Gabinetto di Lettura di Monselice – Fondo librario antico

 

Il fondo librario antico del  Gabinetto di Lettura di Monselice

 (Carlo Carena – Presidente della Giuria del Premio di Traduzione)

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Una decina di anni fa, in un articolo “Verso una storia globale del libro” ripreso poi nel volume dei suoi Scritti dato in occasione del suo 80° compleanno, Luigi Balsamo osservava: Da parte degli storici, in generale non c’è stata in passato piena consapevolezza della complessità di un fenomeno [l’introduzione della stampa] i cui effetti in tanti modi si riversarono ben presto dal piano tecnologico su quello sociale e culturale.

Questa consapevolezza si è fatta più strada in anni recenti, anche grazie all’insegnamento e all’opera dello stesso Balsamo e dei suoi allievi. E ciò vale per i grandi centri culturali, per le corti, per  le curie, per le università, come vale per i piccoli, quelli più raccolti nella provincia e nella campagna, all’ombra delle canoniche o negli studi dei notai, dove più s’infiltrò e si diffuse la carta stampata. Lì si annidò per secoli il sapere dei dotti e degli umili e si costituirono biblioteche funzionali all’uso della chiesa o del diritto, con il loro contorno della cultura classica ancor più che profana, retorica più che scientifica.

Un modello sussiste ancor oggi nei fondi antichi di molte biblioteche anche piccole in cui quei primi fondi si riversarono e spesso rimangono tuttora sepolti in magazzini e archivi oppure, in casi fortunati, riportati alla luce, sistemati, catalogati e così resi accessibili a studiosi o semplicemente a curiosi.

Il fondo antico della Biblioteca Civica di Monselice ( FAM) rientra pienamente nel quadro che abbiamo delineato e ne è un prototipo perfetto. Vi si ritrova tutto ciò che la cultura di un tempo chiedeva e richiedeva. Istruisce, e perfino diverte chi la esplora.

Gli incunaboli presenti sono 11, le edizioni cinquecentine ascendono a circa 300, di cui particolarmente importanti, come sempre, quelle del primo quarto del secolo. Vi sono fiori di letteratura italiana dell’epoca, tre copie della Arcadia del preclarissimo poeta Messer Iacobo Sannazaro; il Cortegiano di Castiglione nell’edizione giuntina del ’31 appena appena successiva alla prima di tre anni innanzi; vi sono le Prose del Bembo in una delle numerose ristampe, la veneziana del Vidali, 1575; vi sono l’Amadigi di Bernardo Tasso stampato a Venezia dagli Stoppini nell’83 (la prima edizione è del ’60), e la Gerusalemme conquistata della Stamperia Viani di Pavia, 1594; e poi naturalmente Petrarca e Boccaccio (le Genealogie degli dei gentili tradotte da Giuseppe Betussi, Venezia 1585).

I latini sono un profluvio, a partire da un manuale di quella lingua (il Prisciano, Venezia, Bevilacqua, 1567), dalla Grammatica di Aldo Manuzio e dal De conscribendis epistulis di Erasmo da Rotterdam del 1550, e fiorilegi e raccolte di sentenze greche e latine utilissimi al discorrere e al concionare e al pensar sulla vita, quali i celebri Apophtegmata di Paolo Manuzio in due edizioni, del 1577 e 1596, e altrettanto certe Sententiae et exempla ex probatissimis quibusque scriptoribus collecta et per locos communes digesta a cura del portoghese Andrea da Évora (Venezia, 1586), diviso in due tomi ne oneroso volumine gravaretur lector; quindi gli autori, Terenzio nell’edizione del Faerno sui codici di Mureto e Bembo (Grifio, Lione, 1581 e ancora 1587),  molto Cicerone,  Virgilio, Ovidio, Vitruvio, Valerio Massimo, Plinio il Vecchio, Svetonio ecc.; anche per i greci, assai più radi libri di lettura e di pratica, Demostene, Senofonte, Diogene Laerzio, Galeno, Flavio Giuseppe, l’Etica e l’Organon di Aristotele e i Dialoghi di Platone nella celeberrima versione di Marsilio Ficino; il Digesto di Giustiniano (1542) e le certamente preziose per chiunque Decisiones de iure & iustitia in quibus quid aequum, vel iniquum sit […] copiose explicantur, […] summa diligentia ordine alphabetico non inconcinne digesto, stampato a Venezia nel ’95…

