mulini

Il mulino era un vero e proprio luogo di lavoro, spesso affidato a una famiglia di mugnai. I contadini portavano il grano per trasformarlo in farina, pagando il servizio secondo le consuetudini locali.
Il mestiere richiedeva esperienza: occorreva controllare la macinazione, regolare le macine e sorvegliare continuamente la struttura galleggiante. Il mugnaio doveva inoltre affrontare i problemi causati dalle piene, dalla corrente e dai cambiamenti del livello dell’acqua.
I mulini dovevano anche rispettare precise regole per non ostacolare la navigazione fluviale e per evitare danni alle rive.
La scomparsa dei mulini
Con il passare del tempo, i mulini natanti entrarono in crisi. Le modifiche agli alvei, le esigenze della navigazione, le trasformazioni dell’economia agricola e l’introduzione di nuovi sistemi industriali contribuirono alla loro progressiva scomparsa.
Nell’Ottocento l’Adige era ancora un importante centro di attività produttive, ma le grandi opere idrauliche e le trasformazioni successive modificarono profondamente il rapporto fra il fiume e le comunità rivierasche. A Verona, per esempio, la disastrosa alluvione del 1882 determinò interventi che cambiarono radicalmente l’aspetto del fiume in città.
La memoria di questi impianti è oggi affidata soprattutto ai documenti, alle fotografie storiche e agli studi sulla cultura materiale e sulle attività tradizionali legate ai corsi d’acqua.

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