
DA MONSELICE A MAUTHAUSEN
La storia di otto monselicensi morti nei campi
di concentramento tedeschi
La testimonianza di Carlo Bernardini
L’opera ricostruisce le vicende di questi tragici giorni con testimonianze e documenti inediti (tra cui una relazione di un maresciallo delle brigate nere che racconta la sua “particolare” versione dei fatti e altre carte custodite presso l’archivio storico, recentemente riordinato) che mettono in luce quel sacrificio estremo per far trionfare in Italia i principi di libertà e di democrazia. Opuscolo è disponibile in formato PDF [clicca qui…]
A cura di Flaviano Rossetto
I n d i c e
Fabio Conte, Sindaco di Monselice
Giovanni Belluco, Monselice nel 60° anniversario della Liberazione
Carlo Bernardini, In memoria di mio padre Alfredo
I. La seconda guerra mondiale vista da Monselice (1939-1943)
II. Resistenza, lotta politica e guerra di Liberazione a Monselice (1943-1945) [ Clicca qui…]
III. Cronistorie monselicensi. La storia scritta dai parroci (1943-1945) [ clicca qui…]
IV. 28 aprile 1945. La Liberazione di Monselice
V. La lotta partigiana a Monselice. Le brigate “Falco” e “Aquila” [ Clicca qui…]
VI. Le storie personali dei componenti della brigata “Aquila”
A p p e n d i c i
Testimonianze sulla lotta partigiana a Monselice
Franco Busetto, La brigata partigiana “Falco” e i caduti del lager di annientamento di Mauthausen provenienti da Monselice
Vittorio Mognon, Memorie di un ex internato politico nel campo di Mauthausen
Giuseppina Manin, Una donna nella lotta partigiana
Stelvio Ziron, Un ferroviere nella guerra di Liberazione
Racconti di soldati monselicensi dopo l’8 settembre 1943
Clemio Magagna, Memorie di un internamento militare in Germania
Giuseppe Trevisan, Un sergente di fanteria, classe 1918, prigioniero in Germania
Vittorio Rebeschini, Combattere a vent’anni sul Monte Lungo. L’inizio del secondo Risorgimento italiano
Questo volume, il decimo della collana “Appunti di storia monselicense”, è dedicato al 60° anniversario della Liberazione e vuole essere soprattutto un riconoscimento della comunità a quanti hanno lottato per far trionfare i principi di libertà, di democrazia e di giustizia a Monselice durante la seconda guerra mondiale. Il loro supremo sacrificio è ben riassunto nella lapide murata dai protagonisti della resistenza monselicense, alla base della torre comunale che sinteticamente recita:
RICORDANDO
CHI LA VITTORIA NON VIDE
CHI NEL TORMENTO L’ATTESE
O NELLA LOTTA LA PREPARÒ
Ci sembrava quindi opportuno ricordare, in occasione della citata ricorrenza, l’episodio più tragico della Resistenza monselicense: la morte nei campi di sterminio tedeschi di otto monselicensi (Alfredo Bernardini, Tranquillo Gagliardo, Enrico Dalla Vigna, Settimio Rocca, Dino Greggio, Luciano Barzan, Idelmino Sartori e Luciano Girotto), per aver concretizzato in gesti le loro istanze di ribellione dalla soffocante dominazione nazi-fascista, senza dimenticare però gli altri cittadini deceduti durante il terribile conflitto militare.
Dall’Archivio comunale, dai ricordi personali, dai documenti ufficiali sono usciti centinaia di piccoli episodi di eroismo e resistenza che sono sfociati nella ribellione generale della città del 28 aprile 1945. Quel giorno anche a Monselice, ma la stessa cosa è avvenuta nelle mille città italiane, si è concretizzato il riscatto di un popolo dall’oblio collettivo durato quasi vent’anni.
E’ bene ricordare che i fatti trattati in questo libro erano riassunti in poche righe nella storia di Monselice pubblicata nel 1994 da Antonio Rigon. Ora invece abbiamo dato voce a tutte le testimonianze scritte ed orali che siamo riusciti a ritrovare sulla Resistenza locale. Naturalmente non vogliamo dare degli avvenimenti nessuna interpretazione di carattere politico, ma il nostro scopo è quello di raccontare nel modo più imparziale possibile come si sono svolti i fatti, cercando – in alcuni casi – di mediare, dandone comunque conto, tra le diverse ed opposte testimonianze.
