Contributo economico di Monselice nelle guerre di Venezia contro i turchi (1594-1693)

Monselice, Chiesa di San Tommaso, interno.  Battaglia di Lepanto del 7 ottobre 1571.

CONTRIBUTO  ECONOMICO  DI  MONSELICE NELLE  GUERRE  DI  VENEZIA

CONTRO  I  TURCHI  (1594-1693)

di Flaviano Rossetto (Maggio 2006)

Foto di copertina : Monselice, Chiesa di San Tommaso, interno.  Battaglia di Lepanto del 7 ottobre 1571.

 

Premessa – Monselice fu conquistata dai veneziani nel 1405 e rimase sotto la dominazione della Serenissima fino al 1797. In questo periodo la città dovette contribuire con tassazioni speciali – più o meno spontanee – a tutte le operazioni militari promosse da Venezia contro i turchi. Alcune di queste disposizioni (ducali) sono conservate presso l’archivio comunale di Monselice e quello di Venezia. In questo saggio ne presentiamo alcune per documentare la partecipazione della città di Monselice alle guerre veneziane contro i turchi. Segnaliamo infine che presso la chiesa di San Tommaso sono conservati due affreschi che documentano due battaglie contro i Turchi (La battaglia di Lepanto (1571) e l’Assedio di Vienna del 12 settembre 1683. [1]

INDICE

1) CONTRIBUTO DI MONSELICE NELLA COSTRUZIONE DELLA FORTEZZA DI PALMANOVA

2) GUERRA DI VALONA

3) GUERRA DI CANDIA (1645-1669)

4) GUERRA DI MOREA  (1684-1699)

5) GUERRA DI NE­GROPONTE TERMINATA NEL 1699 CON LA PACE DI CARLOWITZ

 

Nel XIV secolo la parte fondamentale dei domini di Venezia era costituita dalle varie entità territoriali situate tra le coste sudorientali della Grecia e l’Asia Minore, in particolare nel mar Egeo, sulle quali la Serenissima esercitava o un controllo diretto o un’influenza indiretta come forza di difesa militare. L’occupazione di Corfù nel 1386 rafforzò la secolare espansione veneziana in quello che allora era definito il “Dominio da mar”.

In quell’area la crescente pressione dell’impero turco, rivolto alla conquista della Bulgaria e della Grecia, creò le premesse per un confronto tra le due potenze, per il momento scongiurato dal fatto che esse si erano divise gli ambiti di egemonia: ai turchi la terraferma, ai veneziani il mare, che garantiva lo spazio economico necessario per i loro commerci tra Europa e Oriente.

Il primo scontro si verificò per il controllo degli Stretti (vedi Bosforo e Dardanelli) e si consumò nel 1416 al largo di Gallipoli (odierna Gelibolu, in Turchia) in una battaglia navale vinta dalla flotta veneziana al comando del generale d’armata Pietro Loredan contro quella turca di Mehmed. Fu la premessa per una più accesa competizione, diretta al controllo di Salonicco, seconda città più importante dell’impero bizantino dopo Costantinopoli, che inutilmente Venezia tentò di garantirsi offrendo forti donativi al sultano Murad II; questi tuttavia non rinunciò alla guerra, culminata con la conquista della città nel 1430.

Che la bilancia delle forze si volgesse a favore degli ottomani lo si capì ancor più dall’esito della guerra promossa da una lega cristiana voluta dal papa Eugenio IV, alla quale Venezia partecipò con la sua flotta. Lo scontro avvenuto a Varna, sul Mar Nero, nel 1444, si concluse con una grande vittoria turca, premessa per la conquista di Costantinopoli (1453) che segnò la fine dell’impero d’Oriente. Tale evento peggiorò i rapporti turco-veneziani: Venezia, sentendosi minacciata nei suoi interessi vitali, finì per adottare una politica altalenante tra la ricerca di pacifiche relazioni, comunque onerose per le sue finanze, e la volontà di reagire con la forza militare, in questo caso assecondando la volontà della Chiesa di ricorrere a nuove crociate contro il nemico musulmano.

