Le vicende del Comitato di preparazione civile a Monselice  durante la Prima guerra mondiale (1915 – 1918).

Cap 8

Le vicende del Comitato di preparazione civile a Monselice 

durante la Prima guerra mondiale (1915 – 1918).

 

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Bella immagine del Caffe più famoso di Padova nel 1912. Il tram già in funzione

 


 

Capitolo 8   INDICE

8.1 Il primo comitato dello Steiner

8.2 Il comitato prefettizio

8.3 Il nuovo comitato

8.4 Primo elenco dei sottoscrittori per il finanziamento del comitato di preparazione civile

8.5 La seconda  sottoscrizione

8.6 Terzo elenco dei sottoscrittori per il comitato di preparazione civile

8.7 Le lamentele sulla commissione sussidi

8.8 La relazione dell’avvocato Steiner sul funzionamento del comitato

8.9 Monselicensi in armi a dicembre 1915

8.10 La situazione ad aprile 1916

8.11 Una tassa per finanziare il comitato

8.12 Due iniziative pubbliche

8.13 Il terzo comitato di preparazioni civile

8.14 Ricorso sussidi militari

8.13 Servizio distribuzione sussidi militari

8.16 Sussidi alle famiglie

 


 

Biblioteca della Basilica di Santa Giustina . Ospedale nella prima guerra mondiale 15/18
( Tutto il complesso a tutt’oggi è proprietà dello Stato e del demanio militare )

 

Durante la Prima Guerra Mondiale, in vista dell’entrata in guerra, furono istituiti i comitati di preparazione civile per organizzare la popolazione rimasta a casa (donne, bambini, anziani) e sostituire gli uomini partiti per il fronte. Questi comitati avevano il compito di fornire assistenza ai familiari dei soldati, organizzare la sorveglianza notturna e soccorrere i profughi, oltre a garantire che le attività essenziali, come l’agricoltura e le fabbriche, continuassero. Di seguito l’attività di quello di Monselice

A Monselice durante  la guerra furono costituiti 3 comitati di preparazione civile che operarono in rapida sequenza con il compito di assistere le famiglie bisognose dei soldati al fronte. Il primo, sorto tra maggio e giugno 1915, si occupò con successo dell’allestimento di un punto di pronto soccorso presso la stazione ferroviaria. Il secondo fu costituito secondo le indicazioni prefettizie e funzionò, tra polemiche di ogni tipo, da giugno 1915 al 9 dicembre 1916. Il terzo operò dal 15 dicembre 1916 fino alla fine della guerra, ma agì sotto l’egida del comune limitandosi a distribuire i fondi dello stato o quelli messi a disposizione dal comune.

 

8.1 Il primo comitato dello Steiner

Nei mesi di maggio/giugno 1915 un gruppo di cittadini coordinati dall’avvocato e notaio Gilberto Steiner, responsabile locale della Croce Rossa, si attivò per costituire un comitato di preparazione  sull’esempio delle grandi città italiane. Un grande manifesto del 14 giugno 1915, appeso ai muri della città, invitava i monselicensi a donare oggetti e offerte in denaro per allestire un posto medico di pronto soccorso alla stazione ferroviaria. Un centinaio furono i monselicensi che accolsero l’invito; tra questi ricordiamo i più generosi: primo della lista fu mons.  Pietro Prevedello che offrì l’equivalente di un letto completo, la contessa Mimì Arrigoni degli Oddi donò 6 letti, il conte Alberico Balbi Valier 1 soltanto;  la famiglia Dal Din si limitò ad offrire 1 pacco di biancheria. Tra le offerte in denaro la più generosa fu della ditta Pesavento – Santini (gestiva una cava di trachite sulla Rocca) che offrì ben 50 lire;  al secondo posto la famiglia Altieri (procuratore del re) con 30 lire; al terzo posto pari merito con 20 lire si classificarono la contessa Fanzago Bolla e il conte Giovanni Guerra, mentre il conte Marco Balbi Valier donò solo 5 lire. Complessivamente furono raccolte offerte in denaro per 446 lire, nonché 13 letti, 23 pacchi di biancheria e 1 guanciale con federa offerto dal prof. Franco Piacentini. Di fatto questa fu l’unica iniziativa di un certo rilievo realizzata dal primo comitato che dovrà lasciare il posto a quello voluto dal prefetto.

 

8.2 Il comitato prefettizio

Dalla sua casa di Ca’ Oddo, negli ultimi giorni di maggio 1915, il conte Ettore – deputato al parlamento italiano – scrisse al sindaco informandolo che il presidente del consiglio Antonio Salandra raccomandava la costituzione in ogni comune di un comitato di preparazione civile. Nella sua nota l’onorevole riportava il passo del Presidente.

