Anno 1917, la sconfitta militare a Caporetto e l’arrivo dei profughi e soldati sbandati a Monselice
Capitolo IV – Prima parte

I Fregonesi erano visibilmente preoccupati alla vista degli abitanti di Segusino perché il cibo già non bastava per loro, figurarsi se si dovevano sfamare anche altre persone. L’arciprete di Fregona, don Giovanni Toja diede comunque il suo appoggio al Riva e in qualche modo, con l’aiuto di altri abitanti di Fregona gli esuli trovarono qualche sistemazione. ” Stessa situazione a Monselice
Capitolo IV – Anno 1917, la sconfitta militare e l’arrivo dei profughi e soldati sbandati a Monselice ( Prima parte)
4.1 Introduzione
4.2 Petizione dei negozianti per far alloggiare militari a Monselice
4.3 L’esercito si rinforza
4.4 Esoneri dal servizio si leva: negati o concessi
4.5 Diniego dall’esonero dai servizi di 1^ linea
4.6 Anche le raccomandazioni del conte Oddo risultarono inefficaci
4.7 Rifornimenti per il fronte.
4.8 Consegna bovini per l’esercito
4.9 Censimento del frumento e dei fagioli
4.10 Agitazioni nella Bassa padovana durante la distribuzione dei sussidi
4.11 Reclutati anche i colombi
4.12 Siano almeno i militari sgomberino la neve
4.13 Padova inserita nella zona di guerra
4.14 Carretti presenti a Monselice
4.15 Esercitazioni militari ai soldati prima di essere inviati al fronte
4.16 Non serve la tessera per la carne e per lo zucchero a Monselice
4.17 Acquisto della legna per i poveri
4.18 La Rivoluzione Russa
4.19 Buone notizie per il caporale Marco Sorze
4.20 6 aprile 1917 – Gli Stati Uniti dichiarano guerra alla Germania.
4.21 Conferimento onorificenze cavalleresche
4.22 Indennità per alloggio truppe
4.23 Militari di passaggio
4.24 10 battaglia (12 maggio – 5 giugno 1917)
4.25 Alla ricerca di nuovi soldati tra i soldati riformati
4.26 Consegna medaglie al valore
4.27 Regole per la corrispondenza ai prigionieri di guerra in Austria
4.28 I gas colpiscono anche i soldati di Monselice
4.29 Il territorio padovano dichiarato ‘territorio delle operazioni’
4.30 La battaglia dell’Ortigara (10 – 25 giugno 1917)
4.31 Il dramma della famiglia Giora
4.32 Negata la proroga della licenza a Carlo Sanavio.
4.33 Acquisto di legna
4.34 I tecnici specializzati furono militarizzati
4.35 La situazione sociale
4.36 Il dramma della famiglia Giora
4.37 Non c’era posto nel cimitero neppure per i morti
4.38 11^ battaglia dell’Isonzo: la Bainsizza (17 – 31 agosto1917)
4.39 Un treno carico di feriti arriva a Monselice
4.40 I nostri in Albania agosto 1917
4.41 Bollettino di guerra via telefono, 30 agosto 1917
4.42 Dimissioni dell’assessore Luigi Bacchini
4.43 Consegna degli effetti personali dei soldati morti al fronte
4.44 Cercate il soldato Arturo Furlan
4.45 Anche un marinaio tra i soldati monselicensi
4.1 Introduzione
L’anno 1917, il quarto anno del conflitto il terzo per l’Italia, è stato caratterizzato da drammatiche crisi che mutarono il contesto politico mondiale. La più evidente fu il crollo della Russia che consentì alla Germania e all’Austro-Ungheria di liberare truppe da utilizzare contro la Francia e l’Italia.
La più decisiva fu l’entrata nella guerra degli Stati Uniti, preoccupati, tra l’altro, per i loro investimenti/prestiti nei paesi dell’intesa. L’intervento militare degli Usa fu limitato, ma enorme fu l’appoggio economico e di beni di ogni tipo: dal grano alle materie prime indispensabili per le industrie militari. I prestiti americani (7 miliardi di dollari) consentirono a Gran Bretagna, Francia e Italia di prolungare la guerra e di preparare la vittoria finale. Per gli italiani il 1917 fu soprattutto l’anno di Caporetto durante il quale l’esercito austro-tedesco travolse il fronte e prese alle spalle lo schieramento italiano.
Cadorna ordinò la ritirata che si trasformò in rotta per la II armata. La disfatta di Caporetto si concretizzò a Monselice in un lungo esodo di soldati e civili che fuggivano dai territori occupati dagli austro-ungarici. Da novembre 1917 a febbraio ’18 la strada rovigana era invasa da migliaia di uomini e donne che cercavano nella fuga la salvezza.

