Nei campi del conte Oddo sorgeva anticamente una colonia agricola, assai vasta, dove si insediò una comunità di soldati romani al termine del loro servizio nell’esercito. Dopo aver bonificato (con il metodo della centuriazione) il terreno i combattenti veterani iniziarono a produrre grano e verdure da portare nei mercati di Este. Gli scavi archeologici compiuti nel 2001 hanno portato alla luce numerose fattorie e tombe romane di ogni tipo.
Già nel ‘700, arando il terreno degli Oddo, emersero numerose testimonianze storiche. Tra il materiale archeologico rinvenuto vi era anche un importante Cippo funerario di Quintus Coelius Actiacus (nella foto) sicuramente proveniente da una tomba romana esistente in quel luogo.
Il reperto fu murato all’esterno della chiesetta di famiglia dei conti Oddo, nell’omonima frazione. Successivamente fu tolto dalla chiesetta per far parte della collezione privata della stessa nobile famiglia. In tempi recenti ( 1994) la lapide fu donata al museo degli Uffizi.
Il cippo era dedicato ad un veterano di Augusto, a cui era stato assegnato un lotto di terreno nel municipio di Ateste ( l’attuale via Vetta) al termine del servizio militare ( una specie di TFR in natura che l’esercito dava ai propri valorosi soldati).

Testo in latino scritto nella lapide
Q(uintus) Coelius L(uci) f(ilius)
leg(ionis) X̅I̅ Actiacus
signifer.
Traduzione
(A) Quinto Celio, Figlio di Lucio,
Appartenente alla legione undicesima, combattente ad Azio
Signifero
Spiegazione della scritta
L’epiteto Actiacus si riferisce alla sua partecipazione alla battaglia navale di Azio, combattuta il 2 settembre del 31 a.C. Si tratta dello scontro navale decisivo tra Ottaviano e Marco Antonio al quale parteciparono – ignominiosamente – anche le navi di Cleopatra.
Signifer = Nell’Esercito romano, Signifer (detto, in italiano, signifero o vessillifero) era il soldato, di alto livello, che aveva il grande onore di portare le insegne = la bandiera della legione = regimento.
La studiosa Cinzia Tagliaferro (che ha collaborato attivamente alla schedatura del lapidario monselicense) precisa: “E’ un monumento compiuto. Quelle 3 righe contengono tutto il peso specifico documentario della stele. Si tratta di un civis romanus a pieno titolo, di un reduce di Azio (veterano che combatté contro Cleopatra!) e di un graduato dell’esercito romano. Ciò importava ed era degno di memoria futura. Inoltre, va considerato che le 3 righe SOLO in alto garantivano alla stele maggior visibilità anche dalla distanza”.
Il ritorno a Monselice (!)
Come detto il cippo è una importante testimonianza del nostro passato e non si comprende questa assurda collocazione agli Uffizi, certe cose devono restare nel territorio perché ne raccontano la storia! Si auspica che sia riportato nel Museo San Paolo di Monselice, anche con la formula del prestito permanente.
Ulteriori informazioni sulle indagini archeologiche sono contenuti nell’opuscolo ‘Monselice romana’ a cura di Flaviano Rossetto. Qui in formato PDF Opuscolo ‘Monselice romana’ [qui…] . Fondamentali rimangono gli studi pubblicati nel libro di Antonio Rigon, Monselice. Storia, cultura e arte di un centro “minore” del Veneto, Monselice, 1994
Link utili
Sito degli Uffizi che tratta del ‘nostr0’ cippo. https://www.uffizi.it/opere/cippo-funerario-di-quintus-coelius-actiacus
Info sulla presenza romana a Monselice [ Clicca qui…]
Sui reperti romani rinvenuti a Monselice conservati in altri musei [ Clicca qui…]
Sul lapidario di Monselice conservato a Monselice ( ora Museo San Paolo e magazzino comunale) [ Clicca qui…]
Sito del Ministero dei Beni Culturali che tratta degli scavi di via Vetta [ Clicca qui…]
Studi, qui in PDF, promossi dal Comune di Monselice
Eloida Bianchin Citton ed Enrico Zerbinati, Il territorio in età preromana e romana, p.21-42. [Vai…]
Elodia Bianchin Citton, Età preromana, nel PDF a p.315-322. [Vai…]
Simonetta Bonomi, Nuovi scavi romani a Monselice, nel PDF a p.323-330. [Vai…]
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Flaviano Rossetto, Monselice 1° dicembre 2025

© 2025 a cura di Flaviano Rossetto
Vedi anche:
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