Capitolo VII
1919 : Il difficile dopoguerra, alla ricerca dei propri cari e dei sussidi per vivere

INDICE
7.1 Ministero per l’assistenza militare e le pensioni di guerra
7.2 Concerto vocale e strumentale della banda militare
7.3 Riconsegnato anche il burchio (una barca utilizzata sul Bisatto)
7.4 Pesanti conseguenze della Prima Guerra Mondiale
La guerra era finita, ma la situazione politica era in piena evoluzione. L’esercito era praticamente ancora in armi, per i soldati iniziava la corsa al congedo anticipato illimitato. Tra le moltissime domande segnaliamo: Giacinto Bellucco, padre del soldato Giacomo, chiese il congedo per il figlio ‘per lavorare nei 150 campi di sua proprietà’. Il Comando gli rispose che poteva richiedere solamente una licenza agricola con le dovute modalità. L’ingegnere Benvenuto Polliuto (appaltatore proprietario di cave di sasso trachitico e calcare a Monselice, Battaglia e Arquà Petrarca nonché fornitore di ghiaia fluviale) chiese al 58° reggimento fanteria che il soldato Sante Bovo fosse inviato in licenza illimitata dichiarando che Sante era addetto ai trasporti militari: dalla cava ai singoli luoghi di incarico e manutenzione stradali.
7.1 Ministero per l’assistenza militare e le pensioni di guerra e servizio dell’assistenza militare
Al fine di rendere più agevole la vita alle famiglie bisognose dei militari lo stato forniva assistenza economica ai nuclei in difficoltà. Ai soldati congedati venivano consegnati dei pacchi vestiario, dei premi di smobilitazione e un sussidio di disoccupazione. Le famiglie dei militari morti in guerra avevano diritto al soccorso giornaliero e alla liquidazione di una polizza di lire 500.
Molti i monselicensi che erano ancora dispersi. Il 13 agosto 1919 il distretto militare di Padova chiese al comune se avesse notizie di Tamiazzo Luigi, Rocca Primo, Nelson Rino, Ceoldo Guido, Bagnoli Cesare, Cavallari Lucindo, Lotto Valentino, Tamiazzo Sante, Moriani Rino e Giarin Umberto. Non conosciamo la risposta.
Il patronato provinciale per gli orfani dei contadini morti in guerra assegnò al comune 260 lire da assegnare alle famiglie: Lunardi Giacomo, Piovan Sante, Medicato Giuseppe, Bernardi Giovanni, Chiuchio Giuseppe, Bertin Cesare, Gildin Giuseppe e Mardegnan Modesto.
7.2 Concerto vocale e strumentale con banda militare
Il comune di Monselice, per creare un po’ di festa, organizzò per domenica 14 settembre 1919 presso il teatro un concerto vocale e strumentale pro-mutilati, invitando la banda militare ad esibirsi. L’organizzatore dell’evento fu il tenente Clave Emilio del 58° Comando di Fanteria.
7.3 Riconsegnato anche il burchio
L’8 settembre 1919 l’8° reggimento lagunari restituì al signor Alfieri Carlo il burchio numero 287 requisito per ragioni militari.

7.4 Pesanti conseguenze della Prima Guerra Mondiale
Quanto all’Italia, pur figurando tra i vincitori, uscì letteralmente in ginocchio, con pesanti problemi non solo economici, ma anche sociali. Il costo del conflitto veniva stimato dal Tesoro in 148 miliardi di lire, una cifra doppia rispetto a quella della spesa pubblica complessiva tra l’anno della nascita del Regno, 1861, e il 1913.
Nei quattro anni di guerra l’import era salito da 3 a14 miliardi, somma coperta solo per un terzo dall’export.
In pochi mesi furono congedati oltre 1 milione di soldati; altri 400mila nella primavera del 1920, ma il mercato non era in grado di assorbire tanta forza lavoro. Riconvertito a scopi bellici, il sistema industriale faticò a tornare alla produzione dei tempi di pace, e in ogni caso il processo è stato lungo e costoso. Il piano di lavori pubblici avviato dal governo, specie in un Triveneto disastrato dalla guerra, non fu sufficiente a creare un’occupazione per tutti. Mentre le industrie, in particolare quelle meccaniche e siderurgiche, potevano contare sul fatto di aver realizzato profitti molto elevati, e le banche avevano esteso ancor più il loro già rilevante controllo sull’apparato produttivo nazionale, calava vistosamente il tenore di vita della popolazione.
L’aumento dei salari rimase largamente al di sotto del tasso di svalutazione della lira: fatta base 100 al 1913, le retribuzioni reali nel 1918 alla fine del conflitto erano scese al valore di 64; e questo malgrado l’aumento degli orari e dei ritmi di lavoro. Un micidiale mix tra inflazione e disoccupazione alimentava un diffuso malessere sociale, specie al nord e nelle campagne.
Fin dalla seconda metà del 1919, scoppiarono disordini e proteste, accompagnati da un’ondata di scioperi; la caduta dei prezzi che si registrò nel 1921, unita a un debito pubblico che in quell’anno superò il 160 % del pil (il prodotto interno lordo), contribuì a dare il colpo di grazia a un sistema in crisi profonda che trovò come soluzione l’adesione al partito fascista.
La ricerca continua nel saggio, sempre di Flaviano Rossetto ‘Monselice in camicia nera’: cronache e storie del ventennio fascista. 1922-1943

© 2025 a cura di Flaviano Rossetto
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