La rettifica del corso dell’Adige nel 700
Sul finire del Settecento l’Adige attraversava le campagne tra il Padovano e il Polesine seguendo un percorso assai più tortuoso di quello che oggi siamo abituati a osservare. Ampie svolte penetravano nella campagna, costringendo le acque a lunghi giri e sottoponendo gli argini a una pressione continua. In questo paesaggio fragile, modellato dal fiume ma anche da secoli di interventi dell’uomo, nel 1782 la Repubblica di Venezia decise di affrontare contemporaneamente quattro punti particolarmente delicati del suo corso. Nacque così il progetto dei quattro tagli dell’Adige, destinati alle svolte di Petorazza, Oca, Bertolino o Marizze e Marezzana-Fasolo.
Non siamo davanti a una piccola manutenzione arginale. Venezia progettò veri e propri nuovi alvei, destinati a rettificare il fiume e a sostituire alcuni dei suoi meandri più pronunciati. Per comprendere la portata dell’intervento è sufficiente immaginare le campagne settecentesche aperte da enormi scavi, centinaia di uomini impegnati con badili e carriole, argini costruiti con la terra estratta e ingegneri intenti a controllare quote, profondità e pendenze. Tutto questo avveniva sotto la supervisione delle magistrature veneziane specializzate nel governo delle acque.