provenienti dalla buona borghesia. Vi era poi \u201cl\u2019arengo\u201d o l&#8217;assemblea popolare dei \u201cvicini et habitatores\u201d (nel 1317 ben\u00a0 664 votanti,\u00a0 notai,\u00a0 sarti, barcaioli, fabbri,\u00a0 stuoiai,\u00a0 cavallari,\u00a0 facchini, etc.)<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>.\u00a0 Nel 1308 la cancelleria del comune di Monselice contava gi\u00e0 una novantina di registri contabili, giudiziari e legislativi, oltre a due libri di statuti e una quantit\u00e0 imprecisata di pergamene sciolte. Si compilavano registri, carte e pergamene per gestire la vita politica, la vita economica e quella privata, alcuni dei quali sono giunti fino a noi.<\/p>\n<h2 style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12pt;\"><strong>L\u2019aspetto della citt\u00e0 di Monselice nel Duecento<\/strong><\/span><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">Monselice sul finire del Duecento si presenta ormai come un centro urbano fiorente, si arricchisce di monumenti significativi: il Torrione a testimonianza della sua importanza strategica, la Torre di Piazza simbolo delle libert\u00e0 comunali e il Duomo Vecchio voluto dal cardinale Simone Paltanieri. Il territorio urbano si presenta suddiviso in quartieri: il primo \u00e8 detto Callis de ripa, il secondo Callis de medio, il terzo Sancti Martini e il quarto Capitis Vici. Il Monte Ricco \u00e8 compreso nei singoli quartieri, mentre il frastagliamento delle propriet\u00e0 su di esso appare in contrasto con la superficie della Rocca che non era assoggetta ad alcune decima. Risale a quest\u2019epoca il primo ricordo della fiera che si teneva annualmente a Monselice e per tutta la sua durata (15 giorni) Padova inviava un giudice, un console due notari e due \u201ccommandatori\u201d per il disbrigo di vertenze giuridiche o penali che potevano sorgere tra coloro che vi partecipavano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1276 si decide inoltre che la \u201criveria\u201d che da Padova andava a Monselice dovesse essere migliorata onde consentire un migliore sistema di comunicazione tra i due centri. Per migliorare la navigabilit\u00e0 del canale della Battaglia vennero fatti alzare di almeno 2 piedi i mulini di Bagnarolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il Trecento.\u00a0 Scaligeri (1317-1338) e\u00a0 Carraresi: lotte per il possesso della citt\u00e0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12pt;\">Il XIII sec. per Monselice si chiude con il concilio che l\u2019arcivescovo Bonaventura tenne il 27 maggio 1289. Nonostante l\u2019impero fosse ormai in crisi irreversibile, il partito ghibellino a Padova era ancora forte e si giunse a uno scontro alquanto feroce coni guelfi, tanto da costringere il vescovo a rifugiarsi nella citt\u00e0 della Rocca. <\/span><span style=\"font-size: 12pt;\">\u00a0 \u00a0Nel concilio, dopo una scomunica contro la citt\u00e0 di Padova, vennero abrogati gli statuti ghibellini e sanciti i patti di pace tra le due fazioni. Ma ormai l\u2019istituto comunale stava tramontando e il Trecento vede l\u2019affacciarsi sulla scena politica nuovi protagonisti particolarmente intraprendenti: le Signorie.\u00a0<\/span>A Verona un paio d\u2019anni dopo la sconfitta di Ezzelino \u00e8 Cangrande della Scala ad impadronirsi del potere, esautorando le magistrature cittadine. A Padova Iacopo da Carrara nel 1318 subentra al comune nel controllo della citt\u00e0, cos\u00ec come i Visconti a Milano, gli Estensi a Ferrara e i Gonzaga a Mantova.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Trecento \u00e8 un secolo di lotte accanite e Monselice viene a trovarsi al centro di continue operazioni militari con conseguenze pesanti per gli abitanti. La prima guerra che Monselice subisce in questo secolo \u00e8 quella scatenata da Cangrande della Scala e continuata poi da Mastino II, i quali volevano estendere il loro dominio su larga parte dell\u2019Italia sett. E centrale. Nel loro cammino tuttavia trovarono ad ostacolarli Firenze, i Visconti di Milano e soprattutto Venezia, che temeva di venire a trovarsi isolata sullo stretto lembo della laguna veneta. Gli scaligeri, nel loro progetti di conquistare Padova, tentano un primo attacco contro Monselice nel 1314, senza che questo abbia successo. La fortuna gli arrise nel 1317, quando, grazie al tradimento di un certo Maometto, riusc\u00ec a penetrare nella citt\u00e0 e accingere d\u2019assedio la Rocca nella quale s\u2019era rifugiato l\u2019allora podest\u00e0 Bresciano de Buzzacarini. L\u2019assedio non dur\u00f2 a lungo, infatti i Paltanieri convinsero il podest\u00e0 a cedere la Rocca agli Scaligeri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo Monselice venne il turno di Padova. A questo punto Venezia si intromette