Fu in questo clima che la Serenissima entrò in guerra nel 1463 con l’invasione della Morea (vedi Peloponneso), chiave di volta per il controllo della Grecia, il cui possesso le avrebbe permesso di arginare l’espansione ottomana. I turchi risposero conquistando l’Albania e quindi operando scorrerie fino in territorio friulano. Questa prima autentica guerra turco-veneziana costò a Venezia la perdita di Negroponte (attuale Eubea), delle Sporadi, di Lemno, di Argo e, in Albania, di Goia e Scutari, ma la Serenissima riuscì tuttavia a imporre la propria sovranità sull’isola di Cipro (1489), grazie al matrimonio tra Caterina Cornaro e l’ultimo re dell’isola, Giacomo II di Lusignano.

Una seconda guerra turco-veneziana (1499-1502) comportò ulteriori perdite per la Repubblica di San Marco, principalmente nelle basi in Grecia. Per riconquistare posizioni nell’Egeo, Venezia aderì a una lega ispano-genovese-pontificia promossa dall’imperatore Carlo V, che affidò la direzione della flotta al genovese Andrea Doria. Il ritiro delle navi cristiane nel mezzo della battaglia di Prevesa (1538) fu causa della sconfitta e della pace separata che Venezia sottoscrisse con Solimano I il Magnifico, a cui cedette le città di Nauplia e Malvasia e altre isole dell’Egeo. Di lì a poco l’avanzata turca nel Mediterraneo proseguì con l’attacco a Cipro (1570), la cui caduta non fu impedita neppure dalla brillante vittoria navale della flotta cristiana della Lega santa a Lepanto (1571).

 

1) CONTRIBUTO DI MONSELICE NELLA COSTRUZIONE DELLA FORTEZZA DI PALMANOVA

Negli  ultimi anni del secolo XVI la Re­pubblica di Venezia, impensierita per le incursioni che i Turchi facevano nella Croazia, allo scopo di chiudere ad essi la via del Friuli decretò, su ferma insistenza del Procuratore di S. Marco Leonardo Donato, 1’erezione della fortezza di Palma (ora Palmanova, nella foto a lato) e le fortifica­zioni di Udine. (Secreta 17 Sett. 1593). Anche Monselice, sottomessa alla dominazione veneziana, dovette contribuire alla costruzione della fortezza, come testimoniano le seguenti due ducali.

Ducale che invita al concorso della spesa occorrente per l’opera delle fortificazioni di Palma. [4 Gennaio 1594].

Pascalis Ciconia Dei gratia Dux Ve­netiarum Nobili et sapienti Viro Marino Minio, de suo Mandato Potestati Mon­tissilicis, fideli dilecto, salutem, et di­lectionis affectum[2]. La confidenza che Noi habbiamo nella divotione di quelli fidelissimi sud­diti da noi caramente amati, ci persuade a credere che nel presente bisogno, che habbiamo de danari, per la fabrica de’ Palma in Friuli fatta a comodo, et benessere universale di tutto lo Stato nostro faranno prontamente di quelle dimostrationi che già hanno fatto et fanno tutta via, molte altre Città et terre che hanno offerto con nostra sa­tisfatione importante aiuto de dinari per servitio di così utile et necessaria ope­ra; il che come sarà proprio effetto della loro bontà, conosciuta in tutte le occasioni, così, apporterà molto contento il vedere, esserci maggiormen­te facilitato il modo di conseguire il nostro fine principale, che è del bene et della sicurezza di tutti li fedelissimi nostri. Però vi commettiamo col Sena­to che convocato il loro Consiglio et fatti à parte quelli ufficii che stimarete à proposito, dobbiate con la espositione de quanto vi dicemo et di quel più che vi detterà la prudenza vostra, disporli a dare in quella occasione, quello aiuto che sarà stimato conveniente, havuto il debito riguardo alla comodità delle entrate che godono, alla qualità del bi­sogno, che è grande et che non ricorda dilatione, il qual aiuto però che disse­gnassero di dare avvertirete che no doveria essere distribuito sopra quelli che fanno le fattioni personali, ma so­lo sopra quelli che fanno le fattioni reali di quella terra per essere tale la in­tentione nostra che ad ogni buon fine vi havemo voluto dichiarire et dell’es­secutione aspettamo 1’aviso.

Data in Nostro Ducali Palatio, Die 4 Januarii 1594.

 

Ducale che ringrazia il Comune di Monselice per i Ducati 600 offerti per le fortificazioni di Palma. [15 Gennaio 1594].

