Monselice saccheggiata durante la guerra tra Venezia e la Lega di Cambrai (1509-1516)

Padova durante la lega di Cambrai

Monselice veneziana. Il privilegio concesso da Venezia il 30 aprile 1406 consentì a Monselice di mantenere le consuetudini che fino ad allora erano state in vigore. La Repubblica fu comunque molto presente all’ombra della Rocca, dove mandava un podestà scelto dal Senato esclusivamente tra i membri delle famiglie patrizie. Il designato aveva alle proprie dipendenze un organico di funzionari da lui individuati: tra questi un cancelliere, un notaio, un “collaterale” con incarichi di polizia giudiziaria e un corpo di guardia. Nella gestione del potere bisognava tenere in considerazione la struttura amministrativa e la legislazione di Padova, oltre che le direttive impartite dal governo centrale dello Stato.

La Repubblica confiscò e mise in vendita il vasto patrimonio dei da Carrara: anche Monselice subì dunque la penetrazione economica dei veneziani, che acquisirono numerose proprietà immobiliari urbane e di campagna, come testimoniato da un elenco del maggio-giugno 1447. Il 14 agosto 1406 il patrizio Francesco Marcello si aggiudicò all’asta il complesso dei beni carraresi che costituivano la “gastaldia” monselicense. Da quel momento la famiglia dei Marcello fu tra le maggiori proprietarie della zona: disponeva di campi a vigne e bosco sul Montericco oltre che di svariati appezzamenti, in particolare a Vanzo, a Schiavonia e a Pozzonovo. In più all’interno delle mura possedeva il complesso del castello detto “di Ezzelino”, un palazzo nella contrada di Porta Carpanesia (in cui abitò il politico e uomo d’armi Giacomo Antonio Marcello), la vicina “Ca’ Verde” e una serie di altri immobili. Soggiornò spesso a Monselice anche Pietro Marcello, vescovo di Padova dal 1409 al 1428.

La cittadina euganea rivestiva una funzione di capoluogo della propria circoscrizione. Il principale nucleo abitato era distribuito nelle contrade a nord e a sud della piazza comunale. Notevole pure il borgo cresciuto fuori dalla porta dell’Isola, nel quale si trovano locande e botteghe. Lo storico Marin Sanudo nel 1483 descrive Monselice. Cita i suoi elementi principali: le tre rocche e le mura che scendono dal colle, la “torre delle donne”, la piazza grande con il mercato del lunedì, le quattro porte che all’epoca esistevano, la chiesa di Santa Giustina e così via. Quanto al Comune monselicense, esso non aveva grandissimi spazi di autonomia, ma almeno nei primi decenni mostrò una certa vitalità. Il suo patrimonio immobiliare nel 1458-60 raggiungeva il considerevole valore di 26650 lire, sebbene le rendite fossero modeste.

Nella parte finale del secolo si manifestarono i primi segni di una netta chiusura dei ceti dirigenti locali, come stava accadendo anche altrove: la partecipazione alla vita amministrativa cominciò a essere appannaggio delle solite famiglie. Il 16 ottobre 1489 una ventina di consiglieri presero parte a una riunione con il vescovo di Padova Pietro Barozzi, che si trovava in visita pastorale a Monselice. Egli voleva persuadere la comunità a non consentire ulteriormente l’attività del banco di pegno gestito da prestatori ebrei nella cittadina, per concessione di Venezia. La presenza di ebrei si registrava dunque anche all’ombra della Rocca. Il vescovo non ottenne quanto auspicava, ma di lì a pochi anni, nel 1494, il francescano Bernardino da Feltre darà impulso alla creazione a Monselice del Monte di Pietà, tipica istituzione finanziaria tardomedievale che erogava piccoli prestiti a condizioni favorevoli rispetto a quelle di mercato.

Con il privilegio del 1406 la Serenissima aveva risposto positivamente al Comune, che chiedeva alla Repubblica di farsi carico delle spese di manutenzione di mura, torri e castelli. Sembra però che anche la comunità monselicense abbia contribuito economicamente alla conservazione del sistema difensivo. Soldati erano dislocati nei castelli di San Pietro e San Giorgio oltre che presso la rocca superiore, presidiata da una guarnigione stabile comandata a lungo da Lorenzo Garzoni. Ma quello che in passato costituiva un baluardo inespugnabile, non sarebbe più rimasto tale a lungo. Come avrebbe dimostrato il conflitto che oppose Venezia alla Lega di Cambrai.