nella guerra, preoccupata per i disagi che procurava alla sua economia, e anche per il continuo espandersi della potenza scaligera. Nel febbraio del 1318 si giunge pertanto alla firma di un trattato di pace tra Padova e Verona, alla quale va una fetta consistente del territorio posti a sud di Padova. Ma era una pace molto debole, Padova veniva a trovarsi in una situazione alquanto precaria, persa la Rocca\u00a0 monselicense era esposta con facilit\u00e0 ad ogni attacco che le si muovesse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cangrande scaten\u00f2 nuovamente le ostilit\u00e0 contro Padova e solo con il nuovo intervento di Venezia si concluse una nuova pace. I Veronesi continuarono a stringere d\u2019assedio la citt\u00e0, ma nel 1320 in luglio subirono un rovescio da parte dei padovani al Bassanello, mettendoli in fuga. Le truppe dei da Carrara giunsero a cingere d\u2019assedio Monselice, ma per timore di un ritorno dello Scaligero ritornarono a Padova, stipulando un terzo trattato di pace.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quattro anni pi\u00f9 tardi, nel giugno del 1324, sono i Padovani a prendere l\u2019iniziativa attaccando i territori scaligeri arrivando fino a Monselice, ma senza riuscire a conquistarla. Nel 1234, morto Iacopo da Carrara, gli succede Marsilio II, che aveva ottenuto la protezione veneziana. Le ostilit\u00e0 durarono fino al 1328, quando Marsilio ridotto allo stremo delle forze cedette Padova. Marsilio accetto di rimanere con le funzioni di vicario del Cangrande, il quale morir\u00e0 nel 1329.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il successore Mastino della Scala, preoccupandosi delle possibili reazioni di Venezia, mand\u00f2 Marsilio a negoziare con la citt\u00e0 lagunare. In realt\u00e0 il Carrarese negozi\u00f2 per stesso. Ottenendo, infatti, che Venezia gli garantisse il possesso di Padova, Monselice, Este, Castelbaldo, Cittadella e Bassano, dandogli in cambio garanzie economiche e l\u2019impegno di una alleanza difensiva. Nel 1336 la guerra tra Venezia e Verona, l\u2019anno successivo Padova \u00e8 riconquistata e si cinge d\u2019assedio Monselice.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nonostante i ripetuti attacchi condotti contro la citt\u00e0, gli assedianti non riuscivano a penetrare; le ferocie, da una parte e dall&#8217;altra si sprecavano. Ubertino da Carrara, succeduto nel frattempo a Marsilio II, visto che con i mezzi normali non riusciva a penetrare ella cinta muraria, ricorse al tradimento. Per mezzo di un tale Galmarella o Gallinarella riusc\u00ec a corrompere alcuni soldati della guarnigione. Il 27 novembre 1338 la Rocca cadeva e finalmente Padova riacquistava come suo territorio Monselice.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con la pace di Venezia del 1339 si sancisce la sconfitta definitiva degli Scaligeri, il ritorno dei da Carrara a Padova (sotto l\u2019influenza veneziana) e l\u2019acquisto di alcuni territori della terraferma (Treviso e la Marca Trevisana) da parte Venezia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I Carraresi a Monselice (1338-1405)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ubertino da Carrara conquista Monselice il 19 agosto 1338 e per la citt\u00e0 inizi\u00f2 un cinquantennio di pace sotto i Carraresi. A proposito della famiglia signora di Padova \u00e8 opportuno ora aprire una parentesi per parlare delle vicende che la portarono a perdere il potere su Padova e soprattutto a veder distrutta la casta da parte di Venezia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ricordiamo che \u00e8 grazie alla Serenissima se i Carraresi possono ritornare come Signori a Padova, dopo il passaggio del ciclone scaligero. Venezia aveva in questo caso un notevole interesse nell\u2019avere in terraferma degli alleati. I da Carrara tuttavia erano una famiglia che mal sopportava la tutela veneziana, in quanto impediva loro di poter espandersi nel territorio veneto e allargare di conseguenza la propria signoria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Francesco il Vecchio \u00e8 colui che guida i da Carrara nel tentativo di rivalsa dei confronti del Leone di San Marco, giungendo persino a guerreggiare, approfittando della prima occasione possibile. L\u2019acquisizione di Treviso da parte di Venezia aveva scatenato dure reazioni da parte della casa d\u2019Austria, che giudicava pericoloso l\u2019espandersi della citt\u00e0 lagunare verso i suoi territori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1356 Treviso viene assediata dagli Ungheresi e Venezia, che aveva appena concluso una pace con Genova, non era nelle condizioni migliori per contrastare questo pericolo. Francesco il Vecchio si rende conto della possibilit\u00e0 che ha di scrollarsi di dosso la tutela veneziana e soprattutto vedeva l\u2019occasione di sbarazzarsi di una rivale pericolosissima.