Nessun comune del regno deve mancare del suo comitato. Nessun cittadino che può dare qualche soccorso di denaro, di oggetti, di opera vi si deve rifiutare. Tutti devono comprendere che questa è l’ora delle rinunzie e dei sacrifici; che questa è l’ora della solidarietà nel bene, che ogni sciupo di energie e di mezzi deve, da coloro che hanno e possono, essere speso a vantaggio delle famiglie a cui il servizio della Patria toglie il loro sostegno”.

Il sindaco rispose prontamente al conte che a Monselice il comitato era già stato istituito con il compito di ‘assistere economicamente le famiglie dei nostri valorosi che la patria chiamò al servizio delle armi’. Le disposizioni del Presidente del consiglio furono subito messe in pratica dai prefetti che ordinarono ai comuni di costituire un comitato presieduto dal sindaco e composto dai parroci, dai medici condotti e da persone influenti locali. Una nota del prefetto di Padova dell’8 giugno 1915 precisava che i comitati dovevano ‘aprire subito una pubblica sottoscrizione ed esplicare secondo la varia natura dei bisogni locali una continua azione di alta propaganda morale e di amoroso aiuto alle famiglie dei richiamati alle armi, integrando l’opera governativa. Ogni cittadino doveva contribuire nei limiti delle sue forze’.

Nel frattempo, il 9 giugno 1915 la giunta municipale erogava al comitato un contributo di 500 lire per i mesi di giugno, luglio ed agosto 1915 affinché potesse intervenire  a favore dei famigliari dei militari che non avevano i requisiti per percepire il sussidio governativo, nonché a favore dei rimpatriati che erano ancora disoccupati, anche ad altre forme di provvidenza sociale. Ma in sede di ratifica il consiglio comunale precisò che erano esclusi dal sussidio i disoccupati, altrimenti le esigue risorse sarebbero state subito esaurite.

 

8.3 Il nuovo Comitato

Le precise istruzioni del prefetto causarono il 17 giugno le dimissioni  del ‘vecchio’ comitato. Gilberto Steiner  precisò che il suo comitato  –  sorto in accordo con l’amministrazione ma all’infuori di essa – si scioglieva anche per evitare pericolosi dualismi. La giunta nell’individuare i nuovi componenti salomonicamente riconfermò i membri del vecchio e ne nominò altri seguendo le indicazioni prefettizie.

Alla fine, il comitato risultò composto da una cinquantina di persone: forse troppe. Ecco i loro nomi. I componenti onorari erano: Bonacossi Conte Taino, sindaco ; Prevedello Mons. Pietro, arciprete; Arrigoni degli Oddi Conte Ettore, Deputato;  Grimaldi Avv. Carlo, Pretore. I componenti effettivi: Arrigoni degli Oddi contessa Mimì; Balbi Valier contessa Antonia;  Buzzaccarini marchesa Maria;  Legrenzi nobildonna Giovanna;  Fattori Primo; Brigo Dott. Giuseppe; Vialetto Don Pietro, sacerdote;  Poli Don Felice sacerdote ; Mingardo Don Basilio, sacerdote; Vignato Don Pietro sacerdote; Dal Santo Don Ermenegildo sacerdote, Beltramelli Don Antonio sacerdote; Salbe Enrico; Chiavellati Dott. Enrico; Zeni Dott. Stefano; Bacchini Gemma; Pietrogiovanna Maria; Bacchini Amedeo; Fornasiero Luigi; Gazzea Antonio; Furlan Girolamo;  Mario Ramur;  Nin Stefano; Nin Pietro; Verza Prosdocimo; Zambon Giovanni; Celotti Cav. Giacomo. A questo comitato fu riconosciuta la ‘capacità giuridica’ e quindi poteva raccogliere oblazioni  per finanziare le sue attività. Non aveva uno statuto proprio, ma operava sotto il controllo diretto del comune.

Da un foglio ingiallito ricaviamo una più articolata composizione del comitato che di fatto si suddivideva in 6 sottocomitati.

 1° Sotto Comitato Assistenza Croce Rossa. Steiner avv. Gilberto delegato CR, Arrigoni degli Oddi contessa Mimì, Zeni Lucia, De-Marci Margherita (economo), Balbi-Valier Contessa Antonia, Duner Maria, Buzzaccarini marchesa Maria, Cadoneghe prof. Furlan, Brigo dott. Giuseppe, Bolla nobildonna Emilia ved. Fanzago, Carleschi Giuseppe (segretario), Perez Norma, Legrenzi nobildonna Giovanna marita cav. Vigano, Boldrin prof. Paolo, Fattori Primo e  Duner Pietro.

2° Sotto Comitato Assistenza scuole e asilo infantile: mons. Prevedello Pietro (presidente), Balbi Valier conte Alberico, Fontana don Giovanni, Tellaroli Olivetti Anna, Tisato Antonio (economo), Tizzato don Attilio (segretario), Zulati Giuseppe, Bacchini Gemma, Pietrogiovanna Maria, Bottoni prof. Girolamo.

