Il castello imperiale di Monselice

Monselice si offre sin dalle origini come naturale e formidabile fortezza per quanti mirano ad occupare i punti strategici più importanti della campagna veneta. La fortezza di Monselice ruota attorno al maestoso complesso architettonico, che raggruppa in sé diverse tipologie di edifici e si erge ai piedi del Colle della Rocca. Tra l’XI e il XVI secolo fu dimora signorile, torre difensiva, villa. Si compone di quattro nuclei principali: la parte più antica è la casa romanica del Mille, che insieme al castelletto, risalente al secolo successivo, forma il primo nucleo abitativo. Nel corso del Duecento venne costruita la torre ezzeliniana, un possente edificio difensivo voluto da Ezzelino III da Romano. Nel XII-XIII secolo i documenti ricordano un palazzo pubblico, dove risiedevano i rappresentanti del potere imperiale. Possiamo identificare con certezza il palazzo imperiale con l’attuale castello di Monselice.
Il castello era un vero e proprio quartiere, sorto lungo la strada che dalla piazza portava al castelletto di San Pietro (distrutto dalle cave) e, da qui, alla Rocca. Ne rimangono ora quattro distinti corpi di fabbrica e una torre, il cui nucleo originario è databile tra XII e XIII secolo.
Non sappiamo quale di questi quattro edifici succitati sia da identificare con il palazzo imperiale del XII secolo. Di età federiciana è sicuramente il grandioso palazzo di tre piani, con aperture più tarde della fine del XIII secolo. Oltre al palazzo imperiale, stavano in quest’area anche la sede del Comune, ricordato per la prima volta attorno alla metà del XII secolo e, probabilmente, pure le residenze della classe dirigente locale, quegli Arimanni, nei quali sarebbe da ravvisare “una sostanziale coincidenza con Apopulus che dominava Monselice nel XII secolo”.A partire dal 1405, dopo l’avvento della Serenissima Repubblica Veneta, il complesso monselicense fu acquistato dall’aristocratica famiglia veneziana Marcello che intraprese la costruzione di un palazzo di collegamento fra le strutture preesistenti chiamato Ca’ Marcello.
Il palazzetto viene realizzato nel XV secolo, dopo la conquista di Monselice da parte della Serenissima Repubblica di Venezia, dalla nobile famiglia dei Marcello, la quale porta a compimento la trasformazione della costruzione in residenza civile. La configurazione del castello, così come la possiamo tuttora ammirare, è già quasi completa alla fine del ‘400. Alla fine del XVI secolo risalgono la Biblioteca del Castello, che si trova sulla spianata antistante la Torre di Ezzelino, e la sistemazione del cortile interno.
Nei primi anni dell’Ottocento la proprietà del Castello passa dai Marcello ad altre famiglie dell’aristocrazia locale. Inizia così un lento e ineluttabile degrado del complesso, accompagnato dalla spoliazione di mobili ed oggetti dell’arredo interno, finché la proprietà non passa per asse ereditario alla famiglia Cini. E’ il conte Vittorio Cini che comincia a pensare, negli anni Trenta, a un imponente restauro e ripristino di tutto il complesso. L’idea si concretizza nel 1935, quando una équipe di tecnici e restauratori comincia a lavorare sotto l’oculata direzione dell’architetto Nino Barbantini. Dapprima si procede al restauro degli edifici e successivamente al ripristino delle sale interne, con soffitti, mobili, affreschi, quadri, arazzi e statue rigorosamente appartenuti alle epoche di costruzione dei singoli edifici, terminando il gigantesco lavoro nel 1942.
L’idea guida di questo straordinario ripristino è quella di portare idealmente l’ospite o il visitatore in un viaggio a ritroso nel tempo. Tutto è infatti al suo posto nelle singole stanze: oggetti, soprammobili, attrezzi e armi, come se per incanto si potessero rivivere le azioni quotidiane o le gesta eroiche degli antichi abitatori del Castello, dal Medioevo al Rinascimento. Al piano terra è collocata l’Armeria comprendente armi da taglio (spade), da lancio, ad asta e da fuoco raccolte dal conte Cini nel periodo tra le due guerre.  Seguono la Sala del camino vecchio, con monumentale camino a forma di torre a più ordini di archetti su colonnine maiolicate, e la Sala della bifora; tra le opere d’arte sono da notare un polittico di Lorenzo di Jacopo (1429) ed una Madonna col Bambino. All’interno della Casa Romanica si trova la Sala del Consiglio Carrarese, con un coro del secolo XV e affreschi eseguiti probabilmente sotto Francesco il Vecchio.
Dopo una serie di trasformazioni e passaggi di proprietà avvenuti nei secoli successivi, dal 1981 il complesso monumentale del Castello Cini di Monselice è passato in proprietà alla Regione Veneto, divenendo museo regionale insieme all’Antiquarium Longobardo e al Mastio Federiciano.
Ai piedi del colle sono anche la tardocinquecentesca Villa Duodo, in parte modificata e ampliata nel Settecento, e il Santuario delle Sette Chiese, composto da sei cappelle comprese nel recinto della villa e progettate dall’importante architetto Vincenzo Scamozzi a partire dal 1605. Da qui comincia la salita al colle della Rocca, alto 152 metri e dalla cui cima si gode un notevole panorama dei colli Euganei, che permette di raggiungere il Parco Archeologico e il Mastio Federiciano

