Capitolo n. 6
Capitolo VI Anno 1918 – LA VITTORIA E LA PACE A MONSELICE
I N D I C E
6.1 Bombardamenti continui su Padova
6.2 Il re Vittorio Emanuele III a Lispida
3.3 Un campo di aviazione ad Arquà Petrarca
6.4 Propaganda pacifista e false voci sulla semina del granoturco
6.5 L’esonero negato a Sartorello
6.6 Gli insegnanti al lavoro in municipio
6.7 Riconosce la figlia per procura
6.8 Sussidio per i poveri ed interventi per far diminuire la disoccupazione
6.9 Lasciateci suonare le campane
6.10 Scuola serale per i soldati analfabeti
6.11 Requisizione cereali da mandare al fronte, 19 maggio 1918
6.12 Requisizione della lana monselicense
6.13 Il cartello delle uova
6.14 La battaglia del solstizio (15 –21 giugno 1918)
6.15 Notizie dei nostri soldati in guerra dai telegrammi arrivati in comune
6.16 1° settembre 1918
6.17 Raccolta paglia anno 1918
6.18 Vittorio Bussolin
6.19 La Battaglia di Vittorio Veneto (24 ottobre – 4 novembre 1918)
6.20 3 novembre 1918 – Nei telegrammi la notizia della vittoria
6.21 La Vittoria a Monselice dalle pagine del Carturan
6.22 Contributo favore dei fratelli delle terre liberate e redente
6.23 Ritorno alla normalità
6.24 Messa di ringraziamento e onoranze ai caduti della grande guerra
6.25 Commissione di incetta bovini e foraggi prosegue il suo lavoro
6.26 Ritorna la pace, l’intendenza della III armata lascia Monselice
6.27 Manifesti contro il pericolo delle bombe inesplose
6.28 I soldati feriti ancora sparsi per l’Europa
6.29 Invalidi di guerra
6.30 Monselicensi morti durante la Prima Guerra Mondiale

Biplano biposto tedesco DFW distrutto, uno dei tre caduti sulle linee britanniche dopo un raid sull’aeroporto di Istrana il 26 dicembre 1917. Soldati britannici (41ª Divisione) ed italiani mostrano i nastri porta-munizioni dell’aereo.
6.1 Bombardamenti continui su Padova
Padova era sotto attacco aereo. Di particolare gravità furono le incursioni aeree avvenute negli ultimi giorni di dicembre 1917 e nei primi giorni del nuovo anno. In quelle notti caddero su Padova quasi 600 bombe che provocarono 23 morti e una settantina di feriti. Molti edifici storici furono colpiti, fra questi la chiesa dei Carmini, il Duomo, il Palazzo comunale ed il Teatro Verdi. Altre incursioni si verificarono nei giorni e mesi successivi.
6.2 Il re Vittorio Emanuele III a Lispida
A seguito della disastrosa ritirata di Caporetto, il re e il comando supremo si trasferirono da Udine a Padova. Ma i continui bombardamenti sulla città del Santo costrinsero tutti i comandi a trovare rifugio ad Abano terme, mentre il re fu ospitato dal 25 gennaio 1918 al 7 luglio 1919 a villa Corinaldi di Lispida. Il re frequentava anche la vicina villa Emo-Capodilista che fu utilizzata come sede per ospitare diplomatici e capi di stato esteri. Riportiamo le parole del Carturan assai più incisive delle nostre.
Altissimo vanto provenne a Monselice da un eccezionale fatto storico avveratosi subito dopo Caporetto S. M. il Re si stabilì a Monselice rimanendovi fino a guerra completamente finita. Fu scelta la villa dei Conti Corinaldi a Lispida. Qui il Re dormiva in una modesta camera da letto da campo, quivi i giovani principi non disdegnavano di giocare nel parco con i contadinelli. Il principe ereditario, allora tredicenne, conobbe per la prima volta Maria del Belgio, colei che doveva poi diventare sua augusta consorte. In questa villa si può dire che dalla fine del 1917 alla fine del 1918 si siano maturati i nuovi destini d’Italia. Il Re tutte le mattine, tranne quando alti affari di stato glielo impedivano, partiva molto per tempo in automobile per il fronte portando con sé per lo più la modestissima colazione in cui non mancavano mai le cipolle cotte. Così ci narravano appunto persone addette alla Villa e che rimasero al loro posto anche durante la permanenza del Sovrano e che tante volte presero parte all’allestimento dei preparativi culinari. Ebbi anch’io ad incontrarlo spesso lungo le vie verso Padova mentre si recava nella zona di operazioni o alla nostra stazione ferroviaria quando affari di stato lo obbligavano a qualche brevissima assenza del quartiere generale. Una lapide fu collocata sulla facciata della Villa di Lispida (che prese da allora il nome di Villa Italia) e che porta la seguente dicitura: “Da questa Villa – suo quartiere generale – dal 20 gennaio 1918 al 17 luglio 1919 – Vittorio Emanuele III – esempio di valorosi – su monti e su mari sacri alla patria – a eterna gloria – le bandiere d’Italia – vittoriosamente guidò.