3° Sotto Comitato Assistenza famiglie povere dei soldati richiamati. Steiner Raimondo (presidente) Zorzati avv. Antonio, Salbe Enrico, Gemo Ettore, Simone Angelo (segretario economo), Carturan avv. cav. Celso, Sacco Federico, Vialetto don Pietro, Poli don Felice, Mingardo don Basilio, Zeni dott. Stefano, Chiavellati dott. Enrico.

4 ° Sotto Comitato Assistenza sorveglianza civica, segnalazioni e pompieri. Ghiraldini prof. Cesare (presidente) Antenori ing. Guido, Duner ing. Giov. Battista, Fezzi cav. Giacomo, Pavan Egidio, Vergani Francesco, Marzola Severino, Bernardini Carlo, Bacchini Amedeo e Ragazzoni Pietro.

5° Sotto Comitato Finanziario. Ragazzoni Enrico (presidente), Guerra conte Giovanni (cassiere), Gemo Giuseppe (segretario), Massaini Giuseppe, Grezzana Giovanni, Bottoni Antonio, Coletti Giuseppe, Vignato don Pietro, Dal Santo don Ermenegildo, Beltramelli Don Antonio, Fornasiero Luigi, Gazzea Antonio, Nin Stefano, Ramur Mario, Celotti cav. Giacomo, Bozzetti Anselmo, Uccelli Pietro, Soldà Daniele, Simone Leonardo, Gallo Luigi-Ernesto di Valentino.

6°  Sotto Comitato Assistenza ai profughi irridenti. Temporin Angelo (presidente), Nicoletto Luigi, Giuliani Alberico, Verza Prosdocimo e Zambon Giovanni.

L’unica serata di beneficenza pubblica ritrovata nei documenti fu organizzata il 22 agosto 1915 durante la quale furono raccolte 119 lire e 67 centesimi.

Questa cartolina un angolo di Padova del 1917 : Piazza dei Carmini (o del Carmine Maggiore) e monumento a Francesco Petrarca.
Editore ignoto.

8.4 Primo elenco dei sottoscrittori per il finanziamento del comitato di preparazione civile

Il nuovo comitato si mise subito all’opera per raccogliere le offerte dei cittadini. Un grande manifesto, appeso per la città, riportava l’elenco dei primi benefattori . Al primo posto troviamo il dott. Giorgio Cini con ben 500 lire; subito dopo con 100 lire ciascuno la contessa Margherita ved. Tortorini, la Cassa di Risparmio, la famiglia marchesi Bonacossi,  il sig. Rondella Domenico; con 60 lire il cav. Francesco Olivetti; con 50 lire ciascuno il conte Marco Balbi Valier, il sig. Labbra Angelo e il sig. Pastore Luigi. All’ultimo posto Maria Sturaro e Antonio Greggio con una lira. Il manifesto però indicava anche i nominativi di dieci persone che si erano rifiutati di fare qualsiasi donazione; tra questi ricordiamo l’oste Garbin Giuseppe, Pippa Antonio … e altri.

Possiamo immaginare lo stupore dei 10  monselicensi quando videro il loro nomi comparire in elenco. In ogni caso furono110 il numero di coloro che aderirono all’iniziativa. Complessivamente  la prima sottoscrizione per i mesi di giugno luglio e agosto raccolse 9.338 lire, comprensive di un contributo di 1.500 lire deliberato dal Comune nella seduta del 15 giugno 1915.

 

8.5 La seconda  sottoscrizione

Nel mese di settembre il comitato ripeté  l’appello alla cittadinanza per i restanti 4 mesi, ma l’iniziativa, a causa degli scarsi risultati ottenuti, fu subito abbandonata. In ogni caso riportiamo la lettera del sindaco.

…. cinque mesi di epica lotta, in cui innumerevoli episodi di sublime eroismo accoppiati ad esempi commoventi di abnegazione e di virtù, non sono stati sufficienti a fiaccare per sempre la baldanza nemica, ed ancora ne occorreranno per arrivare gloriosi e trionfanti alla meta da lungo ardentemente desiata. Me se là, sulle alte vette nevose, per gli aspri dirupi, e nei perigliosi avvallamenti i nostri eroici fratelli, insidiati ad ogni passo da un nemico terribile ed implacabile, con incussa fede nella finale vittoria compiono con ardore tutto il loro santo dovere di soldati, noi qui, pur animati dalla stessa fede, dobbiamo saper compiere integralmente il nostro, pronti a qualunque più grave sacrificio. Non è questo il momento di discutere sulle conseguenze sempre dolorose della guerra, né di misurare l’oblazione da versare al Comitato per fronteggiare tante impellenti necessità: Enti pubblici e privati ed ogni Cittadino devono compiere  senza recriminazioni il proprio dovere sino all’ultimo, contribuendo col massimo sforzo all’immane lavoro del Comitato di Assistenza civile. Voi dimostrerete il vostro reale patriottismo ritornando firmata la qui unita scheda, obbligandovi di versare al Sotto-Comitato finanziario fino al 31 dicembre prossimo quella massima contribuzione, ad ognuno consentita dalla propria potenzialità economica: avrete con ciò le benedizioni di tanti derelitti e la riconoscenza del Paese.

