Monselice 1941. Partenza dei soldati italiani per la Russia

Cap. V

ANNO 1941. LA PARTENZA DEI SOLDATI ITALIANI PER LA RUSSIA

fa parte del libro

Monselice nella seconda guerra mondiale. Storie di soldati di donne e di partigiani dalla monarchia alla repubblica, disponibile in formato PDF  [clicca qui…]

 

 


L’inverno 1940-‘41 fu molto rigido per la mancanza di legna e dei principali prodotti alimentari. Inutilmente le donne si recavano in municipio per segnalare la mancanza di cibo, ma tra l’altro, gravano sull’amministrazione comunale la presenza di quasi 2.000 soldati del I e III battaglione del 58° reggimento fanteria. Come non bastasse, arrivavano quasi ogni giorno numerosi sfollati che fuggivano dalle città minacciate dalla guerra, tra questi c’era anche Pasqualina Salvan che arrivava in misere condizioni  dalla Francia, a fatica trovò ospitalità in via isola verso monte, presso alcuni parenti.

Tutto veniva razionato e il comune comunicava, anche attraverso i giornali, i giorni durante i quali l’ufficio annonario distribuiva i buoni per il prelevamento dei generi alimentari. I poveri venivano assistiti come si poteva: per loro l’ente comunale preparava 42.480 pasti mensili; la refezione Cini 5.100, la refezione Sgaravati 1.500. Complessivamente ogni mese le mense pubbliche utilizzavano per i bisognosi 19,50 quintali di pasta, 38,30 quintali di riso, 1,74 quintali di olio e 2,34 quintali di lardo, ma malgrado ogni sforzo la situazione peggiorava di giorno in giorno. Le autorità per combattere il mercato nero iniziarono a denunciare gli agricoltori che non consegnavano i loro prodotti all’ammasso. Il primo incriminato fu Augusto Zancanella “per omessa denuncia d’olio prodotto nel suo frantoio”, situato alle pendici del Montericco.

Il comune intanto assumeva, dal 16 marzo, in sostituzione del personale  richiamato alle armi, le signorine Andolfo Maria, Lunardi Cesarina e Veronese Giannina, iscritte al Fascio femminile e munite del diploma di abilitazione magistrale.

Dall’11 gennaio 1941 il Fascio di combattimento di Monselice venne affidato al camerata Bruno Barbieri, futuro podestà.

 

L’aiuto militare tedesco e la sconfitta del Duca d’Aosta a Amba Alagi

Questa è probabilmente l’immagine più iconica di Amedeo di Savoia: i ricevendo l’onore delle armi dai reparti inglesi dopo più di un mese di resistenza contro la soverchiante supremazia nemica. Per il Duca e i suoi soldati inizierà la difficile prigionia. “L’entrata in guerra con la Germania sarà la nostra sciagura” disse. Non fu purtroppo ascoltato. Memori della sua vita ricordiamo lui e tutti i suoi compagni che l’hanno amato per la sua semplicità e nobiltà.
“Il mio comando è finito. L’ angoscia e il dolore di soldato, in questa ora tragica è immenso; ma ho il conforto di aver fatto tutto il mio dovere, di cadere in piedi, con onore. Non potevo tenere un’ ora di più. (…) il nemico ha reso onore al nostro valore ed i miei soldati possono essere fieri di aver combattuto sull’Amba Alagi. L’atto finale è stato eroico e l’epilogo ordinato e pulito. Ringrazio Iddio di avermi concesso questa consolazione nel grande dolore di questi giorni, nei quali ho perduto l’ultima battaglia, (per ora), e il mio compagno adorato”.

 

Nella primavera del 1941 la marina italiana subì una pesante sconfitta, da parte della Mediterranean Fleet, nella battaglia di Capo Matapan. In Africa le cose non andavano meglio. Il 17 aprile il  duca d’Aosta si arrese sull’Amba Alagi, determinando la fine del­la spedizione italiana in Africa orientale. Hitler fu  costretto ad aiutare l’Italia inviando uomini e mezzi sui campi di battaglia. In pochi giorni la situazione militare migliorò decisamente per le forze dell’asse. In Libia il generale tedesco Rommel ricacciò gli inglesi dalla Cirenaica; nei Balcani forze germaniche procedevano alla fulminea con­quista della Bulgaria che si sottomise senza resistenza firmando il patto ‘tripartito’; in  Jugoslavia le forze tedesche, italiane, ungheresi e bulgare occuparono in pochi giorni il territorio e a maggio crollava pure la Grecia, assalita dai soldati tedeschi e italiani.