Anche nei primi giorni di gennaio 1918 continuava l’esodo dei profughi e il passaggio disordinato dei militari che non sempre trovavano in città un letto per la notte. Gli alberghi cittadini si riempivano velocemente al calar del sole e i ‘privati’ non gradivano aprire la loro casa ai soldati. Il comando militare di Monselice intervenne segnalando al sindaco “che i proprietari di case accampavano il pretesto di non avere letti disponibili per evitare di alloggiare gli ufficiali di passaggio’. Era noto che gli ufficiali non pagavano subito la pigione, ma rilasciavano delle ricevute che dovevano essere consegnate in comune per ottenere il compenso pattuito che di fatto veniva liquidato dopo numerosi mesi di attesa. I militari chiesero quindi al sindaco di sensibilizzare i ‘privati affinché l’alloggiassero, anche nelle ore notturne, almeno gli ufficiali’in transito. Ma la situazione non migliorò di molto. Inoltre, l’esercito in rotta passando per Monselice aveva lasciato sul territorio comunale indumenti, utensili, armi, munizioni, animali e materiale vario. In alcuni casi erano stati gli stessi soldati a barattare alcuni oggetti con generi alimentari. La presenza di armi non poteva essere tollerata dai comandi militari per cui il 23 gennaio ’18 ordinarono ai monselicensi di consegnare tutto il materiale militare che possedevano, avvisando che sarebbero stati denunciati e puniti quanti non avessero ottemperato alle disposizioni.
Il 16 febbraio il comune approvò la lista di leva dei giovani nati nel 1900, erano 151 i monselicensi che si avviavano al servizio di leva, per loro fortuna pochi andranno in trincea, la guerra terminerà poco prima. Dal fronte sempre tragiche notizie: i soldati Antonio Mandi e Angelo Satiri erano in gravi condizioni, l’artigliere Serafino Brunello era dato per disperso in combattimento; Domenico Temporin si trovava in gravi condizioni presso l’ospedale di Santa Giustina di Padova, i medici chiesero al sindaco di agevolare il viaggio dei genitori per far visita al povero Domenico concedendo un ‘biglietto gratuito se di povera famiglia o differenziale se abbienti’.
6.3 Un campo di aviazione ad Arquà Petrarca
Ad Arquà Petrarca e precisamente nei campi che terminano con il monte Bignago, sotto la villa omonima, fu ospitato dalla primavera del 1918 un campo di aviazione destinato al XIV Gruppo Aeroplani. I lavori proseguirono a rilento e al 18 giugno si trovava in sede solo il Comando di Gruppo. Le squadriglie costituenti l’unità, cioè la 2^, 7^, e 10^ arrivarono il 21 luglio 1918. Il campo euganeo fu smobilitato nella primavera del 1919. Dice il Carturan
Fra Monselice ed Arquà Petrarca, nella località (villa) Bignago venne istituito un campo di aviazione. Noi, ogni sera dal nostro tugurio in sulla mezzanotte, attendevamo il passaggio dei nostri aeroplani da quel campo di aviazione, né udivamo il pulsare dei motori, li contavamo, e restavamo poi in attesa del loro ritorno assicurandoci con ansia febbrile se proprio tutti rientravano alla loro base. Purtroppo talora più di uno ne mancava. E giacché siamo in tema di aeroplani diremo che trasferitosi il comando supremo a Padova, le incursioni nemiche si fecero sempre più frequenti tanto da richiedersi provvedimenti estremi pari all’imminenza estrema del pericolo. Fu allora che in una riunione appositamente tenutasi in Prefettura, il sindaco di Padova Conte Leopoldo Ferri, mio amico carissimo, parlò alto e forte ai proposti del comando supremo ottenendo che questo si trasferisse altrove. Fu scelto Abano dove il comando rimase fino alla fine della guerra.
Il 16 gennaio il comando d’Intendenza della III Armata chiese al comune di partecipare con una somma di 6100 lire alla costruzione di rifugi antiaerei. Il sindaco rispose di non essere in grado di sostenere la spesa comunicando che al massimo poteva cedere ai militari a metà prezzo il materiale già acquistato a suo tempo per utilizzare i sotterranei della stazione ferroviaria.
6.4 Propaganda pacifista e false voci sulla semina del granoturco
Nel 1917-18 si verificarono una serie di agitazioni operaie, sulle cui dimensioni e caratteristiche si discute ancora, anche perché le informazioni disponibili sono quanto mai ridotte (i rapporti della polizia e poche testimonianze). Si trattava di manifestazioni di protesta e di scioperi spontanei (i sindacati socialisti erano sottoposti a stretti controlli e poco propensi ad azioni dirette di rivendicazione), diffuse e capillari (anche se non quantificabili) e brevi, che spesso univano la richiesta della pace a quella di miglioramenti salariali. Il prefetto Edoardo Verdinois per contenere le manifestazioni dei pacifisti sollecitava i comuni “a neutralizzare la subdola opera di propaganda pacifista esplicata tra le popolazioni civili da certi partiti e che può ripercuotersi nelle truppe, fra queste popolazioni che vivono ed operano”
Contemporaneamente in molti comuni iniziarono campagne di contro propaganda utilizzando numerosi conferenzieri.