Non mancano, né potevano mancare in questo grande teatro umanistico e classicistico le prime avvisaglie di quello che sarà il grande parco seicentesco di questa come delle altre biblioteche analoghe: il più strettamente religioso. Testo fondamentale del tempo, i Canoni e i Decreti del Concilio di Trento, nel fondo monselicense in due copie stampate sùbito da Paolo Manuzio nel 1563 e ’64, e altre; a cui si accosterà la Summa di tutti i Concilî e i pontefici da san Pietro a Paolo III (Venezia, 1549). E l’ambiziosa Historia dell’origine di tutte le religioni, che fino ad hora sono state al mondo, con gli autori di quelle, in che provincia, sotto qual imperadore, e papa, & in che tempo hebbero i loro principij. Oltre a molte illustri donne, che spreggiarono i regni e fecero vita religiosa. Con l’origine ancora delle religioni militari del Morigia, edita a Venezia nel 1576 e 1590.

Altrettanto si viene definendo una certa curiosità scientifica, in particolare medica. C’è la Sfera del mondo di Alessandro Piccolomini del 1559;  le grandi Descrizioni dell’Italia di Leandro Alberti, del ’51 e ’77 accanto alle altrettanto celebri Iscrittioni del Giovio tradotte da Ippolito Orio, 1552 e alla Piazza universale di tutte le professioni del mondo di Tomaso Garzoni, 1585; una Fabrica de gl’horologi solari, nella quale si trattano non solo instrumenti per dissegnare horologi sopra ogni superficie di muro, ma anco si danno regole per fabricare altri horologi portatili, così per servitio del giorno, come della notte, opera del sacerdote don Valentino Pini, Venezia, Marco Varisco, 1598; fra le opere mediche citiamo solo una Practica canonica de febribus di Giovanni Michele Savonarola unita agli altri suoi trattatelli de pulsibus, urinis, egestionibus, vermibus, balneis omnibus Italiae, Venezia, Giunta, 1552; i Secreti medicinali, ne quali si contengono i rimedij che si possono usare in tutte l’infermità che vengono all’huomo cominciando da capelli fino alle piante dei piedi, Venezia 1554. E finalmente un po’ d’allegria bacchica col Thesaurus Euonymi Philiatri De remediis secretis, liber physicus, medicus, et partim etiam chymicus, et oeconomicus in vinorum diversi saporis apparatu, medicis & pharmacopolis omnibus praecipue necessarius, stampato a Zurigo da Andrea Gesner nel 1554.

Col Seicento il panorama, come si è accennato, muta, l’orientamento si fa quello della Controriforma e del barocco e l’utilità quella morale, disciplinare, oratoria. La sezione (i volumi sono anche qui copiosi) si apre appropriatamente con una Abbatissarum et monialium, sive praxis gubernandi moniales stampata dal noto tipografo Lorenzo Anisson a Lione nel 1648, cui seguono quasi immediatamente nell’ordine alfabetico L’araldo evangelico, che dalle bandiere infernali di Lucifero le anime rubelli al Cielo invita a ritornare sotto gli stendardi gloriosi della soggettione alla corona dell’Onnipotente, opera del padre Angelo Maria Marchesini, in Venezia, appresso Andrea Poletti, 1686, e l’Arca vitalis in qua theologiae moralis margaritae, ex vastissimo, tum theologico, tum canonico oceano diligenter collectae recluduntur di Marco Vidal Veneto, a Venezia per i tipi dell’Ognibene Ferretti, 1650. Sùbito dopo si pongono parecchie edizioni della Bibbia e del Breviario, raccolte di bolle e di ‘decisioni’; e alla fine la celeberrima e fondamentale Theologia moralis del padre Escobar in ragguardevole e rara edizione, quella del Prost di Lione del 1644. Un classico d’epoca il Cannocchiale aristotelico del Tesauro (Venezia, Baglioni, 1669); altrettanto tipici i Ieroglifici commentati da Giovanni Pierio  Valeriano da Bolzano, 1625. Ritorna la Piazza del Garzoni in una stampa di Venezia, Pietro Maria Bersano, 1638.