Nel secondo elenco, composto da 98 benefattori, le donazioni individuali furono più contenute. Al primo posto troviamo Francesco Vergani con 30 lire, subito dopo il dott. Luigi Bottoni  e Giuseppina  Steiner con 25 lire ciascuno, il consigliere comunale Angelo Caramore e Catterino Greggio offrirono soltanto 20 lire. Anche in questo caso il manifesto riportava i nominativi di 19 monselicensi che si erano rifiutati di aderire alla pubblica sottoscrizione. Complessivamente furono raccolte 1.964 lire.

Il 13 ottobre 1915 due famiglie di profughi erano state ospitate a spese dell’amministrazione comunale a Ca’ dell’Orologio. Il comitato per la preparazione civile di Monselice informò il sindaco che per motivi igienici e morali dovevano essere spostate in altri locali. A Monselice era presente anche come profuga la Sig.ra Bisi Carolina alla quale furono donate tre coperte.

La complicata situazione fu esaminata  dal consiglio comunale. Nella seduta del 19 ottobre 1915 fu il consigliere ing. Duner ad intervenire per primo riassumendo tutte le vicende con obiettività e chiarezza. Riportiamo integralmente le sue parole.

Fin dall’inizio di questa guerra, che vogliamo sperare sia l’ultima combattuta dall’Italia a redimere tutto il suo suolo dall’obbrobrioso giogo della Casa d’Asburgo, si è riconosciuto necessario organizzare in tutti i Comuni del regno dei Comitati locali, i quali promuovendo pubbliche sottoscrizioni dovevano e dovrebbero raccogliere i fondi necessari a soccorrere le famiglie bisognose dei combattenti, integrando così l’opera del governo. I generosi oblatori sappiano che il loro obolo non è in questi momenti una beneficienza, ma bensì adempimento di un sacro dovere: quello di alleviare i disagi morali ed economici delle famiglie di coloro che danno valorosamente e fino al sacrificio la loro opera per il maggior bene dell’intera nazione. Il Sindaco ha assunto il giorno 8 giugno la presidenza del comitato costituitosi nella nostra Monselice. Ed è stata aperta una prima sottoscrizione per versamenti mensili, col vincolo di tre mesi. I risultati di questa sottoscrizione, se sono stati discreti, non sono stati certo quali dovevano essere per il mancato o insufficiente concorso di chi poteva e quindi doveva dare di più. E’ questa l’opinione della maggioranza del paese e un esito quindi ad esporla tanto più che il 2° appello rivolto dal Comitato ai Cittadini non darà certo quanto al Comitato stesso sarebbe necessario per la esplicazione della sua amorosa opera di soccorso, appunto perché la lettura delle liste degli oblatori destò in paese increscioso disgusto. Si crede anzi che in avvenire il Comitato o non potrà funzionare o funzionerà a scartamento ridotto per mancanza di danaro. Urge quindi provvedere anche per salvare il decoro della intera cittadinanza.

L’ufficio comunale calcolava servissero circa 2.500 lire al mese per il fabbisogno del comitato, per un totale di 30.000 lire all’anno. Per trovare i finanziamenti il consigliere Duner propose due soluzioni.

Prima, e sarebbe questo il più onorevole per gli abbienti del Comune, la tassazione volontaria in funzione degli ettari di terreno e dei fabbricati posseduti dai singoli cittadini, una costrizione morale quindi che escludesse dal contributo solo le proprietà minime. Sono circa 4.750 gli ettari di superficie agraria del nostro Comune: una contribuzione di 6 lire per ettaro e per anno, cioè circa 2,40 lire per campo padovano, e non si può dire che tale tassa sarebbe gravosa, darebbe un introito di circa  28500 lire, al quale aggiungendo il corrispondente introito della tassazione volontaria dei proprietari di fabbricati, le modalità della quale potrebbero studiarsi, agevolmente si arriverebbe non solo a coprire ma bensì a sorpassare e di molto il fabbisogno … di 30.000 lire annue.

Seconda. L’aumentare provvisoriamente la sovrimposta sui terreni e fabbricati monselicensi nella misura necessaria al fabbisogno del locale comitato …. Con  qualunque altro sistema di tassazione  ci sfuggirebbero quasi tutti i grossi proprietari del Comune, i quali hanno altrove il loro domicilio: e noi troviamo ingiusto che il Comitato locale provveda a soccorrere le famiglie bisognose dei loro coloni soldati senza il loro diretto contributo.