L’Ufficio provinciale di Pubblica sicurezza smentì con un manifesto la notizia circolata fra le popolazioni rurali secondo la quale il governo aveva ordinato la soppressione della semina del granoturco per una ipotetica minaccia di invasione. Una lettera della prefettura ordinava ai sindaci che
“È assolutamente necessario che tale voce sia subito e con ogni mezzo smentita – tuonava il prefetto Edoardo Verdinois – e sia invece inculcata fra i contadini la convenienza della intensificazione della coltura rinsaldando in essi la fiducia nella sicurezza del possesso delle loro terre. Mi affido all’opera premurosa delle SS.LL perché sia posto prontamente argine al diffondersi della voce ad arte divulgata dai nemici della patria e sia fatta una efficace contro propaganda.
6.5 L’esonero negato a Sartorello
Fu negato l’esonero dai servizi di prima linea al militare Attilio Sartorello perché i fratelli Giovanni e Antonio abitanti a Marendole morirono per malattia e non per ferite riportate in combattimento.
6.6 Gli insegnanti al lavoro in municipio
Con l’occupazione dei locali delle scuole urbane maschili, della sala consigliare, del Gabinetto di lettura e del patronato scolastico da parte dai vari comandi dell’Intendenza della III armata fu possibile riaprire le scuole urbane solamente per le classi III – IV – V – VI, i più piccoli furono lasciati a casa. Il 15 marzo 1919 un accordo con il Direttore didattico stabilì di destinare i maestri senza cattedra Anselmo Bozzetti, Giuseppe Ferrari, Angelina Toffoletto e Luigina Vergani a lavori d’ufficio nella sede municipale, per sette ore al giorno. Il 12 settembre 1918 ritornarono alle loro scuole per la riapertura dell’anno scolastico 1918-‘19. Ma i comuni erano sempre senza personale. Per risolvere il problema il ministero dell’industria e del commercio emise un bando nazionale per ricercare dei volontari a cui affidare i servizi negli uffici pubblici del regno.
A Monselice vennero predisposti avvisi pubblici e organizzata una pubblica conferenza durante la quale intervennero come relatori il corrispondente di guerra Tomaso Monticelli e il prof. Benvenuto Cessi. Rispose all’appello solamente Annunziata Garofoli, di anni 18, che chiese di essere assunta come ‘scritturale’ negli uffici del municipio. Ma non risulta che fosse effettivamente utilizzata nei lavori d’ufficio.
6.7 Riconosce la figlia per procura
Stecchini Amelia, vedova del soldato Donato Giovanni, rivolse una supplica all’Onorevole Arrigoni degli Oddi per ottenere la liquidazione della pensione a favore della figlia naturale di Donato poiché il matrimonio civile per procura venne celebrato dopo la morte del soldato. La figlia, accompagnata da un tutore riscosse l’importo dopo quindici giorni.
6.8 Sussidio per i poveri ed interventi per far diminuire la disoccupazione
La giunta municipale destinò il sussidio governativo di 13.500 lire alle famiglie povere e a interventi pubblici per fronteggiare la disoccupazione ; assegnò inoltre 1000 lire al patronato scolastico per la refezione agli alunni, 500 lire all’asilo infantile e 2000 lire alla congregazione di carità per assistere le famiglie bisognose, con preferenza – precisò la giunta – a parità di condizioni, a quelle che avevano militari al fronte o soldati morti o mutilati in guerra. Ciò che rimaneva fu utilizzato per l’acquisto di buoni per il pane e di altri generi alimentari di prima necessità per i poveri.
La serata del 21 aprile 1918 fu illuminata dalle esercitazioni luminose dei militari della II armata che con lampade e proiettori illuminarono da Arquà i cieli monselicensi alla ricerca di aerei nemici. Negli stessi giorni altri militari si esercitarono con tiri al bersaglio dal campo della fiera alla cava abbandonata del Cini sul Montericco.
6.9 Lasciateci suonare le campane
Il vescovo di Padova era riuscito ad ottenere dalle autorità militari il permesso di avvisare i fedeli all’inizio delle funzioni religiose in tutte le chiese di Padova ‘con pochi tocchi della campana più piccola’, inoltre furono concessi ‘qualche rintocco alla mattina per l’Ave Maria e alla sera’. Monsignor Prevedello saputa la notizia interessò il sindaco affinché facesse pressione presso i militari per ottenere gli stessi privilegi. Nella nota il nostro l’abate precisava che il suono delle campane “ è assai desiderato dalle nostre popolazioni specie delle campagne per le quali le campane erano la regola quasi indispensabile per il compimento dei loro doveri religiosi”. La disputa si trascinò per qualche mese, ma alla fine i militari acconsentirono precisando che ogni “funzione religiosa fosse avvisata con due brevissimi tocchi, uno mezz’ora ed il secondo pochi minuti prima che la funzione avesse principio”. Qualche giorno dopo anche il prete di Marendole ottenne le stesse agevolazioni concesse all’abate di Monselice.