Qualche mese dopo il Gazzettino del 27 agosto 1942 riportava una lettera del fante monselicense Guerrino Bertazzo, impegnato sul fronte balcanico, nella quale confessava:

<< desidererei tornare in patria per vedere la mia famiglia e gli amici, ma comprendo il bisogno e le necessità della nostra Italia. Noi attendiamo l’ora buona per provare che solo con il combattimento si serve la patria in armi. Noi siamo grati al Duce che ha saputo unificare tutti i popoli e portarli alla lotta contro il nemico. Siamo convinti che il nemico sarà travolto e condotto nel più profondo abisso. La nostra vittoria è certa e con questa certezza attendeteci tutti vittoriosi in seno alle nostre famiglie >>.

Al di là del tono trionfalistico, tra le righe si legge, nonostante tutto, la fede e l’attaccamento alla patria dei nostri soldati sparsi per il mondo.

 

Partenza per la monda del riso e per la Germania

Il 7 maggio 1941 le operaie che si erano iscritte alla campagna della monda del riso furono invitate a partecipare a una riunione preparatoria, mentre una cinquantina di lavoratori agricoli di Monselice partiva per la Germania. Alla stazione ferroviaria “s’erano radunati i dirigenti sindacali e i familiari per salutare i lavoratori della terra che si recavano, con il massimo entusiasmo, nell’alleata Germania. Alla partenza del treno i lavoratori inneggiarono lungamente al Duce”, ripeteva con la solita prosopopea il cronista del Gazzettino.

 

L’8 maggio e i primi morti monselicensi

Ogni anno l’8 maggio il regime festeggiava la fondazione dell’impero. Anche a Monselice la ricorrenza veniva celebrata con grande sfarzo. Il segretario del Fascio e il presidente del Dopolavoro comunale, lanciarono un appello alla cittadinanza per raccogliere offerte per ricordare la storica data. Il programma prevedeva alcuni spettacoli e la distribuzione di doni ai soldati. Terminata la festa, “nel Duomo si celebrò una funzione in suffragio dei primi soldati monselicensi caduti in guerra”: Sguotti Sante, Bianchin Giovanni e Gusella Giuseppe.

 

La guerra per la carne

Il 12 maggio il capo dei vigili Pietro Ietri informò il podestà che la S.A.M.A di Padova aveva assegnato a Monselice 4 vitelloni, regolarmente distribuiti ai quattro macellai in attività. Sennonché il giorno dopo, verso le ore 10, le macellerie avevano già venduto tutta la carne, ad eccezione di una che vendeva frattaglie. Molti cittadini riferirono però che la carne, in realtà, non era finita sui banconi di vendita, ma  “collocata alla chetichella a vari clienti più abbienti”. Il vigile suggerì al podestà:

 << Per garantire l’equa distribuzione di un genere così necessario e così misuratamente distribuito, e per ragioni di ordine pubblico, occorrerebbe che la vendita fosse fatta con [maggiore ] sorveglianza..  >>.

Disgrazia in cava della Rocca: annegano due figli di Antonio Valerio

Nella cava della Rocca si era formato un  laghetto nel quale i ragazzi del centro andavano a giocare. Nei primi del maggio 1941 anche i figli del vice segretario comunale Antonio Valerio stavano giocando nel piccolo specchio d’acqua che si era formato con le abbondanti piogge di quei giorni.  All’improvviso Giovanni di 9 anni cadde in acqua. Subito il fratello di 15 anni cercò di salvarlo, ma fu trascinato nel fondo dello stagno. Le grida dei compagni di gioco attirarono l’attenzione del capomastro Antonio Zerbetto di anni 56,  che tentò di salvare i due fratelli, ma lo sforzo non ebbe successo. Colto da malore, Antonio fu a sua volta salvato da un medico accorso sul posto. La tragedia impressionò tutta la città e “un senso di profonda commozione pervase la cittadinanza”. Il comune si assumeva le spese dei funerali (£ 2.000) e concesse gratuitamente i loculi cimiteriali.