4.2 Petizione dei negozianti per far alloggiare militari a Monselice
Il 9 gennaio 1917 gli esercenti di Monselice Angelo Simone e Merlin Ester primi firmatari assieme a Magagno Emma (Trattoria Lunotti), De Bortoli Giacinto (osteria allo Scudo), Perini Arcangela (Trattoria al Paradiso), Maria Sturaro (trattoria al S. Marco), Centanin Maria (osteria delle due piazze), Gemo Elisandro (Albergo stella d’Italia), Adelaide Cavalli (trattoria), Vastosi (Caffè commercio), Michieli Pierina (caffè centrale), Seccati Agostino (oste), Ferrari Giuseppe (spaccio sali & tabacchi), Garofani Donato (Trattoria), Braga Luigi (trattoria due sbarre), Salvan Maria (osteria), Canola Natale (trattore), Catapan Elia (imprenditore) e altri 87 negozianti e imprenditori scrissero al sindaco, su carta bollata e in bella calligrafia, una lunga petizione per avere a Monselice un presidio di soldati per ricavare qualche utile.
I sottoscritti esercenti e cittadini esortano codesta onorevole amministrazione di interessarsi vivamente della loro critica situazione alleviandone le dolorose conseguenze della guerra col far venire giù di presidio reparti di truppe che troverebbero ospitalità ed alloggi alla pari gli altri centri della nostra provincia. Troppe volte i sottoscritti furono lusingati con promesse di stabile e temporaneo presidio militare; ma visto che le cose rimandano sempre allo stato di promesse si rivolgono ora a codesta amministrazione per conoscere se il mancato o non voluto accantonamento di truppe in Monselice, ove non mancano le comodità volute dall’autorità militare, dipenda dal non acconsentimento di questa o da altre cause. I sottoscritti, allo scopo di ottenere l’interesse loro prefisso, che sarebbe certamente anche nell’interesse di questo comune, pregano vivamente codesta amministrazione di interessarsi della cosa… contando anche sul nostro aiuto per fare unione anche con l’onorevole deputato del collegio. La signoria ill.ma è a piena conoscenza delle condizioni economiche dei sottoscritti gravati di tasse di ogni specie senza la possibilità e la eventualità di sperare in un qualsiasi incremento dei propri commerci che sono anzi destinati a languire ogni giorno di più.
4.3 L’esercito si rinforzava
L’ampliamento dell’esercito proseguì senza soste tra il 1916 e il 1917. La classe 1897 fu chiamata alle armi nell’autunno 1916; la classe 1898 nella primavera 1917, la classe 1899 nell’estate, tra questi c’erano anche 159 monselicensi. Furono anche richiamate aliquote delle classi anziane fino a quella del 1873 e rivisti gli esoneri concessi in tempo di pace. La fanteria giunse a contare 860 battaglioni con un aumento delle mitragliatrici: da 600 nel maggio a 12.000 nell’ottobre 1917. Analogo incremento subì l’artiglieria che fu dotata di potenti cannoni e di una nuova arma la bombarda con la quale era possibile in un sol colpo far saltare il filo spinato e le trincee avversarie. Con molta velocità e metodo l’esercito si stava preparando, nei primi mesi del ’17, a sostenere tre grandi offensive e a subire forse la più grande sconfitta del I^ guerra mondiale: quella del Piave.

4.4 Esoneri dal servizio si leva: negati o concessi
A Monselice furono dispensati dalla guerra l’avvocato Gilberto Steiner, in quanto unico notaio presente a Monselice e il parroco don Giulio Moretti ; per entrambi una bizzarra nota militare ammoniva però che ‘qualora venisse meno la carica rappresentata’, avrebbero dovuto presentarsi immediatamente alle armi’. Nessun rinvio fu concesso per il giovane Mansueto Banchini, classe 1879, che chiedeva inutilmente ‘la dispensa avendo già un fratello sotto le armi’, norma invocata era stata abrogata da tempo. Un po’ di flessibilità fu utilizzato con Eugenio Coscia, appartenente al 2° reggimento fanteria, al quale venne concessa una piccola licenza per visitare ‘forse per l’ultima volta il fratello Giuseppe gravemente ammalato’. Il sindaco chiese ed ottenne che venisse esonerato dal fronte il prof. Magistrelli, direttore del consorzio agrario di Monselice, motivando la richiesta ‘per le elevate somme di danaro che gli erano state assegnate in gestione dai monselicensi’ e il farmacista Steiner in quanto doveva ‘mantenere aperta la farmacia’. Anche Celso Carturan più volte citato in questo studio – fu esonerato dalla chiamata alle armi ‘in quanto segretario degli Istituti Pii di Monselice.
4.5 Diniego dall’esonero dai servizi di 1^ linea
Il comando supremo dell’esercito italiano negò la richiesta fatta dalla sig.ra Furlan Amabile di ottenere l’esonero dai servizi militari di 1^ linea del militare Furlan Valentino. Secondo le circolari ministeriali, infatti, per ottenere l’esonero di un militare, la sua famiglia doveva avere tutti i figli alle armi e due figli morti in combattimento o in seguito a ferite o lesioni riportate in combattimento o dichiarati dispersi da almeno 3 mesi. Non trovandosi il Furlan nelle seguenti condizioni non gli venne concesso l’invocato provvedimento.