Pascalis Ciconia Dei gratia Dux Ve­netiarum Nobili et sapienti Viro Marino Minio, de suo Mandato Potestati Mon­tissilicis, fideli dilecto, salutem, et di­lectionis affectum.Ne è stata gratissima la offerta che quella fedelissima Comunità ha fatto alla S.N. de ducati 600 in questa importante occasione della fabrica di Pa1­ma, il quale effetto molto ben corrispon­de alla fede et ottima volontà sua verso il stato nostro, essendo massime seguita questa deliberatione con tanta larghezza et contento universale di quel fedelissi­mo Consiglio, come ci havete scritto, et ne ha esposto con ogni affetto et prudenza il spettabile D. Gio. Ferrari Dottor Ambassiator venuto a Noi per questa causa. Però vi commettemo col Senato di farle sapere in nome nostro, che, si come per il passato in altre oc­casioni havemo chiaramente conosciuto la molta sua Divozione verso di Noi, così 1’habbiamo veduta hora in questa occasione con nostra grande satisfat­tione, essendo per tener in ogni tempo di una tal dimostratione quella grata memoria che si conviene et che merita così degna sua operatione eseguita colla medesima prontezza, colla quale ella è stata deliberata.

Data in Nostro Ducali Palatio, Die 15 Januarii 1594

 

2) GUERRA DI VALONA

Le relazioni della Repubblica di Venezia con ­l’ Impero Ottomano, mediante i trattati di pace del 1605 e di commercio del 1618, si mantennero discrete fino al 1638. Ma in quell’ anno poco mancò non si venisse ad una guerra in causa dei sac­cheggi e vandalismi dei pirati algerini. In seguito alla vittoria su questi ripor­tata dal provveditore Capello a Valona, il Sultano infierì contro i Veneziani e si temettero perciò serie conseguenze, fin­ché Murad non riconobbe il diritto di Venezia di assalire i pirati in alto mare e di proibire e punire i contrabbandi. La Repubblica pagò in compenso di tali patti 250 mila ducati per i danni di Valona e restituì un legno catturato. A quanto sopra fanno riferimento le seguenti ducali:

 

Ducale che informa la Co­munità di Monselice, retta dal potestà Benedetto Boldù, delle scorrerie dei pirati, dei provvedimenti presi e delle con­seguenze che ne derivarono. 15 Novembre 1638.

La temerità de Corsari d’A[l]geri, e Biserta a gran segno accresciuta per le grandi depredationi de proprietà, di ec­cessi, è di tempo in tempo andata avan­zandosi nella audacia e nel numero delle loro galere, et con che portandosi a dan­ni gravissimi de nostri sudditi e della Cristianità et in particolare l’anno pas­sato nel Regno di Candia, come il pre­sente con temerità hanno li corsari pene­trato con sedici d’esse ben allestiti et armati dentro nel nostro Golfo dopo svallegiati alcuni luoghi nella Calabria con asportationi di quantità di tesori, Monache, et cose sacre onde il Prove­ditore nostro dell’ armata Capello che disposto si trovava a combatterli ha­vuto sintore ‘d’essi si spinse alla lor volta et cognobbero per bene il ri­dursi alla Valona dove il Proveditore si condusse con 1′ armata et fato tagliar le gomene con quali erano legate, li successe col favor del Signor Dio di levargiele, sedici le condusse via non ostante una pertinacia, et risoluta dif­esa fatta da Corsari medesimi che si attrovavano ne forti velieri costrutti a questo effetto. Di questo successo che seco ha portata la salvezza de sudditi antecedentemente tanto affetti et mal trattati e quella insieme della Cristianità tutta così frequentissimamente molistata dalla rapacità, et ardire loro quale in particolare al presente era volta allo saccheggio della Santa Casa di Loreto, et de luoghi più Pii, a Costantinopoli dove noi abbiamo fatta apparire la necessità di reprimere 1’ardire di coloro, di salvare la vita et honore de nostri ha nondimeno cagionato contro la ragion delle genti con barbaro inusitato modo lo arresto del nostro Bailo, quello delle mercantie de nostri cola voce di grandi risolutioni a danno nostro et della Cri­stianità il che come per tutte lo vie con­venienti sarà da noi divertito così altret­tanto rissoluti si troviamo di non manca­re alla difesa de noi stessi et de sudditi per quali habbiamo in tutte le occasioni profusi gl’ haveri, cosparso lo stesso sangue come pronti siamo di fare in questo et in ogni altra occasione men­tre se, v’ aggiunge quello della stessa religione per quale la Rupubblica come propri figlioli si e sempre esposta in causa così giusta. Mentre il bisogno lo richiedesse si promettemo che dalla fede­lissima Città et Castelli nostri, et loro cittadini ,i concorrerà prontamente a quelle spese elle fossero necessarie et che insieme con noi di buona voglia contribuiriano per difesa del loro prin­cipe et della religione con le fortune le loro stesse persone. Per questo volemo col Senato che fatte leggere le presenti nel Consiglio di cotesta fidelissima Co­munità dobbiate accompagnarle con quei concetti officiosi, elle la vostra prudenza conoscerà aggiustati all’importanza et qualità dell’ affare, del quale habbiamo voluto che le, medesime città è castelle li abbiano la presente succinta informa­tione per cordiale paterno testimonio del nostro amore et di tutta la confi­denza elle averno della loro sempre esperimentata divotione.