Il Consiglio comunale – nell’intendimento che la città non restasse seconda a nessun’altra – deliberò di incaricare la Giunta ad approfondire la questione. Nella stessa seduta il consigliere Steiner, vice presidente del comitato di azione civile, intervenne precisando che nei primi tre mesi si raccolsero oblazioni per oltre  2.000 lire mensili, ma che al secondo appello pochi risposero. Per la precisione  nella seconda sottoscrizione furono raccolte solo 600 lire mensili. La grande maggioranza dei cittadini – precisò l’avv. Steiner – ‘fu disgustata per la deficienza di oblazioni degli abitanti della campagna e di alcuni proprietari’. Infine, ricordò che i comitati di Este e di Montagnana ricavarono dalle oblazioni oltre 7.000 lire mensili. In Monselice invece, anche nel primo tempo della guerra, si dovette lesinare da ogni parte per la deficienza di contribuzioni.

Il consiglio comunale per evitare la paralisi del comitato deliberò il 18 novembre 1015 un contributo straordinario di 1.000 lire. Il sindaco però non si perdette d’animo e qualche giorno dopo fece affiggere per la città l’ennesimo manifesto con l’obiettivo di raggiungere il cuore dei monselicensi. Ecco il testo

Cittadini,

Disse ripetutamente il Presidente del Consiglio dei Ministri, On. Salandra, che ogni italiano deve essere pronto ai più gravi sacrifici. I valorosi figli d’Italia espongono eroicamente la loro preziosa esistenza per la gloria e per la maggior grandezza della patria nostra contro due nemici  entrambi terribili ed implacabili: il rigore invernale e l’austriaco, noi qui, sempre animati da una fede inconcussa di completa vittoria, dobbiamo assisterli, coadiuvarli, ed incoraggiarli compiendo sino all’ultimo, calmi e sereni, ogni nostro dovere di carità e di amore.

Beati coloro che più hanno, perché così più potranno dare, disse l’Annunzio, e benedetti ancora quelli che, pur avendo poco, contribuiranno nel limite delle proprie condizioni a rendere più agevole l’immane lavoro di questo Comitato.

Cittadini,

Voi dimostrerete vero sentimento patriottico ritornando la qui unita scheda, con l’obbligazione di versare al Sotto-Comitato Finanziario, a cominciare da oggi e per tutta la durata della guerra, ma non oltre il 31 dicembre 1916 quella massima contribuzione che vi sarà consentita dalla vostra potenzialità economica.

Il 21 novembre 1915, oltre al manifesto per le vie cittadine, fu inviata dal sindaco anche una lettera alla popolazione.

Il comitato di azione civile ha rivolto un nuovo appello alla cittadinanza abbiente di Monselice ed ai proprietari di terreni che, pur non abitando in questo comune, hanno qui dei beni di fortuna, onde ottenere una contribuzione mensile che lo metta in grado di assolvere degnamente al suo altissimo compito di sussidiare le famiglie povere dei nostri valorosi combattenti e di attuare tutte le altre provvidenze civili rese necessarie dall’attuale stato di guerra. I modesti fondi raccolti con la prima sottoscrizione furono ormai esauriti, né può il comitato sospendere l’opera di doveroso soccorso, ora che i bisogni aumentano. I Comuni di Montagnana e di Este raccolsero sinora rispettivamente 35.000 e 26.000 lire; Monselice invece ha dato 4 volte di meno e ciò per l’amministrazione è assai sconfortante ….. se questo secondo appello dovesse fallire, l’amministrazione comunale si vedrebbe costretta ad esigere coattivamente dai contribuenti, coll’aumento dei tributi…

 

Giorgio Cini – che già aveva versato qualcosa al comitato –  dalla sede di Ferrara rispose  che approvava l’opera di assistenza civile e per tale motivo nonostante il ‘momento di sosta’ che registrava anche nella sua industria non aveva sospeso il lavoro per concorrere  a lenire i disagi della classe lavoratrice. In ogni caso precisò che conveniva sulla necessità di un provvedimento generale che chiamasse a contribuire tutti i proprietari terrieri in proporzione alle loro sostanze. “Sarò ben lieto di corrispondere la quota  che mi sarà fissata a favore della civile istituzione della cui benemerenza e utilità sociale sembra che non tutti si siano spontaneamente persuasi”. L’elegante frecciatina finale alludeva – naturalmente – alla scarsa partecipazione dei monselicensi.