4.6 Anche le raccomandazioni del conte Oddo risultarono inefficaci
L’Onorevole chiese, 19 dicembre 1917, al sottosegretario di Stato del ministero per le armi e munizioni che il ragioniere comunale Arturo Silvestrini fosse esonerato dall’obbligo del servizio militare. Ma molto freddamente il sottosegretario gli rispose che non ricorrevano gli estremi di legge per ottenere l’esonero. Ma l’onorevole Arrigoni non si dette per vinto e comunicò il suo rincrescimento per il diniego della domanda e invitò il sottosegretario a recarsi personalmente dal sig. presidente dell’ufficio esoneri per chiedere che la sua richiesta fosse accolta, sostenendo che in caso contrario il comune di Monselice si troverebbe gravemente imbarazzato a funzionare regolarmente. Ma la richiesta non sembra sia andata a buon fine e sconsolato l’onorevole Arrigoni precisò al sindaco che sull’argomento era intervenuto con un telegramma l’onorevole Orlando precisando che “l’imminente invasione nemica imponeva di ristudiare la situazione degli esoneri d’accordo con il comando supremo”. La signora Pippa Geltrude chiede al sindaco di intercedere presso la commissione provinciale di agricoltura di Padova affinché venga accolta la richiesta di esonero del marito Bertomoro Giacomo classe 1879 per inabilità. Il comando qualche giorno dopo gli risponde che ha dato parere favorevole alla richiesta.
4.7 Rifornimenti per il fronte.
Il prof. Francesco Piacentini venne obbligato dalla Commissione a fornire all’esercito 15 quintali di paglia e 180 di frumento. Alla richiesta della consegna del materiale il prof. protestò animatamente, ma il sindaco non volle sentire ragioni anzi informò la commissione padovana che il suo concittadino “tentava di rifiutarsi all’obbligo della fornitura” e suggerì di non accordargli nessuna riduzione “perché costituirebbe un pericoloso precedente oltre ad una ingiustizia palese che potrebbe potuto avere serie ripercussioni nella pubblica opinione”. Prudentemente il maggiore Coletti che agiva per conto della commissione convocò in municipio Piacentini per trovare un accordo. Non sappiamo come andò a finire. Sappiamo solo che agli altri fornitori di paglia per l’esercito (Dal Soglia Luciano, Massaini Italo, Massaini Catterino, Temporin Ida, Conte Corinaldi, Frizzarin Sante, Garetti Francesco, Trivellato Antonio, Sturaro Giovanni, Fornasiero Giovanni, Bettio G. Batta, Sanguin Valentino, Belluco Giovanni, Massaini Giuseppe) fu chiesto di integrare la fornitura mancante.
Il 28 febbraio 1917 venne nominato un nuovo componente nel consiglio di amministrazione del Monte di Pietà. L’assemblea consigliare nominò Verza Giuseppe.
4.8 Consegna bovini per l’esercito
L’8 febbraio furono consegnati 85 capi. Il sindaco inviò alla commissione provinciale 120 bovini destinati all’esercito. Incaricato della consegna fu Vittorio Turretta, sembra sia stata la quarta consegna avvenuta nella pesa pubblica. Inutilmente l’onorevole Carlo Arrigoni degli Oddi fece sapere in data 10 aprile 1918 al Ministero per l’agricoltura che i rappresentanti delle istituzioni agrarie suggerivano all’esercito di acquistare al libero mercato i bovini necessari.
4.9 Censimento del frumento e dei fagioli
Il maggiore Pietro Buzzaccarini, presidente della commissione incaricata di requisire i cereali per l’esercito ordinò ai possessori di grano e di fagioli di farne denuncia. Inoltre, tutti i produttori di cereali erano obbligati a tenere a disposizione del commissariato per i consumi tutti i cereali (frumento, orzo, avena e segala) provenienti dal raccolto 1917. Potevano trattenere solo le quantità necessarie per l’alimentazione e quelle per la semina 1918.
4.10 Agitazioni nella Bassa padovana durante la distribuzione dei sussidi
Il primo anno di guerra passò senza particolari problemi. La situazione cambiò alla fine del 1916 e peggiorò nel 1917 quando si moltiplicarono le manifestazioni di protesta, tutte caratterizzate da un indiscutibile protagonismo femminile (Selmin). Nel padovano queste agitazioni si concentrarono negli stessi centri rurali che erano stati teatro dei tumulti nei primi mesi del 1915 tra questi Carceri, Ponso, Castelbando, Merlara, Megliadino San Fidenzio, Boara Pisani, Piove di Sacco, Pontelongo, Agna, Cartura, Bagnoli, Arre, Monselice, Solesino, Bovolenta, Conselve, Battaglia, Lozzo, Arquà Petrarca, Rovolon.