6.10 Scuola serale per i soldati analfabeti
La prefettura inviò al sindaco l’elenco dei giovani della classe 1899 obbligati a frequentare la scuola per analfabeti. Una disposizione di legge obbligava gli iscritti di leva della classe 1899 a frequentare la scuola serale o festiva per gli adulti analfabeti.
6.11 Requisizione cereali da mandare al fronte, 19 maggio 1918
La commissione per la requisizione dei cereali vietò la vendita del frumento, dell’orzo e della segale provenienti dal raccolto dell’anno 1918. Agli agricoltori venne lasciata solo una piccola quantità di prodotto necessaria per la semina dell’anno successivo e per l’alimentazione della propria famiglia.
115 monselicensi furono invitati a presentarsi presso la pretura per la consegna forzosa dei cerali. Tra essi Giovanni Sturaro, abitante in via Savellon; Pietro Gradin, abitante in via Fragose; Giuseppe Temporin, abitante in via Arzerdimezzo; Luigi Temporin, abitante in via Fragose. Segnaliamo la disavventura di Caterino Massaini al quale venne annullato l’ordinativo di pagamento perché consegnò otto quintali di cereali in meno rispetto al quantitativo che doveva fornire. I controlli erano affidati a persone di fiducia che dovevano sorvegliare i luoghi dove operavano le trebbiatrici allo scopo di controllare la produzione del frumento e degli altri cereali. Tra controllori troviamo Mario Ramor (agente del Conte Oddo), Luigi Bottoni i e Tranquillo Gallo. Complessivamente furono raccolti 128 quintali di cereali. I maggiori fornitori furono Antonio Businaro con 28 q. seguito da Vittorio Cini con 8, provenienti quest’ultimi dalla sua campagna in Savelon.
6.12 Requisizione della lana monselicense
La commissione militare requisì anche la lana prodotta a Monselice dalla tosatura delle pecore, vietandone il commercio locale. I pastori monselicensi erano Cervellini Giovanni, Campigotto Domenica, Facen Bonifacio, Forlin Albino, Forlin Domenico, Facen Antonio e Tolando Giovanni.
6.13 Il ‘cartello’ delle uova
Mentre il comandante Luigi Rizzo affondava con il suo ‘MAS 15’ nell’arcipelago della Dalmazia, la grande corazzata austriaca Santo Stefano, a Monselice i carabinieri scoprivano un grande commercio clandestino di uova. Ecco i fatti. Andrea Artuso brigadiere dei carabinieri di Monselice arrestò Domenico Muccherini, Angelo Bianco e Luigi Rizzato per aver fatto incetta di uova sottraendole completamente dal consumo nel comune di Monselice. La ‘banda’ delle uova era composta da Angelo Barison di Padova; Scarparo Angelo di San Pietro Viminario; Panerotti Adolfo di Pozzonovo; Salvan Luigia di Sant’Elena d’Este; Regesto Cecilia di Granze; Marancotta Ilda di Stanghella e altri. Le indagini accertarono che Muccherini e Bianco, da molto tempo, speculavano sul prezzo delle uova facendone aumentare artificiamente il prezzo con un semplice stratagemma.
Semplificando i ‘malfattori’ – che avevano costituito come diremmo oggi – una associazione a delinquere, acquistavano in anticipo presso i contadini della bassa tutte le uova che normalmente affluivano al mercato per rivenderle a prezzo maggiorato nelle grandi città del nord o nella stessa Monselice. Mancando la concorrenza il prezzo delle uova poteva essere aumentato a loro piacere con la conseguenza che solo i benestanti potevano permettersi il lusso di acquistarle al ‘mercato nero’.
Il Bianco si giustificò dichiarando che acquistava le uova per inviarle ai commercianti al fronte al prezzo di 4 centesimi l’uno, ma i carabinieri accertarono invece che le sottraeva al consumo locale per rivenderle a prezzo maggiorato a Milano e forse anche in Svizzera. I carabinieri ordinarono l’arresto degli imputati e disposero la vendita delle uova sequestrate ricavandone 3.626 lire. che furono cedute all’ente consumo.
6.14 La battaglia del solstizio (15 –21 giugno 1918)
A metà di giugno iniziò una grande offensiva austriaca combattuta dall’Astico fino al mare, preceduta – com’era consuetudine – da un pesante bombardamento d’artiglieria. Le fanterie austriache occuparono l’altopiano di Asiago e parte del Grappa. La risposta italiana fu rapida e fermò sul Piave l’offensiva austriaca. Il 21 giugno 1918 la battaglia si chiuse con un successo dell’Italia. A fine giugno e inizio luglio l’esercito italiano riconquisterà alcune posizioni sugli altipiani e sul Grappa e una fascia sul lato destro del Piave, presso la foce, che era stata occupata dagli austriaci nel novembre del 1917.