 

Ducale che accetta l’offerta del Co­mune di Monselice, retta dal podestà Be­nedetto Boldù, di Ducati 500 annui durante la guerra, nel caso che fosse sopravvenuta.  [21 Dicembre 1638]

Ci rendo vero testimonio della di­votione di codesti fidelissimi nostri 1’essebitione volontaria che ci han fatto nelle correnti congiunture di ducati cin­quecento durante la guerra, nel caso, che sopravenisse, il che ci resta signi­ficato dalle vostre lettere et dalla parte, che ci ha presentato lo Noncio della Communità. Gradiamo 1’essebitione, et volemo, che nel Consiglio vi esprimiate in questa conformità aggiungendo, che conserveremo ottima la Volontà, per di­mostrare verso quei fidelissimi con la gratitudine insieme il nostro paterno cordiale affetto per impiegarlo in tutto Ciò, che vi si presenterà di loro comodo e sodisfattione

 

Ducale che ordina alla Comunità di Monselice, retta dal podestà Francesco Barbaro, la trasmissione del soldo offerto per le spese della guerra contro i Turchi. [21 Gennaio 1639]

Havendo rissoluto col Senato, che tutto il danaro di raggion de donatio­ni, che vanno giornalmente facendo le nostre Città, Castelle e Territori di Ter­raferma, Religiosi et altri di quelle città nelle fluttuationi presenti con Turchi, habbia a venire in sole occorrenze di pietà e religione nelle urgenze straordi­narie contro infedeli, vi commettemo col medesimo Senato che dobbiate tener a parte tutto il danaro di questa rag­gione anderete riscuottendo et apposi­tamente mandarlo di tempo in tempo al Conservator del deposito di Zecca, dovendo egli tenerne conto in libro, et scrigno a parte da non disponerne che nelle estraordinarie provvisioni et Arma­ta contro infedeli, et sempre con speciale deliberatione del medesimo Consilio.

 

3) GUERRA DI CANDIA (1645-1669)

 Dal 1540-45 i rapporti tra Venezia e l’impero ottomano si svolsero entro un quadro di normali relazioni commerciali e diplomatiche, fino a che, nel 1645, la Serenissima non dovette affrontare una nuova stagione di ostilità, aperta dal nemico con l’attacco a Creta (allora chiamata Candia), strenuamente difesa dal futuro doge Francesco Morosini. La guerra di Candia si protrasse per 24 anni, prima che l’isola capitolasse. Poco dopo fu Morosini stesso a porsi al comando dell’ultima felice impresa militare che la Repubblica di San Marco attuò nella sua storia millenaria: l’occupazione della Morea, che le venne poi attribuita con la pace di Karlowitz (1699). Ma fu una conquista temporanea, in quanto con una nuova guerra (1714-1718) i turchi rioccuparono la regione greca. Con il trattato di Passarowitz (1718) Venezia rinunciava alla Morea in cambio di nuovi territori in Dalmazia, ponendo fine alla lunga rivalità con gli ottomani.

 

Ordine Ducale di versare il prestito per sostenere le spese di guerra coi Turchi. [14 Maggio 1647].