Un ringraziamento particolare desidero rivolgerlo a Carlo Bernardini a cui questo libro è virtualmente dedicato. La sua personale tenacia ha convinto l’Amministrazione comunale ad intraprendere questa iniziativa culturale che vuole anche essere una “riparazione” per il ritardato riconoscimento pubblico delle vicende umane e civili degli otto monselicensi. Naturalmente a loro e a tutti gli uomini (militari e civili) che hanno dato la propria vita per far trionfare la libertà va la gratitudine mia personale e della città di Monselice che mi onoro di rappresentare. Fabio Conte
Monselice nel 60° anniversario della Liberazione
Stranamente la Resistenza monselicense non ha ancora una sua “storia ufficiale”. Anzi dopo i primi studi di Tiziano Merlin del 1988 e la pubblicazione delle “memorie” di Celso Carturan – edite dalla Biblioteca comunale nel 1990 – poco è stato fatto. Forse è per questo motivo che i fatti monselicensi riguardanti la seconda guerra mondiale sono in gran parte sconosciuti alla cittadinanza, nonostante la grande quantità di documenti (quasi 300 buste) custoditi nell’Archivio storico del Comune di Monselice.
A parziale rimedio, con la presente iniziativa, desideriamo tra l’altro avviare gli studi su questo importante periodo storico facendo luce su uno dei più drammatici fatti monselicensi dell’ultimo conflitto mondiale. Infatti, nella notte tra il 17 e il 18 ottobre 1944, durante un rastrellamento, furono arrestati dalle brigate nere 29 giovani monselicensi ritenuti – forse erroneamente – responsabili del fallito tentativo di far saltare il sottoponte ferroviario in via Valli a Monselice. Dopo un sommario interrogatorio gli arrestati furono consegnati ai tedeschi e quasi tutti deportati in Germania. Otto di loro morirono nei campi di concentramento tedeschi. Promotore dell’iniziativa è Carlo Bernardini, figlio di Alfredo, uno degli arrestati ucciso a Mauthausen, che in questi anni ha raccolto molti documenti che ci hanno aiutato a ricostruire particolari aspetti degli avvenimenti di quel tempo.
La Resistenza monselicense viene ricostruita utilizzando le testimonianze dei protagonisti, i verbali dei processi a cui sono stati sottoposti i responsabili delle brigate nere al termine della Seconda Guerra Mondiale e – fatto raro in ricostruzioni di questo tipo – un memoriale “difensivo” scritto dal maresciallo ex comandante della Guardia Repubblicana di Monselice Raffaele Cursio. La sua è una “lettura” dei fatti sicuramente di “parte”, scritta con l’obiettivo di procurarsi delle benemerenze da utilizzare durante il processo che lo attendeva, ma in diversi punti la sua “verità” concorda con altre testimonianze. Davvero originale è stata inoltre la scelta del curatore di utilizzare le cronache parrocchiali per “raccontare” la storia monselicense di quei terribili momenti, durante i quali, quasi ogni giorno, la nostra città era sotto i bombardamenti aerei.
Naturalmente abbiamo dato maggior spazio alle notizie degli otto monselicensi morti in Germania, ma quella raccontata è la storia di una intera generazione che nella ideologia fascista è cresciuta, diventandone prima sostenitrice e poi succube. In diverse pagine la ricostruzione storica assume così il tono di una riflessione soggettiva, quasi un diario a commento della ricostruzione analitica. E non è escluso che prossimamente non si possano pubblicare ulteriori studi su questo argomento che riescano a far luce su alcune vicende rimaste ora sfumate e in sospeso.
Il libro si presta a una duplice lettura: la prima riguarda la ricostruzione di otto vicende umane tragicamente terminate nei campi di sterminio tedeschi. La seconda invece effettua la rilettura della storia della Resistenza alla luce dei nuovi documenti che vanno ad integrare le singole testimonianze orali. Nell’impostazione generale del libro sono stati privilegiati soprattutto i giovani. Per loro sono stati scritti – usando un linguaggio discorsivo – i primi due capitoli introduttivi che contengono, tra l’altro, nozioni di storia generale. La prima parte del libro dovrebbe favorire l’inserimento di fatti monselicensi nel contesto della storia italiana ed europea.
