Itinerario turistico: Alla scoperta del Monte Ricco

Scalone dell'ercole

2- Itinerario turistico

Alla scoperta del Monte Ricco 

Introduzione

Il territorio padovano è arricchito dalla presenza di un bene di straordinario valore: il Parco regionale dei Colli Euganei, che tocca 15 Comuni e si estende per circa 18.694 ettari. Al suo interno si trovano luoghi estremamente suggestivi ed è possibile rilassarsi con tranquille passeggiate lungo i numerosi sentieri immersi nel verde. Anche Monselice fa parte dell’area euganea, di cui rappresenta una delle porte d’accesso. La cittadina è infatti collocata sul versante meridionale del Parco, incastonata tra il Monte Ricco e il Colle della Rocca. E’ situata nella provincia di Padova, a 22 Km dal capoluogo. Si può raggiungere:

  • in auto

da Padova 22 Km,

da Rovigo 20 km,

da Ferrara 55 Km;

da Bologna 88,6 Km (A13 Bologna-Padova uscita Monselice, oppure SS16)

da Mantova 78 Km (SS 10 da Mantova).

  • in treno

da Venezia, Padova, Rovigo, Ferrara, Bologna linea FS Bologna –Venezia stazione di Monselice,

da Mantova Mantova-Monselice. www.trenitalia.it

  • in aereo

Aeroporto di Venezia ca. 67 Km: www.veniceairport.it;

Aeroporto di Verona ca. 140 Km: www.aeroportoverona.it;

Aeroporto di Bologna ca. 110 Km:www.bologna-airport.it;

Aeroporto di Treviso ca. 130 Km: www.trevisoairport.it

Itinerario turistico: Alla scoperta del Monte Ricco e della villa del Conte Vittorio Cini.

Percorso: Campo della Fiera, via Argine Destro, via Trento Trieste, via Sottomonte, via Solario, via Monte Ricco (per tornare al punto di partenza seguire lo stesso percorso a ritroso)

Lunghezza: 3 km

Durata: 2 ore e 30 minuti

Periodo: evitare le calde giornate d’estate

Difficoltà: Medio/Facile

Segnavia: Sentiero n.6

L’itinerario proposto conduce il visitatore alla scoperta del maggiore colle di Monselice, abitato sin dall’antichità e utilizzato un tempo anche come punto di osservazione militare sul territorio limitrofo. Le cave di trachite, fortunatamente inattive da anni, non hanno compromesso la bellezza del Monte Ricco, sulla cui sommità sono poste la cosiddetta terrazza dell’Ercole, splendido punto panoramico sulla pianura circostante, e l’ex villa del conte Vittorio Cini, oggi comunità di recupero per persone in difficoltà. Il colle misura 339 m sul livello dei mare. Anticamente e fino al XIV secolo era chiamato Monte Riccio, per il fatto che era pieno di castagneti, dove si potevano raccogliere abbondanti e gustose castagne. Più avanti, in stampe antiche, lo ritroviamo con il nome di Montevignalesco, perché la gente che lo abitava trasformò le sue pendici in un esteso vigneto.

Sentiero della casa rossa

Una tradizione molto sentita dalla gente del posto era la Notte di San Giovanni. Di origini lontanissime, venne mantenuta in vita fino a metà Novecento. Il 24 giugno di ogni anno la consueta pace del Monte Ricco era rotta da una grande festa popolare tra canti, musica, balli, strani riti di matrice paganeggiante e altri momenti conviviali. I bagordi si concludevano all’alba con la discesa a valle degli allegri abitanti del colle, che per un giorno si abbandonavano così ai piaceri di Bacco e di Venere. Numerose, inoltre, le storie e le leggende che una volta venivano tramandate nelle famiglie del luogo, relative alla presenza lungo i boschi e i sentieri di fate, streghe, orchi e altri esseri fantastici.