Franciscus Molino Dei gratia Dux Venatiarum Nobili et Sapienti Viro Jo­anni Andrea Basadona de suo mandato Potestati Montis Silicis fideli dilecto salutem etc, Nelle urgenze gravissime della Re­pubblica che ormai di tre anni sostiene la guerra col Turco, sono state sin da principio fatte diverse offerte dalle Città, Comunità, Territori, Castelli, e parti­colari, dimostrando con lodevole pron­tezza la devotione, e fede verso il pro­prio Principe. A queste essibitioni non dimeno di spontanea volontà non sono poi in alcuni conseguitati gli effetti di ciò, che si era convertiti in obbligatio­ni, e mentre ben grossa somma rimane da essigersi di tal ragione, e con le ec­cessive combinate spese si fà a Noi sempre maggiore il bisogno di danaro, poco havendo giovato altri ordini nostri e del Magistrato dei Sopraintendenti alle decime à quale è espressamente raccomandato quest’ affare, venimo in rissolatione di commettervi col Senato che per li nomi e per le some, qui sotto espresse, dobbiate incaminar su­bito rigorose essecutioni operando nella più solecita maniera, perchè restino in­terramente sodisfati i debiti, e tran­smesso il denaro in Cassa del Conser­vator del Deposito di che tutto doverete portar distinto avviso non solo a Noi, ma anco al Magistrato suddetto de So­praintendenti, con note puntuali de gli esborsi, e saldi, che individualmente sa­ranno fatti a fin che possi restar regu­lata la scrittura nel Libro Maestro for­mato a tal effetto, per pubblica e privata cautione. L’affare è importante e grandemente ci preme, attenderemo pe­rò dalla vostra diligenza di vederlo ben terminato, che rissulterà anco a un par­ticolar merito.

 

Ducale che richiama al pronto paga­mento delle somme offerte per sostenere le spese della guerra contro i Turchi. 6 Novembre 1648.

Franciseus Molino  Dei gratia Dux Ve­netiarum Nobili et sapienti Viro Marco Lippomano, de suo Mandato Potestati Mon­tissilicis, fideli dilecto, salutem, et di­lectionis affectum. Negli obblighi dei gravi dispendj continovati per 1′ aspra guerra, che so­stenemo col turco, di tanto tempo, e con tante aflittioni con conservatione dello Stato, e de’ sudditi nostri da Dio rac­comandatici; fra li molti dolatori, si siamo meravigliati specialmente, vedere che da volontari che hanno spontanea­mente, et senz’ obligo alcuno essibito, si vada molto in resto in pagamenti dell’ essibito. Onde pigliando causa, non solo dal bisogno, che dalla maggior con­venienza dell’ essattione sopra tale na­tura di debitori ; volemo col Senato, che fatti chiamar a Voi quei Deputati della Città, Territori, Capi de’ Canonici, Noda­ri, et altri obligati, conforme il lume che havete da sopraintendenti alle decime del clero dobbiate lor fare intendere e rimostrare 1’onestà degli esborsi, da quali dove dipendere la cognitione del lor zelo e divotione non consistente ne­gl’ atti dell’ essibire, ma nell’ essenza dell’ esibito, così che dalle rimostranze e dalla pubblica risolutione si comova­no a far seguir prontamente li paga­menti intieri, e puntuali, che sono fin al luglio passato ridotti per costà a somma considerabile di ducati cinque­cento, e per le altre terre e Città a molto maggior somma di ducati in cir­ca cento mille : essibirete a medesimi deputati il braccio della giustizia per usarlo rigoroso contro li debitori reni­tenti perché nissun abbia a sottrarsi in causa di tanta giustizia e pietà. In somma coll’ esperienza, e colle diligenze tutte farete riconoscer il vo­stro gran zelo, et affetto verso la Patria in questa grande urgenza dell’ esat­tione non solo particolare de volontari, ma universale di tutti, e di tutte lo nature de’ debitori.

 

Ducale che ingiunge al Podestà di Monselice la pronta esazione dei doni offerti a sollievo dello stato. 19 Dicembre 1648

Francisco Molino Dei gratia Dux Ve­netiarum Nobili et sapienti Viro Marco Lippomano, de suo Mandato Potestati Mon­tissilicis, fideli dilecto, salutem, et di­lectionis affectum. Vi commettevimo a 6 Novembre passato che doveste adoperarVi con tutto calore nell’ esattione da Volontari dell’ offerte loro, e faceste essibitione a Deputati del­la Città e Territorio, et a Capi de No­dar], et altri del braccio della Giustizia per usarlo vigoroso contro renitenti, et inobedienti, onde in cosa volontaria nes­sun mancasse dell’ obligo, e vi fosse supplito intieramente.