L’ultima parte dell’opera riprende la tragica storia delle migliaia di soldati italiani deceduti fra il settembre 1943 e l’aprile ’45 (nella penisola balcanica, in mare durante il trasporto dei vinti dalle isole al continente, nei lager nazisti o tra i soldati del corpo italiano di Liberazione….). Costoro non costituiscono una sorta di “sovrappiù” alla storia della Resistenza italiana, ma dimostrano come la coscienza del popolo italiano a lungo repressa fosse rinata, come e dove fu possibile, anche nell’azione e nel sacrificio delle sue forze armate che, senza distinzione di gradi, recuperarono una dignità che fa onore a quanti nei secoli hanno dato la vita per la patria. Con il nuovo esercito combatteva anche il nostro concittadino Vittorio Rebeschini, che ha militato a lungo nel movimento culturale dei futuristi, presenti a Monselice con il loro massimo esponente Marinetti. Nel suo drammatico racconto, egli dà spazio alla crudeltà della guerra affinché la sua esperienza (il secondo Risorgimento italiano) sia un segnale nel quale i giovani possano riconoscersi. Questo ci permetterà di misurare il cammino da essi percorso e di ripensare con serenità ai sentimenti democratici che contribuirono a dare alla Resistenza italiana un volto diverso (sicuramente più partecipato e naturale) rispetto a quello degli altri paesi occupati dai nazisti nel corso del secondo conflitto mondiale.
Concludendo, con questa pubblicazione – che utilizza, tra l’altro, i documenti dell’Archivio storico comunale di Monselice recentemente riordinato – l’Amministrazione comunale vuole ricordare quanti nel silenzio hanno sofferto e sopportato lutti personali per far trionfare il nuovo stato democratico che ci rende orgogliosi di essere italiani. Azione e sacrificio del tutto volontari e spontanei che fanno onore alla gente veneta e illuminano più ampiamente la lotta compiuta per recuperare libertà e democrazia, dopo un ventennio di dittatura fascista. Non vogliamo rispolverare antichi rancori né proclamare condanne sulle vicende accadute, ma semplicemente ricordare il cammino della nostra storia municipale.
Con questa pubblicazione desideriamo, infine, recuperare una parte del passato storico monselicense affinché rimanga traccia indelebile, nella memoria collettiva, di una città che guarda al futuro con ottimismo e fiducia. Giovanni Belluco
In memoria di mio padre Alfredo
Da tempo mi ero ripromesso di pubblicare la triste vicenda di mio padre mettendo insieme frammenti di ricordi, testimonianze e notizie desunte dai documenti dell’epoca per fissare in qualche modo sulla carta il racconto di quei tragici momenti che hanno lasciato un segno indelebile nella mia vita e in quella di tante altre persone.
Ritornando a quei giorni la prima immagine, un po’ sbiadita, che appare dal passato è quella di un bambino che gioca nel cortile di casa, davanti allo stabile sede dell’Amministrazione Cini, dove la mia famiglia abitava nell’appartamento al primo piano. Il ricordo corre veloce a quel pomeriggio di metà ottobre: vedo mio padre, scortato da due strani personaggi in divisa e moschetto a tracolla, salutarmi affettuosamente con un bacio mentre attraversa il cortile ed esce dal cancello scomparendo, quasi dissolvendosi, dalla mia vista.
Allora non capivo cose stesse accadendo. Oggi so che quella sarebbe stata l’ultima immagine di mio padre; che non l’avrei più rivisto; che la mia vita avrebbe dovuto andare avanti senza di lui; che mi sarebbe mancato tanto…, forse di più…
Questa raccolta di poche pagine è dedicata a coloro che sono dovuti passare attraverso la crudele sofferenza di luoghi come Mauthausen che, paradossalmente, rappresentano il primo sistema moderno organizzato per sopprimere e annientare anime e corpi, con l’impegno febbrile e ossessivo di non lasciare che cenere, dividendo e disperando fino all’ultimo brandello di esistenza, fino all’ultimo anelito di ogni vita profanata.
Questo libro è specificatamente dedicato ai giovani e a coloro che vogliono e intendono ricordare. Nella speranza che questa testimonianza possa dare la forza e la volontà per farlo.
E’ dedicato anche a coloro che intendono cancellare o “revisionare” il passato, ricostruendo senza il ricordo delle atrocità, senza le ingombranti visioni dei cumuli di cadaveri, senza la memoria di quelle agonie così sistematicamente infallibili, affinché nessuno potesse sfuggire a quei programmi di morte.
Desidero infine rivolgere un doveroso ringraziamento a tutti coloro che a vario titolo hanno contribuito alla realizzazione di questa piccola opera, in particolare al Sindaco Fabio Conte e all’Assessore alla Cultura Giovanni Belluco che con entusiasmo hanno accolto la mia proposta e ne hanno reso possibile la pubblicazione. Carlo Bernardini
© 2025 a cura di Flaviano Rossetto
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