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Venezia, che gli chiedeva aiuto, rispose con l\u2019accordarsi con gli Ungheresi, i quali in breve tempo giunsero ad assediare Mestre, costringendo ad una pace durissima i Veneziani, che perdevano la Dalmazia. Il Carrarese ottiene di fare incetta di sale, intaccando il monopolio di Venezia e continua apertamente ostile. Nel 1638 le cose vanno meno bene per il signore di Padova, infatti la Serenissima, nella nuova guerra con gli ungheresi, li sbaraglia e Francesco il vecchio si vede costretto a chiedere pace, mandando nel 1373 il proprio figlio Francesco Novello, accompagnato da Francesco Petrarca, ad ottenere il perdono dalle autorit\u00e0 veneziane.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Naturalmente il duello tra i Carraresi e i Veneziani non terminava certo ora e in questo modo. L\u2019occasione di un nuovo intervento contro Venezia \u00e8 offerta dalla guerra che, a partire dal maggio del 1378, questa sosterr\u00e0 nei confronti di Genova per il possesso del Levante dell\u2019isola di Tenedo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Francesco da Carrara si trova naturalmente alleato con l\u2019ungherese del tentativo di schiacciare definitivamente la potente vicina. Venezia invece aveva tra i suoi alleati i Visconti, signori di Milano, All\u2019inizio la citt\u00e0 lagunare sub\u00ec dei rovesci militari, che portarono Genova, Carraresi ed Ungheresi ad accerchiarla. Ma nel 1380 dopo estenuanti lotte i Veneziani riuscirono a conquistare buona parte dei territori perduti, costringendo i propri nemici alla pace di Torino del 1381. Ancora una volta Francesco il Vecchio dichiarava la propria sottomissione a Venezia, conservando la signoria su Padova. Il carrarese, tuttavia, non restava con le mani in mano; a suon di monete nel 1384 acquistava dal duca d\u2019Austria Treviso, Conegliano, Ceneda e Serravalle; due anni dopo si assicurava il possesso di Feltre e Belluno. La situazione diventa insostenibile per Venezia, infatti successivamente i Carraresi si erano uniti ai Visconti per distruggere gli Scaligeri e impossessarsi delle loro terre. Nel 1387 abbattuta la signoria scaligera Giangaleazzo Visconti conquista Verona. Per i Carraresi ora iniziano le sventure, infatti nel 1388 i signori di Milano diventano loro nemici attratti da Venezia. In breve tempo i territori carraresi vengono conquistati, Monselice vedr\u00e0 nel 1388 sventolare il biscione sulla propria Rocca. Ma Venezia preoccupata della potenza viscontea, fa rinverdire i destini dei da Carrara. Francesco Novello da Carrara, fuggito dalla prigionia dei Visconti, ottiene truppe , armi e denaro da venezia e nel 1390 ritorna a Padova e nel giugno dello stesso anno riconquista Monselice.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le vicende dei da Carrara e di Monselice sono ormai legate a doppio filo alle imprese di Venezia, che vede ormai nella terraferma il suo sbocco naturale. La fedelt\u00e0 della signoria padovana nei confronti di Venezia non poteva certo dirsi a prova di bomba. L\u2019ingordigia sar\u00e0 la nemica mortale dei da Carrara; portandoli alla distruzione. Una volta sconfitti i Visconti, la vedova di Giangaleazzo si accord\u00f2 con Francesco Novello cedendogli Bassano, Feltre e Belluno. Questi non riteneva sufficienti i territori datigli e nel 1403 invade la Lombardi, sia allea con gli Scaligeri e gli Estensi e questo sar\u00e0 l\u2019errore mortale per i Carraresi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Venezia a questo punto accetta di allearsi nuovamente con i Visconti, nel frattempo Francesco Novello aveva promesso Verona agli Scaligeri pur di ottenere Vicenza. La citt\u00e0 per non cadere nelle mani carraresi fa atto di dedizione a Venezia, la quale invitava il signore di Padova a sgombrare dai territori vicentini occupati in quanto ormai facenti parte della repubblica di Venezia. Il Novello cerc\u00f2 di avviare trattative con il Senato veneziano, il quale non recedeva dalle sue richieste. Si giunse cos\u00ec alla guerra. Il da Carrara aveva provveduto a fortificare i confini e si era alleato con gli Estensi. Questi ultimi nel marzio del 1405 vengono sconfitti e stipulano la pace con Venezia. I Veneziani in seguito conquistano Verona e fanno prigioniero il figlio del Novello, Iacopo da Carrara.