Andrea Gritti riconquista Padova nel 1509
Andrea Gritti: un Doge con una visione rinascimentale
Nella Venezia del Rinascimento, dove il destino degli uomini si intrecciava con quello delle rotte commerciali e delle grandi potenze, emerse la figura straordinaria di Andrea Gritti. Nato nel 1455 a Bardolino, egli non fu soltanto un uomo di governo, ma un protagonista autentico di un’epoca segnata da guerre, diplomazia e ambizione.
Prima di indossare il corno ducale, Gritti visse a lungo a Pera, il cuore pulsante dell’Impero Ottomano. Qui non si limitò a commerciare grano: grazie alla sua abilità diplomatica, costruì relazioni profonde con la corte del sultano Bayezid II e con il potente gran visir Hersekli Ahmed Pascià. Pur senza carica ufficiale, agì come informatore per la Serenissima, inviando notizie cifrate sui movimenti militari ottomani.
Questa doppia vita ebbe un prezzo: scoperto allo scoppio della guerra turco-veneziana nel 1499, venne imprigionato nelle famigerate Sette Torri per quasi tre anni. Sopravvisse non solo grazie al rispetto conquistato tra i suoi nemici, ma anche alle influenti amicizie che seppero intercedere per lui, evitandogli la pena capitale.
Rientrato a Venezia, la sua esperienza internazionale lo rese indispensabile. Durante la Guerra della Lega di Cambrai, uno dei momenti più drammatici per la Repubblica, Gritti si distinse per carisma e determinazione. Celebre è la riconquista di Padova nel 1509: in un momento in cui Venezia sembrava sull’orlo del collasso dopo la rotta di Agnadello, Gritti guidò le truppe con un’energia tale da trasformare una disfatta imminente nel simbolo della riscossa veneziana.
Eletto Doge nel 1523, nonostante le resistenze di una parte dell’aristocrazia che temeva il suo carattere autoritario e le sue simpatie filo-francesi, governò in un periodo complesso segnato dalle rivalità tra Carlo V e Francesco I. La sua scelta più lungimirante fu la neutralità armata: una decisione prudente che preservò Venezia dalle devastazioni che colpirono altre città italiane, come il Sacco di Roma.
Gritti comprese che, se il potere militare di Venezia stava declinando, il suo prestigio doveva risplendere attraverso l’arte. Fu il grande protettore dell’architetto Jacopo Sansovino, avviando quella Renovatio Urbis che trasformò Piazza San Marco in un foro monumentale di stampo romano, dando alla città l’aspetto imperiale che ammiriamo ancora oggi.
Le fonti dell’epoca, tra cui i minuziosi Diarii di Marin Sanudo, lo descrivono come un uomo energico, talvolta collerico e autoritario, ma dotato di una visione politica fuori dal comune. Morì nel 1538, si dice dopo un’ultima cena luculliana nel giorno di Natale, lasciando uno Stato solido e profondamente rinnovato nell’anima e nell’architettura.
Andrea Gritti resta una figura emblematica: mercante, prigioniero, comandante e infine principe. Un uomo che seppe navigare con straordinaria abilità tra i flutti della storia, trasformando la Serenissima da potenza commerciale a capitale eterna della cultura rinascimentale.
— Antonio Vaianella
Qui il ritratto che ne fece Tiziano Vecellio (Pieve di Cadore, 1488/1490 – Venezia, 27 agosto 1576)
Andrea Gritti riconquista Padova. 1509. Partecipò alla disastrosa battaglia di Agnadello del 14 maggio, da cui riuscì a riparare a Orzinuovi recando la bandiera di San Marco ormai lacera, che verrà esposta nella chiesa dei Santi Giovanni e Paolo.
Deciso alla resistenza, il 17 luglio guidò la riconquista di Padova e il 19 del suo castello. Si occupò, nei giorni successivi, della repressione dei cittadini ribelli, con arresti, esecuzioni, confische ed esili. Impedì, tuttavia, che i Veneziani si abbandonassero al saccheggio ed ebbe parole di lode per i contadini volontari che affiancavano l’esercito regolare, per i quali suggerì, in una lettera del 23 luglio, un giusto riconoscimento da parte della Repubblica; il governo rispose con l’esenzione quinquennale delle tasse, l’eliminazione delle pendenze fiscali e la cancellazione dei debiti.
Il 20 agosto iniziò i preparativi per fronteggiare l’assedio imperiale, addossando ai cittadini padovani il pagamento degli operai (perlopiù di estrazione popolare) impegnati nell’allestimento delle difese. All’inizio di ottobre, tuttavia, Massimiliano d’Asburgo rinunciò all’attacco e quindi il Gritti poté uscire da Padova per occupare Soave, bloccando i Francesi che tentavano di riprenderla. Wikipedia.