Padova durante la lega di Cambrai

La città saccheggiata. Durante il Quattrocento la Serenissima aveva raggiunto il culmine del proprio splendore, estendendo la propria influenza anche sulla terraferma. Nel 1508 le grandi potenze europee, in primis Sacro Romano Impero, Spagna e Francia, sancirono la nascita della Lega di Cambrai, una coalizione militare formata proprio allo scopo di contrastare la Repubblica lagunare, porre un argine alla sua espansione nella penisola italiana e spartirsi i suoi territori.Nel maggio 1509 l’esercito veneto subì una grave sconfitta nella battaglia di Agnadello. Anche Monselice si trovò presto coinvolta nelle vicende belliche, venendo più volte persa e ripresa dai Veneziani. La città affrontò un periodo durissimo, nel quale conobbe saccheggi e bombardamenti. Nell’agosto 1509 un esercito composto da Spagnoli, Francesi, Borgognoni e Ferraresi cinse d’assedio le mura: lo scopo dell’attacco era quello di liberare le vie di comunicazione del circondario, in particolare il canale di Battaglia, dal controllo della Serenissima. Le zone più basse di Monselice furono conquistate senza troppe difficoltà, costringendo il podestà veneziano Pietro Gradenigo, il capitano Paolo Corsio, i soldati e parecchi civili a ritirarsi nel castello.

I pochi difensori di Monselice dovettero poi riparare più in alto, nella Rocca vera e propria, e qui, sfruttando i vantaggi assicurati dalla loro posizione, resistettero strenuamente al martellante fuoco delle moderne artiglierie imperiali. Alla fine, dopo aver respinto numerosi assalti, dovettero arrendersi alle soverchianti forze nemiche (si parla di 10 mila uomini). La fortezza dominata dal mastio federiciano, a due secoli e mezzo dalla sua costruzione, aveva offerto ancora una prova tenace, ma era stata espugnata con un drammatico bollettino di morti e prigionieri. All’interno le truppe antiveneziane trovarono ammassati notevoli quantità di granaglie e beni di valore dei civili che lì si erano rifugiati. Riprese in breve dalla Serenissima, le fortificazioni monselicensi furono interessate, per quanto possibile, da opere di riparazione. Il provveditore dell’esercito veneziano Andrea Gritti perlustrò la cittadina e la sua fortezza, ne diede un giudizio positivo ma concluse che non c’erano nè tempo nè operai per rafforzarla a sufficienza.

Il tramonto della “fortezza inespugnabile”. Dentro le mura superiori non rimasero che alcune centinaia di soldati. Erano anni difficili e nella zona si riscontrava un continuo viavai di reparti militari, i quali minacciavano di andarsene per le mancate paghe e chiedevano costanti rifornimenti. Si susseguirono offensive e controffensive. La Rocca bruciò e tutto l’impianto difensivo del monte patì in quella fase importanti danneggiamenti. Numerosi, in quei mesi turbolenti, i fatti dolorosi. Per esempio il connestabile (dignitario con funzioni militari) Pietro Gaio riuscì a scampare all’impiccagione pagando la somma di otto ducati allo spagnolo che lo aveva catturato, mentre il capitano delle fanterie Tommaso Fabron, ferito, dovette sborsare 50 ducati e si rifugiò a Padova grazie all’aiuto di alcuni contadini. Altri però non furono così fortunati e vennero barbaramente trucidati o fatti prigionieri.

Le ostilità si placarono nel 1516, quando venne firmata la pace. Durante il conflitto la grande abilità diplomatica aveva permesso in varie occasioni alla Repubblica di Venezia di mettere in crisi le alleanze nemiche, evitando il tracollo e mantenendo sostanzialmente immutati i propri confini. Per Monselice invece si era chiusa un’epoca: risultava ormai evidente che la Rocca, un tempo fortezza considerata pressoché inespugnabile, non poteva più reggere attacchi portati mediante i moderni pezzi di artiglieria. Alla fine del secolo il complesso verrà smilitarizzato e il colle ceduto ad alcune ricche famiglie veneziane.

Le informazioni qui riportate sono tratte principalmente da Monselice – La Rocca, il Castello – Dalla fondazione “Giorgio Cini” alla Regione Veneto (Biblos 2003), volume a cura di Aldo Businaro: abbiamo fatto riferimento, in particolare, al contributo del professor Sante Bortolami dedicato a Monselice medioevale e le sue difese. La città murata, il castello, la Rocca e a La Rocca da “luogo forte” a “luogo ideale” di Massimiliano D’Ambra. Ci siamo poi basati su Il primo secolo veneziano (1405-1509), lavoro di Donato Gallo presente in Monselice – Storia, cultura e arte di un centro “minore” del Veneto a cura di Antonio Rigon (Comune di Monselice, Canova, 1994).

Assalto a Padova durante la lega di Cambrai