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La dominazione veneziana (1405-1797)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Monselice, roccaforte difensiva per la citt\u00e0 di Padova, vede arrivare i Veneziani sotto le sue mura il 22 maggio 1405. Gi\u00e0 Este e Montagnana si erano date a Venezia ed ora non restava che la citt\u00e0 della Rocca da conquistare per poi dedicarsi con maggiore successo all\u2019assedio di Padova, dove si erano asserragliati i Carraresi. Le fortificazioni di Monselice tenevano bene la pressione veneziana, solo verso la met\u00e0 di settembre del 1405 l\u2019esercito della Serenissima riuscir\u00e0 a penetrare nella citt\u00e0 e ad impossessarsene, Cos\u00ec il leone di Venezia si sostituiva alle insegne dei Carraresi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per la famiglia da Carrara la guerra con Venezia ebbe un esito davvero tragico. Il 22 novembre 1405 i Veneziani entrano in Padova, ormai ridotta allo stremo dalla fame e dalla peste, e lo stesso giorno i maggiorenni locali fanno atto di dedizione alla Repubblica di Venezia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per Francesco Novello e l\u2019altro figlio Francesco III c\u2019era la prigione a Venezia, dove gi\u00e0 li aspettava Iacopo da Carrara. Il popolo veneziano accolse malissimo i prigionieri, pi\u00f9 volte accusati in passato di voler avvelenare i pozzi d\u2019acqua della citt\u00e0. Il doge Michele Steno, al cui cospetto erano stati portati i prigionieri, disse loro che avrebbero avuto ci\u00f2 che si meritavano. Due mesi pi\u00f9 tardi in citt\u00e0 si sparse la notizia che i Carraresi erano morti. Sensazione fecero le scoperte fatte dal Consiglio dei Dieci, quando indag\u00f2 a fondo sui progetti dei Carraresi contro Venezia. Tra le carte di Francesco Novello si trov\u00f2 un\u2019annotazione che comprometteva irrimediabilmente il capitano da mar Carlo zen, al quale erano stati versati 400 ducati, che lo portarono a scontare un anno di carcere e all\u2019interdizione dai pubblici uffici. I primi anni del XV secolo si svolge l\u2019ultima guerra tra Padova e Venezia che termina con la caduta della signoria carrarese. Anche la citt\u00e0 di Monselice fu subito inglobata nel territorio della Repubblica di Venezia. Il territorio padovano fu diviso in 7 podesterie: Montagnana, Monselice, Cittadella, Piove di Sacco, Camposampiero, Castelbaldo, Este; e in sei Vicarie: Conselve, Anguillara Veneta, Teolo, Arqu\u00e0, Mirano e Oriago. Il documento pi\u00f9 importante di questo periodo e il privilegio rilasciato dal doge Michele Steno il 30 aprile 1406 e pi\u00f9 volte riconfermato nei secoli successivi. Da esso deriv\u00f2 per Monselice, oltre al rispetto dei suoi statuti comunali, ampia autonomia civile e criminale e una mite imposizione fiscale. In questo periodo la citt\u00e0 fu governata da un podest\u00e0 inviato direttamente da Venezia per 16 mesi e scelto dal senato esclusivamente tra i suoi patrizi. Il podest\u00e0 era affiancato da una piccala \u201cfamilia\u201d di funzionari da lui scelti estranei all\u2019ambiente locale. Tra questi segnaliamo il cancelliere, un notaio, un \u201ccollaterale\u201d con compiti di polizia giudiziaria. Nel 1510 un incendio provocato dalle truppe Francesi distrusse l\u2019archivio comunale e con esso gli statuti. Per quarant\u2019anni l\u2019amministrazione dovette regolarsi sugli statuti di Este, ma la confusione e i soprusi, che si erano creati nella composizione del consiglio, spinsero il Senato veneziano ad emanare nuove disposizioni, che regolassero il funzionamento dell\u2019organo amministrativo locale. Il primo giugno del 1560 sono state stabilite le nuove norme: i consiglieri dovevano essere 40, compresi i rappresentanti delle <em>ville<\/em> sparse nel territorio (Moralediemo, San Bartolomeo, Marendole, Stortola, Vanzo, Vetta e Pozzonovo). i consiglieri uscenti avrebbero eletto ogni anno quelli nuovi; ogni famiglia poteva eleggere un solo membro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il fatto che i consiglieri uscenti eleggessero quelli nuovi \u00e8 assai importante, favoriva di fatto una chiusura politica verso i nuovi ceti emergenti e i popolari e determinava la formazione di una ristretta cerchia di uomini di potere. Nel \u2018500 si forma un\u2019oligarchia, composta non pi\u00f9 da nobili, ma da notai, dottori in legge, medici, commercianti e piccoli proprietari terrieri. Essi si spartiscono le competenze dei diversi uffici comunali, assicurandosi i compensi dovuti per gli incarichi; gestiscono i beni del comune, anche se in modo disinvolto e con gravi conseguenze per la finanza locale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I consiglieri rimanevano un anno, dopo di che il consiglio uscente eleggeva quello nuovo, in questo modo era scontata la rielezione di quasi tutti i consiglieri uscenti, tranne qualcuno debole politicamente. Con questo meccanismo elettorale si afferma pian piano anche l\u2019ereditariet\u00e0 dei seggi comunali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I deputati \u201cad utilia\u201d erano eletti in numero di tre ed avevano il compito di assistere il podest\u00e0 nelle sue funzioni, sia pure all\u2019inizio con poteri molto limitati all\u2019interno dell\u2019amministrazione, superando i consoli, che erano un ricordo puramente formale delle antiche libert\u00e0 comunali. Sono i deputati, e in alcuni casi accanto a loro i consoli, ad essere delegati dal consiglio comunale a stipulare contratti d\u2019affitto, di livello e compravendita di terreni comunali.