Si trattò anche in questo caso di manifestazioni spontanee innescate dagli assembramenti di donne che si formavano in occasione del pagamento del sussidio alle famiglie dei richiamati. Troviamo riscontro alle tesi di Selmin in alcune carte del 16 gennaio 1917 presenti nell’archivio di Monselice con le quali la prefettura informava i sindaci che in occasione della distribuzione dei sussidi alle famiglie dei richiamati si registrarono incidenti e disordini un po’ ovunque. Per prevenire il malcontento popolare la questura invitò sindaci a ‘concordare la data della distribuzione dei sussidi con i comuni vicini in modo tale che le date non coincidessero ‘così di poter provvedere alle esigenze di ordine pubblico in una sola località alla volta’.
D’altronde le spiegazioni sulla mancata erogazione dei sussidi erano spesso discutibili. Singolare il caso di Angela Bettio, madre del defunto militare Guglielmo Erminio alla quale fu negato il sussidio perché la malattia che causò la morte del figlio ‘non fu arrecata da ragioni dipendenti da operazioni in zona di guerra’. Non si dava pace neppure Angelo Bertomoro, soldato da ben 22 mesi con altri due fratelli sotto le armi. Sconsolato chiese spiegazioni al sindaco sulla mancata assegnazione del sussidio, mentre altri – precisò il soldato Angelo – ‘ben più possidenti del medesimo, veniva elargito regolarmente’. L’autorità militare seguiva un regolamento assai rigido, mentre i sindaci potevano utilizzare con maggiore discrezione i fondi dei vari comitati di assistenza pubblici
4.11 Reclutati anche i colombi
Il generale Cadorna proibì di tenere colombi viaggiatori nella zona delle operazioni. Per i possessori autorizzati dovevano farne denuncia e in caso di bisogno consegnarli alle autorità. Se un colombo estraneo fosse entrato in una colombaia si sarebbe dovuto farne immediata denuncia. Tutti gli eserciti utilizzavano i colombi per le comunicazioni.

4.12 Siano almeno i militari sgomberino la neve
Il sindaco invitò l’amministrazione militare a formare una squadra di soldati con relativi carretti per lo sgombero della neve nel centro cittadino. Nella nota il sindaco faceva notare che “tale compito risulterà assai vantaggioso per l’amministrazione militare dato che i mezzi circolati: “carri a cavalli e automobili sono per la maggior parte di proprietà dell’esercito”. Per tale incarico il sindaco manifestò la volontà di corrispondere ‘ un tenue compenso ’.
4.13 Padova inserita nella zona di guerra
Il 7 febbraio 1917 il comando supremo militare inserì la provincia di Padova nella cosiddetta ‘zona delle operazioni’ ciò comportò una serie di limitazioni per il personale e per il transito delle merci. Era il primo segnale che la guerra si stava avvicinando, dopo Caporetto anche la nostra provincia sarà pienamente investita dalla guerra, come vedremo tra un po’.
4.14 Carretti presenti a Monselice
Il 5^ corpo d’armata con sede a Verona chiese il numero di carri e carretti a trazione animale (cavalli, muli, asini e buoi) presenti a Monselice. Con qualche mese di ritardo il sindaco rispose che i carri trainati da equini a 2 ruote erano 250, quelli a 4 solamente 30; i veicoli trainati da buoi a 2 ruote erano 120, a 4 ruote 200. Francamente ci sembrano un po’ pochi. Don Luigi Gatto, vecchio di 86 anni e gravemente malato, ricoverato all’ospedale di Verona, nel reparto infettivi, desiderava vedere il nipote dott. Dalla Favara che ricopriva il grado di tenente nel regio esercito. Ma le regole valevano per tutti . Un telegramma informò il vecchio prelato della negata concessione della licenza, che morirà nell’anno successivo.
4.15 Esercitazioni militari ai soldati prima di essere inviati al fronte
I comandi del 247° e 248° reggimento fanteria comunicarono un vasto programma di addestramento con lezioni di tiro al bersaglio che ebbero luogo dalle ore 11 alle ore 16.30 nelle cave a nord ovest di Monselice; nel vallone tra Monte Castello e Monte Ricco; nella località tra il Monte Colbarina e il Monte Ricco e infine nella valletta a ovest della Solana.
4.16 Non serve la tessera per la carne e per lo zucchero a Monselice
Il prefetto invitò ad istituire la tessera per regolamentare il consumo della carne e dello zucchero, in conformità a quanto avveniva in altri comuni, ma la Giunta risponde che in città si trovano a sufficienza i generi di prima necessità, compreso il pane. Sull’attivazione di una tessera a Monselice non c’era molta chiarezza. Il Carturan scrisse che c’era e in archivio abbiamo trovato dei facsimili per il riso.