A uso pratico appartengono parecchi corsi di teologia, manuali e florilegi per retori e predicatori, in primis il padre Segneri; fra i repertori di casi morali, spesso mastodontici e per cui il secolo va famoso e pomposo, troneggiano i tre tomi del De sancto matrimonii sacramento di Sanchez (ediz. di Venezia del 1693). E poi Tesori per gli avvocati ecclesiastici e i prelati, per i riti e le cerimonie religiose, per i poeti, e certi Farfalloni de gl’antichi historici, notati dall’abbate d. Secondo Lancelloti da Perugia abbate olivetano, accademico insensato, affidato, & humorista, auttore dell’hoggidì. Dal signor dottor Ottavio Lancelloti suo fratello mandati in luce a Venezia appresso Giovanni Francesco Valvasense, 1677. E ancora parecchi prontuari medici, come Methodi vitandorum errorum omnium, qui in arte medica contingunt libri quindecim, Sanctorio Sanctorio auctore, Venezia, Francesco Bariletto, 1603.

Le ambizioni enciclopediche del secolo sono enunciate già nei titoli di opere quali Compendio historico universale, di tutte le cose notabili già successe nel mondo, dal principio della sua creatione sin’hora di Giovanni Niccolò Doglioni portato fino all’anno 1605 in questa terza edizione, di Venezia, Niccolò Misserini, 1605. Né poteva essere assente l’Iconologia del Ripa in due edizioni padovane, di Paolo Tozzi, 1618 e di Donato Pasquardi, 1630; né poteva mancare, finalmente, un Calepino (Venezia, Pezzana, 1689). Di uso pratico ancora un ulteriore opuscolo per costruttori di orologi (gli orologi avevano un fascino particolare nei secoli anteriori al quarzo): Horologi elementari, divisi in quattro parti. Nella prima parte con l’Acqua. Nella seconda con la Terra. Nella terza con l’Aria. Nella quarta col Fuoco. Alcuni muti, & alcuni col suono. Tutti facili, e molto comodi, di Domenico Martinelli spoletano, Venezia, per Bortolo Tramontino, 1669.

Ma tutto il Seicento non solo letterario è compendiato in questo solo titolo: Le glorie cadute, dell’antichissima ed augustissima famiglia Comnena, da’ maestosi allori dell’imperial grandezza, ne’ tragici cipressi della privata conditione. Cavate dal buio dell’oblivione alla luce del mondo, dall’abate Don Lorenzo Miniati, in Venezia, per Francesco Valvasense, 1663.  

Col Settecento riprende quota la classicità, in cui si fanno luce autori più defilati, arcaici e minori come Lucilio (la raccolta dei frammenti delle satire operata dal Dousa, seconda edizione di Lione stampata a Padova nel 1735), e Catullo – Tibullo – Properzio, Venezia nel 1797; Giovenale – Persio edito a Padova dalla Stamperia del Seminario, che ora si fa strada anche qui, mirabile fucina editoriale nel secolo e nel seguente, né solo da queste parti limitrofe; e poi ancora sempre Cicerone, Virgilio, Orazio, con Omero che spunta anch’egli, in greco, da Amsterdam nel 1707 e in qualche versione italiana.