\u00a0 La responsabilit\u00e0, che essi hanno, li porta ad accumulare su di loro un potere non indifferente, tanto che alcuni consiglieri rinunciano ad altri incarichi pur di essere eletti deputati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma ci\u00f2 che veramente domina la vita politica ed amministrativa della citt\u00e0 \u00e8 il dissesto finanziario, che contrassegn\u00f2 la politica della comunit\u00e0 di Monselice. La Serenissima attraverso il Senato e il capitano di Padova intervenne ripetutamente e detta sempre nuove misure per tentare il salvabile. Per non gravare ancora di pi\u00f9 il bilancio di Monselice, il capitano di Padova \u00e8 invitato a non applicare sanzioni alla comunit\u00e0 suddetta per la riscossione dei debiti ormai cronici. Nuove decisioni vengono prese, perch\u00e9 il Consiglio della Comunit\u00e0 torni ad un regolare funzionamento. Dopo la concessione fatta nel 1699 di poter eleggere due rappresentanti per famiglia, il Senato veneziano nel 1707 protrae la concessione per altri 10 anni, perch\u00e9 potesse essere completato il numero di 40 consiglieri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se nel \u2018500 e per buona parte del \u2018600 non c\u2019erano state difficolt\u00e0 ad eleggere i 40 consiglieri, ora sembra, che, di fronte alle enormi difficolt\u00e0 finanziarie da risolvere, pochi siano i disponibili ad occupare le cariche pubbliche. La realt\u00e0 \u00e8 a dir poco grottesca, tanto che nel 1712 il Senato veneziano si rivolge nuovamente al podest\u00e0 di Padova (e non di Monselice) per comunicare nuove soluzioni adottate per risolvere il problema. Viene concesso un indulto di 15 anni per favorire l\u2019entrata nel Consiglio della Comunit\u00e0 di un terzo membro per famiglia. Tuttavia nell\u2019assegnare gli uffici comunali sarebbero stati esclusi i parenti di 1\u00b0 e 2\u00b0 grado. Nel caso di mancanza di vecchie famiglie sarebbero stati ammessi all\u2019elezione coloro che dimostrassero di dimorare a Monselice da lungo tempo e il cui padre non avesse esercitato alcuna \u201carte mecanica\u201d. A questo punto Venezia, pur di vedere qualcuno in Consiglio, fa concessioni oligarchiche, che in tempi passati mai avrebbe fatto. Nonostante ci\u00f2 nel marzo del 1718 interviene nuovamente e ordina al podest\u00e0 di Monselice, Domenico Venier, che il Consiglio della Comunit\u00e0, ridotto a 20 membri, ritorni al numero legale di 40. Nel maggio dello stesso anno viene ribadita la decisione di far entrare un terzo membro per famiglia, pur di far funzionare dignitosamente l\u2019organo amministrativo locale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le famiglie pi\u00f9 in vista sono restie ad assumersi responsabilit\u00e0 sempre pi\u00f9 grandi e a tentare di sanare il deficit pubblico. Per avere denaro con cui pagare le tasse alla camera fiscale di Padova nel 1714 si prospetta di portare i beni della comunit\u00e0 al Monte di piet\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo l\u2019ennesima denuncia del disordine regnante nel Consiglio della Comunit\u00e0 e dell\u2019abuso di cariche da parte di alcuni suoi membri nel 1724, a partire dal 1725 sono i <em>comuni<\/em>, che compongono la comunit\u00e0 di Monselice, a dimostrare la loro insofferenza verso il malgoverno della classe politica monselicense. Essi protestano per il tentativo di ripartire con loro le tasse imposte da Venezia, e per un controllo pi\u00f9 efficace sulle rendite della Comunit\u00e0, tale da prevenire abusi e favorire il pagamento dei debiti in costante aumento. Negli ultimi anni del secolo la comunit\u00e0 di Monselice, soffocata dai debiti e dal \u201cgiogo\u201d imposto dalla dominate \u2013 da sempre in guerra contro i Turchi, aspett\u00f2 con ansia l\u2019arrivo delle truppe di Napoleone che avviarono un processo democratico che dopo qualche anno riuscir\u00e0 ad unire l\u2019Italia sotto un\u2019unica bandiera. L\u2019ultima volta che si riunisce il consiglio comunale \u00e8 stato il 29 gennaio 1797 per deliberare il tradizionale compenso al podest\u00e0 Nicol\u00f2 Balbi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019arrivo dei Francesi e degli Austriaci (1797-1815)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La ventata rivoluzionaria della