 

Gli agricoltori chiedevano il solfato di rame per le viti

Il 23 maggio 1941 il podestà scriveva al prefetto  segnalando “lo stato di allarme in cui si trova buona parte degli agricoltori per non avere ancora avuto in distribuzione il ‘composto di rame’, necessario per eseguire il secondo trattamento contro le malattie  delle viti. Alcuni non hanno potuto fare neppure il primo. Quello che addirittura indispettisce è che il solfato di rame è nei magazzini, ma mancano i buoni individuali pel ritiro”.

Per ovviare al grave problema furono avviati piccoli laboratori clandestini che producevano artigianalmente il solfato di rame. Particolarmente attivi sono stati gli studenti delle scuole superiori che misero a frutto i primi esperimenti di chimica fatti a scuola per produrre il prezioso anticrittogamico, ricavandone immediati guadagni. Il compianto Carlo Rossi era uno di loro e spesso raccontava le sue esperienze da piccolo chimico descrivendo ad amici e parenti il procedimento usato nella produzione del solfato di rame.

 

La protesta dello squadrista di Ca’ Oddo

Il 12 giugno 1941 il capo dei vigili segnalava al podestà che alcune donne, fra cui due di Ca’ Oddo, Baldin Erminia in Finesso e Zambolin Tecla in Masiero, per ottenere della farina di granoturco o l’indicazione del dove poterla acquistare si recarono da Angelo Greggio,  titolare di un negozio di alimentari a Ca’ Oddo. Il negoziante, alquanto alterato, rispose alle richieste delle signore: “State attente che non vi abbiano a prendere in giro perché quei menarosti del municipio …sono persone che non si interessano di nulla. Sarebbe ora – ribadiva Greggio – di unirvi in tante femmine e andare in municipio a buttarli fuori dalle finestre, tutti ad eccezione del vice segretario che è l’unica persona galantuomo esistente in comune. Io sono qui sempre a vostra disposizione con uomini cavalli e carretti rimettendoci di tasca mia ogni giorno, quelli del municipio invece fanno i loro comodi”.

Le calunnie arrivarono in comune e Greggio fu costretto a ‘ritrattare’ con una lettera al segretario del fascio:

<< Conoscete i miei sentimenti; sapete quanto sia sempre stata la mia fede fascista … Credetemi, le frasi incriminate a me attribuite io non le ho pronunciate, e se seccato per l’insistenza delle donne posso essermi lasciato sfuggire qualche cosa .. non era certamente nella mia intenzione di intaccare l’onorabilità delle Autorità ed impiegati comunali. Vi prego sig. segretario di voler interporre i Vostri buoni uffici presso il sig. podestà per chiarire l’increscioso equivoco e far sì che il mio buon nome di Fascista e Squadrista non venga menomato da procedimenti che per quanto possano avere buon fine lasciano sempre strascichi poco simpatici >>.

Non sappiamo come andò a finire: costatiamo solo che il 14 ottobre 1941 il camerata Angelo Greggio fece pervenire al fascio femminile un’offerta di indumenti, per un importo di  500 £., da destinare ai soldati.

 

La protesta del Mazzarolli: tra pane e polenta

Numerose erano le lettere inviate dal podestà ai responsabili padovani per sollecitare il rifornimento di generi alimentari. Tra le molte segnaliamo quella del 20  giugno 1941 inviata alla sezione provinciale per l’alimentazione nella quale faceva presente che:

 << Molti esercenti di questo comune non hanno ancora potuto ricevere i quantitativi di riso, zucchero e sapone, promessi per il mese di giugno. Prego voler disporre perché il rifornimento sia compiuto con la maggiore urgenza, ad evitare l’aggravarsi del malcontento già notevole per la scarsezza del pane e della farina da polenta >>.

 Il giorno dopo il podestà con una nota ai fornai precisava che i contadini, privi della tradizionale polenta, avevano iniziato a mangiare pane con il risultato che scarseggiavano pane e polenta. La situazione era segnalata da Angelo Furlan, titolare di tre panetterie situate alla periferia del comune.  Il podestà nel precisare che “il pane non doveva essere fornito a coloro che abitualmente non ne acquistano sia perché fanno uso di polenta, sia perché hanno scorta di grano di propria produzione”, invitava l’ente padovano responsabile dei rifornimenti ad “esaminare la possibilità di concedere al Furlan un congruo supplemento di farina da pane, almeno per i mesi di luglio e di agosto, fino cioè al nuovo raccolto del granone”.