MONSELICE E FEDERICO II
La storia del castello inizia con le parole di Rolandino da Padova. Nel 1237 osserva che Ezzelino intendeva andare verso Monselice assieme ai seguaci di Federico, per desiderio di “certi grandi di Monselice”, i quali affermavano durante le trattative che “Monselice era possesso e patrimonio particolare dell’impero”: quod Mons silex est imperii regalia et camera specialis. [2]
Nel 1239, poi, quando Federico si trasferisce con il suo sontuoso seguito, vero “spettacolo” viaggiante [3], da Vicenza a Padova, dove soggiorna nel monastero di Santa Giustina e di là, muovendosi nel territorio padovano circostante, sia per andare a caccia (“Aliquando ad venandum, aliquando ad paissandum, ipsum namque plurimum hec et similia solacia delectabant” [4]), sia per andare a trovare la terza moglie, Isabella d’Inghilterra, che alloggiava a Noventa Padovana, si recò anche a Monselice: Ivit eciam dompnus imperator ad Montem silicem, quee est camera imperii specialis in paduano disctricto, montis cuius securitatem murari iussit. [5]
In questi due passi (e ancora più avanti quando, nel 1249, Ezzelino decide di avviare la conquista di Padova, cominciando da Monselice: “incipiens a camera imperii”), il cronista padovano usa il termine “camera” per indicare un rapporto speciale che ci sarebbe tra Monselice e l’imperatore [6]. Si tratta, peraltro, di una denominazione attribuita anche da altri re o imperatori ad altre località, che indica un rapporto di privilegio, come dimostrano, fra gli altri, gli esempi riferiti da Du Cange nel suo Glossarium, sotto la voce “camera”: Camerae, Provinciae etiam, aut urbes, quae immediate Principi suberant et fisci proprii erant, dictae. [7]
La predilezione di Federico per Monselice è ribadita anche attraverso le parole di uno dei sedici podestà padovani, forse Vitaliano dei Lemici (come anche poi da Pesce Paltanieri, uno dei più importanti signori locali), che nel suo discorso, instaurando un parallelo tra la situazione di Monselice e quella che sarebbe stata la situazione di Padova, sostiene quanto segue: Sicut enim de divina gracia et domini nostri imperatoris summa sapiencia iam sumus in Monte silice, terra quidem de karioribus, quas habeat dominus inperator, sic et in Padua erimus.[8]

[1] Cfr. J. RUSKIN, Diario italiano 1840-1841, Milano, Mursia, 1992, p. 126. [2] ROLANDINI PATAVINI, Cronica in factis et circa facta Marchie Trivixane, a cura di A. BONARDI, in Rerum Italicarum Scriptores, n. ed., VIII/1, Città di Castello 1905, p. 50; S. BORTOLAMI, Monselice “oppidum opulentissimum”: formazione e primi sviluppi di una comunità semiurbana nel Veneto medioevale, in Monselice. Storia, cultura e arte di un centro “minore” del Veneto, Treviso, Canova, 1994, p. 123. [3] Cfr. R. ANTONELLI, Politica e volgare: Guglielmo IX, Enrico II e Federico II, in ID., Seminario romanzo, Roma, Bulzoni, 1979, p. 70. [4] ROLANDINI PATAVINI, Cronica in factis et circa facta…, cit., p. 63. Per il soggiorno di Federico II a Padova cfr. E. KANTOROWICZ, Federico II imperatore, Milano, Garzanti, 1976, p. 63; G. HORST, Federico II di Svevia, Milano, Rizzoli, 1981, pp. 261-262. [5] ROLANDINI PATAVINI, Cronica in factis et circa facta…, cit., pp. 62-63. [6] Cfr. P. CAMMAROSANO, L’esercizio del potere: la fiscalità, in Federico II e le città italiane, cit., p. 108. [7] CH. DU CANGE, Glossarium mediae et infimae latinitatis […], II, Niort, Favre, 1883, rist. anast. Bologna, Forni, 1971, p. 46. [8] ROLANDINI PATAVINI, Cronica in factis et circa facta…, cit., p. 52. Su questo episodio cfr. S. Bortolami, Monselice “oppidum opulentissimum”…, cit., p. 123.