4.17 Acquisto della legna per i poveri
Il comune acquistò dalla provincia di Padova la legna ricavata dalla potatura dei platani situati sulla strada rovigana Monselice-Boara, per una spesa di 3.413 lire. Il sindaco sperava di ricavarne 2.147 quintali di legna per venderla in piccole quantità alle famiglie povere del centro cittadino.

Dopo la disfatta di Caporetto, l’esercito italiano fu costretto ad una rapida ritirata e il 26 novembre 1917 riuscì a bloccare sul Piave l’avanzata austro-prussiana. Anche i reparti aerei vennero spostati in fretta e furia, prima sulla sponda orientale del lago di Garda e poi ancora più ad ovest. Alcune formazioni vennero trasferite a Medole in un improvvisato Parco Automobilistico Militare (all’epoca tutti i veicoli a motore, aerei compresi, venivano definiti “automobili”, termine coniugato al maschile), realizzato a Crocevia sui terreni della Cooperativa Agricola Italiana, ben serviti dall’impianto tramviario per l’approvvigionamento dei pezzi di ricambio.
4.18 La Rivoluzione russa
La rivoluzione in Russia prende avvio da grandi scioperi operai e vede una forte partecipazione di soldati che si alleano con i lavoratori in rivolta. Lo zar Nicola II fu costretto ad abdicare. In quel paese si costituisce una repubblica parlamentare
4.19 Buone notizie per il caporale Marco Sorze
Su richiesta dei familiari del soldato Marco Sorze, il sindaco chiede sue notizie al 71° reggimento fanteria, suo ultimo recapito. Una prima comunicazione dell’11 agosto lo dava per disperso dopo il combattimento del 29 giugno 1916 a Vallarsa (sul Pasubio). Per fortuna una seconda lettera del sindaco del 8 novembre informò i famigliari che il caporale si trovava aggregato al 125° reggimento Fanteria.
4.20 6 aprile 1917 – Gli Stati Uniti dichiarano guerra alla Germania.
La decisione fu presa in seguito alla rottura delle relazioni diplomatiche fra i due paesi avvenuta il 3 febbraio dopo lo scatenamento della guerra sottomarina illimitata da parte della Germania, e alle manovre tedesche per provocare un intervento del Messico contro gli Stati Uniti. Il 2 aprile il presidente americano Thomas Woodrow Wilson aveva esposto al congresso le regioni che rendevano indispensabile l’entrata in guerra in difesa dei valori della democrazia e della libertà dei popoli.
4.21 Conferimento onorificenze cavalleresche
Fu conferito all’avv. Francesco Vigano il diploma cavalleresco dell’ordine della Corona d’Italia, qualche mese anche Angelo Caramore fu investito dell’onorificenza cavalleresca.
4.22 Indennità per alloggio truppe
Per l’alloggio nel nostro comune del 247° reggimento fanteria, alloggiato in parte presso la chiesa di Santo Stefano, in parte presso dei privati. Il sindaco il 4 aprile 1917 invitò il reggimento fanteria a rimborsare le seguenti persone: F.lli Trieste 10 L; Bacchini Giovanni 46 L; C.ssa Cappello Tortorini 32 L; Conte Pier Alvise Serugo Tortorini 95 L; Scarparo Ettore 47 L; Giuliano Albenio 18 L; Tosello Giuseppe 24 L; Gialain Annamaria 54 L; Ometti Angelina 9 L; Corsale Vittoria 8 L; Dall’Angelo Giovanni 13 L; Comune di Monselice 77 L e altri per un valore complessivo 129 L.
4.23 Militari di passaggio
Il sindaco con un telegramma fu invitato a predisporre alloggio con paglia a 450 uomini e 450 cavalli del reggimento lancieri provenienti da Lendinara di passaggio per Monselice. Nello stesso giorno hanno pernottato altri 500 uomini e 450 cavalli per un altro reparto di cavalleria.
4.24 10 battaglia (12 maggio – 5 giugno 1917)
La guerra riprese a maggio con la decima battaglia dell’Isonzo che doveva essere, nei piani di Cadorna lo scontro che avrebbe permesso all’Italia di gettare le basi per la conquista di Trieste. L’esito della guerra fu disastroso e il 20 maggio 1971 il generale sospese l’azione. Per l’ennesima volta gli scontri si conclusero con la perdita di migliaia di uomini.
Trovarono la morte nella 10^ battaglia dell’Isonzo ben 14 monselicensi: sull’Isonzo Carlo Bertin, abitante in via Carrubbio, Luigi Baratto, Angelo Slanzi di Marendole, Primo Zanin di San Bortolo, Giovanni Sturaro della Stortola; sul monte Santo Luigi Gallana; sul Carso Marco Boaretto e Guglielmo Cavestro della Stortola; sul monte ‘Quota 241’, Gustavo Bruscagin, abitante in via Fragose.