 

La Germania dichiara guerra alla Russia

Il 22 giugno 1941 Hitler attaccava anche la Russia. In pochi mesi raggiunse risultati militari spettacolari, annientando o catturando milioni di soldati sovietici e giungendo ad un centinaio di chilometri da Mosca. Il Gazzettino di sabato 5 luglio 1941 titola “I rossi inseguiti e martellati su tutti i fronti”.

 

Partenza dei soldati italiani per la Russia (CSIR)

A seguito dei successi tedeschi, Mussolini decise di inviare alcune forze del Regio Esercito a sostegno della Wehrmacht, nel solito timore di arrivare in ritardo alla spartizione della Russia. Il 10 luglio 1941, da Verona, partì il primo convoglio del “Corpo di Spedizione Italiano in Russia” CSIR composto da 2.900 ufficiali, 58.800 uomini, 960 pezzi di artiglieria da campagna, 423 pezzi anticarro e 250 contraerei, 83 aerei, 5.500 automezzi e 4600 quadrupedi. Tra i molti monselicensi partirono con la divisione autotrasportabile “Pasubio” Anselmo Otello, Munaro Dario, Cavestro Armido, Cestaro, Raimondo, Finesso Illo e Squotti Edio. Con la divisione celere “Principe Amedeo duca d’Aosta” – dove confluì il 3° reggimento bersaglieri – partirono Acanto Basilio e Altichiero Primo.

Il viaggio in treno durò una settimana. Schierata lungo il bacino del Don, l’armata italiana doveva conquistare Stalingrado, ma dopo alcune facili vittorie fu costretta a sostenere difficili battaglie difensive.

Il Cannone da 75/27 Mod. 11 fu uno dei pezzi più diffusi del Regio Esercito, impiegato anche nella Campagna di Russia, dove si rivelò tanto versatile quanto ormai superato rispetto alle artiglierie moderne.

 

La guerra dei  prezzi dei generi alimentari e l’inflazione causata dalla guerra

A Monselice, ma non solo, nel frattempo era iniziata la guerra dei prezzi. Il podestà con una nota al prefetto precisò che riteneva suo dovere “farsi interprete del malumore dei contadini che vendevano la frutta a prezzi calmierati, mentre la stessa legge non fissava il prezzo dei prodotti venduti dagli industriali determinando uno squilibrio tra gli agricoltori e gli industriali” e aggiungeva:

 << Mentre gli agricoltori con la loro solita disciplina sottomettono il valore dei loro prodotti ai prezzi massimi stabiliti dai calmieri, rileviamo altresì che tutte le altre marci aumentano di prezzo. Di fatto il prezzo delle stoffe, di qualsiasi oggetto, dei medicinali è in costante crescita. Se la frutta, il maiale, le verdure, per non dire dei maggiori prodotti, devono essere venduti a non più di tante lire al quintale, anche le macchine agricole, le stoffe, il legname, i mattoni, etc. non dovrebbero venir vendute a più di tanto. Inoltre … se è opportuno che, per non turbare il mercato, i marmellieri acquistino le frutta sul mercato ad un prezzo basso, non è giusto che questi vendano la marmellata ad un prezzo sempre crescente. Far pagare ai marmellieri la frutta a meno del suo reale prezzo e non diminuire il prezzo finale delle marmellate significa favorire l’industriale a tutto danno dell’agricoltore >>.

 Il 23 luglio 1941 il segretario comunicò che avrebbe provveduto alla formazione di alcune squadre di controllo con il compito di far osservare scrupolosamente il listino prezzi di frutta e verdura. I valori sarebbero stati aggiornati di giorno in giorno, subito dopo il mercato. Il gerarca faceva presente che il “partito sarebbe stato incaricato della disciplina dei prezzi con la fedele collaborazione degli iscritti”.

