Alezzini Giovanni – Biografia (1885-1960)

NOTE BIOGRAFICHE DEL FEDERALE ALEZZINI GIOVANNI (1885-1960)

Tratte dal libro di Francesco Selmin, Atlante della Bassa padovana

Nacque a Valle S. Giorgio, frazione del comune di Baone, il 16 settembre 1885 da una famiglia di modeste origini: i genitori, Sinigallia Giuseppina e Alessandro, gestivano una rivendita di sale e tabacchi, mentre il fratello era carrettiere.

Ottenuto il diploma magistrale si iscrisse al Partito socialista interessandosi soprattutto della questione bracciantile. Assunto come maestro alla scuola elementare maschile di Valle S. Giorgio, divenne interventista e partecipò come alpino al primo conflitto mondiale. Dopo la guerra riprese la sua professione di maestro ad Arquà Petrarca dove fondò la locale sottosezione dell’Associazione nazionale combattenti oltre ad una cooperativa di lavoro facente capo alla stessa sottosezione.

Nel 1920, dopo una durissima vertenza, riuscì ad ottenere la concessione in affitto delle terre di Onesto Centanin e di Gabriel Trieste in favore della cooperativa; pochi anni dopo, nel 1922, grazie anche all’intervento dell’Associazione nazionale combattenti, i medesimi fittavoli poterono acquistare appezzamenti di terreno della tenuta Centanin ad un prezzo assai inferiore a quello di mercato.

Alle elezioni amministrative del novembre 1920 Alezzini fu eletto assessore nella stessa Arquà, affiancando il sindaco Adolfo Callegari, studioso di antichità euganee e futuro direttore del museo di Este. Entrò nel 1920 nei Fasci di combattimento e partecipò alla Marcia su Roma. Dal 22 agosto 1922 divenne membro del Direttorio federale del Partito nazionale fascista. Nel 1924 fece parte dei due triumvirati che ressero la Federazione fascista padovana dopo l’elezione a deputato di Emilio Bodrero, e fu nominato segretario federale il 17 agosto 1924.

Da allora la condotta di Alezzini fu tutta tesa a non inimicarsi nessuna delle componenti del fascismo padovano, in particolare gli agrari, cui, a parte qualche espulsione e qualche multa per inosservanza dei patti agricoli, lasciò sostanzialmente campo libero. La sua prudente posizione di equilibrismo soprattutto verso i proprietari terrieri gli valse così la candidatura e l’elezione a deputato della XXVIII legislatura (192934). Non fu l’unica carica ricoperta in questo periodo. Commissario e poi podestà di Arquà Petrarca dal febbraio 1929 al febbraio 1935, fu anche presidente della Federazione enti autarchici della provincia di Padova oltre che commissario dell’Opera nazionale dopolavoro della stessa provincia. Come segretario dell’Unione provinciale fascista dei lavoratori agricoli di Padova nel 193031, libero da obblighi di deferenza, si contraddistinse per un atteggiamento di contrapposizione verso gli agrari di Augusto Calore, accusati di grettezza ed assenteismo, e di non rispettare i patti agricoli. Il 18 aprile 1931 fu inviato a dirigere l’ispettorato sindacale delle Puglie e della Basilicata.

Diresse l’Unione provinciale dei lavoratori agricoli di Bergamo dal gennaio all’aprile 1935, di La Spezia dall’aprile 1935 all’ottobre 1936, di Reggio Emilia dal novembre 1936 all’ottobre 1939, di Belluno dal novembre 1939 al giugno 1940 e di Forlì dal giugno 1940 al luglio 1943. Terminati gli impegni politici di carattere nazionale ritornò a vivere ad Arquà dove riprese la carica di podestà, mantenuta fino ai giorni della Liberazione. Negli anni della Repubblica rimase lontano dai riflettori della politica, vivendo assieme alla moglie con la modesta pensione di maestro.

Negli ultimi mesi di vita ricoprì la carica di presidente della Pro Loco di Arquà. Scomparve nel 1960. Il locale asilo, a lui intitolato, fu costruito grazie ad una forte somma da lui elargita. (D.G.)