4.25 Alla ricerca di nuovi soldati tra i riformati
Il comando del distretto militare di Padova con un manifesto avvisò la popolazione che era in corso la chiamata alle armi delle reclute già riformate per deficienza di statura nati negli anni 1889-1898. Una nuova visita doveva accertare se con i nuovi criteri erano ancora inabili al servizio militare.
4.26 Consegna medaglie al valore
La prefettura organizzò una pubblica manifestazione al Prato della Valle a Padova per la consegna di una medaglia al valoroso sottotenente Buccolini Giuseppe deceduto……All’appuntamento si recarono la madre Beatrice Laurenti e la sorella Nelide. Entrambe furono munite di speciali permessi in quanto la provincia di Padova era considerata zona di guerra. Nella nota si precisa che ad entrambe furono rimborsate le spese di viaggio e corrisposto un’indennità di 10 lire.
4.27 Regole per la corrispondenza ai prigionieri di guerra in Austria
La Prefettura di Padova inviò una lettera ai sindaci della provincia con la quale invitava ad informare che per la corrispondenza da inviare ai prigionieri di guerra in Austria bisognava attenersi ad alcune regole: scrivere non più di una volta a settimana, usare cartoline di 15 righe o lettere di 60 righe al massimo, tenere le lettere aperte, scrivere leggibili gli indirizzi e trattare solo di argomenti di interessi privati o famigliari.
4.28 I gas colpiscono anche i soldati di Monselice
Il cappellano militare don Squillaci informò la moglie di Isidoro Zampieri abitante in via Borgo Costa che il marito era stato avvelenato da un gas asfissiante e si trovava presso la 30^ sezione di Sanità. La moglie preoccupata era da parecchi giorni che chiedeva informazioni sulla sorte del marito.
4.29 Il territorio padovano dichiarato ‘territorio delle operazioni’: non si dovevano suonare le campane
Con ordinanza del 17 giugno 1915 e del 31 luglio si precisava che “tanto di giorno, quanto di notte erano vietati: il suono delle campane nonché segnalazioni luminose, suoni e rumori con qualsiasi altro mezzo percepibile a distanza”. Tutte le persone non militari e i profughi presenti sul territorio dovevano recarsi al comando dei carabinieri o presso intendenza della 3^ armata per essere censiti.
4.30 La battaglia dell’Ortigara 10-25 giugno 1917
La battaglia del monte Ortigara fu combattuta sull’altopiano dei Sette Comuni. Lo scontro vide impegnata la VI armata che attaccò in forze gli austro-ungarici per riconquistare le vaste porzioni di territorio perse sull’altopiano durante la Strafexpedition del maggio 1916. Uno sfondamento lungo quella parte del fronte avrebbe consentito al nemico di entrare nella pianura Padana e prendere alle spalle le armate italiane situate sul Carso e sull’Isonzo. Nonostante il grande impegno profuso i tentativi di avanzata furono poco concreti e mal gestiti. Al contrario il sacrificio di vite umane fu altissimo, e dopo quasi venti giorni di battaglia la VI armata ordinò il ripiegamento sulle posizioni di partenza, dichiarando di fatto il completo fallimento dell’offensiva. Nella battaglia morì per ferite il monselicense Modesto Zecchin della Stortola. (?)
4.31 Il dramma dei Giora
Tantarini Cesira moglie di Giora Ferdinando chiese una licenza per il marito “per lenire il dolore causato dalla morte del fratello Giora Abramo. La richiesta era motivata dalla disperazione e dal dolore dei vecchi genitori, i quali erano già angosciati dalla scomparsa dell’altro figlio Giora Ernesto, dato per disperso dopo il combattimento del 1° novembre 1916 di cui non si ebbe fino ad oggi notizia alcuna”. Il Sindaco di Monselice aggiunge alla supplica “che si tratta di un caso veramente pietoso” e per i ,vecchi, rivedere il figlio è l’unico conforto che rimane alla famiglia.
4.32 Negata la proroga della licenza a Carlo Sanavio.
Il soldato Sanavio Carlo venne ferito per causa di servizio ad un piede. Dopo un periodo di convalescenza chiese un’ ulteriore licenza motivando la richiesta con la morte del padre Luigi avvenuta 11 giugno 1917 e dal fatto che altri due fratelli erano sotto alle armi e nessuno poteva occuparsi dei lavori campestri. Ma il comandante dell’8 reggimento bersaglieri gli rispose seccamente “che non esistevano le motivazioni per concedere una proroga alla licenza di convalescenza e invitava il soldato a ritornare al reparto”.