Ma la situazione non migliorò. Il 31 agosto il podestà segnalò alla prefettura che i monselicensi avevano iniziato l’accaparramento dei generi alimentari. Oltre ai filati e al sapone, si registravano acquisti superiori alla norma di pepe, indispensabile per la conservazione degli insaccati suini, di concentrati di carne, sugo e simili.

 

Industrie e assistenza a Monselice: (la canapa)

Il 15 agosto iniziarono i lavori per la nuova casa dell’ECA ( in via Orti), progettata dagli ingegneri Carturan e Vinante. Nel frattempo, il 24 agosto 1941, si insediò una nuova industria specializzata nella lavorazione della canapa, dove trovarono lavoro un centinaio tra uomini e donne. La canapa veniva coltivata e lavorata utilizzando  tecniche antiche che prevedevano, dopo l’essicazione, la macerazione del fusto e la successiva pettinatura per farne corde, tessuti e filati. Ricordano i vecchi che le strade che portavano allo stabilimento, edificato lungo via Piave, erano percorse da lunghe file di carretti carichi di canapa che mani sapienti accatastavano sotto i  grandi capannoni.

 

Si insedia la Saiace

Sempre nel 1941 anche la Saiace (Società Azionaria Industrie Alimentari Colli Euganei) iniziò a confezionare mele cotogne in porzioni monodose per l’esercito. Con il passare degli anni aumentò la produzione di confetture affermandosi come produttore di qualità con il marchio “Colli Euganei”. L’industria contribuì a consolidare la produzione di frutta in tutta la provincia dando agli agricoltori la sicurezza economica derivante dalla sicura commercializzazione della frutta.

 

Razionamenti, controlli e denunce

Il 18 settembre 1941, con evidente soddisfazione, i giornali annunciavano che “la  biblioteca comunale diretta dal podestà si è appena arricchita di cento interessanti volumi d’arte, letteratura e di storia”. Ma pochi giorni dopo l’attenzione dei monselicensi era concentrata sulla diminuzione della quantità dei generi alimentari. La nuova razione individuale mensile veniva determinata in 800 grammi di pasta, 500 grammi di zucchero, 150 di sapone e un decilitro d’olio. Per il burro ed il lardo la razione non era determinata. Praticamente la razione mensile corrisponde a quanto noi mangiamo in una settimana!

Sulla questione della razione individuale di pane si scatenò una velata polemica. I responsabili dei due collegi giovanili che si trovavano a Monselice giudicarono assolutamente insufficiente la razione di 200 grammi individuale di pane al giorno assegnata ai giovani. Si trattava della colonia “G. Cini”  che accoglieva circa 140 ragazzi, dai 10 ai 14 anni e del convento francescano di San Giacomo che ospitava studenti liceali sui vent’anni. Il podestà con una nota inviata al prefetto chiese “di assegnare ai due collegi qualche supplemento di pane o farina da polenta o, nella peggiore ipotesi, una sufficiente scorta di patate con le quali supplire alla mancanza di pane”. Ma la richiesta non venne esaudita e i nostri ragazzi dovettero usare ‘l’ingegno’ per procurarsi  altro cibo.

La quantità massima di pane giornaliero riguardò pure i detenuti del carcere. Interpellato sull’argomento il fornitore del pane al carcere locale confermò di aver ricevuto l’invito dall’autorità giudiziaria di continuare a somministrare 600 grammi giornalieri di pane ad ogni detenuto. Ma il podestà faceva notare al prefetto di Padova che per gli

<< operai adibiti ai lavori pesantissimi la razione massima concessa era di 500 grammi. Appare per lo meno strano – precisava il gerarca monselicense –   che a persone carcerate (uomini o donne) condannati all’ozio assoluto tale razione debba venire concessa in 600 grammi >>.

 

Qualche giorno dopo la Sezione Provinciale per l’Alimentazione di Padova comunicò “che tale razione dovesse restasse immutata, nella considerazione che era diritto del detenuto ottenere una minestra e una razione di pane nelle 24 ore”.