Il nosto percorso ha inizio dal Campo della Fiera, parcheggio di riferimento della città e facilmente raggiungibile dalla stazione dei treni. Da qui si prende via Argine Destro in direzione del centro cittadino, svoltando a destra all’altezza del ponte di ferro sul canale Bisatto. Si prosegue su via Trento Trieste, si affronta il passaggio a livello e, attraversando via Sottomonte, si imbocca via Solario. Subito dopo l’ingresso della scuola Giorgio Cini si gira a sinistra per intraprendere la salita. Dove ora sorge il plesso, nel 1934 il senatore Vittorio Cini fece costruire in ricordo del padre il Solarium Giorgio Cini, struttura nella quale accogliere bambini di salute cagionevole. Gli ospiti permanenti giungevano da tutta la provincia e il complesso, che arrivò a una capienza di 200 posti letto e altri 300 per il soggiorno diurno, veniva impiegato anche come colonia estiva per i ragazzi poveri di Monselice.

Poco più avanti si incontrerà una sbarra abbassata che impedisce l’accesso alle auto. Superandola, si continua sulla strada asfaltata che si inerpica verso la sommità del colle. Il tragitto si snoda lungo larghi tornanti circondati dalla ricca vegetazione che cresce lungo i pendii del monte. Giunti al terzo tornante, si apre una bellissima balconata panoramica che dà su Monselice e sulla Rocca con il suo caratteristico Mastio, da qui molto ben visibili. Continuando a risalire il Monte, si oltrepassa l’ex casa del custode fino a raggiungere un edificio rosso. Accanto a questo parte un sentiero forestale dal fondo sassoso, che porta a un’altra e ancora più incredibile terrazza panoramica. Qui si erge la caratteristica statua di Ercole, che invita ad ammirare il paesaggio mentre sostiene sulle spalle il mondo. Da questo luogo, nelle tipiche giornate di foschia autunnali, è possibile godersi lo spettacolo dell’inversione termica: sopra il mare di nebbia nel quale è immersa la pianura splende alto il sole, che illumina le cime dei colli vicini.

Nei pressi dell’Ercole in passato si poteva ammirare la meravigliosa scalinata che conduceva alla villa del conte Cini, sorta sui resti di un antico eremo. La residenza, utilizzata soprattutto nei mesi estivi, fu costruita verso il 1920 e abbellita con graziose fontane e giardini straordinariamente curati. Questa divenne la sede di ricevimenti a cui partecipavano illustri esponenti del mondo culturale e politico italiano. Durante i lavori furono portate alla luce le fondamenta di una torre del tutto simile al mastio che si trova sopra la Rocca e alcune palle di trachite usate come proiettili per le catapulte. Nella Seconda Guerra Mondiale si insediò sul monte Ricco un alto comando tedesco. Nel 1947 Vittorio Cini fece dono dell’eremo, della villa e di tutte le sue proprietà poste sul colle ai frati Minori Conventuali. Volle però che la villa fosse chiamata Eremo di Santa Domenica in memoria della cara nonna. Una lapide all’ingresso della casa ne testimonia l’atto di donazione.

Tornando per un attimo all’epoca del conte Cini, si può immaginare sua moglie, l’ex diva del teatro e del cinema muto Lyda Borelli, concedersi una passeggiata pomeridiana nei giardini della villa per cercare un po’ di refrigerio dalla calura estiva. Oppure accogliere gli illustri ospiti e discorrere con loro di teatro, di musica, di letteratura in raffinate serate di gala. Oggi la scalinata rimane comunque uno degli elementi più suggestivi del luogo, malgrado non conservi più la bellezza di un tempo e la vegetazione vi cresca abbastanza incontrollata. Salendo per i gradoni si arriva in breve nel cortile dell’eremo, da dove si raggiunge facilmente la strada asfaltata che riporta a valle. Percorrendo poi lo stesso tragitto dell’andata è possibile fare ritorno al punto di partenza.

© A cura dei volontari del servizio civile assegnati alla biblioteca comunale di Monselice (settembre 2019)

strada che porta in cima al monte