Hora vi repplichiamo lo stesso, per­chè sempre più preme 1’esattione, sem­pre però con la dovuta intelligenza con sopraintendenti alle decime del Cle­ro, che di questo negotio ancora tengo­no particolar incarico. Da esse haverete gl’ ordini, elio occorerranno, per 1′ esat­tione anco di decime e sussidi, le quali esseguirete senza dar luogo ad altre Commissioni che haveste ricevute in questo proposito, perché tutto passi per una sol mano, et autorità, et si pro­ceda nella maniera conveniente propria di quel Magistrato per 1’esperienza, che tengono della natura dell’ affare, e sia di questa maniera più accertato e me­glio condotto il pubblico beneficio.

 Ducale che sollecita le sovvenzioni per far fronte alle spese della guerra contro i Turchi e da cui risultano le somme esborsate [31 Luglio 1650].

Franciscus Molino Dei gratia Dux Ve­netiarum Nobili et sapienti Viro Poalo Benzono, de suo Mandato Potestati Mon­tissilicis, fideli dilecto, salutem, et di­lectionis affectum. Piace al Signor Dio, che col pro­gresso della presente aspra fierissima guerra continuino tuttavia alla Republica 1’affittioni, 1’angustie, et la ne­cessità d’eccessivi dispendi. Se il gran d’oro speso, so il molto sangue sparso nel corso ormai di sei anni a tante parti fossero raccolti insieme valerebbono que­sto a far torrente, quello a formar ar­gini contro la potenza Ottomana bar­baramente incrudelita contro di noi e lo sa per avventura lo stesso Dio con sovrano miracolo, poichè si vede il vi­gore e la resistenza, che dona alle sole nostre forze certo per se medesime non proportionate con quelle della più vasta Monarchia del Mondo. Devesi però con­fidare sempre, la sua santissima assi­stenza e non mancar a noi stessi per facilitarci et attendere una più vantag­giosa e sicura pace. Ma mentre sono estenuati i pubblici errari e parimente li Cittadini e Sudditi di questa Città con varie e ben frequenti impositioni, è an­co di ragione che hora pure nell’ aggra­varsi questi di nuovo concorrano anco li fedelissimi et amatissimi della terra ferma alla stessa, ma più moderata soccombenza. Il bisogno astringe a far­lo I’interesse di che si tratta di re­ligione, e di libertà tocca ad ognuno, la difesa che sostenemo è comune a tutti. In causa si grande e si pia, non vi é chi non sia tenuto a proffonder le sostanze e tributar i figli a consacrare stessi e però così vivo e cordiale il pubblico affetto verso li medesimi sud­diti che non si vuole se non da chi ha il comodo per una sol volta una ben anco piccola contributione. Hora essen­do tanta la premura che avemo di con­seguirla, che se ben non dovemo dubi­tare del più pronto concorso d’ ogni uno con uguale compattimento in tutti di si honesto, modesto motivo ispedimo in ogni modo spressamente da per tut­to principali Senatori a pratticarne soa­vemente 1′ effetto e perche’ sia in uni­versale nota la necessità, la convenienza e la fiducia nostra. Volemo che chia­mato da noi il consiglio generalo aperto e libero, dove habbia ad intervenire anco il Tansador destinato facciate leg­ger in esso le presenti a notizia di cadau­no et ad invito insieme d’ incontrar con allegro animo questa pubblica volontà in così urgente occasione. Ben certi li sudditi stessi che anco nelle angustie, che proviamo non tralascieremo noi il più applicato pensiero di cambiargli un picciolo commodo nel sollievo di qual­che altra impositione, che forse può es­ser loro più grave e molesta. Attende­remo però gli effetti della loro prontez­za per impartirgli sempre quella della nostra paterna dispositione[3].

Data in Vostro Ducali palatio Dix XXI Julij Inditione 3 1650.

 

4) GUERRA DI MOREA  (1684-1699)

 La guerra di Morea rappresenta l’ultima avventura espansionistica della Serenissima Repubblica di Venezia protesa alla riconquista dei vecchi possedimenti in Dalmazia e in Grecia. Il conflitto si inserisce nel contrattacco vittorioso della Sacra Lega formatasi per liberare Vienna dall’assedio turco e per dare modo alle forze cristiane di cominciare una guerra offensiva e di conquista nei territori del declinante Impero Ottomano. Le campagne del Peloponneso alimentarono vittoria dopo vittoria l’esaltazione e la curiosità dei veneziani per la guerra. Si creò un clima che la crescente circolazione di informazioni tratte dai documenti provenienti dal fronte fomentava fino a forme di vera e propria isteria collettiva, le cui più fortunate espressioni sono le grandi feste barocche e le apoteosi in vita e in morte del generale doge ed eroe massimo Francesco Morosini. La fine del ‘600 coincise quindi con l’ultimo momento di gloria militare della Serenissima.