Sulla mancanza di cibo intervenne il 19 ottobre 1941 anche l’ingegner Bonivento con una lettera indirizzata al prefetto faceva presente:

<< Rilevo che ieri a Monselice all’uscio delle poche macellerie aperte si verificarono scene poco edificanti per contendersi qualche etto di carne in vendita. Domani al mercato del pesce i prezzi saranno ancora più elevati di quelli da me ieri constatati a Padova. Così coloro che non poterono avere la carne ieri non potranno acquistare domani il pesce, per deficienza di quantitativi ed elevatura di prezzo; ciò mentre nelle fabbriche di ammarinato ardono già i fuochi per preparare a favore dei ricchi le anguille che ora sarebbero un prezioso alimento dei poveri. Poiché ho l’onore di intrattenermi con l’E.V., mi permetto osservare che è quasi finita la seconda decade di ottobre e la farina gialla non è ancora venuta a Monselice.. >>.

 Pochi giorni dopo il podestà segnalò al prefetto “che molti esercenti erano sprovvisti di formaggio e di carne, e chiedeva “ un’assegnazione di insaccati, magari semplicemente di mortadella, per sopperire alla mancanza di altri generi alimentari”. Il 29 ottobre successivo il direttore dell’ufficio per l’alimentazione assicurò che per i primi di novembre sarebbe stata disposta un’adeguata assegnazione di salami da cuocere.

 

Manca anche la  legna

Sulla penuria di legna interveniva  il 25 ottobre anche il capo dei vigili Pietro Ietri  informando il podestà che molte donne “si rivolgevano ai vigili, con modi anche piuttosto minacciosi, per chiedere la fornitura di legna da ardere, ‘sparita’ da tempo presso i locali rivenditori. Per sincerarsi sulla veridicità di tali asserzioni il capo dei vigili, eseguì un sopralluogo presso i vari commercianti locali riscontrando che tutti ne erano sprovvisti. Il solerte impiegato relazionò  che durante i controlli venne interrogato Vittorio Rebeschini (noto venditore di legna), il quale esibì i documenti comprovanti l’acquisto e il pagamento di un po’ di legna, ma precisò che la merce non gli era stata consegnata per mancanza di mezzi di trasporto”. Gli altri fornitori locali Angelo Polato, Martino Ferruzza e Marco Antonio Visentin “versavano nelle stesse condizioni e nonostante le più assolute assicurazioni, non erano in grado di farsi spedire la merce acquistata.

Inutilmente il 5 novembre il podestà Mazzaroli segnalò alla prefettura la difficoltà di far arrivare a Monselice un vagone di legna da Lubiana a causa del divieto di importazione della legna da fuori provincia e chiedeva, in alternativa, l’autorizzazione di acquistarne 20 vagoni dal comune di Vipiteno.

 

Razionati anche i panini di Santa Lucia

La scarsità di generi alimentari mise in pericolo anche i cosiddetti ‘panini di santa Lucia’.  La tradizione voleva che il 13 dicembre di ogni anno fosse distribuito ai fedeli del pane a forma di occhio. L’arciprete di Monselice chiedeva di poter ricevere una quantità maggiore di farina per confezionare i panini che, per antica consuetudine, dovevano essere distribuiti in quella particolare giornata. Il commissario prefettizio  diede parere positivo, ma precisò che sarebbe stata accolta in misura notevolmente ridotta (kg 50 appena) “per la cattiva impressione che produrrebbe nel pubblico la soppressione della pia distribuzione dei panini”.

Il 12 dicembre 1941 sul fronte russo, il Generale dell’Esercito Ugo DE CAROLIS, pluridecorato combattente della prima guerra mondiale, cadde in combattimento. Per tutta la carriera e fino all’ultimo giorno, fu sempre alla testa dei suoi uomini, incitandoli con l’Esempio e l’Azione. Per il suo eroico sacrificio, fu decorato con la Medaglia d’Oro al Valor Militare, per la seguente motivazione: “Nobile ed eroica figura di soldato e di comandante, durante cinque mesi di guerra era di costante e luminoso esempio per ardimento e sprezzo del pericolo. Comandante della fanteria di una divisione, durante un’accanita battaglia, durata sette giorni, visse tutte le ore fra i suoi soldati. Alla settima giornata della strenua lotta, mentre, come sempre, in prima linea coi fanti li animava con l’esempio e con l’azione, una raffica di mitragliatrice ne troncava la vita. Suggellava col supremo sacrificio sul campo la sua nobile esistenza tutta dedicata al dovere ed all’ideale della Patria”.