24-31 marzo 1918, copertina Per i bambini durante la guerra
La grande avventura di Ancillotto il distruttore di draghi, che ha avuto la medaglia d’oro: ” .. assaliva l’avversario con tale impeto da attraversare l’aerostato in fiamme riportando sul proprio velivolo gravemente danneggiato bombi dell’involucro lacerato.” (Disegno di A. Beltrame

8.6 Terzo elenco dei sottoscrittori per il comitato di preparazione civile

Il terzo elenco trovato in archivio contiene 156 offerenti. Al primo posto troviamo, finalmente, il conte Ettore Arrigoni degli Oddi con 500 lire, mentre le contessine Oddina e Vanta offrirono solo 5 lire ciascuna. Assai tirati furono i f.lli Trieste e il conte Leonardo Emo Capodilista che offrirono solamente 200 lire ciascuno, seguiti con 100 lire ciascuno donati rispettivamente dal conte Corinaldi di Lispida, dai  Nani f.lli conti Mocenigo e dal marchese Pietro Buzzaccarini. Anche il marchese Aleduse Buzzaccarini e la contessa Maria di Serego Alighieri Venier contribuirono  con 100 lire. In questo elenco figurano anche alcuni contribuenti non blasonati abitanti nelle frazioni tra questi ricordiamo Angelo Veronese della Stortola che offrì 2 lire, Fornasiero Giuseppe di S. Bortolo che offrì 10 lire e Mario Ramor di Ca’ Oddo con 15 lire: quest’ultimo lo ritroveremo spesso come rappresentante dei proprietari terrieri di quella frazione. Nell’elenco compaiono anche alcuni enti: tra questi il Consorzio Retratto che versò la somma di 324 lire, il Monte di Pietà con 60 lire. Merita un cenno particolare il Gabinetto di lettura che offrì 20 lire in morte del bibliotecario Cavestro Guglielmo e 5 lire come istituzione.

Nel manifesto vengono citate 18 persone che si erano rifiutate di dare qualsiasi offerta. Tra questi Feruzza Martino della trattoria Due Mori, Gallo Tranquillo, Polato Federico e altri. Nonostante tutto furono donate  5.347 lire.

 

8.7 Le lamentele sulla commissione sussidi

Archimede Brandelli, che sarà il ‘capopopolo’ delle sinistre nel ventennio fascista, alla fine di dicembre 1915  – su carta intestata del ‘Magazzino Carboni,  legna da ardere e Stallo d’Andreetta’ –  scrisse una lettera al sindaco lamentandosi della commissione.

“Da  molto tempo ho sentore di gravi lagni da parte di persone interessate o meno, a cagione che la commissione per i sussidi alle famiglie dei richiamati usa disparità di trattamento nell’assegnazione dei sussidi per cui questi talvolta sono concessi agli abbienti e negati ai nulla tenenti e accordati o negati alle famiglie di pari condizioni a capriccio e con criterio partigiano. Persone sagge  e per nulla sospette, non fanno mistero delle loro osservazioni in luoghi pubblici ed io mi valgo di tanto per metterla sull’avviso. A mio parere, non per consiglio, riterrei opportuno –  per rendere efficace la procedura dei ricorsi –  rivedere tutti i sussidi accordati e rivedere anche le domande di quelli negati e ciò in omaggio a giustizia … Questo per rendere tranquilli i soldati combattenti.

Anche dal fronte arrivarono le proteste. Giovanni Sturaro, soldato della I^ armata  dalla ‘ zona di guerra’, scrisse al sindaco tramite l’ufficiale medico del suo reparto.

Dolente nel sentire dalla mamma che codesto Comune non abbia a contribuire il sussidio spettante alla povera vedova, mia mamma, trovandomi richiamato alle armi per difendere questa bella Italia. Non so comprendere questo: avendo io fatto tutte le pratiche per  mezzo del comandante della compagnia per ottenere il sussidio alla mia mamma che come mi dicono i miei superiori ne ha diritto che venga contribuito il sussidio e quindi non comprendo da chi dipende. Quindi la prego caldamente di volersi interessare della cosa anche per evitarmi doppi dispiaceri dalla mamma perché mi scrisse che si trova in grave difficoltà con il fitto della casa da pagare e tutto il giorno va a lavorare per mantenere le mie due sorelle immagina il dispiacere.

8.8 La relazione dell’avvocato Steiner sul funzionamento del comitato

Alle proteste della gente il presidente del comitato generale di preparazione civile informò il sindaco il 9 novembre 1915 che durante la sua attività erano pervenute 175 domande di sussidio: ne furono accolte 96 e 79 furono respinte. Sulle 96 accolte, 13 furono i sussidi erogati a persone  che erano escluse dalla sovvenzione  governativa,  83 rappresentano sussidi integrativi a quello governativo. L’ammontare della somma erogata settimanalmente dal comitato ammontava a 300 lire circa.

 

8.9 Monselicensi in armi a dicembre 1915

Da una nota contenete la contabilità dei sussidi alle famiglie dei richiamati sotto le armi apprendiamo che  i soldati monselicensi sotto le armi al fine dicembre 1915 erano circa 840. Le famiglie bisognose dei richiamati erano 552. Le famiglie che non ricevevano  il contributo perché non erano in regola erano 18. Complessivamente erano stati  erogati nel 1915 circa 150.000 lire.