 

Ducale che ordina che nella Chiesa del Duomo di Monselice sia celebrata una solenne messa a sollievo delle anime di coloro che hanno vittoriosamente combattuto contro i Turchi nella guerra di Morea. [26 Ottobre 1686].

Marcus Antonius Justiniano Dei gratia Dux Ve­netiarum Nobili et sapienti Viro Francisco Balbi de suo Mandato Potestati Mon­tissilicis, fideli dilecto, salutem, et di­lectionis affectum. Essendosi rese ogni luogo dello stato nostro con pubbliche orationi le dovute grazie alla Divina Maestà, che con infinita misericordia ha voluto be­nedire 1’Armi Cristiane, donando alle medesime moltiplicate vittorie sopra il più fiero nemico della nostra Santissima fede, trova il Senato conveniente e pro­prio che, s’etendano gli atti della sua religiosa pietà anco a sollievo dell’ ani­me di quelli che col proprio sangue hanno innaffiato gloriose Palme, e pro­dotto tanti importantissimi acquisti a vantaggio del cristianesimo a de­pressione della setta ottomana però che da voi con le for­me solite sia fatto celebrare in cotesto duomo una messa solenne, in suffragio de Benemeriti Cattolici Defunti sono mancati nel corso della sacrosante guerra combattendo per la fede contro il com­une Nemico della cristianità: onde per 1’efficacia di tale suffragio passino più speditamente al godimento di quella gloria, ch’ è preparata dal Signor Dio a’ buoni e che ossi hanno procurato di meritarsi sacrificando la vita per la medesima gloria del Santissimo signore.

 

5) GUERRA DI NE­GROPONTE TERMINATA NEL 1699 CON LA PACE DI CARLOWITZ

Con questa Ducale si invita la Comunità a pa­gare i ducati 2000 promessi mentre il Doge Francesco Morosini[4] il Pelaponnesiaco, parte per assumere il comando dell’armata, [25 Maggio 1693].

Franciscus Mauroceno Dei gratia Dux Ve­netiarum Nobili et sapienti Viro Jacobo Barozzio de suo Mandato Potestati Mon­tissilicis, fideli dilecto, salutem, et di­lectionis affectum. Approssimandosi la partenza di Sua Ser. Cap. Gen. et essendo da codesta Comunità stati esibiti per la presente occorrenza ducati due mille, incarichia­mo il vostro zelo a daglierne quell’ec­citamento che parera alla vostra pru­denza che voglia far celeremente restar adempita 1’essibition predetta già fatta e supplire il pubblico servizio.

 

Monselice, Chiesa di San Tommaso, interno. Assedio di Vienna del 12 settembre 1683.

 

 Note

[1] Le ducali sono state  pubblicate da: Celso CARTURAN, Monselice nelle guerre della Serenissima contro i Turchi, Monselice, 1913.

[2] Questa è la formula classica con la quale iniziano tutte le ducali, tanto che nelle trascrizioni successive spesso veniva omessa.

[3] Adì 6 Novembre 1650. Fu fatto il Consiglio aperto in sa­la del Palazzo dall’ Ill. Podestà e furono lette le presenti Ducali etc.

[4] Doge Francesco Morosini (detto “il Peloponnesiaco”, 1619-1694), grande ammiraglio della flotta della Serenissima che tra il 1684 e il 1688 guidò i veneziani contro i turchi alla riconquista della Morea.


© 2026 a cura di Flaviano Rossetto

Vedi anche:

  Per news su Monselice https://www.ossicella.it/

 Per arte e architettura https://www.ossicella.it/monselice/

Per storia di Monselice https://www.monseliceantica.it/

Info e segnalazioni scrivimi qui flaviano.rossetto@ossicella.it

Gruppo FB per seguire la storia e immagini di Monselice https://www.facebook.com/groups/796282671015193

https://www.facebook.com/flaviano.rossetto