4.33 Acquisto di legna
Il comune acquistò 15.000 quintali di legna da ardere dal Signor Vittorio Cini per le scuole e gli istituti pii al prezzo di lire 6.50
4.34 I tecnici specializzati furono militarizzati
8 ditte che avevano alle loro dipendenze dei tecnici addetti alla conduzione/riparazione di motori furono ritenute strategiche per l’esercito. I rispettivi lavoratori che assicuravano il buon funzionamento delle macchine furono esentati dal servizio militare. Le aziende agricole erano quelle dei Fratelli Trieste, Ettore Arrigoni degli Oddi, cav. Francesco Centanin di Stanghella, De Angeli Cesare di San Pietro Viminario, l’officina meccanica dei Fratelli Lusiani di Stanghella, la ditta di trebbiatura Merlin Romolo di Stanghella, quella di locomobili di Borile Antonio di Solesino e infine quella di macchine ‘agrarie’ di Zanchi Procopio con sede a Pozzonovo. Superfluo segnalare che i tecnici furono subito definiti degli ‘imboscati’ dalla popolazione. Il 12 settembre il comitato regionale di mobilitazione industriale comunicò che i militari Goldin Luigi, Salviati Giacomo, Andretto Carlo erano strati trasferiti dal fronte agli stabilimenti industriali per produrre armi o beni per l’esercito. Per loro la vita di trincea era finita. Un particolare curioso. Le famiglie dei nuovi militari/operai cessarono di percepire i sussidi previsti per i soldati, in cambio i nuovi operai percepirono uno stipendio equivalente a quello degli operai delle fabbriche.
4.35 La situazione sociale
Nella primavera-estate del ’17, la scarsità di generi alimentari quali riso e farina di granoturco si fecero sentire in tutta la bassa Padova. Lo studioso Selmin nel suo ‘Atlante’ documenta la protesta delle donne che si diffondeva di paese in paese. A Bagnoli di Sopra il 15 gennaio 1917: “Oltre 100 donne – riferisce il Prefetto – inseguirono e inveirono contro un assessore municipale incolpandolo di essersi pronunciato a favore della continuazione della guerra. Episodi simile a Solesino dove 400 donne e ragazzi protestarono per la mancanza di generi alimentari. Nello stesso mese toccò anche a Monselice. Qui un’ottantina di donne protestarono per la mancata distribuzione dei buoni per il riso lanciando sassi che infransero le finestre del Municipio. A stroncare il movimento di protesta femminile provvidero la rapidità della repressione e la severità della magistratura.
Dopo la rotta di Caporetto (ottobre 1917) il problema della propaganda nelle campagne sarebbe stato affrontato con ben maggiore impegno. Ma nella Bassa le conseguenze di quella momentanea sconfitta furono molteplici e di vaste proporzioni.
4.36 Il dramma della famiglia Giora
Il sindaco Bonacossi trasmise al ministro della guerra la domanda di Giora Faustino per ottenere l’esonero dai servizi di prima linea del figlio Ferdinando, della classe 1889, appartenente al 29° Corpo d’armata Salmerie, “per avere tutti i figli sotto le armi, di cui uno morto in combattimento e l’altro dichiarato disperso da oltre tre mesi”. Il 12 novembre 1917 il comando militare di Padova comunicò al sindaco che il militare Giora Ferdinando era stato esonerato dai servizi di prima linea e assegnato al deposito convalescenza di Verona.
Una nota successiva precisa …. che il soldato Giora Ferdinando era stato deferito al tribunale militare di guerra e condannato a 12 anni di reclusione.
4.37 Non c’era posto nel cimitero neppure per i morti
Il 4 agosto 1917 l’impresario Elia Cattapan che aveva l’appalto la gestione delle sepolture nel cimitero maggiore informò trafelato l’ingegnere comunale che in camposanto non c’erano più loculi per contenere i giovani soldati che morivano negli ospedali militari della città (circa 83). Dopo una rapida consultazione il comune deliberò di tumulare i militari nel reparto speciale a loro dedicato, ma a nuda terra. Al termine della guerra tutti ‘tornarono’ alle loro terre.

4.38 11^ battaglia dell’Isonzo: la Bainsizza (17 – 31 agosto1917)
Il generale Cadorna aveva concentrato tre quarti delle sue truppe presso il fiume Isonzo: 600 battaglioni (52 divisioni) con 5.200 pezzi d’artiglieria. L’attacco venne sferrato su un fronte che si estendeva da Tolmino (nella valle superiore dell’Isonzo) fino al mare Adriatico.
Il 19 settembre fu evidente che non ci sarebbe stata più alcuna avanzata e l’offensiva venne sospesa. Le perdite italiane salirono a circa 160.000, più i malati. Quelle austriache a 85.000 più 28.000 ammalati.
Tra i monselicensi che morirono durante la battaglia ricordiamo: sull’Isonzo Palmiro Belluco, Gio-Batta Fornasiero, Giuseppe Torin; sul monte Vodice Angelo Gabietti, via Carpanedo; sull’altopiano Bainsizza Mario Lunardi, via Savellon Retratto, decorato di medaglia d’argento e di bronzo, Luigi Donato, via Arzerdimezzo, Giovanni Maranghello, Antonio Bacchin, via Umberto I, decorato di medaglia d’argento; sul Carso Agostino Cantin, via Isola Verso Monte, Modesto Mardegan, via Arzerdimezzo, Antonio Massaro, via F.lli Fontana e Martino Ghirotto, della Stortola; sul monte Santo: Giovanni Chinchio, via Savellon Retratto; sul Monte San Marco Michele Salmistraro, via Savellon Retratto
4.39 Un treno carico di feriti arrivò a Monselice
Un telegramma del 31 agosto 1917 informò il sindaco che “un treno attrezzato scaricherà 150 infermi tutti malati”. Con molta probabilità erano i saldati feriti durante la battaglia della Bainsizza.