Alle famiglie bisognose dei soldati in guerra venivano corrisposti dallo stato, tramite il comune il lunedi di ogni settimana, i seguenti importi:

  1. Per la moglie: 0,70 lire;
  2. Per ogni figlio di età inferiore ai 12 anni: 0, 35 lire;
  3. Per ogni genitore di età superiore ai 60 anni: 0,70 lire;
  4. Per entrambi i genitori di età superiore ai 60 anno 1,10 lire.

Il sindaco rivolse il 6 febbraio 1916 un nuovo appello ai maggiori proprietari di terreni affinché contribuissero mensilmente a favore del comitato di preparazione civile. Da una nota inviata al prefetto di Padova apprendiamo che le somme riscosse dal locale comitato di assistenza civile a tutto il mese di aprile 1916 ammontarono a 12.775 lire. Le somme elargite dal comitato nel medesimo periodo per sussidi alle famiglie dei richiamati, assistenza ai profughi, per il posto di ristoro alla stazione furono 10.981 lire.

 

8.10 La situazione ad aprile 1916

Su sollecitazione del prefetto i sottocomitati presentarono i propri rendiconti. Elenchiamo quella relativa al mese di aprile. Il sub comitato per sussidi alle famiglie dei richiamati presieduto da Raimondo Steiner dichiarò che nel mese di aprile 1916 registrarono in entrata 1.295 lire, in uscita 1300. Furono sussidiate 158 famiglie.

Il bilancio del sub comitato profughi, presieduto da Temporin, registrò 300 lire in entrata e  257 in uscita.  Risultarono ospitate a Monselice le famiglie: Bisi, Bozolo Bisi e Tomba. Il sub comitato di preparazione civile – Croce Rossa presieduto da Steiner dichiarò in entrata 250 lire in uscita 213. Somme molto modeste che non fecero certo onore alla città.   Da un elenco redatto nel mese di maggio 1916 contenente l’elenco delle famiglie povere dei richiamati apprendiamo che le famiglie povere erano 146 ad ognuna veniva versato da un minimo di 1,40 a 7 lire, in linea di massima però la cifra media corrisposta si aggirava sulle 2,10 lire.

 

8.11 Una tassa per finanziare il comitato

Il consiglio comunale – vista la scarsa adesione delle offerte volontarie – deliberò in data 28 settembre 1916 di imporre una tassa – per una volta tanto – a carico dei propri contribuenti  nei modi previsti dal decreto luogotenenziale del 31 agosto 1916  al fine di costituire un fondo da erogarsi in opere di assistenza civile. L’amministrazione giustificò il suo operato precisando che  una lettera inviata ai maggiori proprietari di terreni invitandoli a contribuire spontaneamente in ragione dei loro averi non ebbe risposta.  Ad eccezione di qualche raro ed encomiabile caso. …  vi furono alcuni grossi proprietari che non contribuirono affatto o contribuirono in misura insufficiente …  noi riterremmo inutile ripetere l’invito  poiché siamo certi che darebbe risultati se non negativi, certo insufficienti ed inadeguati ai bisogni.

Con la nuova tassa il comune contava di incassare 28.500 lire. Ma il decreto dava la possibilità ai contribuenti di detrarre le somma già versate nei mesi precedenti in modo volontario per cui la somma reale che il comune avrebbe potuto incassare si riduceva a 16.500 lire. Naturalmente – dicevano in Comune –  confidiamo che la grande maggioranza dei contribuenti o non si avvarrà di tale facoltà od avvalendosi, continuerà a contribuire spontaneamente, poiché la applicazione di tale imposta coattiva tende più che tutto a colpire i riottosi, e non ostacola, anzi incoraggia la simpatica azione dei generosi, che saranno additati alla pubblica riconoscenza.

Segnaliamo anche che durante la seduta il consigliere Angelo Caramore mise in rilievo ‘fra l’aumento dell’imposta erariale sui terreni e fabbricati, in applicazione degli ultimi decreti luogotenenziali, l’aumento della sovrimposta provinciale e il probabile aumento di quella comunale, si avrebbe un gravame sulla proprietà fondiaria veramente eccessivo”. E’ una ulteriore testimonianza del depauperamento della proprietà privata causata dalla guerra.

 

8.12 Due iniziative pubbliche

Il 10 ottobre 1916  il comitato nazionale per la raccolta dei rifiuti d’archivio a favore della Croce Rossa chiedeva ad ogni comune la costituzione di un comitato per la raccolta della carta e dei rifiuti d’archivio. Contemporaneamente veniva promossa la raccolta dei rottami di metallo a beneficio del Comitato di Assistenza civile.