rivoluzione francese arriv\u00f2 a Monselice con otto mesi di ritardo e precisamente il 30 aprile 1797 quando le truppe francesi al comando del generale Le Hoz innalzarono in piazza l\u2019albero della libert\u00e0, acclamato con il consueto tripudio di folla. L\u2019arrivo dei francesi segn\u00f2 l\u2019inizio di un quindicennio di alterne occupazioni militari che iniziarono con il trattato di Campoformio che sanc\u00ec la cessione del Veneto all\u2019Austria. La sequenza dei passaggi dei diversi governi \u00e8 la seguente:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0<\/strong><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<table>\n<tbody>\n<tr>\n<td width=\"109\">\n<h5>DOMINAZIONE<\/h5>\n<\/td>\n<td width=\"152\"><strong>INIZIO<\/strong><\/td>\n<td width=\"138\"><strong>FINE<\/strong><\/td>\n<td width=\"156\"><strong>NOTE<\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"109\"><strong>francesi<\/strong><\/td>\n<td width=\"152\"><strong>30 aprile 1797 <\/strong><\/td>\n<td width=\"138\"><strong>17 ottobre 1797<\/strong><\/td>\n<td width=\"156\"><strong>\u00a0<\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"109\"><strong>austriaci<\/strong><\/td>\n<td width=\"152\"><strong>17 ottobre 1797<\/strong><\/td>\n<td width=\"138\"><strong>20 giugno 1798<\/strong><\/td>\n<td width=\"156\"><strong>\u00a0<\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"109\"><strong>francesi<\/strong><\/td>\n<td width=\"152\"><strong>20 giugno 1798<\/strong><\/td>\n<td width=\"138\"><strong>5 aprile 1801<\/strong><\/td>\n<td width=\"156\"><strong>Pace di Luneville<\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"109\"><strong>austriaci<\/strong><\/td>\n<td width=\"152\"><strong>5 aprile 1801<\/strong><\/td>\n<td width=\"138\"><strong>dicembre 1805<\/strong><\/td>\n<td width=\"156\"><strong>\u00a0<\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"109\"><strong>francesi<\/strong><\/td>\n<td width=\"152\"><strong>dicembre 1805(*)<\/strong><\/td>\n<td width=\"138\"><strong>novembre 1813<\/strong><\/td>\n<td width=\"156\"><strong>Regno Italiano<\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"109\"><strong>austriaci<\/strong><\/td>\n<td width=\"152\"><strong>novembre 1813<\/strong><\/td>\n<td width=\"138\"><strong>10 luglio 1866<\/strong><\/td>\n<td width=\"156\"><strong>\u00a0<\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(*) Nel 1809 si ebbe brevissima parentesi austriaca<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0<\/strong>La sconfitta di Lipsia segn\u00f2 la fine della dominazione francese e il ritorno, per la quarta volta, degli austriaci che rimarranno a Monselice per 53 anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0<\/strong><strong>Il regno Lombardo-Veneto (1815-1866)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con la pace di Vienna il Veneto fu unito all\u2019Austria formando il regno Lombardo Veneto. Il governo austriaco impose la figura commissario distrettuale di nomina regia con il compito di vigilare sugli atti del consiglio comunale e del podest\u00e0. Malgrado tutto nel 1815 si svolse il primo consiglio comunale dell\u2019et\u00e0 contemporanea. In questo periodo Monselice conta quasi 8.000 abitanti. Tra le novit\u00e0 di questo periodo dobbiamo ricordare grossi mutamenti nella organizzazione territoriale decretati dal governo austriaco che limitarono notevolmente l\u2019estensione del comune di Monselice. La localit\u00e0 Pozzonovo fu costituita in comune autonomo, la contrada <em>Monte Cuco <\/em>fu aggregata a Baone, mentre <em>Vanzo di San Pietro Viminario, Villa di Vanzo e Leva <\/em>passarono al comune di San Pietro Viminario. Nel 1834 \u00e8 stata rivista l\u2019anagrafe istituendo un apposito ufficio con il compito di seguire l\u2019andamento della popolazione che risult\u00f2 composta da 2.096 famiglie di cui solamente 652 erano nel centro della citt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Regno Italiano (1866-1945)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 10 luglio 1866 i lancieri di Vittorio Emanuele II, attraverso un ponte di mulini galleggianti gettato sull\u2019Adige, arrivarono a Monselice. Malgrado il cambio della bandiera, poco cambia nella vita monselicense tanto che il commissario regio conferm\u00f2 nella carica di Sindaco Antonio Di Pieri che ricopriva quel posto dal 1957. Dall\u2019annessione alla fine del secolo praticamente di alternarono solamente due sindaci, Giovanni Pertile (dal 1872 al 1888 e poi dal 1895 al 1898) e Alvise Tortorini (dal 1888 al 1895 e poi nel biennio 1907-1908.