Negli scontri il dramma della guerra: perirono circa 8000 italiani, i feriti furono 29.000 e 45.000 sono stati i prigionieri italiani; gli austriaci contarono 11.600 morti, 81.000 feriti e 25.000 prigionieri.
Tra i monselicensi che morirono in battaglia ricordiamo: sul Piave Belluco Emilio; sul monte Grappa Alfredo Bizzaro, abitava in via Carpanedo; sul monte Asolone Guglielmo Giuseppe di Marendole.
Dalle pagine del Carturan
L’Austria rivolse tutti i suoi sforzi contro di noi. Fu così preparata dagli imperi centrali la grande offensiva che doveva per essi essere decisiva di vita o di morte. Fu questa la grande battaglia detta del Piave. Il nostro comando supremo non solo aveva conosciuto la preparazione dell’offensiva ed aveva tutto disposto per parare il duro colpo ma volle esso stesso prendere l’iniziativa della lotta precorrendo in tempo l’azione avversaria scaricando sulle file nemiche un bombardamento della più alta intensità e sconvolgendo il loro piano. Nella notte del 15 giugno 1918 , fummo tutti svegliati di soprassalto da un fuoco d’inferno. La distanza da qui al Piave non è molto breve eppure sembrava solo a pochi chilometri da noi. Seguirono ore di ansia indicibile perché si sapeva che il nemico giocava l’ultima sua partita e nulla avrebbe risparmiato per conseguire il suo scopo. Ma il Re aveva dimostrato a Peschiera di potersi fidare del suo esercito che aveva giurato “non passa lo straniero” e mantenne tale giuramento. Il giorno 22 il nemico si ritirava. Tutto il mondo comprese allora che sul Piave e sul Grappa si era in quei giorni combattuta e vinta la battaglia decisiva non solo per l’Italia ma per tutti gli alleati. L’ultima ora per l’Austria stava per scoccare trascinando con sé la Germania sua alleata. Come conseguenza della disfatta austriaca i cecoslovacchi proclamarono la propria indipendenza; i serbi croati-sloveni insorgono allo scopo per formare lo stato Jugoslavo aiutati in ciò dall’Italia la quale ossequente ai principi di nazionalità che in quei momenti prevalevano su ogni sacro egoismo, non poteva e non doveva prevedere che il nuovo stato avrebbe potuto danneggiare i suoi interessi e le sue aspirazioni. Anche i polacchi si scuotono per rendersi indipendenti.

6.15 Notizie dei nostri soldati in guerra dai telegrammi arrivati in comune
Dal 15 giugno Luigi Zanovello risultava disperso in combattimento; il bersagliere Luigi Bovo era dato per disperso durante il combattimento avvenuto il 31 ottobre 1917 a Pradamano (UD) ; il militare Sisto Rocca era stato dichiarato irreperibile; Giovacchino Bertolini si trovava degente in gravi condizioni all’ospedale di Reggio Emilia; il granatiere Gustavo Bruscagin moriva gloriosamente il 25 maggio sul campo dell’onore, a quota 241 sul carso, in seguito a ferite.
La famiglia del soldato Natale Garzon, dopo insistenti richieste, venne a conoscenza che era stato dato per disperso nel combattimento sul fiume Kuci il 24 luglio 1918. Nell’estate del 1918 lo Squadrone di cavalleria prese parte alla grande offensiva che avrebbe portato le nostre truppe ai confini della Bulgaria. Dal 21 al 24 luglio 1918 le truppe austro-ungariche lanciarono una serie di rabbiosi contrattacchi sul torrente Kuci che videro i cavalleggeri di Sardegna battersi a cavallo ed a piedi con incredibile coraggio e fermezza. Natale morirà il 5 gennaio 1919 per ferite.
6.16 1° settembre 1918
Grazie ai versamenti fatti dal distretto militare di Padova fu possibile dare qualche lira alle famiglie dei soldati. Ne beneficiarono i congiunti dei soldati Carturan Ferruccio, Gasparini Giovanni, Bertazzo Angelo, Bragante Angelo, Besa Federico, Arni Antonio, Rossetto Pasquale, Guglielmo Cesare di Antonio e altri.
Vennero invece sospesi dal sussidio Pietro Ragazzoni, perché era stipendiato come operaio in una officina d’artiglieria di Torino, Boetti Pietro, Danielon Severino e al caporale Bertazzo Angelo perché denunciati come disertori.
6.17 Raccolta paglia anno 1918
Il 21 settembre 1918 la Commissione incetta bovini e foraggi comunicò che il Comune doveva fornire per l’approvvigionamento dell’esercito 2850 quintali di paglia. Tra i monselicensi che contribuirono alla fornitura ricordiamo: Temporin Antonio, Temporin Luigi, Montecchio Costantino, Gallo Remigio, Bozza Tranquillo, Veronese Antonio, Filippi Ermenegildo e Tognin Isidoro
6.18 Vittorio Bussolin
L’Istituto nazionale delle assicurazioni comunicò il pagamento della somma di 500 lire per la morte del soldato Vittorio Bussolin. La famiglia abitava in via Ca’ Oddo n.10. Era deceduto il 15 luglio 1918 in Francia per ferite riportate in combattimento.