4.40 I nostri in Albania agosto 1917
L’ospedale di Crotone chiese ripetutamente al sindaco l’indirizzo del soldato Alberto Berto che prestava servizio nel 161 reggimento fanteria di stanza in Albania. I sanitari precisano che Alberto era degente nell’ospedale di Crotone.
4.41 Bollettino di guerra via telefono, 30 agosto 1917
Il Sindaco di Monselice chiese al comandante del 58^ fanteria di Este se ogni sera telefonicamente gli venisse inviato il bollettino ufficiale della guerra. Este rispose positivamente a condizione che tutte le spese fossero a carico del municipio di Monselice.
4.42 Dimissioni dell’assessore Luigi Bacchini
A Monselice chi sovrintendeva tutte le pratiche annonarie era l’assessore Luigi Bacchini, il factotum del municipio, per anni aveva esercitato a Venezia aziende di pizzicheria e aveva ogni migliore competenza in materia. Ma il suo carattere egocentrico lo spinse ad uno zelo troppo accentuato. Dopo Caporetto egli accentrò in sé ogni attività municipale specie in materia annonaria. Durante il suo mandato fu accusato di “profittatrice cointeressenza”. Cessata la guerra, le accuse, aizzate da motivi personali e politici imposero al consiglio comunale la nomina di una commissione d’inchiesta. Questa risultò composta dal Cav. Angelo Caramore, dell’Avv. Gilberto Steiner, del Rag. Edoardo Caruso Procuratore delle Imposte Dirette, di Ferrari Giuseppe collettore esattoriale e dal com. Carturan che ci lascia questa nota.
Io assunsi la parte di Presidente e relatore. Le indagini furono minuziose e laboriosissime. Il 27 settembre 1919 presentai la mia relazione da cui risultava che addebiti veri e propri non si potevano imputare al Bacchini ma piuttosto un imprudente, spesso caotico accentramento sviluppato il più delle volte all’infuori delle forme prescritte.
La giunta prese atto delle dimissioni dell’assessore Baccini da membro della commissione comunale per l’incetta dei bovini, del fieno, della paglia,
4.43 Consegna degli effetti personali dei soldati morti al fronte
Il comandante del 93°fanteria chiese al sindaco l’indirizzo degli eredi del militare defunto Buratto Valentino. In data 20 dicembre 1917 furono consegnati agli eredi del defunto soldato Sartorello Giovanni i valori e gli oggetti lasciati dal militare (1 orologio di metallo, 1 catena a orologio in ottone, 1 portamonete di cuoio, 2 lettere personali, 1 fotografia). Lo stesso valse per il defunto soldato Mingardo Pietro ai quali eredi furono consegnate L. 51.50 e altri oggetti di misero ma personale valore.
4.44 Cercate il soldato Arturo Furlan
Il sindaco di Monselice chiese al comando 281° fanteria notizie sulla sorte del soldato Arturo Furlan. La famiglia, che abitava in via Fragose, non riceveva sue notizie da vari giorni. Il 2 ottobre il cappellano militare informò ‘di non poter fornire informazioni in quanto se ne ignorava la sorte dal 12 settembre e nonostante le ricerche fatte non fu possibile appurare nulla sul suo conto’. Dai registri comunali abbiano trovato che morì il 15 aprile 1918 in prigionia per malattia.
4.45 Anche un marinaio tra i soldati monselicensi
Segnaliamo questa notizia perché pochi dovevano essere stati i monselicensi arruolati in marina. Uno di questi fu Vincenzo Gemo, classe 1979, richiamato alle armi l’8 maggio 1915, quale sottocapo silurista e destinato alla riserva navale, venne nel 30 maggio 1915 riformato presso l’ospitale militare di Venezia (Santa Chiara), per vasta cicatrice all’avambraccio sinistro.
4.46 Gli Alleati arrivano al fronte – 5 dicembre 1917
Dopo tanti tentennamenti, il fronte del Piave si era stabilizzato grazie allo sforzo eroico del nostro esercito. Gli alleati hanno schierato i loro reparti in prima linea. Il XXXI corpo francese (64a, 65a divisione e 47a divisione Chasseurs des Alpes) ha preso posizione sostituendo il IX corpo italiano; il XIV corpo britannico (divisioni 7a, 23a e 41a) ha sostituito il I corpo italiano. L’avvicendamento consente di concedere il meritato riposo alle nostre truppe che da un mese si battevano senza sosta.


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