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Resistenza e liberazione<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I primi contatti per<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a> organizzare la resistenza contro i nazifascisti, se\u00adcondo il racconto di Giuseppe Sturaro, avvennero nel dicembre del &#8217;43. In questo periodo ebbero vitalit\u00e0 crescente, le formazioni partigiane, con la collaborazione, alcuni mesi dopo, del Comitato di Liberazione Nazio\u00adnale. Nel maggio del &#8217;44 il Comando della Brigata Garibaldi di Padova, chia\u00admata \u201cFranco Sabatucci\u201d in onore dei suo primo comandante (ucciso in una imboscata a Citt\u00e0 Giardino, Padova, dopo una riunione), d&#8217;accordo con il C.L.N. divise tutta la Provincia in 10 zone di attivit\u00e0 per i Battaglioni che si andavano costituendo. La zona di Monselice era affidata al IV Battaglione \u201cFalco\u201d, al co\u00admando di Luigi Giorio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sin dai primi mesi del &#8217;44 parecchi ex militari poterono evitare la cat\u00adtura perch\u00e8 trovarono rifugio presso case coloniche. Una notte vennero sottratte dalla Casa del Fascio le macchine da scrivere che servirono poi per la propaganda. Numerosi furono gli agguati a fascisti ed a tedeschi, per portar via loro tutte le armi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella zona di Montefiorin e delle valli vicine operavano dei nuclei spontanei che tentarono di far saltare il ponte ferroviario di via Valli. Qualche volta si raggiungeva lo scopo di mettere fuori strada le auto\u00adcolonne, che venivano cos\u00ec individuate e colpite dagli apparecchi della aviazione alleata. Il 18 ottobre del &#8217;44 avvenne quello che fu il fatto pi\u00f9 tragico d\u00ec tutta la storia della resistenza a Monselice: l&#8217;arresto di 29 giovani, tutti depor\u00adtati in Germania, dei quali 9 non fecero pi\u00f9 ritorno. Nei mesi che seguono, la citt\u00e0 attende la fine della guerra, fascisti e tedeschi avvertono l&#8217;imminente sconfitta. Le repressioni e le violenze s\u00ec fanno pi\u00f9 numerose e crudeli, i partigiani pi\u00f9 attivi sono stati arrestati e si trovano o in Germania o nelle carceri italiane per cui la centrale del IV Battaglione si sposta nei boschi di Galzignano. Non cessano le retate di tutti i sospetti antifascisti. Cominciarono a tornare i primi deportati sfuggiti ai campi di concen\u00adtramento, che subito ripresero la lotta. Era l&#8217;aprile del &#8217;45. Per Monselice passavano colonne di tedeschi in ritirata, l&#8217;arrivo degli Alleati doveva essere imminente. Il 27 Aprile la popolazione era in subbuglio. Gli ultimi tedeschi si ritiravano, avevano paura ed erano pronti a tutto. Verso le ore 15 un carro armato inglese avanza dalla strada di Ro\u00advigo fino al bivio dell&#8217;Ospedale accolto dalla popolazione plaudente. Sa\u00adputo che Monselice \u00e8 occupata dai patrioti si allontana ritornando verso il grosso delle forze. Intanto continua l&#8217;azione contro gruppi di militari tedeschi che co\u00adminciano ad organizzarsi alla periferia del centro abitato. Verso le ore 18, dalla strada di Este arriva una potente colonna co\u00adrazzata che per la circonvallazione procede verso Padova.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella mattinata di domenica 29 aprile patrioti armati e cittadini affol\u00adlano la piazza del Municipio. Il Comitato di Liberazione Nazionale a mez\u00adzo del sig. Mattei Arturo prima e del sig. Pogliani Goffredo poi invita alla calma, alla concordia, alla fiducia nei capi, assicurando che sar\u00e0 fatta giu\u00adstizia di tutti i reati fascisti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche il pomeriggio di domenica 29 trascorre tranquillo tra la esultanza della popolazione per la raggiunta liberazione dai tedeschi e la conseguita libert\u00e0 politica. Alle ore 18 il Comitato interviene in Duomo ad una funzione religiosa di ringraziamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Luned\u00ec 30 aprile 1945, alle ore 10 arriva il Governatore inglese (J. Kitson Harris Major C.A.O. Monselice &#8211; A.M.G. Eighth Army) il quale prende contatto col Comitato di Liberazione, fa esporre dal poggiolo le bandiere inglese ed americana ai lati di quella italiana, fra gli applausi della folla, e fa pubblicare i bandi che disciplinano provvisoriamente tutte le attivit\u00e0 civili. Nel pomeriggio il Sig. Governatore, J. K\u00edtson Harris Major, emana il seguente decreto di no\u00admina del Sindaco e della Giunta Municipale composta da: Pogliani\u00a0 Goffredo quale facente funzione di Sindaco aiutato dal Vice Sindaco Masiero Antonio Demo-Cristiano &#8211; Giunta:\u00a0 Gio\u00adrio Luigi, Comunista &#8211; Scarparo Spartaco, Comunista &#8211; Sturaro Giuseppe, Comunista &#8211; Vernacchia Mario, Democristiano &#8211; Simone Leo\u00adnardo, Partito d&#8217;Azione &#8211; Mattei Arturo, Socialista. Successivamente riceve i componenti della nuova Amministrazione Comunale ai quali ri\u00advolge le istruzioni per l&#8217;avviamento della nuova vita civile.