6.19 La Battaglia di Vittorio Veneto (24 ottobre – 4 novembre 1918)
La battaglia di Vittorio Veneto fu l’ultimo scontro armato tra Italia e Impero austro-ungarico. Si combatté tra il 24 ottobre e il 4 novembre 1918 nella zona tra il fiume Piave, il massiccio del Grappa, il Trentino e il Friuli.
Tra i monselicensi che morirono durante la battaglia ricordiamo: sul monte Grappa Secondo Donato, abitante in via Vetta e Umberto Gravellin. Sul Montello rimase ferito il 20 ottobre 1918 Ernesto Belluco, nella clinica chirurgica gli amputarono il braccio.
6.20 3 novembre 1918 –Nei telegrammi la notizia della vittoria
Se un telegramma annunciò l’inizio della guerra a Monselice, un telegramma inviato dal prefetto Verdinois ne preannunciò la fine ai sindaci del territorio:
Si espongano le bandiere, gli austriaci sconfitti dal Montello al mare, ripassano il Piave.
L’armistizio con l’Austria venne firmato a Villa Giusti, presso Padova il 3 novembre 1918, dove si incontrano una delegazione italiana guidata dal generale Pietro Badoglio e una austriaca. La fine della guerra venne fissata per le ore 15 del 4 novembre. Anche in questo caso un telegramma detto della vittoria informò la popolazione.
Le nostre truppe hanno occupato Trento e sono sbarcate a Trieste. Il tricolore italiano sventola sul Castello del Buon Consiglio e sulla torre di San Giusto. Punte di cavalleria sono entrate a Udine. Firmato Diaz 3 novembre 1918 ore 19
Bollettino della vittoria
La guerra contro l’Austria-Ungheria che, sotto l’alta guida di S.M. il Re, duce
supremo, l’Esercito Italiano, inferiore per numero e per mezzi, iniziò il 24 Maggio
1915 e con fede incrollabile e tenace valore condusse ininterrotta ed asprissima per
41 mesi è vinta. I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli, che avevano disceso con orgogliosa sicurezza.
Armando Diaz , 4 Novembre 1918, ore 12
6.21 La Vittoria a Monselice dalle pagine del Carturan
Il 4 novembre 1918 Monselice festeggiò la fine della guerra con una solenne messa al duomo e con un concerto in piazza. Dire dell’entusiasmo di quei giorni ci è impossibile. Sono sensazioni che si provano ma non si descrivono. La sera del 4 novembre tutta Monselice era convenuta per le piazze e per le vie al suono delle campane di tutte le chiese che per tanti mesi avevano tenuto il silenzio. Si sono formati cortei con a capo un sacerdote patriota, caro a tutti i soldati ed a tutti i borghesi …. Si chiamava Don Carlo. I giorni successivi furono per tutti noi giorni di festa e di tripudio. Le notizie che ci provenivano dalle zone liberate al di là del Piave muovevano a compassione. Gli abitanti privi di tutto senza risorse provavano in quei tanti paesi gli spasmi della fame. Nelle nostre città e campagne fu un affaccendarsi per portare aiuto a quei disgraziati. Per opera del nostro Don Basilio Mingardo fu raccolta una grande quantità di viveri in varie riprese ed in parecchi viaggi con autocarri portati al comando militare di quei luoghi. Andai più volte anch’io ad accompagnare questi viveri con Don Basilio Mingardo spingendoci fino a Vittorio Veneto e dormendo in qualche convento. Ricordo quei poveri frati francescani di Vittorio Veneto ridotti a squallida miseria, scarni, smunti ed anche inebetiti. Nell’ultimo viaggio capitò una tragica disgrazia. A Feltre l’autocarro rinculò in una discesa senza poter essere frenato, una botte di vino, scossa dall’urto precipitò addosso ad un frate del nostro convento di San Giacomo che accompagnava il carro per rivedere e salutare i parenti che là abitavano e rimase ucciso sul colpo.
Erano morti al fronte 277 giovani e altri 144 nell’ospedale da campo allestito alle scuole elementari. Alla perdita dei suoi figli la cittadinanza doveva aggiungere i disagi provocati dal conflitto: il continuo passaggio di reparti militari e mezzi di trasporto aveva compromesso le principali strade, e una grave crisi alimentare, dalla quale prendeva il via una pericolosa tensione sociale, poi esplosa nelle vicende del biennio rosso.
6.22 Contributo favore dei fratelli delle terre liberate e redente
A Monselice si costituì un comitato per la raccolta di offerte a favore delle terre liberate e redente. La giunta deliberò, come esempio alla cittadinanza, di elargire un primo contributo di lire 500.
6.23 Ritorno alla normalità
Il 10 novembre il presidio militare di Monselice cessò di funzionare le sue incombenze furono trasferite al comando dell’intendenza della III armata .