 

Il Giappone dichiara guerra all’America

Il 7 dicembre 1941 anche i giapponesi entrano in guerra attaccando gli americani a Pearl Harbour, nelle Hawaii. Segui­rono le reciproche dichiarazioni di guerra fra gli Stati Uniti da una parte e le potenze del Tripartito dall’altra, nonché dell’Inghilterra al Giappone. Germania e Italia dichiararono guerra agli Stati Uniti.

 

l Generale Giovanni Messe assieme ai suoi Bersaglieri del C.S.I.R. Fronte Orientale, fine 1941. Il Generale Messe nasceva il 10 dicembre 1883, veterano pluridecorato, considerato il miglior Ufficiale Generale Italiano della seconda guerra mondiale.

I primi soldati imprigionati

Il 18 dicembre 1941 il comandante del 55° reggimento fanteria “Marche” comunicava alla famiglia che “in seguito a scontro armato avvenuto in Croazia il 26 novembre, il militare Giuseppe Scarparo, classe 1912, risultava disperso; per ora non vi è preoccupazione per la sua sorte. Tutti i fanti che hanno partecipato allo scontro hanno combattuto valorosamente”. Notizie successive accertarono però che il soldato era stato fatto prigioniero dai partigiani di Tito.

Il 1941 si chiudeva con l’acquisto di una bicicletta da affidare al podestà e al personale dirigente per raggiungere, per motivi di servizio, le frazioni e località decentrate del comune. Da alcuni mesi erano in vigore precise disposizioni che limitavano la circolazione delle automobili.

Porto di Alessandria, Egitto. 18 dicembre 1941 , una delle imprese più audaci della Regia Marina Italiana durante la Seconda Guerra Mondiale .
Sei operatori subacquei della Decima MAS (Xª Flottiglia MAS) della Regia Marina penetrarono nel porto nemico a bordo di tre Siluri a Lenta Corsa (SLC) i cosiddetti “maiali”, affondando le due corazzate britanniche (HMS Queen Elizabeth e HMS Valiant) e danneggiando gravemente la petroliera Sagona e il cacciatorpediniere HMS Jervis.
Questa operazione, parte dell’Operazione “G.A.3”, fu un colpo devastante per la Flotta Britannica del Mediterraneo
lasciando la flotta da battaglia britannica in una situazione altamente critica e influenzando così l’equilibrio di potere nel Mediterraneo.
L’impresa è ancora oggi ricordata per il coraggio dimostrato dagli operatori e per l’efficacia dell’azione, considerata un punto altissimo per le forze italiane e un esempio di ingegno e audacia nel conflitto.

 


 

 

INDICE GENERALE DEI CAPITOLI CON LINK

Roberto Valandro, Introduzione  [ Clicca qui…]

I. Premessa. Monselice dal 1922 al 1937.  [ Clicca qui…]

II. Anno 1938. Dalla guerra di Spagna alle leggi razziali.    [ Clicca qui…]

III. Anno 1939. I grandi lavori promossi da Vittorio Cini.    [ Clicca qui…]

IV. Anno 1940. La visita del Duce a Monselice.    [ Clicca qui…]

V. Anno 1941. Partenza dei soldati italiani per la Russia.    [ Clicca qui…]

VI. Anno 1942. La rivolta delle donne.  [ Clicca qui…]

VII. Anno 1943. I tedeschi occupano Monselice   [ Clicca qui…]

VIII. Anno 1944. Formazione della resistenza armata    [ Clicca qui…]

IX. Anno 1945. La Liberazione di Monselice    [ Clicca qui…]

X. I processi del dopoguerra a Monselice : alla ricerca della verità     [ Clicca qui…]

XI. Ricordando la Shoah. Ida Brunelli, una monselicense tra i ‘Giusti’ d’Israele    [ Clicca qui…]

XII. I caduti monselicensi durante la seconda guerra mondiale. Ricordo e appartenenza per non dimenticare  [ Clicca qui…]

Vedi anche:

Soldati  monselicensi morti nei campi di concentramenti (IMI)       [ Clicca qui…]

Soldati di Monselice decorati al valor militare durante la 2° guerra mondiale  [ Clicca qui…]

 

 

 


© 2025 a cura di Flaviano Rossetto

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