<\/p>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">Il documento pi\u00f9 antico conservato a Monselice (1204)<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il documento pi\u00f9 antico conservato nell\u2019archivio storico di Monselice \u00e8 un contratto di matrimonio relativo a Moncellana, figlia del fu Andrea Paradiso.\u00a0\u00a0[ Il testo]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Nell\u2019anno 1204, correndo la settima indizione, il giorno 25 gennaio. Si convenne e stabil\u00ec in questi termini tra Veronese, figlio del fu Trentino calderaio, e Moncellana, figlia del fu Andrea Paradiso: quest\u2019ultima a titolo di donazione invest\u00ec detto Veronese del fondo abitativo con casa, che ella tiene dalla chiesa di S. Giustina di Monselice per contratto di livello, sito nel detto luogo (entro questi confini: da un capo la via pubblica, dall\u2019altro Avignente; l\u2019ingresso \u00e9 da uno dei lati maggiori) e di tutti i propri beni mobili che attualmente tiene e d\u2019ora in avanti potr\u00e0 acquisire, e inoltre li consegn\u00f2; e cedette allo stesso Veronese ogni diritto, ragione ed azione, sia spettante al bene sia alla persona, che ella ha sul predetto fondo abitativo e sui detti beni mobili; e lo costitu\u00ec procuratore come in bene proprio, in modo da poterlo integralmente avere e tenere come ora lo ha e tiene essa Moncellana.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>E pure con siffatto patto: se ella avr\u00e0 dei figli nati da entrambi, detto Veronese dovr\u00e0 avere l\u2019usufrutto dei detti beni vita natural durante; se non avr\u00e0 figli nati da loro, detto Veronese avr\u00e0 pieno potere di fare (dei beni) tutto quello che vorr\u00e0, senza opposizione di detta Moncellana. Se poi accadr\u00e0 che il gi\u00e0 detto Veronese morisse prima di lei, sia con figli sia senza figli, detta Moncellana dovr\u00e0 lucrare 60 soldi (=3 lire) dei beni di detto Veronese.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Si diedero reciprocamente il permesso di entrare cos\u00ec nel possesso, come \u00e8 detto prima. E promisero di tenere sempre come efficace e valido tra di loro questo contratto.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>E l\u00ec immediatamente detto Veronese si congiunse in vincolo coniugale con detta Moncellana.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Furono testimoni; Albertino di Enginelda e suo fratello Guido Matteo di Uberto Pullano, Artuico di Guilla, Goffredo nipote di detto Albertino e molti altri,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Concluso in Monselice, nel cortile dei predetti coniugi. Testimoni come sopra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>(Segno manuale del notaio)<\/em> Io Iselberto, notaio del sacro palazzo, fui presente e su richiesta dei detti, cio\u00e8 Veronese e Moncellana, essendone stato pregato scrissi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> A.S.P., diplomatico 5500<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> Il brano seguente \u00e8 tratto dall\u2019opuscolo curato da Claudia BASSO, <em>Il contributo dei monselicensi alla lotta partigiana e per la caduta del fascismo. 25 aprile 1975<\/em>. Comune di Monselice 1975.<\/p>\n<div>\n<hr \/>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: center;\">\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #993366;\">\u00a9 2023 a cura di Flaviano Rossetto \u00a0per\u00a0 <a style=\"color: #993366;\" href=\"https:\/\/www.ossicella.it\/\">https:\/\/www.ossicella.it\/<\/a><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #993366;\">Per la storia di Monselice <a style=\"color: #993366;\" href=\"https:\/\/www.monseliceantica.it\/\">https:\/\/www.monseliceantica.it\/<\/a><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #993366;\">Contatti e info flaviano.rossetto@ossicella.it<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #993366;\"><a style=\"color: #993366;\" href=\"https:\/\/www.facebook.com\/flaviano.rossetto\">https:\/\/www.facebook.com\/flaviano.rossetto<\/a><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0Storia cronologica di Monselice dai documenti d&#8217;archivio La conquista longobarda Il primo documento che cita&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":62,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[124],"tags":[103],"class_list":["post-4644","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-archivio-storico-di-monselice","tag-storia-di-monselice"],"gutentor_comment":0,"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.3 - 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