6.24 Messa di ringraziamento e onoranze ai caduti della grande guerra
Monsignor Prevedello invitò i consiglieri comunali e la popolazione a partecipare “alla funzione di ringraziamento per la vittoria delle nostre armi che si tenne in Duomo domenica 24 novembre alle ore 9.45” Poco dopo si riunì anche il consiglio comunale per onorare i caduti. La delibera riporta la cronaca della riunione.
L’esultanza che in questi giorni ha pervaso il cuore di ogni italiano per la vittoria delle armi nostre, che sembra leggendaria, abbia solenne espressione in questa adunanza. Noi sentiamo con tutta la fierezza di cittadini Italiani, in quest’ora sacra, un senso di gaudio ineffabile per il trionfo delle nostre armi, che ci portò alla liberazione di Trento e Trieste e alla unione di tutta intera la regione delle Venezie all’alma Patria, così racchiusa nei suoi sicuri confini; il crollo dell’imperialismo militarista e tirannico che incombeva opprimente e minaccioso sull’umanità; per la elevazione dei popoli oppressi al beneficio della libertà a cui da secoli anelavano; per il trionfo che ovunque ottennero le libere istituzioni. Ed artefici meravigliosi della integrazioni della unità della Patria, della assicurazione della sua libertà ed indipendenza, nonché del grande passo dell’umanità verso migliori destini furono i nostri eroici soldati, i nostri intrepidi marinai, che rispondendo all’appello dell’Augusto nostro Re e guidati da geniali Duci, con slancio sublime, con resistenza tenace, che suscitarono l’ammirazione del mondo, portarono un decisivo contributo nella lotta gigantesca per la libertà e la giustizia fra i popoli. Ai nostri soldati e marinai d’ogni arma va dunque la nostra ammirazione profonda, entusiastica, la nostra immensa gratitudine. E riverenti chiniamoci ai tanti valorosi caduti, fra i quali contiamo numerosi concittadini. Onorati, essi vivono e vivranno nella memoria di tutti gli italiani.
L’assemblea consiliare deliberò ‘quale simbolo tangibile della riconoscenza nostra verso tanti eroi’ l’erogazione di 2.000 lire a favore dei gloriosi mutilati ed invalidi di guerra; l’erezione di un monumento nel nostro cimitero con incisioni dei nomi dei monselicensi che diedero la vita alla patria e che copia del bollettino di guerra del 4 novembre fosse inciso nella sala consiliare e nel palazzo delle scuole e da ultimo che la via della stazione sia dato il nome di via ‘Trento e Trieste’ ed a via Pozzocatena quello di Cesare Battisti.
6.25 Commissione di incetta bovini e foraggi prosegue il suo lavoro
Pur essendo cessate le ostilità al fronte, la commissione di requisizione bovini e foraggi comunicò al sindaco che l’esercito rimarrà mobilitato per aiutare le popolazioni delle province occupate dal nemico, le quali a causa dell’invasione erano rimaste prive di ogni risorsa.
6.26 Ritornava la pace, l’intendenza della III armata lasciava Monselice
Con una lunga lettera di ringraziamento del 30 novembre 1918 l’Intendenza della III armata lasciava Monselice. È una nota molto importante perché ci lascia intravedere i valori per i quali si è combattuto per quattro lunghi anni.
.. l’intendenza d’armata che scelse a propria sede, dopo il ripiegamento, questa città, deve ora lasciarla, in virtù degli eventi gloriosi della guerra, per recarsi a Trieste, ricongiunta finalmente alla patria comune dal valore delle Armi italiane. Conceda pertanto, illustrissimo sindaco che io le esprima la mia gratitudine per l’accoglienza con cui le autorità e la cittadinanza ci hanno offerto simpaticamente. Ciò valse a noi il convincimento – particolarmente caro nelle ore difficili e gravi trascorse – quale eco di quell’accordo di tutto il paese che sorresse l’esercito nel compimento dell’opera eroica e grandiosa onde la gloria fulvissima della vittoria si riflette sul popolo tutto, su tutta la nazione che ha dato in olocausto magnanimo quanto era suo perché l’esercito dei suoi figli vincessi. Con questi sentimenti illustrissimo sindaco, ella accolga e gradisca il nostro saluto di congedo e si compiaccia di estenderlo alle autorità e alla cittadinanza.
6.27 Manifesti contro il pericolo delle bombe inesplose
Una circolare avvisò i cittadini di prestare attenzione alle armi e munizioni ancora presenti sul territorio e invitava gli amministratori comunali a vigilare.