 

Totale 13.658,93

 

8.13 Il terzo comitato di preparazioni civile

Il 9 dicembre 1916 il secondo comitato di Assistenza civile rassegnò le dimissioni; il 15 dicembre  il consiglio comunale nel prendere atto con rammarico della decisione ne nominò uno nuovo – decisamente più snello – composto da  Brigo dott. Giuseppe , Prevedello mons. Pietro, Dell’Agnolo cav. Giuseppe e propose al prefetto per la nomina di sua spettanza i signori: Mingardo don Basilio; Chiavellati dott. Enrico e Bozzetti Anselmo. Le funzioni di cassiere furono affidate  al tesoriere comunale.  Nella sua nota il sindaco ordinò che i mandati e le reversali recassero le firme del segretario della commissione, di Attilio Pizzato e la sua. Però non sembra che il nuovo comitato abbia operato concretamente, sarà direttamente il comune che alimenterà la pubblica beneficenza attingendo le risorse coattivamente dai cittadini, utilizzando le leggi di quel tempo.

Pregiatissimo Signor Segretario.

Tutti i sottufficiali del mio reggimento, affinché taluni di questi abbiano le loro famiglie che si trovano in condizioni finanziarie molto meglio della mia, godono per mezzo di una semplice dichiarazione dei loro comuni l’indennità sottufficiali , aventi a carico i propri genitori.

I miei genitori benché  possiedano qualche cosa sono entrambi inabili al lavoro ed io essendo il loro primogenito si può benissimo come mi dice qui il capitano d’amministrazione,attribuirli a mio carico.

Dunque io pregherei la Signoria sua illustrissima volermi, se crede, spedire questa dichiarazione. Se lei potrà farmi questo favore le assicurerò cinquanta Lire anche per lei che gliele spedirò appena ricevuta la dichiarazione

Mi firmo  Serg. Cremon Antonio 8° Bersaglieri 10 Compagnia Reclute S. Pietro in Cariano Verona

 

8.14 Ricorso sussidi militari

Le famiglie dei militari che furono escluse dal sussidio potevano fare ricorso alla commissione d’appello che aveva sede presso alla prefettura di Padova. Tra i tanti anche Giuseppe Bertazzo fece ricorso per il mancato sussidio, ma la commissione nella seduta del 15 maggio 1917 respinse il ricorso. Sull’argomento intervenne il distretto militare di Padova osservando: “come da qualche tempo giungano con maggior frequenza attestazioni mediche di inabili al lavoro o altre dichiarazioni prodotte dai comuni che indicavano “la necessità di assegnare il sussidio, ma il più delle volte si rivelarono insussistenti. Tale comportamento genera il dubbio di una tendenza ad allentare i criteri di giudizio piuttosto di concentrarsi  sullo stato fisico del richiedente”. Il comando invitò i Sindaci a far presente ai medici comunali “ di esercitare  più ampio e severo giudizio sugli accertamenti” anche al fine di limitare le spese per l’assistenza.

Il comando sezione zappatori pompieri informò che non può corrispondere gli assegni spettanti al soldato Andolfo Pietro perché è stato perduto di forza dal reparto.

 

8.15 Servizio distribuzione sussidi militari

Il sindaco Bonacossi pregò i parroci del comune di pubblicare all’altare la domenica il seguente avviso: “Per esigenze di servizio la distribuzione dei sussidi governativi alle famiglie dei richiamati verrà effettuata ogni due settimane ed in due giorni, anziché ogni settimana ed in un giorno”.

 

8.16 Sussidi alle famiglie

Più volte il sindaco fece presente al comando del distretto militare di Padova che le risorse assegnate  erano insufficienti. Il Distretto rispondenza usando inchiostro rosso “di limitare la richiesta al puro necessario”.  Da una nota del 13 dicembre si apprende che furono pagati nel 3° trimestre 1917 sussidi per 178.517 lire mentre per il 4° trimestre 141.949 lire.

La Vigilia di Natale la giunta destinò la somma di 31.000 lire per l’assistenza delle famiglie dei combattenti che si trovavano in stato di povertà e che non avevano diritto di percepire il sussidio governativo.

Le somme erogate nel 2 trimestre 1918  ammontano  a 197000 ; 3 trimestre 260.000

Grazie ai versamenti  fatti dal distretto militare di Padova al tesoriere comunale fu possibile  far fronte al pagamento dei soccorsi alle famiglie dei bisognosi richiamati alle armi furono concessi sussidi alle famiglie dei seguenti soldati Carturan Ferruccio, Gasparini Giovanni, Bertazzo Angelo, Bragante Angelo, Besa Federico, Arni Antonio, Rossetto Pasquale, Guglielmo Cesare di Antonio…

venne invece sospeso il sussidio a Ragazzoni Pietro perché stipendiato come operaio nell’officina d’artiglieria di Torino, a Boetti Pietro di Isidoro, Danielon Severino. Nel 1918 il contributo per l’assistenza civile interesso 934 nuclei famigliari ai quali fu corrisposto un importo complessivo di 46.690 lire.

 


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