Fra i nostri letterati s’impongono se non altro per la mole i cento e un canti del Cicerone di Giancarlo Passeroni, sei tomi stampati a Venezia dal celebre Remondini nel 1764, i quattro tomi delle poesie del Chiabrera, né scherza il Frugoni con quattro volumi, Venezia, Giacomo Storti, 1793; per non dire dei quattordici volumi, qui, dei quindici delle Opere dell’abate Giambattista Roberti, miscellanea di ogni genere prosastico e poetico data pazientemente alla luce in Bassano a spese dello stesso Remondini nel fatidico anno 1789. Ma più di tutto questo inteneriscono le  Rime di Giovambattista Zappi e di Faustina Maratti sua consorte, la bellissima, colta e infelice figlia del pittore, arcade, sposa e presto vedova di uno dei fondatori di quell’Accademia, in edizione postuma di entrambi, Venezia 1790.

Ma ecco anche Molière, Boileau e più di lontano Locke e Pope, segni di una cultura che si fa ormai più fuori d’Italia che da noi. Per Voltaire, ancora cauti: Voltaire fra l’ombre. Ergo erravimus. Accresciuta di un Avvertimento del clero di Francia raunato nella città di Parigi l’anno MDCCXXV sopra i vantaggi della religione cristiana, e i danni dell’incredulità, in Venezia, appresso Pietro Salvioni stampatore e librajo sul Ponte de’ Barettieri all’insegna della Nave, 1777.

Fermiamoci qui. Nei labirinti di una biblioteca è un diletto anche perdersi per quella gentle madness, come suona il titolo di un volume di Nicholas A. Basbanes dedicato ai Bibliofili, Biliomani e all’Eterna Passione per i Libri  (New York, Henri Holt, 1999), traducibile a proprio piacere nobile oppure dolce oppure innocua e gentile. Una biblioteca nasce o come necessità professionale o invece come frutto di una di queste personali ‘follie’; poi, se ha la fortuna e la benemerenza di sopravvivere al suo progenitore, sovente si sviluppa non attraverso un progetto preciso ma coll’evolversi del tempo e con l’accidentalità e la fortuna delle acquisizioni. Proprio questo rende le biblioteche un testimonio delle civiltà, una traccia del cammino umano – che non è sempre un progresso, – dello sviluppo delle conoscenze e delle faticose conquiste del sapere. Dovere, e piacere di ogni generazione dovrebbe essere il non farne “una fredda tomba museale” come Edmont de Goncourt temeva e deprecava che potesse avvenire della propria.

Lo sforzo della città di Monselice nel catalogare il suo patrimonio più antico va in quella più generosa direzione. Merito al direttore Flaviano Rossetto. Si sa cosa richiede di perizia e cosa costa di pazienza la compilazione di una scheda bibliografica; qui siamo ancora al mestiere e all’ascesi dell’amanuense, sia pur un poco aiutato (ma a volte ingannato) dalle (seducenti ma infide) scritture elettroniche. Vale certamente ancora ciò che esprimeva nei suoi epigrammi l’abate Alcuino, bibliotecario e ministro della cultura di Carlo Magno dodici secoli fa:

Come il navigante arruffato all’uscire dai flutti rabbiosi del mare  allarga il cuore all’entrata del porto,  così fa il copista posando la stanca  penna alla fine della sua fatica. C’è ancora, come pur direbbe Alcuino, parecchio da fare, per rendere il tutto ben corretto, mettere la punteggiatura al posto giusto, affinché il lettore non legga errando eccetera. Ma la base è posta. E poi, è un lavoro egregio scrivere codici sacri, né il copista manca di per sé della sua mercede.

 

Numero libri posseduti dal Gabinetto di Lettura di Monselice, ora biblioteca comunale, alla data del 1° gennaio 2021

I volumi a stampa sono circa 10.000 ( da aggiornare*) , così suddivisi

Incunaboli: 13

Cinquecentine: 309

Seicentine: 458

Settecentine: 2320

Ottocentine: 2767

Novecentine: 4122

*  Continuano le donazioni spontanee

 

 

 

 

 


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