Per evitare disgrazie nella popolazione, che non conoscendo i vari artifizi (bombe a mano, proiettili a gas asfissiante ecc…) li raccoglie e maneggiandoli ne determina l’esplosione, pregasi vivamente di avvertire tutti gli amministrati affinché vogliano segnalare ai dirigenti l’amministrazione comunale, dove si trovino tali ordigni pericolosi abbandonati sul terreno oppure giacenti in quantità nelle case in baracche, in caverne o in depositi sotterranei scavati negli argini o nelle trincee ed in altre località. L’autorità comunale avvertirà subito fornendo tutte le indicazioni l’autorità militare. In caso che dopo ripetuto avvertimento, i materiali non venissero raccolti e piantonati da militari, né verrà dato avviso a questa Commissione Centrale Ricuperi dell’intendenza generale presso il comando supremo
6.28 I soldati feriti ancora sparsi per l’Europa
Le armi al fronte tacevano ma moltissimi erano i soldati monselicensi sparsi per l’Europa, dispersi, feriti o semplicemente prigionieri nei vari compi di concentramento. Ne citiamo alcuni scegliendo a caso tra i nominativi rinvenuti nell’archivio comunale. Giuseppe Goldin, abitante a Marendole, era effetto da una malattia contagiosa tanto grave che i medici non permisero ai famigliari di fargli visite. Mancavano notizie di Berto Pasquale; il soldato Silvan Attilio si trovava ammalato di polmonite tanto che i medici chiesero alla famiglia di non andare a visitarlo per evitare il contagio; il soldato Dalla Pia Angelo abitante in via Marendole 23 si trovava ricoverato all’ospedale di Trapani in gravi condizioni di salute, ai famigliari venne accordato il viaggio; il soldato Cavestro Erminio, abitante a Marendole, si trovava prigioniero dal 5 giugno a Marchtrenk ( una città di 12.276 abitanti in Austria che fu sede di un campo di prigionia dove furono internati oltre 25.000 tra militari e civili prevalentemente italiani.)
| Richiesta danni di guerra | |
| Buzzacarini Pietro | 935 |
| Bellucco Antonio | 193 |
| Brandelli Archimede | 676 |
| Bernardini Gian Battista | 394 |
| Cini Vittorio | 9661 |
| Trivellaro Cesare | 764 |
| Desiderio Guglielmo | 90 |
| De Bortoli Giaginto | 1800 |
| Fiorini Elisabetta | 10 |
| Fiorini Angelina | 94 |
| Fezzi Giacomo | 967 |
| Fortin Giuseppe | 287 |
| Gattolin Emma | 104 |
| Masin Amedeo | 141 |
| Prevedello Pietro | 781 |
| Piovene Maria Teresa | 230 |
| Rodella Domenico | 720 |
| Scarparo Giovanni | 768 |
| Sanguin Valente | 288 |
| Sturaro Angelo | 949 |
| Scandola Domenico | 941 |
| Zerbetto Basilio | 799 |
6.29 Invalidi di guerra
Il 2 ottobre ’18 fu effettuato il primo censimento degli invalidi. All’avviso riposero 19 monselicensi
Albertin Antonio (aveva un occhio di cristallo), Bozza Luigi, Cardin Antonio (denunciava una ferita alla gamba sinistra), Fugaro Luigi (era stato ferito alla mano), Greggio Antonio (aveva un occhio di vetro), Masiero Vittorio, Masin Amedeo (aveva una gamba di legno), Poli Giuseppe, Pulze Emilio (aveva subito un congelamento piedi ora aveva dei piedi artificiali), Sadocco Antonio (aveva subito un congelamento ai piede) , Soave Antonio (ferito occhio destro), Veronese .., Verza Vittorio, Bizzaro Giovanni (amputazione gamba destra), Zanovello Sante (ferita braccio destro), Zambon Attilio (ferita gamba destra), Bizzaro Giovanni (amputazione..), Quaglio Antonio (ferito occhio), Squotti Pasquale (era senza la gamba sinistra).
Nel 1918, quarto anno di guerra, morirono per ferite o per malattia 106 monselicensi. Negli anni successivi morirono per cause di guerra altri monselicensi e precisamente: 16 nel 1919; 11 nel 1920; 7 nel 1921. In seguito, morirono o furono dichiarati morti o dispersi dalle competenti commissioni altri 22 monselicensi.
6.30 Monselicensi morti durante la Prima Guerra Mondiale
Complessivamente dai nostri conti risulta: monselicensi dati per dispersi 23; morti per malattia 145; morti a seguito di ferite 125; morti in prigionia 43. Complessivamente abbiamo contato 336 monselicensi caduti a vario titolo sui campi di battaglia della Prima guerra mondiale. L’elenco esatto è riportato in post specifico.
La stima del numero totale di vittime della Prima guerra mondiale non è determinabile con certezza e varia molto: le cifre più accettate parlano di un totale, tra militari e civili, compreso tra 15 milioni e più di 17 milioni di morti, con le stime più alte che arrivano fino a 65 milioni di morti includendo nell’insieme anche le vittime mondiali della influenza spagnola del 1918-1919. Il totale delle perdite causate dal conflitto si può stimare a più di 37 milioni, contando più di 16 milioni di morti e più di 20 milioni di feriti e mutilati, sia militari che civili, cifra che fa della “Grande Guerra” uno dei più sanguinosi conflitti della storia umana.

© 2025 a cura di Flaviano Rossetto
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